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Cigs (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria)

32 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Ammortizzatore sociale che garantisce un'integrazione salariale ai dipendenti di aziende che affrontano crisi, riorganizzazioni o ristrutturazioni. L'accesso a questo strumento è un requisito per altri benefici, come l'indennità di mobilità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Cessione TFR e CIGS: Ammissione al Passivo Fallimentare in Bilico
Il curatore del fallimento di una società finanziatrice ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'altra azienda per un credito. Questo credito derivava da un finanziamento concesso a un dipendente dell'azienda fallita, garantito dalla cessione di parte della retribuzione e del TFR del lavoratore. L'azienda debitrice non ha versato le somme dovute. Il Tribunale aveva accolto parzialmente la richiesta, escludendo un periodo in cui riteneva l'INPS responsabile per la CIGS. La Cassazione ha cassato la decisione, evidenziando che il Tribunale non ha verificato se il lavoratore fosse effettivamente beneficiario della CIGS per quel periodo, un fatto decisivo per stabilire la responsabilità e l'effettiva ammissione al passivo fallimentare.
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Fondo di Garanzia INPS: CIGS a zero ore esclude il diritto al pagamento
Un Lavoratore, dipendente di un'Azienda poi fallita, ha chiesto all'INPS il pagamento di retribuzioni e tredicesima tramite il Fondo di Garanzia INPS. Le corti di merito avevano riconosciuto il diritto. L'INPS ha impugnato, sostenendo che il periodo di CIGS a zero ore non generava diritto alla retribuzione e non doveva rientrare nel calcolo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che i periodi di sospensione lavorativa senza diritto a retribuzione, come la CIGS a zero ore, non contano per il calcolo delle ultime tre mensilità garantite dal Fondo di Garanzia INPS. Inoltre, il periodo di riferimento decorre dalla data della domanda giudiziale del Lavoratore.
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Clausola sociale servizi aeroportuali: stop al riassorbimento
Un gruppo di lavoratori ha chiesto il passaggio diretto alle dipendenze delle nuove società subentrate nella gestione dei servizi a terra in uno scalo aeroportuale. I dipendenti invocavano l'applicazione della clausola sociale servizi aeroportuali e la disciplina del trasferimento d'azienda. L'impresa uscente aveva tuttavia cessato del tutto le proprie attività nello scalo mesi prima del subentro, collocando l'intero personale in cassa integrazione. Le nuove società avevano successivamente avviato le operazioni adottando un modello organizzativo completamente diverso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. La Suprema Corte ha stabilito che la clausola sociale servizi aeroportuali non trova applicazione quando la società uscente chiude del tutto le attività senza trasferire una specifica entità organizzativa preesistente e identificabile alle nuove imprese.
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Cessazione materia del contendere: accordo in Cassazione annulla la vittoria
Un lavoratore aveva ottenuto in tribunale il riconoscimento dell'illegittimità della sua collocazione in Cassa Integrazione a zero ore. L'Azienda, condannata al risarcimento, aveva presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo in sede sindacale. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere. Questo principio stabilisce che l'accordo tra le parti prevale e sostituisce le decisioni dei giudici, rendendo le sentenze precedenti inefficaci. La lite si è conclusa non con una vittoria giudiziaria, ma con un patto privato.
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Danno da inattività forzata: in CIGS per anni, ma senza risarcimento
Un lavoratore, collocato in Cassa Integrazione per un lungo periodo, ha citato in giudizio l'azienda per ottenere il risarcimento del danno alla professionalità. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio importante: il semplice fatto di essere rimasti inattivi per molto tempo non è sufficiente per ottenere in automatico un risarcimento. Il lavoratore ha l'onere di dimostrare con prove specifiche il concreto pregiudizio subito. La sentenza chiarisce che il **danno da inattività forzata** non può essere semplicemente presunto, ma deve essere provato con elementi concreti, come la perdita di competenze o di opportunità di carriera. Di conseguenza, il ricorso del lavoratore è stato rigettato.
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Criteri di scelta CIGS: l’accordo deve essere chiaro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32725/2023, ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta previsti nell'accordo sindacale. La Suprema Corte ha sottolineato che l'accordo deve definire con precisione e chiarezza le modalità di rotazione e i parametri di selezione, non potendo basarsi su concetti vaghi come la 'fungibilità' non meglio specificata. Il ricorso dell'azienda è stato respinto poiché non aveva contestato in modo specifico le statuizioni dei giudici di merito su tale indeterminatezza.
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Sospensione illegittima CIGS: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11547/2023, ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la declaratoria di sospensione illegittima CIGS di un lavoratore. La Corte ha stabilito che la genericità dei criteri di scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione rende il provvedimento nullo e dà diritto al lavoratore al pieno risarcimento del danno. È stato inoltre ribadito che l'azione di risarcimento si prescrive in dieci anni e che la mera inerzia del lavoratore non costituisce rinuncia al proprio diritto.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo l'ordinanza, il semplice richiamo a esigenze tecnico-organizzative, senza specificare parametri oggettivi e predeterminati, rende la selezione discrezionale e arbitraria. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'azione di risarcimento del danno si prescrive in dieci anni e che la mancata contestazione immediata da parte del lavoratore non equivale a una rinuncia al proprio diritto.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni dipendenti. La decisione si fonda sulla genericità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti discrezionali e arbitrari. Di conseguenza, è stato riconosciuto il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione piena e l'indennità percepita, con prescrizione decennale.
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Criteri CIGS: sospensione illegittima se generici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4518/2023, ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo la Corte, criteri non specifici, come le "esigenze tecnico-organizzative", conferiscono al datore di lavoro un potere discrezionale inaccettabile, rendendo la sospensione nulla. La richiesta di risarcimento del danno da parte del lavoratore si prescrive in dieci anni, non in cinque, trattandosi di inadempimento contrattuale. L'inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia tacita al suo diritto.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimità e risarcimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda al risarcimento dei danni a favore di un lavoratore collocato in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La decisione si fonda sulla illegittimità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti eccessivamente generici e discrezionali. La Corte ha rigettato i quattordici motivi di ricorso dell'azienda, ribadendo che la semplice indicazione di criteri non è sufficiente se la loro applicazione pratica risulta arbitraria, e ha confermato il diritto del lavoratore a percepire la differenza tra la retribuzione piena e l'indennità di integrazione salariale ricevuta.
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Criteri scelta CIGS: illegittimi se sono generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore, stabilendo che i criteri scelta CIGS non possono essere generici. Un semplice richiamo ai criteri legali (anzianità, carichi familiari, esigenze aziendali) non è sufficiente se l'azienda non predetermina e comunica le concrete modalità di applicazione, come punteggi e ponderazioni. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, condannandola al risarcimento del danno per aver applicato i criteri in modo discrezionale e non trasparente.
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Criteri CIGS generici: sospensione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a zero ore. Il motivo risiede nell'utilizzo da parte dell'azienda di criteri di scelta generici e non predeterminati, che hanno reso la selezione dei dipendenti discrezionale e arbitraria. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia al diritto di contestare la sospensione e ha condannato l'azienda al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione spettante e l'indennità di integrazione salariale percepita.
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Criteri CIGS: illegittimi se generici, dice Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore in Cassa Integrazione (CIGS) perché i criteri di scelta adottati dall'azienda erano eccessivamente generici e discrezionali. Secondo la Corte, i criteri CIGS devono essere specifici e oggettivi per evitare decisioni arbitrarie. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni perse dal dipendente.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
Una nota azienda manifatturiera ricorreva in Cassazione contro la sentenza che la condannava a risarcire alcuni dipendenti per illegittima collocazione in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando che i criteri di scelta CIGS, se troppo generici e non specificati negli accordi sindacali, rendono la sospensione illegittima. La decisione ribadisce che la selezione dei lavoratori non può essere lasciata alla discrezionalità del datore di lavoro, il quale ha l'onere di provare la correttezza del proprio operato.
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Accordo sindacale: mancato colloquio e assunzione
Un lavoratore non è stato assunto dalla nuova azienda dopo un trasferimento d'impresa, nonostante un accordo sindacale prevedesse colloqui di selezione. La Cassazione ha stabilito che omettere il colloquio non garantisce un diritto automatico all'assunzione, ma configura una 'perdita di chance'. Il diritto al risarcimento dipende dal quadro giuridico che regola il trasferimento (crisi o liquidazione). Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Criteri scelta CIGS: legittimità e accordi sindacali
Una lavoratrice ha impugnato il suo collocamento in Cassa Integrazione a zero ore, sostenendo la genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo la legittimità dei criteri scelta CIGS basati sulla non fungibilità delle mansioni e concordati con le organizzazioni sindacali. Secondo la Corte, tali criteri, seppur non nominativi, erano sufficientemente specifici da consentire una verifica ex ante e non arbitraria, escludendo dalla rotazione le posizioni professionali infungibili e strategiche per la riorganizzazione aziendale.
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Lavoratore in CIGS: obbligo di disponibilità e preavviso
Un pilota di elicottero in CIGS è stato licenziato per giusta causa dopo essersi recato in vacanza all'estero senza informare l'azienda, rendendosi così indisponibile a una chiamata di servizio. Tale indisponibilità ha causato la perdita di una commessa. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, sottolineando che il lavoratore in CIGS ha un inderogabile obbligo di disponibilità, la cui violazione, specialmente se causa un danno patrimoniale, costituisce un inadempimento grave che giustifica la risoluzione del rapporto.
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Comunicazione CIGS: gli obblighi per l’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7642/2024, ha confermato l'illegittimità della collocazione in Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS) di alcuni dipendenti a seguito della chiusura di un'unità produttiva. La Corte ha stabilito che la comunicazione CIGS iniziale inviata ai sindacati era generica e non specificava adeguatamente i criteri di scelta dei lavoratori da sospendere, né le ragioni della mancata rotazione con il personale di altre sedi. Secondo i giudici, l'obbligo di informazione dettagliata sussiste sempre, anche in caso di cessazione totale dell'attività di una sede, per garantire la trasparenza e la verificabilità delle decisioni aziendali.
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Accordi sindacali e CIGS: l’interpretazione del giudice
Una compagnia aerea ha impugnato la sentenza che la condannava per illegittima collocazione di alcuni piloti in Cassa Integrazione (CIGS), basandosi su specifici accordi sindacali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'interpretazione degli accordi sindacali aziendali spetta al giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione se non per vizi di motivazione, riaffermando la decisione di condanna al risarcimento del danno.
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