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Cessionario

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195 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessione di ramo d’azienda: i debiti fiscali passano all’acquirente
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la decisione che limitava la responsabilità di una società acquirente per i debiti fiscali del venditore. La vicenda nasce dalla cessione di ramo d'azienda. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'acquirente risponde dei debiti tributari pregressi, a meno che non dimostri l'estraneità del debito al ramo acquistato. Questa prova non può basarsi su semplici stime o studi di settore. L'acquirente deve presentare i libri contabili e il certificato ufficiale dei carichi pendenti rilasciato dal Fisco. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, annullando la sentenza favorevole alla società e ordinando un nuovo giudizio.
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Cessione del credito: l’INPS paga il soggetto sbagliato e perde
L'Azienda riceve dall'INPS una richiesta di contributi per due lavoratori. Questi ultimi effettuano una cessione del credito previdenziale a favore dell'Azienda per compensare parzialmente il debito. L'INPS accetta la cessione e rimodula il piano di rateazione dell'Azienda. Successivamente, l'INPS rimborsa erroneamente gli stessi crediti ai lavoratori originari e consente loro compensazioni tramite modello F24. L'ente previdenziale pretende quindi il pagamento della somma dall'Azienda. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'INPS, stabilendo che, una volta notificata la cessione del credito, i successivi rimborsi o compensazioni effettuati a favore dei lavoratori non sono opponibili all'Azienda. L'INPS perde la causa e deve farsi carico del proprio errore di pagamento.
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Buona fede del creditore: la Cassazione tutela i crediti ceduti
Una banca ha concesso un mutuo a una società vinicola, i cui beni sono stati successivamente confiscati dallo Stato. Il credito è stato poi ceduto a una società finanziaria, che ha chiesto di recuperare le somme. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo che la società acquirente non avesse dimostrato la propria buona fede al momento dell'acquisto del credito. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la buona fede del creditore deve essere valutata con riferimento al momento in cui il credito è nato e alla posizione della banca originaria (cedente), e non dell'acquirente (cessionario). Il caso torna al Tribunale per un nuovo esame.
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Giudizio di ottemperanza: il Fisco deve pagare i rimborsi
Una societ cede un credito IVA a un socio prima di estinguersi. Il socio chiede il rimborso del credito, ma l'Amministrazione Finanziaria rifiuta tacitamente. Il giudice tributario accoglie il ricorso del contribuente con sentenza definitiva. Di fronte al rifiuto di pagare dell'amministrazione, l'erede del socio avvia un giudizio di ottemperanza. Il giudice dell'esecuzione rifiuta di ordinare il pagamento, sostenendo che la sentenza originaria contenesse un errore e non includesse una condanna esplicita. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'erede, stabilendo che il giudice dell'ottemperanza ha il dovere di interpretare la sentenza passata in giudicato per renderla effettiva, senza poterne ridiscutere il merito o rilevare presunti errori.
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Responsabilità solidale cessionario azienda: paga il compratore
Una società acquista un ramo d'azienda. Successivamente, riceve una cartella di pagamento per tasse non versate dal venditore nel 2008. L'acquirente contesta la cartella, sostenendo di non essere responsabile perché il fisco non ha prima cercato di riscuotere dal venditore e perché il certificato fiscale ottenuto all'epoca era pulito. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. La Corte stabilisce che la responsabilità solidale cessionario azienda non richiede la preventiva escussione del venditore prima dell'invio della cartella. Inoltre, il certificato fiscale non ha effetto liberatorio per i debiti emersi solo successivamente tramite una dichiarazione dei redditi presentata in ritardo dal venditore.
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Responsabilità solidale del cessionario: sconti alti e rischi IVA
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto a un'azienda acquirente di auto il pagamento dell'IVA non versata dal venditore. L'accertamento si fondava sul fatto che l'acquisto era avvenuto a un prezzo inferiore al valore normale di mercato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando la sua responsabilità solidale del cessionario. I giudici hanno chiarito che, per superare la presunzione di legge, l'acquirente deve fornire prove documentali specifiche e oggettive che giustifichino il prezzo inferiore in base alla propria attività economica, non bastando riferimenti generici a listini o offerte di terzi.
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Trasferimento d’azienda: i dipendenti vincono contro i limiti di tempo
Un gruppo di lavoratori ha chiesto al giudice di accertare la prosecuzione del rapporto di lavoro con una nuova società pubblica a seguito di un trasferimento d'azienda. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, confermando il passaggio dei dipendenti alle medesime condizioni economiche e normative. La nuova società ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo la decadenza dei lavoratori dall'azione legale per il decorso dei termini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'azione per accertare la sussistenza del rapporto di lavoro con il cessionario a seguito di trasferimento d'azienda non è soggetta ai termini di decadenza previsti per l'impugnazione dei provvedimenti datoriali. Di conseguenza, i lavoratori hanno vinto la causa e la società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Rimborso IVA indebita: il Fisco vince sul ritardo della società
Una società venditrice applica erroneamente l'aliquota IVA al venti per cento anziché al dieci per cento sulla vendita di un impianto fotovoltaico, versando l'eccedenza al Fisco. Successivamente, la società acquirente cede il proprio credito d'imposta alla venditrice. Quest'ultima presenta istanza di rimborso oltre due anni dopo il versamento. L'Amministrazione Finanziaria nega il rimborso per decorrenza dei termini. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni del Fisco, stabilendo che la cessione del credito ha natura derivativa e non modifica i termini del rapporto originario. Di conseguenza, il termine biennale di decadenza per richiedere il rimborso IVA indebita decorre dal giorno del versamento originario dell'imposta e non dalla successiva notifica del diniego. La società perde definitivamente il diritto al rimborso.
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Cessione del credito IVA: la società perde il diritto di fare causa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società in fallimento relativo alla cessione del credito IVA. La società aveva ceduto il proprio credito d'imposta a una banca, notificando l'operazione all'Agenzia delle Entrate. Successivamente, ha impugnato il rifiuto dell'Amministrazione finanziaria di riconoscere l'efficacia della cessione. I giudici di legittimità hanno rilevato d'ufficio che, a seguito della cessione del credito IVA, la società cedente ha perso la legittimazione ad agire e l'interesse a ricorrere. Il diritto di pretendere il rimborso e di contestare le decisioni del fisco spetta infatti esclusivamente al soggetto cessionario, ossia alla banca che ha acquistato il credito.
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Legittimazione ad agire: perso il credito del gruppo societario
Una società estera ha citato in giudizio un imprenditore per ottenere il pagamento di oltre un milione di euro basandosi su un accordo per la gestione di un appalto in Bosnia. L'imprenditore ha eccepito il difetto di legittimazione ad agire della società attrice, sostenendo che le prestazioni erano state eseguite da un'altra azienda del medesimo gruppo. I giudici di merito hanno rigettato la domanda sia per carenza di legittimazione sia per nullità del contratto, volto a eludere una gara pubblica. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'appartenenza allo stesso gruppo societario non attribuisce la legittimazione ad agire in sostituzione della vera titolare del diritto. Di conseguenza, il ricorso della società cessionaria del credito è stato rigettato con condanna alle spese.
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Definizione agevolata delle controversie fiscali: stop al fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un accertamento IVA da oltre un milione di euro contro una società di giocattoli in liquidazione. La controversia riguardava la mancata registrazione di una nota di variazione. Durante il giudizio in Cassazione, la società contribuente ha chiesto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata delle controversie fiscali prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Suprema Corte, riscontrando la sussistenza dei requisiti di legge, ha accolto l'istanza. Di conseguenza, i giudici hanno sospeso il giudizio e rinviato la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria.
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Trattamento economico dipendenti pubblici trasferiti: i limiti
Una dipendente pubblica, trasferita da un ente soppresso al Ministero, pretendeva di conservare il trattamento economico più favorevole previsto dal precedente contratto collettivo, inclusa un'indennità specifica. La Corte d'Appello le aveva dato ragione. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del Ministero, stabilendo che nel passaggio di personale tra amministrazioni si applica subito il contratto collettivo dell'amministrazione di arrivo. Il principio di irriducibilità della retribuzione tutela solo i compensi fissi e continuativi, che possono essere salvaguardati tramite un assegno ad personam, ma non consente di mantenere in eterno le regole del vecchio contratto. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Cessione del ramo d’azienda: stipendio dovuto anche senza lavoro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda contro il decreto ingiuntivo ottenuto da un dipendente per il pagamento dello stipendio. La cessione del ramo d'azienda a cui il lavoratore era addetto era stata dichiarata invalida. Il datore di lavoro originario sosteneva di poter trattenere le somme percepite dal lavoratore a titolo di indennità risarcitoria da parte dell'azienda acquirente. La Suprema Corte ha invece chiarito che, dichiarata inefficace la cessione del ramo d'azienda, il rapporto di lavoro originario rimane in vita. Di conseguenza, l'obbligo di pagare le retribuzioni ha natura retributiva e non risarcitoria. Non si applica quindi la compensazione con quanto percepito dal lavoratore per altre vicende lavorative di fatto. Il lavoratore ha diritto all'intero stipendio.
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Azione revocatoria ordinaria: l’ipoteca non salva la vendita
Un'azienda creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un debitore che aveva venduto quote immobiliari alla società gestita dalla figlia, svuotando il proprio patrimonio. La società acquirente si è difesa sostenendo che i beni fossero già ipotecati da altri e che la vendita non danneggiasse il creditore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società acquirente. I giudici hanno chiarito che l'esistenza di ipoteche non esclude il pregiudizio per il creditore, poiché la garanzia ipotecaria potrebbe ridursi in futuro. Inoltre, la Corte ha confermato che la società che acquista il credito durante la causa può legittimamente intervenire nel processo. Vince l'azienda cessionaria del credito, mentre la società acquirente è condannata a pagare le spese di giudizio.
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Motivazione apparente: la Cassazione sblocca il rimborso fiscale
Un'azienda, cessionaria di crediti fiscali, ha richiesto un rimborso all'Agenzia delle Entrate. Quest'ultima ha risposto genericamente di attendere documenti, senza specificare quali. L'azienda ha impugnato la risposta considerandola un rifiuto tacito. La Commissione Tributaria Regionale ha rigettato il ricorso, ritenendo la risposta del fisco una semplice fase preliminare e non un diniego. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda, rilevando un vizio di motivazione apparente nella sentenza d'appello. I giudici di secondo grado non hanno infatti spiegato il percorso logico-giuridico per cui la generica richiesta del fisco non costituisse un rifiuto, specialmente a fronte di crediti già risultanti dalle dichiarazioni fiscali. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità solidale cessione azienda: il Fisco batte la frode
Una società cedente, gravata da ingenti debiti fiscali, ha trasferito la propria attività a una nuova società cessionaria per poi cancellarsi dal registro delle imprese. L'Amministrazione Finanziaria ha notificato due cartelle di pagamento alla nuova società, invocando la responsabilità solidale cessione azienda per i debiti della vecchia gestione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della nuova società, confermando la legittimità delle cartelle. I giudici hanno accertato l'esistenza di un disegno fraudolento basato su cessioni incrociate di quote tra gli stessi soci, finalizzato a mimetizzare la continuità aziendale e sottrarre i beni alla riscossione. La Corte ha chiarito che l'iscrizione a ruolo a nome della società estinta è valida ed è azionabile nei confronti del cessionario coobbligato.
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Licenziamento in periodo protetto: no ai tagli per nozze e crisi
Una lavoratrice viene licenziata entro l'anno dalle pubblicazioni di matrimonio. L'Azienda cedente giustifica il recesso con la crisi e il trasferimento del compendio aziendale all'Azienda acquirente, escludendo la dipendente dal passaggio in forza di un accordo sindacale. La Corte di Cassazione conferma la nullità del provvedimento, qualificandolo come licenziamento in periodo protetto. I giudici chiariscono che la ristrutturazione aziendale non equivale alla cessazione dell'attività. Inoltre, gli accordi sindacali per le aziende in crisi possono modificare le condizioni di lavoro, ma non possono escludere il trasferimento automatico dei dipendenti all'acquirente. La Cassazione rigetta i ricorsi delle società, confermando il diritto alla reintegrazione.
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Trasferimento d’azienda: l’ente soppresso perde, il nuovo assume
Una lavoratrice ha ottenuto la conversione dei suoi contratti a progetto illegittimi in un rapporto a tempo indeterminato. Nel frattempo, l'ente datore di lavoro originario è stato soppresso e le sue attività sono passate a un nuovo ente tramite un trasferimento d'azienda. La Corte d'Appello ha stabilito che il nuovo ente deve riassumere la dipendente. Il nuovo ente ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la propria responsabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che in caso di trasferimento d'azienda il rapporto di lavoro prosegue con il soggetto subentrante. Di conseguenza, il nuovo ente è obbligato a reintegrare la lavoratrice e a pagare le spese legali.
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Trasferimento di azienda: vince il dipendente licenziato
Una banca in liquidazione ha ceduto le proprie attività a un nuovo istituto di credito. Il Lavoratore, licenziato dalla banca cedente, ha richiesto la continuità del rapporto di lavoro con la banca acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato che l'operazione ha costituito un effettivo trasferimento di azienda. Di conseguenza, in mancanza di un valido accordo sindacale trilaterale che potesse derogare alle tutele di legge, il rapporto di lavoro si è trasferito automaticamente alla banca cessionaria ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile. Il licenziamento intimato dalla cedente è stato dichiarato inefficace poiché avvenuto quando il rapporto era già passato alla nuova banca. La banca acquirente deve quindi riassumere il dipendente e risarcirgli i danni.
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Cessione dei crediti d’appalto: il subappaltatore vince sulla PA
Un subappaltatore ha richiesto il pagamento di opere stradali a un'amministrazione pubblica in base a una cessione dei crediti concordata con l'appaltatore principale, poi fallito. L'amministrazione ha rifiutato il pagamento sostenendo che la cessione fosse inefficace senza il suo consenso espresso, non essendo il cessionario una banca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del subappaltatore, stabilendo che la cessione dei crediti d'appalto a favore del subappaltatore è pienamente efficace e opponibile alla pubblica amministrazione se quest'ultima non la rifiuta esplicitamente entro quindici giorni dalla notifica, applicando così il principio del silenzio-assenso per agevolare l'esecuzione delle opere pubbliche.
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