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Concordato

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418 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., ha proposto ricorso lamentando il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia ai motivi di impugnazione. Tale rinuncia determina il passaggio in giudicato dei capi della sentenza non oggetto dell'accordo e preclude qualsiasi censura in sede di legittimità, comprese le questioni rilevabili d'ufficio a cui la parte ha liberamente rinunciato per ottenere lo sconto di pena.
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Concordato in appello e bancarotta: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per bancarotta fraudolenta a seguito di concordato in appello. Nonostante le contestazioni sulla durata delle pene accessorie e sulla mancata applicazione del minimo edittale, la Corte ha rilevato che l'accordo sulla pena e la contestuale rinuncia ai motivi di merito precludono ulteriori censure in sede di legittimità. Il concordato in appello vincola le parti alla misura concordata, rendendo il ricorso privo di fondamento giuridico e processuale.
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Avviso di accertamento: validità e urgenza
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società in stato di crisi. I giudici hanno stabilito che la delega di firma al funzionario è valida se basata su ordini di servizio interni, configurandosi come mero decentramento burocratico. Inoltre, l'urgenza derivante dall'ammissione della società al concordato preventivo giustifica l'emissione dell'atto prima della scadenza del termine dilatorio di sessanta giorni, al fine di tutelare tempestivamente il credito erariale nelle procedure concorsuali.
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Concordato in appello: il ruolo della procura
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di inammissibilità relativa a un concordato in appello, poiché la procura speciale necessaria era regolarmente presente agli atti. Al contrario, i ricorsi di altri soggetti sono stati dichiarati inammissibili per la mancanza di resipiscenza e per la documentata tendenza a delinquere, confermando il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La decisione sottolinea l'importanza della verifica documentale rigorosa e della condotta post-delittuosa ai fini della determinazione della pena.
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Cram-down fiscale: guida all’omologazione forzata
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'omologazione di un concordato preventivo nonostante il voto contrario dell'amministrazione finanziaria. Il fulcro della decisione riguarda l'applicazione del cram-down fiscale, che consente al giudice di superare il dissenso degli enti pubblici quando la proposta concordataria risulta più conveniente rispetto all'alternativa della liquidazione giudiziale. Nel caso di specie, l'apporto di finanza esterna e la solidità dei crediti d'imposta derivanti da bonus edilizi hanno reso la proposta superiore a qualsiasi scenario liquidatorio, rendendo irrilevanti le motivazioni soggettive del dissenso espresso dall'erario.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata che, dopo aver beneficiato del concordato in appello per i reati di rapina e lesioni, ha tentato di contestare il difetto di motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha ribadito che l'adesione al concordato in appello preclude la possibilità di dedurre in sede di legittimità vizi relativi alla motivazione o a questioni rinunciate, confermando la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Peculato e giochi: limiti alla confisca
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un amministratore di una società di gestione giochi, condannato per peculato per non aver riversato al concessionario i proventi delle giocate. La Corte ha confermato la qualificazione giuridica del fatto, ribadendo che il gestore di apparecchi da gioco riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio. Tuttavia, la sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente alla quantificazione della confisca per equivalente e all'aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità. I giudici di legittimità hanno rilevato la necessità di scomputare dal profitto confiscabile le somme già restituite tramite piani di rientro, poiché la misura ablativa non può eccedere il vantaggio economico effettivamente conseguito dal reo.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava l'entità degli aumenti di pena stabiliti in sede di concordato in appello. La Suprema Corte ha chiarito che, una volta accettato il concordato in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., i motivi di impugnazione sono estremamente limitati. Non è possibile lamentare l'eccessività della pena se questa è stata concordata tra le parti, a meno che non si configuri una pena illegale o vizi della volontà. La decisione ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato a seguito di concordato in appello per reati legati agli stupefacenti. Il ricorrente contestava l'erronea valutazione delle prove, ma la Suprema Corte ha ribadito che l'adesione al concordato in appello limita drasticamente i motivi di impugnazione. Nello specifico, non è possibile sollevare questioni di merito o probatorie già rinunciate con l'accordo sulla pena. La decisione conferma che il ricorso in Cassazione dopo un concordato è ammesso solo per vizi della volontà, mancanza di consenso del PM, difformità della sentenza rispetto all'accordo o illegalità della pena applicata.
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Concordato in appello: limiti al ricorso sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello per reati legati agli stupefacenti, contestava il calcolo della pena. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di un accordo sulla sanzione ex art. 599-bis c.p.p., il controllo del giudice è limitato alla congruità complessiva della pena finale. Non è possibile eccepire errori nei passaggi intermedi di calcolo, poiché tale doglianza non rientra nel concetto di pena illegale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che, nonostante avesse stipulato un concordato in appello per un reato di lieve entità sugli stupefacenti, ha tentato di contestare in sede di legittimità la mancata concessione delle attenuanti e l'irrilevanza penale del fatto. La Corte ha ribadito che il concordato in appello limita drasticamente i motivi di ricorso, rendendo inammissibili le doglianze su punti già oggetto di rinuncia contrattuale tra le parti.
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Sostanze stupefacenti: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per traffico di sostanze stupefacenti, sorpresi con oltre 10 kg di cocaina. La Corte ha ribadito che la contestazione dell'aggravante dell'ingente quantità e il diniego delle attenuanti generiche non possono essere oggetto di riesame in sede di legittimità se la motivazione del giudice di merito è razionale. Inoltre, è stato confermato che il provvedimento di rigetto del concordato in appello non è impugnabile davanti alla Suprema Corte.
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Concordato in appello: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per traffico di stupefacenti che avevano precedentemente beneficiato del concordato in appello. Nonostante l'accordo sulla pena ai sensi dell'art. 599 bis c.p.p., i ricorrenti hanno tentato di contestare il trattamento sanzionatorio in sede di legittimità. La Suprema Corte ha ribadito che, una volta perfezionato il concordato in appello, il ricorso è limitato esclusivamente a vizi della volontà, mancanza di consenso del PM o difformità della sentenza rispetto all'accordo, escludendo la possibilità di ridiscutere la congruità della pena.
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Concordato in appello: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati condannati per violazione della normativa sugli stupefacenti. Nonostante la pena fosse stata rideterminata in appello tramite il concordato in appello, i ricorrenti hanno tentato di contestare la qualificazione giuridica del fatto in sede di legittimità. La Suprema Corte ha ribadito che l'adesione al concordato preclude la possibilità di sollevare censure sul merito del reato, limitando il ricorso a vizi specifici legati alla formazione della volontà o alla difformità della sentenza rispetto all'accordo.
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Concordato in appello: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver ottenuto un **concordato in appello** per reati legati agli stupefacenti, contestava la mancata motivazione del giudice sul proscioglimento d'ufficio. La Suprema Corte ha stabilito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia ai motivi di appello, limitando la cognizione del giudice ai soli punti concordati. Di conseguenza, non sussiste alcun obbligo di motivazione specifica su cause di non punibilità non oggetto dell'accordo, confermando la condanna e applicando sanzioni pecuniarie per l'inammissibilità del ricorso.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da alcuni imputati che, dopo aver stipulato un concordato in appello, contestavano la mancata valutazione della responsabilità penale. La Corte ha ribadito che l'accoglimento del concordato ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. preclude la possibilità di dedurre vizi di motivazione sui punti oggetto di rinuncia. La decisione conferma che la congruità della pena concordata non è sindacabile in sede di legittimità, salvo casi di manifesto arbitrio o illogicità palese.
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Concordato in appello: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava l'entità della pena dopo aver stipulato un concordato in appello. Secondo i giudici, l'accordo previsto dall'art. 599-bis c.p.p. comporta una rinuncia implicita a impugnare ulteriormente la sentenza per motivi di merito o sanzionatori, rendendo il concordato in appello un vincolo preclusivo per il successivo giudizio di legittimità, salvo il caso di pena illegale.
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Motivazione apparente: stop a liquidazioni generiche
La Corte di Cassazione ha affrontato il ricorso di una società in concordato preventivo contro la liquidazione dei compensi a favore di alcuni tecnici stimatori. Il cuore della controversia riguarda la motivazione apparente del decreto del Tribunale, che aveva confermato le parcelle definendole semplicemente vantaggiose senza analizzare i parametri tariffari. La Suprema Corte ha stabilito che una motivazione che non permette di ricostruire l'iter logico del giudice è nulla. Inoltre, è stata esclusa l'applicabilità della prescrizione presuntiva poiché il rapporto professionale era regolato da un contratto scritto.
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Interessi moratori: guida alla sentenza di Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società in amministrazione straordinaria contro l'ammissione al passivo di un credito vantato da una cooperativa. Il contenzioso riguardava il riconoscimento di somme per la revisione dei prezzi di materiali elettrici e l'applicazione degli interessi moratori ex D.Lgs. 231/2002. La Corte ha stabilito che la clausola di prezzo fisso non impedisce il recupero di somme erogate dalla stazione appaltante per l'aumento dei costi delle materie prime. Inoltre, è stata confermata la spettanza degli interessi moratori maturati prima dell'apertura della procedura concorsuale, respingendo l'idea di una loro inapplicabilità retroattiva.
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Responsabilità professionale e lettera di incarico
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per un credito di 160.000 euro relativo a perizie di stima effettuate per un gruppo societario. Il curatore fallimentare ha sollevato un'eccezione di inadempimento, sostenendo che la stima fosse inidonea poiché priva di valutazioni sull'avviamento negativo e sulla continuità aziendale. Sebbene il Tribunale avesse inizialmente accolto la domanda del professionista, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, ravvisando una possibile responsabilità professionale. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito non può definire l'oggetto dell'incarico basandosi solo sulla prestazione effettivamente resa, ma deve obbligatoriamente esaminare la lettera di incarico per verificare se il professionista abbia rispettato gli accordi contrattuali originari.
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