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Competenza Territoriale Sorveglianza

9 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Competenza territoriale sorveglianza: decide il domicilio
Un soggetto condannato, autorizzato a scontare la pena in detenzione domiciliare presso la propria residenza per motivi di salute, ha presentato una nuova istanza di misura alternativa alla scadenza del beneficio. Sia il tribunale di origine che quello del luogo di attuale domicilio si sono dichiarati incompetenti, creando un blocco procedurale. La Corte di Cassazione ha risolto il contrasto individuando la competenza territoriale sorveglianza in capo al tribunale della circoscrizione in cui il condannato risiede al momento della nuova richiesta. Trattandosi di una domanda autonoma, la competenza si radica infatti nel luogo di dimora effettivo dell'interessato.
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Competenza territoriale sorveglianza: detenuto o residente?
Il Magistrato di sorveglianza di Taranto ha sollevato un conflitto di competenza contro il Magistrato di Bari per stabilire quale ufficio dovesse decidere sul riesame della pericolosità sociale di un condannato. Al momento della richiesta, il soggetto era detenuto a Trani (sotto la giurisdizione di Bari), ma successivamente ha stabilito la propria residenza a Palagiano (sotto Taranto). La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla competenza territoriale sorveglianza, stabilendo che essa si radica al momento della presentazione della domanda in base al luogo di detenzione. In virtù del principio di continuità della giurisdizione, i successivi mutamenti di residenza o la scarcerazione non spostano la competenza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza del Magistrato di sorveglianza di Bari.
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Competenza territoriale sorveglianza: le regole
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto tra i Tribunali di Sorveglianza di Trieste e Napoli relativo alla competenza territoriale sorveglianza. Il caso riguardava un condannato che aveva richiesto misure alternative dopo la sospensione della pena. La Corte ha stabilito che la competenza rimane radicata presso il tribunale del luogo dove ha sede il Pubblico Ministero che ha emesso il primo provvedimento di sospensione, nonostante successivi cumuli di pena.
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Competenza territoriale sorveglianza: il caso decisivo
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga di una misura di sicurezza, rigettando il ricorso di un condannato che contestava la competenza territoriale del Tribunale di sorveglianza. La sentenza stabilisce che la competenza territoriale sorveglianza per un soggetto non detenuto si radica nel luogo di residenza o domicilio effettivo al momento dell'instaurazione del procedimento di riesame della pericolosità, non nel luogo dove la misura è originariamente iniziata. La Corte ha ritenuto corretta la decisione del Tribunale di Reggio Calabria, poiché l'interessato risiedeva nella sua circoscrizione quando è stato avviato il procedimento.
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Competenza territoriale sorveglianza: la residenza vince
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Milano, stabilendo che la competenza territoriale sorveglianza per un condannato non detenuto spetta al tribunale del luogo di residenza. La Corte ha chiarito che il criterio della residenza o domicilio prevale su quello sussidiario del luogo dell'ultima sentenza irrevocabile, riaffermando i principi dell'art. 677, comma 2, c.p.p. e trasferendo gli atti al Tribunale di sorveglianza di Roma.
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Competenza territoriale sorveglianza: chi decide?
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza territoriale sorveglianza tra i Tribunali di Bari e Campobasso. La Corte stabilisce che la competenza si determina in base al luogo dell'ufficio del pubblico ministero che emette il primo ordine di esecuzione. In applicazione del principio "perpetuatio jurisdictionis", tale competenza non muta anche se interviene una seconda condanna da un diverso distretto giudiziario.
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Competenza territoriale sorveglianza: ecco quando si fissa
Un condannato ha contestato la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Perugia, sostenendo la sua incompetenza territoriale a seguito di un nuovo ordine di esecuzione. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando il principio della 'perpetuatio jurisdictionis'. Secondo la Corte, la competenza territoriale sorveglianza si radica al momento della richiesta della misura alternativa e non è influenzata da eventi successivi, garantendo così la stabilità del procedimento.
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Competenza territoriale sorveglianza: decide il PM
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza territoriale sorveglianza tra i tribunali di Napoli e Bari. Viene stabilito che, in caso di richiesta di misure alternative a seguito di ordine di esecuzione sospeso, la competenza spetta al tribunale del luogo in cui ha sede il Pubblico Ministero che procede all'esecuzione (art. 656 c.p.p.), e non a quello di residenza del condannato (art. 677 c.p.p.). La Corte ha quindi dichiarato la competenza del Tribunale di sorveglianza di Napoli.
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Competenza territoriale sorveglianza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione risolve un conflitto tra Tribunali di Sorveglianza, stabilendo che la competenza territoriale sorveglianza si determina in base all'ufficio del Pubblico Ministero che ha emesso il primo ordine di sospensione dell'esecuzione. In base al principio della 'perpetuatio jurisdictionis', tale competenza non è influenzata da successivi provvedimenti di cumulo emessi da un altro PM. La Corte ha quindi dichiarato la competenza del primo Tribunale adito.
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