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Condotta Abituale

55 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Comportamento ripetuto nel tempo che indica una tendenza a commettere reati. La legge la considera un ostacolo all'applicazione di alcuni benefici, come la particolare tenuità del fatto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Occupazione abusiva: no alla particolare tenuità del fatto
Un'imputata è stata condannata per aver occupato abusivamente un immobile di proprietà pubblica per oltre quattro anni. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può trovare applicazione di fronte a un'occupazione protratta nel tempo, poiché la durata della condotta ne evidenzia la natura abituale. Inoltre, il ricorso si limitava a ripetere le argomentazioni già respinte nel giudizio d'appello. L'imputata ha così perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: il ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per il reato di evasione. La difesa lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato un vizio formale insuperabile: l'imputata non aveva richiesto questo beneficio per l'evasione nei motivi di appello, limitando l'istanza al reato di danneggiamento, poi escluso. I giudici hanno inoltre escluso la particolare tenuità del fatto nel merito, evidenziando che l'imputata aveva commesso più evasioni nell'arco della stessa giornata oltre a possedere un precedente specifico, integrando così una condotta abituale ostativa alla non punibilità. La Suprema Corte ha confermato la condanna e inflitto una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva: no alla particolare tenuità del fatto
Una coppia, condannata per l'occupazione abusiva di un immobile comunale, ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa sosteneva la non punibilità per la particolare tenuità del fatto, data la presunta lieve entità del reato. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. Il principio sancito è che un'occupazione illecita che si protrae nel tempo costituisce una 'condotta abituale'. Questa continuità nel tempo esclude automaticamente la possibilità di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, confermando la condanna degli occupanti.
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Fedina Penale Sporca? Niente Sconto per Particolare Tenuità del Fatto
Un soggetto, condannato per possesso ingiustificato di strumenti da scasso, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. La motivazione si fonda sulla 'condotta abituale' dell'imputato, desunta dalle sue numerose condanne precedenti per reati della stessa natura. Questo status di 'delinquente abituale' rappresenta una condizione ostativa che impedisce di riconoscere il beneficio della particolare tenuità del fatto, anche se il singolo episodio può apparire di lieve entità. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Particolare tenuità del fatto: un solo precedente non è abituale
Una donna, condannata per tentato furto in un negozio, ha fatto ricorso in Cassazione. Chiedeva l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', che le era stata negata a causa di un singolo precedente penale. La Corte di Cassazione le ha dato ragione su questo punto. Ha stabilito un principio fondamentale: un solo precedente non è sufficiente a definire una condotta 'abituale'. Di conseguenza, ha annullato la condanna e ha ordinato alla Corte d'Appello di rivalutare il caso, aprendo alla possibilità che il reato non venga punito. L'aggravante dell'esposizione della merce a pubblica fede è stata invece confermata.
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Rientro illegale: negata la tenuità del fatto per condotta abituale
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di uno straniero condannato per essere rientrato illegalmente in Italia dopo un'espulsione. L'imputato aveva richiesto l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che il suo reato fosse di lieve entità. Tuttavia, la Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La decisione si basa sul fatto che i giudici precedenti avevano già escluso questo beneficio a causa del carattere abituale della condotta dell'imputato. Il ricorso è stato giudicato troppo generico per contestare efficacemente tale valutazione. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Resistenza a Pubblico Ufficiale: Salvo per Tenuità del Fatto? No
Un cittadino, condannato per resistenza a pubblico ufficiale durante una lite familiare, ha presentato ricorso in Cassazione. L'uomo sperava di ottenere la non punibilità per la particolare tenuità del fatto, anche grazie a una recente sentenza della Corte Costituzionale. Tuttavia, la Suprema Corte ha respinto la sua richiesta. Nonostante la norma sia ora applicabile a questo tipo di reato, i numerosi precedenti penali dell'imputato per reati simili hanno qualificato la sua condotta come 'abituale'. Questa condizione impedisce per legge di concedere il beneficio della particolare tenuità del fatto, portando alla conferma definitiva della condanna.
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Tanti prodotti falsi in negozio: esclusa la particolare tenuità
Una commerciante, condannata per ricettazione e vendita di un'ingente quantità di prodotti contraffatti, ha chiesto l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: questo beneficio non può essere concesso quando la quantità di merce è cospicua e la condotta è abituale. La Corte ha sottolineato che un numero elevato di beni falsi indica un danno significativo e una professionalità nel crimine, escludendo così la possibilità di considerare il fatto di lieve entità. La condanna a due mesi di reclusione (con pena sospesa) è stata quindi confermata.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi ha precedenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione di un individuo, respingendo la sua richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda su un principio chiaro: questo beneficio non può essere concesso a chi ha una 'condotta abituale', ovvero a chi ha già commesso altri reati in passato. La presenza di precedenti penali specifici è stata considerata un ostacolo insuperabile. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, stabilendo che la storia criminale dell'imputato è un fattore decisivo per escludere l'applicazione della particolare tenuità del fatto.
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Batterie in Romania: non episodi ma traffico illecito di rifiuti
La Cassazione conferma la condanna per traffico illecito di rifiuti a carico di due imprenditori che gestivano un flusso continuo di rifiuti speciali pericolosi, come batterie al piombo, verso la Romania. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il requisito dell' 'ingente quantitativo' non si valuta sul singolo carico, ma sul volume totale di rifiuti trattati durante tutta l'attività illecita. Allo stesso modo, la continuità e l'organizzazione delle operazioni, provate tramite intercettazioni, dimostrano l' 'abitualità' della condotta, elemento che distingue questo grave reato da violazioni ambientali minori. I ricorsi sono stati quindi respinti e le condanne sono diventate definitive.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi ha precedenti penali
La Corte di Cassazione ha negato l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto a un uomo condannato per porto abusivo di armi. L'imputato sosteneva che la lieve entità della pena (solo pecuniaria) dimostrasse la tenuità del reato. Tuttavia, i giudici hanno stabilito un principio chiaro: i numerosi precedenti penali dell'imputato per reati simili (violenze, minacce, porto d'armi) configurano una 'condotta abituale'. Questa condizione è un ostacolo insuperabile per ottenere il beneficio della particolare tenuità del fatto, a prescindere dalla gravità del singolo episodio. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e la condanna confermata.
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Spaccio abituale: no alla non punibilità per tenuità del fatto
Un imputato, condannato per spaccio di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. La sua difesa sosteneva che il reato dovesse essere considerato non punibile per la sua lieve entità. La Corte Suprema ha respinto questa tesi. I giudici hanno stabilito che la condotta abituale dello spacciatore, provata dalle numerose cessioni di droga a diversi clienti, impedisce di applicare il beneficio della 'particolare tenuità del fatto'. Questo principio vale anche se ogni singola vendita, presa da sola, potrebbe sembrare di modesta importanza. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Tenuità del fatto e condotta abituale: furto non lieve se ripetuto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per tentato furto aggravato. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Corte ha respinto il ricorso, confermando la condanna. Il principio chiave è che il beneficio della non punibilità non può essere concesso quando emerge una chiara relazione tra tenuità del fatto e condotta abituale. La ripetitività dei comportamenti illeciti da parte dell'imputato, infatti, osta all'applicazione della norma, anche se il singolo episodio è di lieve entità. L'imputato ha quindi perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Parcheggiatore abusivo: la condanna penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per l'attività di parcheggiatore abusivo ai sensi dell'Art. 7 del Codice della Strada. La difesa contestava la mancanza di prova del pagamento ricevuto e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che per la configurazione del reato non è necessario il passaggio di denaro, essendo sufficiente l'esercizio dell'attività dopo una precedente sanzione amministrativa. Inoltre, la reiterazione della condotta esclude categoricamente l'applicazione dell'Art. 131-bis c.p.
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Coltivazione marijuana: quando è reato abituale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la coltivazione di nove piante di marijuana. La decisione si fonda sul principio che una tale attività, se protratta nel tempo, costituisce una condotta abituale che impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis del codice penale.
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Guida senza patente: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida senza patente e rifiuto di sottoporsi all'alcoltest. La sentenza chiarisce che una precedente condanna per lo stesso reato è prova sufficiente della conoscenza della revoca della patente. Inoltre, la recidiva nel biennio configura una condotta abituale che impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Causa di non punibilità: un solo precedente non basta
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna, stabilendo un principio fondamentale sulla causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha chiarito che un singolo precedente penale a carico dell'imputato non è sufficiente per configurare la "condotta abituale", uno degli elementi che impediscono l'applicazione del beneficio previsto dall'art. 131 bis cod. pen. Per considerare abituale il comportamento, sono necessari almeno due illeciti penali precedenti, oltre a quello in esame.
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Particolare tenuità del fatto: no se la guida è abituale
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida reiterata senza patente. Il beneficio della particolare tenuità del fatto è stato negato a causa della natura abituale della condotta, dimostrata da precedenti violazioni. La Corte ha sottolineato che la valutazione si basa sulla concretezza del comportamento e non sulla gravità astratta del reato, escludendo l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. in casi di recidiva specifica.
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Guida sotto stupefacenti: quando è reato abituale
Un conducente condannato per guida sotto stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la mancanza di prove adeguate e chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che lo stato di alterazione era provato non solo dai sintomi fisici ma anche dagli esami tossicologici. Inoltre, ha ribadito che i plurimi precedenti penali configurano una condotta abituale che osta all'applicazione del beneficio della particolare tenuità.
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Ricorso inammissibile: genericità e condotta abituale
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per falsa attestazione a pubblico ufficiale. I motivi sono ritenuti generici e la richiesta di non punibilità per tenuità del fatto è respinta a causa della condotta abituale del ricorrente, desunta da precedenti penali specifici.
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