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Concorso In Spaccio

26 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concorso in spaccio: annullamento custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso in spaccio di sostanze stupefacenti. La decisione è stata motivata dalla carenza e contraddittorietà della motivazione del tribunale di merito riguardo alla gravità indiziaria per l'acquisto di un ingente quantitativo di droga e per un'ipotesi di offerta a terzi. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Concorso in spaccio: la fuga del passeggero è prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso in spaccio di un soggetto trovato come passeggero in un'auto contenente hashish. La sua fuga al momento del controllo di polizia è stata ritenuta un elemento decisivo per dimostrare il suo coinvolgimento attivo, escludendo la semplice connivenza passiva. La sentenza chiarisce che un comportamento elusivo e sproporzionato costituisce una prova logica del contributo concorsuale al reato.
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Concorso in spaccio: la Cassazione chiarisce i ruoli
La Corte di Cassazione, con la sentenza 16697/2024, ha rigettato i ricorsi di due imputati condannati per reati legati agli stupefacenti. La Corte ha chiarito che per la configurazione del concorso in spaccio è sufficiente qualsiasi contributo che agevoli l'attività illecita o rafforzi il proposito criminoso del complice, anche senza una partecipazione diretta all'atto principale. La pronuncia sottolinea come la presenza durante una cessione o l'aiuto nella preparazione di un veicolo per il trasporto della droga costituiscano condotte penalmente rilevanti.
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Concorso in spaccio: il ruolo dell’accompagnatore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per concorso in spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la presenza attiva come accompagnatore durante l'acquisto di droga, fornendo supporto e sicurezza al correo, costituisce un contributo causale al reato e non una mera connivenza non punibile. La sentenza ha inoltre confermato la corretta applicazione della sospensione dei termini di prescrizione legata all'emergenza pandemica.
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Concorso in spaccio: la Cassazione sulla prova
La Corte di Cassazione conferma la condanna per concorso in spaccio di un soggetto trovato in un'auto con un complice e un ingente quantitativo di eroina. Secondo la Corte, la presenza dell'imputato e l'inverosimiglianza della sua versione difensiva (sosteneva di essere un passeggero ignaro) costituiscono elementi sufficienti per affermarne la responsabilità penale, senza necessità di prove di contatti telefonici precedenti.
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Concorso in spaccio: sedersi sulla droga è reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane, confermandone la condanna per concorso in spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato era stato trovato seduto su un divano che nascondeva un chilogrammo di cocaina durante una perquisizione nell'abitazione del padre. Secondo la Corte, tale condotta non rappresenta una mera connivenza passiva, ma un contributo attivo e consapevole all'occultamento della droga, integrando così gli estremi del concorso nel reato di detenzione ai fini di spaccio.
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Concorso in spaccio: la prova della colpevolezza
Due individui sono stati condannati per il loro ruolo nello stoccaggio di 420 kg di marijuana nascosti in blocchi di pietra. Hanno presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la mancanza di prove sulla loro consapevolezza e coinvolgimento. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando che nel concorso in spaccio, le prove derivanti da intercettazioni e dichiarazioni dei coimputati sono sufficienti a dimostrare la colpevolezza, e un'analisi chimica della sostanza non è sempre indispensabile.
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Concorso in spaccio: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per concorso in spaccio di oltre 690g di cocaina. L'ordinanza chiarisce che la semplice riproposizione dei motivi d'appello, senza un confronto critico con la sentenza impugnata, non è sufficiente. La Corte ha confermato che la condotta dell'imputata integrava una partecipazione consapevole alla gestione dello stupefacente, e non un mero favoreggiamento personale nei confronti del convivente.
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Concorso in spaccio: ricevere denaro è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna contro un'ordinanza di arresti domiciliari per reati di droga. La Corte ha stabilito che ricevere il denaro come contropartita di una cessione di stupefacenti costituisce concorso in spaccio (art. 73 D.P.R. 309/90) e non il meno grave reato di favoreggiamento reale. È stato chiarito che qualsiasi contributo consapevole alla transazione illecita, inclusa la riscossione del prezzo, integra la piena partecipazione al reato, indipendentemente dal momento in cui avviene.
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Concorso in spaccio: il ruolo attivo esclude attenuanti
Un soggetto condannato per concorso in spaccio e detenzione di 3 kg di eroina ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il suo contributo fosse stato minimo. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Le intercettazioni telefoniche hanno dimostrato una partecipazione attiva e consapevole dell'imputato alle trattative e all'organizzazione del traffico, giustificando così il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, l'applicazione della recidiva e la severità della pena.
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Concorso in spaccio: la Cassazione chiarisce i ruoli
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso complesso di traffico di stupefacenti, analizzando le diverse posizioni di tre imputati. La sentenza chiarisce i criteri per determinare il concorso in spaccio, rigettando le difese basate su un presunto ruolo marginale. Per una ricorrente, la Corte annulla con rinvio la decisione sulle attenuanti generiche, valorizzando il tempo trascorso dai fatti. Per gli altri due, i ricorsi sono rigettati, confermando le condanne per la detenzione di un ingente quantitativo di droga e per episodi di spaccio continuato.
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Concorso in spaccio: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di quattro individui condannati per concorso in spaccio di marijuana. La Corte ha respinto le doglianze relative alla sospensione condizionale della pena, all'applicazione della causa di non punibilità per tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), e al ruolo di uno degli imputati, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Concorso in spaccio: il ruolo del complice in auto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per concorso in spaccio di cocaina. L'imputato aveva accompagnato in auto il cugino durante il trasporto e la consegna di mezzo chilo di stupefacente. Nonostante la Corte d'Appello avesse già riconosciuto un contributo di minima importanza riducendo la pena, la Cassazione ha confermato che la consapevolezza del fine illecito e la partecipazione attiva, anche solo nell'occultamento della droga e nell'uso di un linguaggio criptico, sono sufficienti per configurare il reato di concorso in spaccio, distinguendolo dalla mera connivenza non punibile.
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Concorso in spaccio: convivere non basta a provare colpa
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di due conviventi condannati per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato la condanna per l'uomo, ritenendo corretta la valutazione sulla gravità del fatto, ma ha annullato quella della donna. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sul concorso in spaccio: la sola convivenza e la conoscenza del reato non bastano a fondare una responsabilità penale, essendo necessaria la prova di un contributo attivo e consapevole alla condotta illecita.
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Concorso in spaccio: prestare un garage è reato?
Un soggetto viene posto in custodia cautelare per la detenzione di un ingente quantitativo di stupefacenti nel suo garage. L'indagato sostiene di aver solo prestato il locale a un conoscente, configurando una mera connivenza non punibile. La Corte di Cassazione, tuttavia, dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che la consegna delle chiavi del garage e di un'automobile costituisce un contributo attivo e consapevole, integrando così il reato di concorso in spaccio e non una semplice complicità passiva.
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Concorso in spaccio: quando il passaggio è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per concorso in spaccio di hashish. L'imputato, che aveva dato un passaggio al co-imputato, sosteneva di essere all'oscuro della droga. La Corte ha confermato la condanna, ritenendo provata la sua partecipazione attiva al reato, evidenziata da elementi come il passaggio di un giubbetto contenente un chilo di stupefacente e l'invito alla fuga rivolto al passeggero. È stata inoltre esclusa l'ipotesi del fatto di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo di droga, pari a circa 7000 dosi.
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Concorso in spaccio: la Cassazione e la complicità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per concorso in spaccio di stupefacenti e furto aggravato. L'ordinanza sottolinea che il ricorso non può limitarsi a una rilettura dei fatti già valutati dai giudici di merito, ma deve evidenziare vizi logici o giuridici. Nel caso di specie, la complicità nello spaccio e nel furto era stata ampiamente provata da intercettazioni e tracciamenti GPS, giustificando la condanna.
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Concorso in spaccio: la Cassazione fa il punto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due fratelli per concorso in spaccio di sostanze stupefacenti. La sentenza chiarisce i confini tra la mera connivenza e la partecipazione attiva al reato, negando la rinnovazione dell'istruttoria e le attenuanti generiche. La Corte ha ritenuto che l'accordo per la spartizione dei proventi illeciti e la partecipazione a incontri cruciali costituiscano elementi sufficienti per configurare il concorso, anche per chi ha avuto un ruolo in una singola fase dell'operazione criminale.
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Concorso spaccio: guida l’auto? Rischio misura cautelare
Un giovane viene sottoposto a obbligo di dimora per concorso in spaccio di cocaina. Sebbene non detenesse la droga, la Cassazione ha confermato la misura cautelare, ritenendo sufficienti indizi la guida dell'auto usata per la cessione, l'aver accompagnato il complice e la sua presenza attiva durante la transazione in una nota zona di spaccio.
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Concorso in spaccio: connivenza non basta per condanna
Una coppia è stata condannata per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, confermando la sua condanna sulla base di prove come dosi confezionate e denaro. Tuttavia, ha annullato la condanna della donna, stabilendo che la sua semplice connivenza e la presenza di droga in casa non erano sufficienti a dimostrare un suo concorso in spaccio, rendendo necessario un nuovo processo per valutare il suo effettivo contributo.
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