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Chiamata In Causa

49 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto processuale con cui una parte già presente in un giudizio (convenuto) ne fa entrare una terza (terzo chiamato), ritenendo che quest'ultima sia la vera responsabile della pretesa avanzata contro di lui o che debba garantirlo dall'esito della causa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Validità Contratto Compravendita Immobiliare: Prevale la Trascrizione Anteriore
I Proprietari Originari hanno agito in giudizio per accertare la loro comproprietà su una striscia di terreno, contestando che tale area fosse stata inclusa in una successiva vendita all'Acquirente Attuale da parte dei Venditori Successivi. Il Tribunale ha riconosciuto il diritto dei Proprietari Originari. I Venditori Successivi hanno impugnato la decisione, sostenendo l'indeterminatezza dell'oggetto del contratto di compravendita immobiliare del 1965 e contestando le spese legali. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità del contratto originario e l'obbligo dei Venditori Successivi di pagare le spese, ribadendo la prevalenza della trascrizione anteriore.
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Avvocato chiama in causa: chi paga le spese legali se è infondata?
Un Avvocato aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per compensi professionali contro una Cliente. La Cliente si oppose e chiese risarcimento danni. L'Avvocato chiamò in causa una co-difensore per trasferire la responsabilità. I giudici di merito condannarono l'Avvocato a pagare le spese legali della co-difensore, ritenendo la sua chiamata in causa infondata. L'Avvocato ricorse in Cassazione, che rigettò il ricorso. Successivamente, l'Avvocato chiese la revocazione di tale sentenza di Cassazione, sostenendo un errore di fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta di revocazione, ribadendo che le spese legali chiamata in causa infondata restano a carico del chiamante.
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Assegno Falso: Estensione Automatica della Domanda al Vero Responsabile
Un subagente ha incassato un assegno di 10.000 euro, destinato a una compagnia assicurativa, tramite una falsa girata. L'Agenzia, per coprire il danno, ha citato in giudizio la Banca Negoziatrice che ha pagato l'assegno. La Banca Negoziatrice ha poi chiamato in causa il Subagente. La Corte d'Appello ha ritenuto inammissibile l'estensione automatica della domanda dell'Agenzia anche contro il Subagente. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la domanda dell'attore si estende automaticamente al terzo chiamato in causa se questi è indicato come il vero responsabile del medesimo fatto illecito, anche senza una richiesta formale. Questo principio facilita l'individuazione del responsabile unico nel contesto della estensione automatica della domanda.
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Patrocinio a spese dello Stato: il cittadino vince sul cavillo
Un cittadino ha impugnato la revoca del patrocinio a spese dello Stato citando in giudizio l'Agenzia delle Entrate. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile, individuando come unico soggetto competente il Ministero della Giustizia. La Corte di Cassazione ha chiarito che, sebbene il Ministero sia il vero soggetto passivo nel giudizio di revoca, il giudice non può respingere la domanda per un errore di notifica tra enti statali. In virtù della legge sulla rappresentanza dello Stato, il Tribunale avrebbe dovuto ordinare l'integrazione del contraddittorio verso il Ministero competente, evitando che la burocrazia ostacoli la tutela dei diritti. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso del cittadino, annullato la decisione precedente e rinviato la causa per una nuova valutazione.
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Litisconsorzio necessario processuale: stop al ricorso
Un cittadino ha promosso ricorso per cassazione contro un Ente Locale per ottenere il risarcimento dei danni. L'Ente Locale aveva precedentemente chiamato in causa la propria compagnia assicuratrice a titolo di garanzia. Nel depositare l'impugnazione finale, il cittadino ha notificato l'atto solo all'Ente Locale, omettendo la notifica alla società assicuratrice. La Corte di Cassazione ha rilevato la presenza di un litisconsorzio necessario processuale. Poiché la compagnia ha preso parte attiva nei precedenti gradi di giudizio, la causa non può essere decisa senza la sua presenza. Di conseguenza, i giudici hanno ordinato al ricorrente di sanare il vizio notificando il ricorso all'assicurazione entro trenta giorni, rinviando l'udienza.
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Responsabilità del geometra: limiti e garanzie
La Corte d'Appello ha confermato che la responsabilità del geometra per errori nelle planimetrie catastali non può essere azionata tramite la garanzia per oneri di cui all'art. 1489 c.c., poiché tale azione è esperibile solo verso il venditore. Gli acquirenti, avendo esteso la domanda al tecnico senza un solido fondamento, sono stati condannati al pagamento delle sue spese legali.
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Contestazione bollette energia: l’errore che fa perdere la causa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società cliente contro l'ingiunzione di pagamento per bollette elettriche non pagate emessa a favore della società fornitrice. La cliente lamentava consumi eccessivi, ma i giudici hanno chiarito che, nei contratti di somministrazione, le misurazioni del distributore locale sono vincolanti. Per effettuare una valida contestazione bollette energia basata sull'erroneità dei consumi rilevati, la cliente avrebbe dovuto chiamare in causa direttamente il distributore di rete, responsabile delle misurazioni. Non avendolo fatto, la contestazione mossa solo verso il fornitore (mandatario senza rappresentanza) è priva di valore. Di conseguenza, la cliente perde il ricorso ed è condannata al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Chiamata in causa dell’ente impositore: il rinvio della Cassazione
La Società Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per l'imposta ICI del 2002. L'Agente della Riscossione ha sostenuto la necessità di coinvolgere nel processo l'ente creditore. La Commissione Tributaria Regionale ha invece ritenuto regolare il giudizio anche senza tale partecipazione. L'Agente della Riscossione ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata chiamata in causa dell'ente impositore. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione giuridica, ha deciso di non decidere immediatamente in camera di consiglio. Con ordinanza interlocutoria, i giudici hanno rimesso la causa alla pubblica udienza della Sezione Tributaria per un esame più approfondito.
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Chiamata in causa dell’ente impositore: la Cassazione frena
Una società contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per l'ICI del 1999 emessa dall'Agente della Riscossione. La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto regolare il processo senza la necessità di coinvolgere il Comune. L'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata chiamata in causa dell'ente impositore. La sesta sezione della Corte di Cassazione, ritenendo la questione complessa e non di immediata soluzione, ha disposto la rimessione della causa alla pubblica udienza della quinta sezione civile per una decisione approfondita.
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Principio di causazione: il danneggiato non paga i terzi
Due proprietari subiscono danni a causa di un incendio propagatosi da un terreno pubblico. Il Ministero della Difesa, convenuto in giudizio, chiama in causa diversi terzi ritenendoli responsabili. Il Tribunale accerta la responsabilità del Ministero ma condanna i proprietari danneggiati a pagare le spese legali dei terzi chiamati in causa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei proprietari. I giudici chiariscono che il principio di causazione, che addebita all'attore le spese dei terzi, non si applica se la chiamata in causa da parte del convenuto è del tutto infondata o arbitraria. In questo caso, le spese dei terzi gravano esclusivamente sul soggetto che li ha chiamati inutilmente in giudizio.
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Estratto di ruolo: debito valido o notifica inesistente?
Il Contribuente ha impugnato un estratto di ruolo per contestare la mancata notifica del precedente avviso di accertamento esecutivo. I giudici di secondo grado avevano rigettato il ricorso, ritenendo che l'Agente della Riscossione non fosse il soggetto corretto da citare in giudizio (difetto di legittimazione passiva). La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Contribuente. I giudici di legittimità hanno stabilito che il cittadino può contestare l'estratto di ruolo direttamente contro l'Agente della Riscossione. Spetta poi a quest'ultimo l'onere di chiamare in causa l'Ente Creditore per non rispondere dell'esito della lite. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Annullamento cartella di pagamento: l’Agente paga le spese
Il caso nasce dall'impugnazione di una cartella esattoriale per sanzioni stradali non pagate. Il Tribunale dichiara l'annullamento cartella di pagamento poiché i verbali originari non erano mai stati notificati, condannando il Comune e l'Agente della Riscossione a pagare le spese legali in solido. L'Agente ricorre in Cassazione, sostenendo di non avere colpe per la mancata notifica dell'ente creditore. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo che, in caso di annullamento cartella di pagamento per omessa notifica dell'atto presupposto, l'Agente della Riscossione risponde delle spese di lite insieme all'ente impositore. Questo perché il cittadino è obbligato a fare causa all'Agente per bloccare l'esecuzione, applicando così il principio di causalità.
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Bonifica del sito inquinato: scontro tra Azienda e Comuni
Un acquirente scopre una grave contaminazione da rifiuti e biogas durante i lavori di costruzione su un terreno acquistato. Avvia quindi un'azione legale contro l'ex proprietario, un'azienda automobilistica, per ottenere il rimborso delle spese sostenute per la bonifica del sito inquinato. L'ex proprietario chiama in causa i Comuni e i precedenti proprietari che avevano gestito la discarica. Dopo i primi gradi di giudizio, la Cassazione, rilevando la pendenza di un altro procedimento strettamente connesso, decide con ordinanza interlocutoria di rinviare la causa per una trattazione congiunta, rimandando la decisione finale per garantire un esame coordinato delle responsabilità ambientali.
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Assicurazione paga per errore: il danneggiato deve restituire tutto
Un proprietario subisce danni da infiltrazioni e viene risarcito dall'assicurazione del vicino, che era stata condannata in solido. Successivamente, si scopre che la polizza non copriva quel tipo di danno. La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave sulla restituzione dell'indebito: l'obbligo di restituire la somma erroneamente pagata non grava sull'assicurato, ma direttamente su chi ha materialmente ricevuto il denaro, ovvero il danneggiato. Di conseguenza, il danneggiato che ha incassato il risarcimento non dovuto deve restituirlo all'assicurazione, anche se la condanna verso il vicino responsabile resta valida.
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Efficacia riflessa del giudicato: no all’estensione dopo fusione
Una lavoratrice aveva due contratti distinti con due cliniche. Una sentenza riconosce il suo rapporto di lavoro subordinato solo con la prima clinica. Successivamente, le due cliniche si fondono. La Cassazione ha stabilito che la sentenza non può essere estesa al rapporto con la seconda clinica, negando l'esistenza di un'efficacia riflessa del giudicato. Il principio è che una decisione giudiziaria vincola solo le parti originarie del processo. La fusione societaria non può, retroattivamente, estendere gli effetti di una sentenza a un rapporto di lavoro che non ne era oggetto. Di conseguenza, la lavoratrice perde la causa e deve restituire le somme percepite indebitamente in relazione al secondo rapporto.
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Spese legali del terzo chiamato: paga l’attore o chi lo coinvolge?
Un consorzio cita in giudizio la sua ex amministratrice per danni. L'amministratrice, a sua volta, chiama in causa un precedente amministratore. La domanda del consorzio viene respinta. A questo punto, chi paga le spese legali del terzo chiamato? La Cassazione stabilisce un principio chiaro: di regola, paga l'attore che ha perso la causa principale. Tuttavia, questa regola non si applica se la chiamata in causa del terzo era palesemente arbitraria o infondata. In tal caso, è la parte che ha effettuato la chiamata a dover sostenere i costi. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione che non aveva verificato l'eventuale arbitrarietà della chiamata.
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Responsabilità fornitore prodotto difettoso: decide l’Europa
Un automobilista subisce danni in un incidente a causa del mancato funzionamento dell'airbag. Cita in giudizio la filiale italiana della casa automobilistica, che si difende sostenendo di essere solo un distributore e non il produttore effettivo, un'altra società del gruppo con sede all'estero. Il caso arriva in Cassazione, che si interroga sulla corretta interpretazione della norma sulla responsabilità del fornitore per prodotto difettoso. Il dubbio è se il distributore possa essere considerato responsabile al pari del produttore solo perché ha un nome o un marchio quasi identico, che può confondere il consumatore. La Corte sospende il giudizio e chiede alla Corte di Giustizia Europea di risolvere la questione.
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Foro del consumatore: vince il privato, anche se chiamato in causa
Una società di costruzioni cita in giudizio un'altra azienda per il mancato pagamento di lavori di ristrutturazione. In un secondo momento, la stessa società coinvolge nel processo anche la proprietaria dell'immobile, in qualità di consumatrice. Quest'ultima contesta la competenza del tribunale, invocando il foro del consumatore, cioè quello della sua residenza. La Cassazione le dà ragione, stabilendo un principio fondamentale: la competenza del foro del consumatore è così forte da 'attirare' a sé tutte le cause connesse, anche quelle nate originariamente solo tra imprese. La società di costruzioni perde il ricorso.
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Errore in citazione e nullità dell’atto: la Cassazione salva la causa
Un cittadino chiede un risarcimento per diffamazione, ma commette un errore formale nel chiamare in causa il responsabile, indicando una qualifica errata. Il Tribunale dichiara la nullità dell'atto processuale e rigetta la domanda. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, affermando un principio fondamentale: un errore di forma non invalida automaticamente un atto se questo ha comunque raggiunto il suo scopo, cioè informare il destinatario e permettergli di difendersi. La sostanza deve prevalere sulla forma. La causa dovrà essere riesaminata.
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Chiamata in causa: chi paga le spese del terzo?
La Corte d'Appello di Genova ha rigettato l'appello di un progettista che contestava la condanna al pagamento delle spese legali a favore dei terzi da lui evocati in giudizio. La sentenza chiarisce che la chiamata in causa priva di fondamento o allegazioni specifiche obbliga chi la richiede a farsi carico delle spese processuali, anche se non è il soccombente principale, in base al principio di causazione.
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