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Condono Edilizio

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255 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Abuso edilizio: no a sanatorie parziali
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che revocava un ordine di demolizione per un abuso edilizio. La sentenza chiarisce che una nuova sanatoria, riguardante solo una parte dell'immobile, non costituisce un "fatto nuovo" tale da superare una precedente decisione di rigetto. La Corte ha ribadito i principi fondamentali dell'"immanenza dell'abusività" e della "valutazione unitaria", affermando che un immobile abusivo deve essere considerato nel suo complesso e non può essere legalizzato per parti separate. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio in linea con questi principi.
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Ordine di demolizione, anche con condono pendente?
La Corte di Cassazione ha confermato un ordine di demolizione per la sopraelevazione abusiva di un immobile, nonostante per i piani inferiori fosse pendente da decenni una domanda di condono. La Corte ha stabilito che la sopraelevazione costituisce un nuovo reato e rende l'intero immobile insanabile, rendendo di fatto irrilevante la vecchia istanza di condono e legittimando la demolizione.
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Condono edilizio: no a lavori post-termine
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario, confermando che il condono edilizio non è valido se l'immobile richiede lavori di adeguamento, anche solo estetici, da eseguirsi dopo la data limite fissata dalla legge (31.12.1993). Qualsiasi intervento successivo per rendere sanabile l'opera costituisce un indebito aggiramento della disciplina legale, poiché la conformità deve esistere alla data di scadenza del termine.
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Ordine di demolizione e diritto all’abitazione: il caso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un uomo contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo, ereditato dal padre e costituente la sua unica abitazione. Il ricorrente sosteneva la violazione del diritto all'abitazione e il principio di proporzionalità. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che l'inerzia del ricorrente nel cercare soluzioni abitative alternative per un lungo periodo, pur essendo a conoscenza dell'ordine, è un fattore decisivo che impedisce la sospensione della demolizione.
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Abuso edilizio: il legittimo affidamento non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di demolizione per un abuso edilizio. I ricorrenti, eredi dell'autrice dell'illecito, avevano invocato il principio di legittimo affidamento, sostenendo di aver confidato nei permessi di costruire in sanatoria. La Corte ha stabilito che non poteva sorgere alcun legittimo affidamento, data l'incertezza della normativa sul condono e l'esistenza di una giurisprudenza consolidata che interpretava restrittivamente i limiti volumetrici. Di conseguenza, la richiesta di sospensione della demolizione è stata respinta.
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Ordine di demolizione e condono: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che negava la revoca di un ordine di demolizione. La sentenza ribadisce che la pendenza di una domanda di condono edilizio non ferma l'acquisizione automatica dell'immobile abusivo al patrimonio comunale, una volta scaduti i termini per la demolizione volontaria.
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Ordine di demolizione: legittimo anche dopo 30 anni
L'erede di un immobile oggetto di un ordine di demolizione risalente a 30 anni prima ricorre in Cassazione, invocando la sproporzionalità della sanzione e la pendenza di un condono. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, affermando che il tempo trascorso a causa dell'inerzia del proprietario non rende illegittima la demolizione. La richiesta di condono, inoltre, non sospende l'esecuzione se il suo accoglimento è improbabile.
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Ordine di demolizione: ricorso inammissibile se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due privati contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La Corte ha stabilito che l'appello era generico e non contestava in modo specifico le prove presentate in giudizio, le quali dimostravano che la richiesta di condono edilizio si riferiva a un immobile diverso da quello oggetto della demolizione. La decisione sottolinea l'importanza di formulare ricorsi specifici che affrontino direttamente le motivazioni della sentenza impugnata.
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Frazionamento abusivo: il no della Cassazione al condono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro un'ordinanza che rigettava la revoca di un ordine di demolizione. Il caso riguarda un immobile abusivo, successivamente oggetto di un frazionamento abusivo in più unità immobiliari per ottenere sanatorie individuali. La Corte ha stabilito che tale pratica è un espediente illecito per aggirare i limiti volumetrici previsti dalla legge sul condono, confermando che l'immobile deve essere valutato nella sua interezza. Di conseguenza, le sanatorie sono state ritenute illegittime e l'ordine di demolizione è rimasto valido.
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Ordine di demolizione: è proporzionato e legittimo?
Un proprietario ha impugnato un ordine di demolizione per due unità abitative abusive, sostenendo fossero la sua unica casa e che vi fossero domande di condono in sospeso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'ordine di demolizione. La Corte ha stabilito che le domande di condono erano inammissibili poiché le opere erano state completate dopo la scadenza di legge. Inoltre, la demolizione è stata ritenuta una misura proporzionata, bilanciando il diritto all'abitazione con l'interesse pubblico al rispetto delle normative urbanistiche.
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Condono edilizio: illegittima la sanatoria postuma
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che revocava un ordine di demolizione. Il caso riguardava un immobile il cui volume era stato ridotto con lavori eseguiti anni dopo la scadenza dei termini per il condono edilizio. La Corte ha stabilito che tale pratica è un illegittimo aggiramento della legge, poiché i requisiti per la sanatoria devono esistere alla data fissata dalla normativa, non possono essere creati a posteriori. Il giudice penale ha il dovere di verificare la legittimità sostanziale del permesso di sanatoria.
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Oblazione Condono Edilizio: quando è irripetibile?
Un professionista del settore edile ha versato una somma a titolo di oblazione per un condono edilizio come misura precauzionale, chiedendone poi la restituzione poiché non era mai stato avviato un procedimento penale a suo carico. La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento dell'oblazione per condono edilizio è una scelta volontaria finalizzata proprio a evitare le conseguenze penali dell'abuso. Di conseguenza, la somma versata ha una sua causa giuridica e non può essere considerata un pagamento indebito, rendendola quindi irripetibile (non rimborsabile).
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Prescrizione diritto di rivalsa: da quando decorre?
La Corte di Cassazione chiarisce il termine di decorrenza della prescrizione del diritto di rivalsa per le spese di condono edilizio. Il caso riguarda un soggetto che, dopo aver eseguito opere abusive su un immobile non di sua proprietà, ne aveva pagato l'oblazione per la sanatoria. I suoi eredi, anni dopo, hanno agito contro i proprietari per il rimborso. La Corte ha stabilito che il termine decennale di prescrizione decorre dal momento del pagamento e non dal successivo rilascio del permesso in sanatoria, respingendo il ricorso in quanto il diritto era ormai prescritto.
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Usucapione servitù distanze: quando è possibile?
Una proprietaria ha citato in giudizio la vicina per una costruzione realizzata a distanza non regolamentare dal confine. La vicina ha eccepito con successo l'usucapione servitù distanze, dimostrando che l'edificio esisteva da oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha confermato che tale diritto può essere acquisito per usucapione, chiarendo il valore probatorio delle dichiarazioni rese in sede di condono edilizio e i termini processuali per la contestazione dei fatti.
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Certificato di agibilità: ritardo e rischi contrattuali
Una società immobiliare ha acquistato un bene consapevole della mancanza del certificato di agibilità, in attesa di un condono. Dopo un ritardo di 12 anni nel rilascio, ha chiesto la risoluzione del contratto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non vi è inadempimento del venditore se l'acquirente ha accettato contrattualmente il rischio di un ritardo dovuto a lungaggini burocratiche non imputabili alla parte venditrice.
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