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Concordato In Appello

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3657 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Concordato in appello: se firmi l’accordo non puoi fare ricorso
Quattro imputati, condannati per resistenza e lesioni, concordano in appello una riduzione della pena tramite il concordato in appello (Art. 599-bis c.p.p.). Successivamente, propongono ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento di alcune attenuanti e vizi di motivazione. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. La Corte chiarisce che, una volta perfezionato il concordato in appello con l'accordo delle parti sulla pena, non è possibile rimangiarsi l'accordo impugnando la sentenza per motivi di merito già rinunciati. I ricorrenti vengono condannati al pagamento delle spese processuali e a una sanzione di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità e spaccio continuato: la Cassazione decide
Due militari vengono condannati per aver alterato un drug-test e aver corrotto un collega con della cocaina per truccare i risultati. Inoltre, i due detenevano sostanze stupefacenti in casa. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del primo militare, poiché aveva concordato la pena in appello. Accoglie invece parzialmente il ricorso della seconda militare. I giudici di secondo grado avevano infatti escluso il fatto di lieve entità per i reati di droga basandosi solo sulla continuità dello spaccio. La Suprema Corte chiarisce che l'attività continuativa non esclude automaticamente il fatto di lieve entità, richiedendo una valutazione globale di tutti gli elementi del caso. La sentenza viene annullata limitatamente a questo punto con rinvio per un nuovo giudizio.
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Concordato in appello: l’accordo che vieta il ricorso successivo
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando un vizio di motivazione contro la sentenza della Corte di Appello che aveva ridotto la sua pena a seguito di concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge prevede infatti una procedura semplificata che vieta l'impugnazione ordinaria per le sentenze nate da un accordo sulla pena tra le parti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo esclude sconti successivi
Il Ricorrente ha concordato in secondo grado l'applicazione della pena per reati di droga e resistenza a pubblico ufficiale. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, l'imputato rinuncia implicitamente alle attenuanti generiche se queste non sono state inserite nell'accordo sulla pena. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: il ricorso incoerente costa caro all’imputato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza che aveva recepito un concordato in appello. Il ricorrente lamentava genericamente la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento, un motivo a cui aveva precedentemente rinunciato. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la decisione precedente e condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo che vieta il ricorso generico
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che aveva accolto la sua stessa richiesta di concordato in appello. Nel ricorso, l'uomo lamentava in modo del tutto generico presunti vizi nella motivazione della pena applicata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della sua totale genericità e del fatto che la pena era stata precedentemente concordata dalle parti. Di conseguenza, l'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per aver proposto un ricorso palesemente infondato per propria colpa.
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Concordato in appello: no ai ricorsi dopo l’accordo sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza d'appello che aveva accolto la sua richiesta di concordato in appello. L'uomo lamentava la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento, un motivo a cui aveva però espressamente rinunciato per iscritto al momento dell'accordo sulla pena. Di conseguenza, i giudici hanno ritenuto il ricorso del tutto generico e infondato. Oltre all'inammissibilità, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver presentato un ricorso palesemente inammissibile per propria colpa.
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Concordato in appello: ricorso inammissibile e multa salata
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che aveva accolto la sua richiesta di concordato in appello. Nel ricorso, l'uomo lamentava in modo del tutto generico la mancanza di motivazione riguardo al suo mancato proscioglimento, un motivo al quale aveva tuttavia espressamente rinunciato durante il giudizio di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, avendo egli causato l'inammissibilità per colpa grave.
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Concordato in appello: ricorso inutile costa 3000 euro
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che aveva accolto la sua richiesta di concordato in appello. Nel ricorso, l'uomo lamentava in modo generico la mancanza di motivazione sul suo mancato proscioglimento, un motivo a cui aveva però espressamente rinunciato in secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della sua totale genericità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende per aver agito con colpa evidente.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
L'Imputato, accusato di ricettazione, ha concordato la pena in secondo grado con la formula del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo si trattasse di incauto acquisto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia a contestare la qualificazione del reato in sede di legittimità, salvo il caso di pena illegale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: no al ricorso sulle misure cautelari
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d'appello, emessa a seguito di concordato in appello. L'unico motivo di ricorso riguardava l'applicazione di una misura cautelare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, avendo scelto il rito speciale del concordato in appello, non è consentito contestare aspetti legati alle misure cautelari, le quali non rientrano nell'oggetto del processo di cognizione. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato sulla pena in appello: vietato contestare il patto
L'Imputato, condannato in secondo grado per rapina, lesioni e porto di armi improprie, aveva concordato la pena di quattro anni di reclusione con la Procura. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione giuridica del fatto e la valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato sulla pena in appello costituisce un accordo vincolante tra le parti. Di conseguenza, non è possibile contestare in sede di legittimità il merito della responsabilità penale o la qualificazione del reato, a meno che non si riscontrino vizi nella formazione dell'accordo o l'illegalità della pena stessa. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo vincola e vieta i ripensamenti
L'Imputato, condannato in secondo grado per ricettazione a seguito di concordato in appello, propone ricorso per cassazione contestando la mancata verifica autonoma del giudice sulla congruità della pena e l'applicazione di un'aggravante. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il concordato in appello costituisce un accordo vincolante tra le parti. Di conseguenza, la sentenza che lo recepisce può essere impugnata solo per vizi specifici, come la violazione della volontà delle parti, la mancanza di consenso del pubblico ministero, la difformità tra l'accordo e la decisione, o l'illegalità della pena. Poiché il ricorrente ha sollevato censure di merito estranee a questi casi tassativi, il ricorso viene rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
Due imputati, dopo aver stipulato un concordato in appello per rideterminare la pena e rinunciare ai motivi di impugnazione sulla responsabilità, hanno proposto ricorso in Cassazione. I ricorrenti lamentavano l'ingiustizia della condanna e la quantificazione della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello preclude la possibilità di contestare in sede di legittimità i punti della sentenza coperti dalla rinuncia concordata, compresa la misura della pena concordata tra le parti, salvo il caso di pena illegale. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso in Cassazione
Tre imputati, condannati in secondo grado per furto pluriaggravato a seguito di un concordato in appello (accordo sulla pena con rinuncia ai motivi di impugnazione), hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e di calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena limita i poteri del giudice d'appello e preclude la possibilità di contestare successivamente in Cassazione la motivazione della sentenza o i motivi a cui si era rinunciato. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro ciascuno in favore della cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo che blocca il ricorso
L'Imputato, condannato in secondo grado per furto aggravato, propone ricorso per Cassazione contestando il diniego del rito semplificato, il calcolo della recidiva e la misura della pena. Tuttavia, la condanna era scaturita da un concordato in appello, un accordo sulla pena tra difesa e accusa. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile perché i motivi presentati non rientrano tra quelli eccezionalmente ammessi contro questo tipo di sentenze, non riguardando l'illegalità della pena. Di conseguenza, l'accordo originario viene confermato e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo che blocca la Cassazione
L'Imputato, dopo aver concordato la pena in secondo grado con la Procura generale tramite il concordato in appello, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della sanzione e il mancato bilanciamento delle attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia a tutti gli altri motivi di impugnazione. Questa rinuncia crea un blocco processuale definitivo, impedendo di contestare successivamente in Cassazione la misura della sanzione concordata. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: tra recupero crediti e tentata estorsione
L'Imputata, accusata di tentata estorsione per aver preteso con violenza la restituzione di un credito, proponeva un concordato in appello chiedendo di riqualificare il fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Corte d'appello rifiutava l'accordo, ritenendo che la gravità delle minacce dimostrasse l'intenzione estorsiva. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputata, stabilendo che il rifiuto del concordato in appello basato su un'errata interpretazione della legge è contestabile. La Corte ha chiarito che il discrimine tra i due reati risiede nell'intenzione psicologica di esercitare un diritto legittimo, indipendentemente dalla gravità della violenza usata. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Concordato in appello: lo sconto di pena blocca il ricorso
Due imputati, dopo aver concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello, hanno proposto ricorso per Cassazione. I ricorrenti lamentavano la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento e sulla congruità della pena concordata. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia a tutti gli altri motivi di impugnazione. Questa rinuncia crea una preclusione processuale che impedisce al giudice di pronunciarsi su questioni non concordate, comprese quelle relative al proscioglimento d'ufficio. Di conseguenza, chi sceglie questa strada non può successivamente contestare la decisione in Cassazione su punti già rinunciati.
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Nullità dell’avviso di conclusione indagini: quando si sana?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati in appello. Il Primo Ricorrente lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche con motivi del tutto generici. Il Secondo Ricorrente eccepiva la nullità dell'avviso di conclusione indagini per violazione del termine a difesa prima dell'interrogatorio, oltre al mancato riconoscimento di pene sostitutive. La Suprema Corte ha stabilito che la nullità dell'avviso di conclusione indagini per tardività dell'invito a rendere interrogatorio deve essere eccepita immediatamente durante l'interrogatorio stesso, qualora l'indagato si presenti con il difensore. La mancata eccezione in quella sede sana il vizio procedurale. Inoltre, l'accordo sulla pena in appello preclude la successiva richiesta di pene sostitutive. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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