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Concordato In Appello

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3657 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Concordato in appello: patto sulla pena e divieto di ricorso
L'Imputato ha definito il processo penale di secondo grado attraverso un accordo sulla quantificazione della pena con la Procura Generale. La Corte d'Appello ha ratificato la sanzione richiesta dalle parti. Nonostante l'accordo raggiunto, la difesa ha presentato ricorso per Cassazione contestando la motivazione dei giudici sulla determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Chi sceglie il concordato in appello non può successivamente contestare l'entità della sanzione liberamente concordata, poiché tale contestazione esula dai casi di impugnazione consentiti dalla legge. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'Imputato al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: stop ai ricorsi dopo la rinuncia
L'Imputato ha concordato la pena in secondo grado con la Procura Generale, rinunciando contestualmente agli altri motivi di gravame originariamente presentati. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata motivazione della sentenza sulle cause di non punibilità e sulla sussistenza delle circostanze aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che il concordato in appello limita i poteri decisori del giudice ai soli punti non rinunciati. La rinuncia ai motivi esonera la corte territoriale dal dover motivare sul proscioglimento o sui singoli elementi del reato. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Pena concordata in appello: accordo valido e ricorso respinto
Tre imputati per reati di droga hanno concordato la sanzione davanti ai giudici di secondo grado. Successivamente, gli stessi hanno presentato ricorso per Cassazione contestando la motivazione sulla quantificazione della sanzione decisa. La Suprema Corte ha dichiarato tutti i ricorsi inammissibili. La legge impedisce di contestare la pena concordata in appello se la misura concordata rispetta i limiti legali e non presenta vizi di illegalità. I ricorrenti hanno subito la condanna al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo chiude i ricorsi
L'Imputato ha stipulato un concordato in appello con cui la Corte territoriale ha ridotto la reclusione e ha limitato a centomila euro la confisca dei beni sequestrati. Successivamente, la difesa ha proposto ricorso per cassazione chiedendo un'ulteriore riduzione della confisca patrimoniale, sostenendo la presenza di entrate economiche non dichiarate negli anni precedenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che l'accordo stretto liberamente tra le parti in secondo grado vincola l'intero procedimento e impedisce ripensamenti unilaterali, salvo il caso di pena illegale. Il ricorrente deve quindi rimborsare le spese processuali e versare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Concordato in appello: stop ai ricorsi sulla pena pattuita
L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contro la sentenza emessa su pena concordata, contestando la determinazione del trattamento sanzionatorio e il bilanciamento delle circostanze. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione con procedura semplificata. I giudici hanno chiarito che, nell'ambito del concordato in appello, le parti quantificano autonomamente la pena da sottoporre al vaglio del giudice. Di conseguenza, l'imputato non può contestare in sede di legittimità la misura della sanzione liberamente pattuita, a meno che essa non sia espressamente contraria alla legge (contra legem). Nel caso esaminato, l'applicazione della recidiva e la comparazione con le attenuanti generiche risultavano corrette. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: limiti del ricorso dopo l’accordo
Due imputati hanno concordato la pena in secondo grado rinunciando ai motivi ordinari di impugnazione. Successivamente hanno presentato ricorso per Cassazione contestando il mancato proscioglimento d'ufficio e la conferma della libertà vigilata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello limita i poteri del giudice ai soli punti concordati. La rinuncia ai motivi di appello impedisce la rivalutazione del proscioglimento o delle misure di sicurezza non incluse nell'intesa, salvo il caso di pena illegale. Gli imputati sono stati condannati alle spese e a una sanzione.
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Ricorso straordinario per errore di fatto senza delega valida
Un condannato ha presentato ricorso straordinario per errore di fatto tramite i propri avvocati per contestare una precedente sentenza della Corte di Cassazione. La difesa lamentava l'omessa valutazione di una proposta di concordato presentata in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile senza esaminare i motivi. I difensori hanno proposto l'atto senza disporre di una specifica procura speciale rilasciata dall'assistito. La legge riserva questa impugnazione straordinaria esclusivamente al condannato o a un procuratore espressamente delegato. I giudici hanno condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: addio al ricorso per colpevolezza
L'Imputato ha richiesto l'applicazione della pena concordata in secondo grado, rinunciando ai motivi di impugnazione sulla responsabilità. Successivamente ha presentato ricorso per cassazione per contestare la colpevolezza e la mancata assoluzione d'ufficio. La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti del concordato in appello. La rinuncia ai motivi impedisce al giudice di secondo grado qualsiasi valutazione sulla colpevolezza o sull'assoluzione immediata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato L'Imputato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: nessun ricorso sul reato dopo l’accordo
L'Imputato concorda la pena con il Procuratore Generale in secondo grado tramite l'istituto del concordato in appello, rinunciando contestualmente a tutte le altre censure precedentemente sollevate. Successivamente, l'Imputato propone ricorso per Cassazione contestando l'erronea qualificazione giuridica del fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché l'accordo sulla pena ex art. 599-bis c.p.p. limita l'oggetto della decisione ai soli punti concordati e impedisce ogni successiva contestazione, comprese le questioni rilevabili d'ufficio. Di conseguenza, l'Imputato perde la facoltà di ridiscutere la responsabilità e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rideterminazione della pena e concordato: i limiti del ricorso
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello emessa dopo un precedente annullamento con rinvio. Il primo imputato contestava il calcolo degli aumenti per continuazione dopo aver stipulato un concordato sui motivi di appello. Il secondo imputato lamentava la mancata riduzione degli aumenti di pena per i reati satellite a seguito dell'esclusione di un'aggravante sul reato base. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla sanzione preclude contestazioni successive sui medesimi calcoli e che la rideterminazione della pena nel giudizio di rinvio deve limitarsi ai soli punti censurati dalla pronuncia di annullamento. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Accordo sulla pena: concordato in appello e stop al ricorso
L'Imputato, condannato per reati in materia di stupefacenti, ha definito il giudizio di secondo grado tramite concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il difetto di motivazione circa l'assenza di cause di non punibilità o proscioglimento. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La scelta negoziale di accordarsi sulla sanzione preclude ogni successiva contestazione sui motivi rinunciati. La Cassazione può intervenire sul concordato in appello solo per vizi del consenso, mancata adesione del pubblico ministero, difformità della pronuncia o pene palesemente illegali. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato alle spese di giustizia e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la condanna dell’imputato
La Corte di appello ha rideterminato la pena per un reato di stupefacenti a seguito di un concordato tra le parti. L'imputato ha deciso di presentare autonomamente un ricorso per cassazione personale contro la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge processuale penale vieta infatti al cittadino di depositare atti di impugnazione di legittimità senza l'assistenza e la firma di un difensore abilitato alle giurisdizioni superiori. A causa di questo vizio insanabile, il ricorrente ha subito la condanna al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: nessun ricorso contro la colpevolezza
Un imputato ha definito il proprio processo penale di secondo grado tramite concordato in appello, accettando una pena concordata e rinunciando ai motivi sull'accertamento della colpevolezza. Successivamente, la difesa ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando la mancata motivazione dei giudici sulla eventuale sussistenza di cause di non punibilità immediata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici supremi hanno chiarito che l'accordo stretto nel concordato in appello comporta una rinuncia preventiva e tombale ai motivi di merito, bloccando ogni successiva contestazione dinanzi alla corte di legittimità. Il ricorrente ha subito la condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: stop ai ricorsi sulla colpevolezza
Due imputati condannati per reati inerenti agli stupefacenti avevano formalizzato un concordato in appello, rinunciando contestualmente ai motivi di gravame. Successivamente, entrambi hanno proposto ricorso per cassazione lamentando una presunta carenza di motivazione in ordine alla loro colpevolezza e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le impugnazioni. La legge stabilisce limiti rigorosi per contestare una sentenza scaturita da un accordo sulla sanzione penale: non è consentito rimettere in discussione la responsabilità o il trattamento sanzionatorio liberamente concordato, a meno che la pena applicata non sia del tutto illegale o non sussistano vizi nel consenso delle parti.
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Concordato in appello: illegittimo il ricorso dopo l’accordo
La Corte di Appello accoglieva la richiesta di concordato in appello formulata tra le parti, rideterminando la sanzione a due anni, sei mesi e quindici giorni di reclusione oltre a 4.500 euro di multa. L'imputato decideva tuttavia di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando l'assenza di motivazione sull'obbligo di proscioglimento immediato. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'accordo preventivo sulla pena comporta la rinuncia definitiva a ogni altra contestazione processuale di merito. Di conseguenza, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.
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Condanna e morte dell’imputato: Cassazione annulla la pena
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una persona condannata in secondo grado, tramite concordato sui motivi di appello, alla pena di sei anni di reclusione per molteplici episodi di furto. La difesa aveva presentato ricorso contestando la mancata valutazione di cause di immediato proscioglimento. Nelle more del giudizio di legittimità è sopraggiunta la morte dell'imputato, formalmente certificata agli atti. I giudici hanno accertato l'assenza di elementi evidenti per un'assoluzione nel merito ed hanno dichiarato estinti i reati per decesso del condannato. La Suprema Corte ha pertanto annullato la sentenza senza rinvio, cancellando ogni statuizione penale.
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Concordato in appello: nessun ricorso sui motivi rinunciati
L'Imputato, accusato del reato di tentata rapina impropria, ha stipulato un concordato in appello ottenendo la rideterminazione della pena a un anno e quattro mesi di reclusione e duecentottanta euro di multa. Nonostante l'accordo, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione sui punti originari dell'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro una decisione concordata è ammesso solo per contestare la formazione del consenso, una pena illegale o una pronuncia difforme dall'intesa, ma non per riesaminare questioni rinunciate. L'Imputato è stato condannato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello senza sospensione: no al ricorso
La Corte di Appello ha applicato a L'Imputato una pena concordata pari a un anno e quattro mesi di reclusione oltre a una multa. Successivamente, la difesa ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che il giudice di secondo grado avesse commesso un errore omettendo di concedere la sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici supremi hanno evidenziato che, durante il concordato in appello, le parti non avevano inserito la richiesta di sospensione condizionale nell'accordo. Tale beneficio rientrava quindi tra le questioni a cui l'interessato aveva formalmente rinunciato per ottenere la riduzione sanzionatoria. Di conseguenza, il condannato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Concordato in appello: patteggia la pena ma perde il ricorso
L'Imputato ha concordato in secondo grado una riduzione della pena con la formula del concordato in appello, rinunciando contestualmente ai motivi originari di contestazione. Successivamente, il medesimo soggetto ha presentato ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione della non punibilità per particolare tenuità del fatto e la quantificazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Chi sottoscrive un patto sulla pena e rinuncia ai motivi di appello non può successivamente lamentarsi in Cassazione di questioni già superate dall'accordo stesso. I Supremi Giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e a un'ammenda di tremila euro.
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Concordato in appello: il ricorso dopo l’accordo costa caro
Due imputati hanno stipulato un concordato in appello per rideterminare la pena relativa a reati in materia di stupefacenti, rinunciando espressamente ai motivi volti a ottenere l'assoluzione. Successivamente, entrambi hanno proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata valutazione di cause di non punibilità da parte del giudice d'appello. I giudici di legittimità hanno respinto i ricorsi dichiarandoli inammissibili. L'accordo sulla pena limita in modo vincolante la cognizione dei giudici e impedisce di riaprire questioni sulla responsabilità o su cause di proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha confermato la condanna definitiva e ha sanzionato i ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di quattromila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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