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Clausola Di Contenimento

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una dichiarazione con cui chi propone una causa limita l'ammontare della sua richiesta di risarcimento entro un certo valore, per far sì che la causa rientri nella competenza di un giudice specifico (es. Giudice di Pace).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Acqua non potabile: Cassazione chiarisce giurisdizione e limiti risarcimento
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Gestore Idrico citato in giudizio per l'erogazione di acqua non potabile, contenente arsenico, e la richiesta di risarcimento acqua non potabile e riduzione tariffaria da parte degli Utenti. La Suprema Corte ha stabilito che la giurisdizione per la domanda di risarcimento danni da parte degli Utenti contro il Gestore è del giudice ordinario, trattandosi di inadempimento contrattuale. Ha inoltre chiarito che la domanda di manleva del Gestore verso la Regione Lazio rientra anch'essa nella giurisdizione ordinaria. Infine, ha censurato la sentenza di appello per aver superato i limiti della domanda iniziale degli Utenti (ultrapetizione), rinviando la causa al Tribunale per una nuova decisione.
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Acqua non potabile: la Giurisdizione Ordinaria decide su danni e responsabilità
Un Gestore del Servizio Idrico ha fornito acqua non potabile, scatenando una causa per risarcimento danni da parte degli Utenti. La Corte di Cassazione ha chiarito importanti aspetti sulla Giurisdizione Ordinaria. Ha stabilito che il giudice ordinario è competente per le richieste di risarcimento degli Utenti e per la domanda di manleva del Gestore contro l'Ente Regionale, responsabile delle infrastrutture. La Corte ha anche annullato una parte della condanna precedente perché superava i limiti di valore richiesti dagli Utenti, violando la clausola di contenimento.
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Risarcimento danni per diffamazione: condanna tagliata del 75%
Gli Eredi di una esponente politica hanno impugnato la condanna al risarcimento danni per diffamazione inflitta alla loro congiunta, che aveva definito un Circolo Culturale "parassita di denaro pubblico" sulla stampa. Inizialmente, la Cassazione aveva dichiarato improcedibile il ricorso per un presunto vizio di firma sulla notifica PEC. Con l'azione di revocazione, gli Eredi hanno dimostrato che l'attestazione di conformità era regolarmente presente negli atti. La Suprema Corte ha accolto la revocazione per errore di fatto e, decidendo nel merito, ha confermato la diffamazione poiché l'espressione usata superava i limiti della critica politica. Tuttavia, ha annullato la condanna da 10.000 euro: poiché il Circolo Culturale aveva originariamente limitato la domanda alla competenza del Giudice di pace, il risarcimento non poteva superare il limite di 2.500 euro allora vigente.
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Clausola di contenimento e debiti: chi paga la differenza?
Lo Studio Associato richiede il pagamento di prestazioni professionali riducendo la domanda a cinquemila euro tramite la clausola di contenimento per rientrare nella competenza del Giudice di Pace. Il Cliente eccepisce la prescrizione parziale del credito per circa millenovecento euro, sostenendo che tale somma debba essere sottratta dal limite di cinquemila euro. La Corte di Cassazione respinge la tesi del Cliente, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la clausola di contenimento non implica una rinuncia preventiva al credito eccedente, ma serve solo a limitare la condanna finale entro la competenza del giudice. Pertanto, la prescrizione si applica sul credito originario effettivo e non sul limite di competenza, confermando la condanna del Cliente.
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Clausola di contenimento: acqua non potabile e limiti di danno
Alcuni utenti hanno citato in giudizio il Gestore Idrico per ottenere il risarcimento dei danni causati dalla mancata dearsenificazione dell'acqua e la riduzione del canone. Gli utenti avevano inserito una clausola di contenimento per limitare la domanda entro la competenza del Giudice di Pace. Il Tribunale ha tuttavia disposto una riduzione indefinita dei costi, superando tale limite. Inoltre, il Tribunale ha negato la giurisdizione ordinaria sulla domanda di manleva del Gestore verso la Regione e ha condannato il Gestore a pagare le spese a favore di un ente rimasto contumace. La Cassazione ha accolto il ricorso del Gestore Idrico, stabilendo che la clausola di contenimento impedisce di superare i limiti di valore, che il giudice ordinario è competente sulla manleva e che non si possono liquidare le spese a favore del contumace.
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Servizio Idrico: responsabilità e limiti risarcitori
La Corte di Cassazione ha affrontato una complessa controversia relativa al Servizio Idrico, originata dalla fornitura di acqua contenente arsenico oltre i limiti legali. Alcuni utenti avevano ottenuto dal Giudice di Pace il risarcimento dei danni e la riduzione del canone. Il gestore del Servizio Idrico aveva chiamato in causa l'Ente Regionale per essere manlevato. La Suprema Corte ha stabilito che, se l'attore inserisce una clausola di contenimento per restare nella competenza del Giudice di Pace, il giudice non può condannare il convenuto a una somma superiore a tale limite, pena la nullità per ultrapetizione. Inoltre, è stata confermata la giurisdizione del giudice ordinario sia per la domanda di risarcimento degli utenti che per la domanda di manleva proposta dal gestore contro l'ente pubblico.
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Giurisdizione manleva: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di manleva avanzata da un gestore del servizio idrico nei confronti dell'ente regionale concedente rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. Il caso riguardava una richiesta di indennizzo per danni causati dalla fornitura di acqua non potabile. La Corte ha inoltre ribadito che la "clausola di contenimento", con cui una parte limita il valore della causa, vincola il giudice a non emettere condanne superiori a tale limite, pena la nullità della sentenza per "ultra petita". La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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