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Cessionario

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195 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Regime del margine IVA: Rivenditore perde su auto usate, onere prova
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un Rivenditore di auto usate l'applicazione del Regime del margine IVA per due veicoli, ritenendo non sussistenti i requisiti. Il Rivenditore ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta al Rivenditore dimostrare che il precedente proprietario non aveva detratto l'IVA. Per una Mercedes, la questione si è risolta con l'autotutela dell'Agenzia, mentre per una Porsche il Rivenditore non ha fornito la prova necessaria, perdendo la causa.
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Inversione contabile IVA: Oro usato, la Cassazione chiarisce i limiti
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato un'Azienda per mancata applicazione dell'IVA tramite inversione contabile IVA sull'acquisto di oro usato. Le società cedenti non avevano applicato l'IVA, ritenendo applicabile il regime speciale. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'Azienda, ma la Cassazione ha cassato la sentenza. La Corte ha stabilito che l'inversione contabile per l'oro usato si applica solo a prodotti non destinati al consumo immediato e con specifici requisiti di purezza, per prevenire frodi fiscali. Il caso torna al giudice di merito per una nuova valutazione.
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Rimborso IVA oneri di sistema: no alla richiesta diretta al Fisco
L'Azienda ha chiesto direttamente all'Amministrazione Finanziaria il rimborso IVA oneri di sistema, sostenendo di averla pagata ingiustamente sulle bollette elettriche. L'Ufficio fiscale ha respinto la richiesta, evidenziando che l'utente non ha un rapporto tributario diretto con il Fisco. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, stabilendo che il cliente non può chiedere la restituzione dell'imposta direttamente allo Stato. Il rapporto d'imposta intercorre solo tra il fornitore e l'Erario. Il cliente finale può agire unicamente contro il fornitore di energia attraverso un'azione civile per la restituzione delle somme non dovute, salvo casi eccezionali di assoluta impossibilità di recupero. La richiesta di rimborso diretta all'Erario è stata quindi dichiarata del tutto inammissibile.
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Rimborso IVA indebita in bolletta: no all’azione diretta al Fisco
Un'azienda cliente ha chiesto al Fisco il rimborso IVA indebita versata sulle bollette dell'energia elettrica, sostenendo che gli oneri generali di sistema non dovessero essere tassati. L'Agenzia delle Entrate ha respinto l'istanza, affermando che il cliente non può agire direttamente contro l'Erario, ma deve eventualmente rivolgersi al proprio fornitore di energia. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni del Fisco. I giudici hanno chiarito che il rapporto tributario diretto si instaura solo tra il fornitore e lo Stato. Di conseguenza, il cliente finale non ha il potere di chiedere la restituzione dell'imposta direttamente all'Amministrazione finanziaria, a meno che non dimostri l'assoluta impossibilità di recuperare la somma dal fornitore, come nel caso di fallimento di quest'ultimo. Il ricorso originario dell'azienda è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Confisca antimafia e buona fede del terzo creditore: stop ai crediti
Una società veicolo, istituita dall'autorità bancaria per gestire i crediti deteriorati, ha chiesto l'ammissione allo stato passivo di un'azienda confiscata alla criminalità organizzata per riscuotere canoni di leasing non pagati. Il giudice ha respinto la domanda a causa dell'assenza di incolpevolezza al momento della nascita del credito. La società cessionaria ha fatto ricorso sostenendo l'impossibilità di verificare la condotta della banca cedente. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Il passaggio del credito non elimina il vizio genetico originale. La buona fede del terzo creditore deve sussistere al momento della stipula del contratto iniziale e non può essere sanata da un successivo trasferimento autoritativo del rapporto debitorio.
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Trattamento di fine servizio: l’ente subentrante paga tutto
Un dipendente pubblico è transitato da un consorzio soppresso a un nuovo ente regionale per legge. Al momento del collocamento a riposo per vecchiaia, il lavoratore ha richiesto il pagamento integrale delle differenze spettanti per il trattamento di fine servizio. L'ente regionale subentrante ha rifiutato l'esborso totale, sostenendo che le passività pregresse dovevano gravare sulla gestione liquidatoria dell'ente di provenienza. I giudici di merito hanno condannato l'ente al versamento di oltre cinquantamila euro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il ricorso dell'ente. La Suprema Corte ha chiarito che il passaggio tra enti pubblici garantisce la continuità del rapporto di lavoro e l'unitarietà della liquidazione, imponendo al nuovo datore di saldare l'intera indennità maturata nel corso di tutta la carriera.
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Cessione del contratto di locazione: responsabilità del cedente
I Locatori richiedono il pagamento di canoni arretrati alla Società Cedente per un immobile commerciale. La società sostiene di non dover rispondere dei debiti, avendo realizzato la Cessione del contratto di locazione a un Nuovo Conduttore unitamente al ramo d'azienda. I giudici di merito condannano la Società Cedente in solido con il nuovo affittuario. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che, se la comunicazione del trasferimento è stata effettuata regolarmente al proprietario, la responsabilità del vecchio inquilino è soltanto sussidiaria. Il locatore deve quindi rivolgere la preventiva richiesta di pagamento al nuovo conduttore tramite messa in mora. Solo dopo l'inadempimento di quest'ultimo è possibile agire nei confronti della società cedente.
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Responsabilità solidale cessione azienda: cartella valida
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a una società acquirente per debiti fiscali non versati dall'impresa venditrice. L'Ufficio ha fondato la pretesa sulla responsabilità solidale cessione azienda. La società acquirente ha contestato l'atto, sostenendo un difetto di motivazione della cartella per la mancata allegazione dei dettagli dell'accertamento originario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società acquirente. I giudici hanno chiarito che l'attività accertativa riguarda unicamente il soggetto venditore. Per l'acquirente, responsabile in solido, è sufficiente l'iscrizione a ruolo con il chiaro riferimento normativo alla cessione d'azienda per garantire la piena validità della motivazione.
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Assegno ad personam: tutela dello stipendio e riassorbimento
Un dipendente pubblico trasferito da un Ministero a un Ente previdenziale chiedeva la totale intangibilità del proprio assegno ad personam, escludendone qualsiasi riduzione futura. L'Ente previdenziale pretendeva invece l'azzeramento immediato della voce economica all'entrata in vigore del nuovo contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha respinto le richieste di entrambe le parti. I giudici hanno chiarito che il passaggio tra amministrazioni non può arrecare un danno economico immediato al dipendente. La retribuzione globale percepita in precedenza rimane garantita proprio attraverso l'assegno ad personam. Tuttavia, questo importo integrativo non resta fisso all'infinito, ma subisce il legittimo e graduale riassorbimento a fronte dei futuri miglioramenti stipendiali riconosciuti dal nuovo contratto dell'ente di destinazione.
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Cessione di ramo d’azienda nulla: stipendi dovuti dal cedente
Una lavoratrice otteneva dal tribunale la dichiarazione di inefficacia del trasferimento causato da una cessione di ramo d'azienda. Il giudice disponeva il ripristino del rapporto di lavoro con l'azienda cedente. La dipendente metteva a disposizione le proprie energie lavorative e ingiungeva il pagamento degli stipendi arretrati. L'azienda cedente rifiutava il pagamento eccependo che la dipendente aveva risolto consensualmente il contratto con l'azienda cessionaria incassando un incentivo all'esodo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda cedente confermando l'obbligo retributivo integrale.
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Sequestro crediti Superbonus lecito anche al terzo in buona fede
Una società assicurativa acquista crediti fiscali derivanti da presunte truffe su agevolazioni edilizie. Il Giudice per le indagini preliminari dispone il blocco preventivo dei valori per oltre sette milioni di euro. L'acquirente impugna il provvedimento dichiarando la propria totale buona fede e sostenendo l'autonomia del diritto acquistato rispetto alle frodi iniziali. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma la misura cautelare. Il sequestro crediti Superbonus è pienamente legittimo anche a carico del terzo estraneo al reato. La cessione del beneficio fiscale ha natura derivativa e trasferisce i vizi originari della detrazione. Il pericolo di compensazione delle somme fittizie giustifica il vincolo impeditivo per proteggere le casse erariali.
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Aliquota IVA errata: l’obbligo di Regolarizzazione fattura IVA del compratore
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato un'Azienda per non aver proceduto alla Regolarizzazione fattura IVA. L'Azienda aveva ricevuto una fattura con un'aliquota IVA agevolata (10%) per un bene destinato a uso non residenziale, quando avrebbe dovuto applicarsi l'aliquota ordinaria. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso l'obbligo del cessionario di controllare la correttezza sostanziale dell'aliquota. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che il cessionario deve verificare la regolarità formale della fattura, inclusa l'aliquota IVA, e procedere alla Regolarizzazione fattura IVA se l'aliquota è errata e non giustificata.
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Rimborso IVA negato per frode: la Cassazione rinvia la decisione
La Società Acquirente ha richiesto il Rimborso IVA in seguito all'acquisto di un immobile. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, ritenendo l'operazione soggettivamente inesistente e finalizzata a una frode fiscale. La Corte di Cassazione, rilevando la pendenza di un altro ricorso connesso contro la stessa sentenza di appello, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire la trattazione congiunta dei due procedimenti.
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Responsabilità solidale cessione azienda: il ritardo che costa caro
Una società acquista un ramo d'azienda e riceve una cartella di pagamento per le tasse non pagate dal venditore. La società acquirente contesta l'atto, lamentando la mancata preventiva aggressione del patrimonio del venditore e invocando la limitazione del proprio debito. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che la responsabilità solidale cessione azienda si applica pienamente se l'acquirente non richiede il certificato dei debiti tributari prima dell'acquisto. Richiedere tale documento durante la causa non serve a limitare la responsabilità. Inoltre, la mancata indicazione del tentativo di pignoramento contro il venditore non rende nulla la cartella di pagamento, ma consente solo di chiedere la sospensione dell'esecuzione. L'acquirente perde la causa e deve pagare i debiti e le spese legali.
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Cessione di azienda invalida: l’azienda deve pagare due volte
Il caso riguarda un lavoratore il cui trasferimento a un'altra società è stato dichiarato nullo con sentenza definitiva. Nonostante la pronuncia, l'azienda originaria non ha riammesso in servizio il dipendente, il quale ha richiesto il pagamento delle retribuzioni dovute. L'azienda originaria si è opposta, sostenendo che le somme percepite dal lavoratore tramite un accordo transattivo con la società di fatto utilizzatrice dovessero essere detratte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che una cessione di azienda invalida genera due rapporti distinti: uno giuridico con il cedente e uno di fatto con il cessionario. Di conseguenza, le somme ottenute dal rapporto di fatto non possono ridurre il risarcimento dovuto dal datore di lavoro originario.
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Rimborso IVA indebita: la Clinica perde la sfida diretta col Fisco
Una Clinica Privata ha chiesto all'Amministrazione Finanziaria il rimborso IVA indebita versata sulle bollette dell'energia elettrica, contestando l'inclusione degli oneri di sistema nella base imponibile. Il Fisco ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Clinica Privata, confermando che il cliente non può chiedere direttamente il rimborso al Fisco. Il rapporto tributario intercorre solo tra il fornitore e l'Amministrazione Finanziaria. Il cliente deve quindi avviare un'azione civile di ripetizione di indebito contro il fornitore per recuperare le somme pagate in più. Solo in casi eccezionali di oggettiva impossibilità di recupero, come il fallimento del fornitore, è ammessa l'azione diretta contro lo Stato.
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Cessione di ramo d’azienda: salvo il posto anche dopo l’accordo
Due lavoratori impugnano la cessione di ramo d'azienda tra la loro ex azienda datrice di lavoro e una nuova società, ritenendola invalida. Successivamente, i lavoratori firmano un verbale di conciliazione con la società acquirente per risolvere il rapporto di lavoro di fatto instaurato. L'azienda originaria sostiene che tale accordo estingua ogni pretesa anche nei suoi confronti. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'azienda originaria, confermando che l'invalidità della cessione di ramo d'azienda mantiene in vita il rapporto giuridico con il datore di lavoro originario. La risoluzione del rapporto con l'acquirente di fatto non elimina l'interesse dei lavoratori a chiedere il ripristino del posto di lavoro originario.
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Cessione del credito tributario: quando il Fisco nega il rimborso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in merito alla cessione del credito tributario (nello specifico, crediti IVA) effettuata da una società a favore di un istituto bancario. La Corte ha stabilito che la cessione del credito d'imposta è inefficace e inopponibile al Fisco se non viene notificata sia all'Agenzia delle Entrate sia all'Agente della Riscossione. Inoltre, in caso di impugnazione del silenzio-rifiuto su un'istanza di rimborso, spetta al contribuente (o al suo cessionario) l'onere di provare la sussistenza del diritto al rimborso producendo la documentazione richiesta dall'ufficio. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Rimborso IVA infrannuale: vince il possesso sulla data di emissione
L'Amministrazione Finanziaria ha negato a una Società Contribuente il rimborso IVA infrannuale per il terzo trimestre del 2009 relativamente a una fattura d'acquisto emessa a giugno ma ricevuta e registrata a luglio dello stesso anno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che, per determinare il trimestre di competenza del rimborso, rileva unicamente il momento in cui il contribuente entra in possesso della fattura e provvede alla sua registrazione contabile. Non conta la data di emissione del documento se questo non era ancora disponibile. Vince la Società Contribuente, che ottiene il riconoscimento del diritto al rimborso.
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Cessione di ramo d’azienda: quando l’acquirente non paga i debiti
Una società finanziaria acquista un ramo d'azienda da un istituto estero nel 2003. Successivamente, l'Agenzia delle Entrate notifica alla società acquirente un atto di recupero per un credito IVA inesistente compensato dalla venditrice nel 2004. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società acquirente. I giudici chiariscono che, in caso di cessione di ramo d'azienda, la responsabilità solidale tributaria dell'acquirente è limitata per legge alle violazioni commesse nell'anno della cessione e nei due precedenti. Poiché la violazione contestata (la compensazione indebita) è avvenuta nel 2004, ossia successivamente alla cessione del 2003, l'acquirente non può essere chiamato a risponderne. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla definitivamente l'atto di recupero fiscale.
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