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Cessione In Blocco

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122 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessione crediti: la banca acquirente risponde
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce che nella cessione crediti in blocco secondo l'art. 58 TUB, la banca cessionaria è tenuta a rispondere delle richieste di restituzione del debitore per somme indebitamente pagate alla banca originaria. Dopo tre mesi dalla pubblicazione della cessione, la responsabilità diventa esclusiva della cessionaria, a differenza di quanto avviene nelle operazioni di cartolarizzazione.
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Opposizione a precetto: motivi e decisione del Giudice
Il Tribunale ha rigettato un'opposizione a precetto promossa da due garanti. Le eccezioni sulla nullità della procura speciale del creditore, sull'estinzione delle fideiussioni e sulla carenza di legittimazione attiva a seguito di una cessione in blocco sono state ritenute infondate. La corte ha stabilito che le contestazioni di merito dovevano essere sollevate contro il decreto ingiuntivo originario, ormai definitivo, e che il creditore aveva adeguatamente provato la propria titolarità del credito.
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Cessione in blocco: onere della prova del cessionario
In un caso di cessione in blocco di crediti, la Corte di Cassazione ha stabilito che la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del credito se il debitore la contesta. Il cessionario ha l'onere di fornire la prova documentale che lo specifico credito rientra nell'operazione di cessione in blocco.
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Obblighi banca fideiussione: buona fede e doveri
La Corte di Cassazione ha stabilito che la banca viola i suoi obblighi nella fideiussione se concede ulteriore credito a un debitore in difficoltà finanziarie senza informare il garante. Questo comportamento, contrario al principio di buona fede, rende la garanzia inefficace. La Corte ha precisato che la violazione dell'art. 1956 c.c. può essere rilevata anche d'ufficio e non è strettamente legata a una tempestiva eccezione di parte, cassando la sentenza d'appello e rinviando per un nuovo esame.
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Credito ipotecario e confisca: quando il terzo è salvo?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società finanziaria che aveva acquistato un portafoglio di crediti, tra cui un credito ipotecario su un immobile successivamente confiscato per usura. La Corte ha respinto il ricorso della società, stabilendo che l'acquisto del credito dopo la trascrizione del sequestro sul bene non consente di invocare la buona fede. La modalità di acquisto "in blocco" non esonera il cessionario dall'onere di verificare la condizione dei beni, accettando altrimenti il rischio della confisca. Il creditore deve provare l'originaria buona fede e l'incolpevole affidamento, onere non soddisfatto in questo caso.
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Motivazione Apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per motivazione apparente. La corte territoriale aveva accolto l'appello dei debitori basandosi unicamente sul difetto di legittimazione della società cessionaria del credito, intervenuta in causa, senza esaminare il merito della controversia. La Cassazione ha stabilito che il giudice deve sempre decidere nel merito, anche se l'intervenuto non prova la sua titolarità, poiché la parte originaria resta in giudizio.
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Cessione in blocco: prova con Gazzetta Ufficiale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un garante che contestava la titolarità di un credito in capo a una società di cartolarizzazione. La Corte ha ribadito un principio consolidato: nella cessione in blocco di crediti bancari, la pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale è una prova sufficiente del trasferimento, senza la necessità di produrre in giudizio il contratto di cessione specifico. Questa pronuncia consolida le formalità probatorie a carico delle società cessionarie.
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Difetto di rappresentanza: sanatoria non automatica
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un fideiussore, stabilendo principi chiave sul difetto di rappresentanza processuale. Se l'eccezione viene sollevata dalla controparte, la parte interessata deve sanare il vizio immediatamente, senza poter contare su una concessione automatica di un termine da parte del giudice. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva concesso la sanatoria tardiva, sottolineando la necessità di una prova rigorosa dei poteri di chi conferisce la procura alle liti.
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Cessione crediti: Gazzetta Ufficiale non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una cessione crediti in blocco, la società acquirente deve provare la titolarità dello specifico credito contestato. La sola pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente se il debitore solleva un'eccezione. La Corte ha cassato la sentenza di merito che non aveva verificato adeguatamente tale prova, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Fideiussione specifica: la guida completa sulla prova
La Corte d'Appello di Ancona ha rigettato l'appello di due garanti, chiarendo importanti principi sulla fideiussione specifica. La sentenza ha stabilito che le tutele anticoncorrenziali previste per le fideiussioni omnibus non si estendono automaticamente a quelle specifiche. Inoltre, ha confermato che la prova della cessione del credito può essere fornita tramite la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e che i soci e amministratori che garantiscono per la propria società non sono qualificabili come consumatori, essendo a conoscenza della situazione finanziaria dell'impresa.
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Cessione in blocco: onere della prova del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7866/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società veicolo. La società, subentrata in un credito tramite una cessione in blocco, non ha fornito la prova specifica che il credito oggetto della causa fosse effettivamente compreso nel portafoglio trasferito. Secondo la Corte, la sola pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a soddisfare l'onere probatorio sulla titolarità del singolo credito.
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Fideiussione omnibus: la sua validità pre-2005
La Corte d'Appello di Ancona ha rigettato l'appello di un debitore e dei suoi garanti, confermando la validità di un contratto di mutuo e delle relative garanzie. La sentenza ha stabilito che la titolarità del credito era stata provata dall'acquirente, il tasso di interesse era determinabile e non vi era anatocismo nel piano di ammortamento. In particolare, è stata respinta l'eccezione di nullità della fideiussione omnibus per violazione della normativa antitrust, poiché il provvedimento della Banca d'Italia del 2005 non si applica retroattivamente a garanzie stipulate negli anni '90 senza una prova specifica di un'intesa illecita all'epoca.
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Cessione del credito: l’azione revocatoria si trasferisce?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6582/2024, ha stabilito che in caso di cessione del credito, l'azione revocatoria non si trasferisce automaticamente al nuovo creditore, ma è necessario che vi sia un'espressa volontà negoziale delle parti. Nel caso di specie, una società acquirente di un credito in blocco è stata ritenuta legittimata a proseguire l'azione revocatoria iniziata dalla banca cedente, poiché il contratto di cessione includeva il trasferimento di 'ogni e qualsiasi diritto, ragione e pretesa, azione ed eccezione' connessa al credito. La Corte ha valorizzato un'interpretazione conservativa del contratto, ritenendo tale clausola sufficiente a manifestare la volontà di trasferire anche l'azione in corso, respingendo così il ricorso dei debitori.
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Cessione crediti in blocco: come si prova la titolarità
Una società debitrice si opponeva a un precetto, contestando la titolarità del credito in capo alla società cessionaria a seguito di una cessione crediti in blocco. La Corte d'Appello di Ancona ha stabilito che la pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale è prova sufficiente della titolarità, a condizione che l'avviso contenga criteri specifici e non ambigui per identificare i crediti ceduti. La Corte ha anche dichiarato inefficaci gli accordi transattivi stipulati con un rappresentante privo di poteri.
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Inammissibilità ricorso cassazione: motivi confusi
Una società di recupero crediti ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello favorevole a una società fallita e ai suoi fideiussori in una controversia bancaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della formulazione confusa e sovrapposta dei motivi di impugnazione, che mescolavano diverse tipologie di vizi senza una chiara distinzione. Questo difetto procedurale ha reso impossibile per i giudici esaminare nel merito le specifiche censure mosse dalla ricorrente.
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Buona fede del creditore: come provarla nei crediti vecchi
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento che negava l'ammissione al passivo di un credito molto vecchio in una procedura di confisca di prevenzione. La Corte ha stabilito che non si può escludere la buona fede del creditore solo per la mancata produzione di documenti originari, soprattutto quando il tempo trascorso rende irragionevole la loro conservazione. È necessario valutare tutti gli elementi indiziari, come il notevole lasso temporale tra la nascita del credito e la manifestazione della pericolosità del debitore.
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Cessione crediti in blocco: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27915/2025, ha ribadito che nella cessione crediti in blocco, l'onere di provare la titolarità del singolo credito spetta al cessionario. La mera pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale è insufficiente se i criteri indicati sono generici e non permettono di individuare con certezza il credito oggetto di causa. La valutazione dell'idoneità della prova è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito. Di conseguenza, il ricorso della società cessionaria è stato dichiarato inammissibile.
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Impugnazione ratio decidendi: l’errore che costa caro
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché non affrontava la specifica impugnazione ratio decidendi della sentenza di appello. Quest'ultima aveva già respinto il gravame per un vizio formale, ma il ricorrente ha discusso il merito della causa, ignorando la motivazione procedurale. La Corte ribadisce che il ricorso deve colpire il cuore della decisione impugnata, pena la sua inammissibilità.
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Credito e confisca: la buona fede del creditore
Una società finanziaria ha impugnato la confisca di un immobile su cui deteneva un'ipoteca a seguito di una cessione del credito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che se il creditore originario (una banca) mancava di buona fede al momento della concessione del finanziamento – a causa di una verifica insufficiente su un debitore coinvolto in reati fiscali – il successivo acquirente del credito non può vantare alcuna tutela. La mancanza della buona fede del creditore originario è quindi determinante.
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Ipoteca non rinnovata: effetti sulla divisione
In una causa di divisione immobiliare, la Cassazione ha stabilito che un'ipoteca non rinnovata entro il termine di 20 anni perde la sua efficacia. Il giudice di merito aveva erroneamente ignorato questa eccezione, attribuendo al creditore ipotecario somme derivanti dalla vendita. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che il termine ventennale incide sull'efficacia della pubblicità costitutiva dell'ipoteca, la cui cessazione deve essere valutata dal giudice, e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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