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Cessazione Della Materia Del Contendere — Anno 2022

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685 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cessazione Della Materia Del Contendere

Provvedimenti

Definizione agevolata della lite tributaria: estinto il ricorso
L'Agenzia delle Entrate contestava a due società e a un ente territoriale una complessa operazione societaria, riqualificando il conferimento di ramo d'azienda e la successiva cessione di quote come un'unica cessione d'azienda soggetta a imposta di registro proporzionale. Dopo la vittoria dei contribuenti nei gradi di merito per incompetenza territoriale dell'ufficio impositore, l'ente finanziario ricorreva in Cassazione. Nelle more del giudizio, un coobbligato presentava regolare domanda di definizione agevolata della lite tributaria versando la prima rata dovuta. In assenza di istanze di trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Compensazione spese di lite e assegno sociale INPS
Una cittadina richiede l'assegno sociale all'ente previdenziale. L'ente nega inizialmente il beneficio per verificare il soggiorno decennale tramite la questura. La cittadina avvia una causa e, durante il giudizio, l'ente eroga la prestazione. Il tribunale dichiara cessata la contesa e stabilisce la compensazione spese di lite. La cittadina impugna la decisione chiedendo il rimborso dei costi legali secondo il principio di soccombenza virtuale. La ricorrente sostiene il ritardo ingiustificato dell'ente, ma omette di depositare in appello i documenti che provano la data esatta della richiesta amministrativa. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione, confermando che la mancanza di prove impedisce di addebitare le spese all'istituto previdenziale.
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Definizione agevolata e fine della lite con il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la sentenza che annullava due avvisi di accertamento sintetico Irpef emessi contro una contribuente. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata versando le somme previste dalla legge. Anche l'amministrazione finanziaria ha confermato la regolarità della domanda e il perfezionamento della procedura di sanatoria della lite. La Suprema Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la formale estinzione del processo per avvenuta definizione della lite pendente, stabilendo che le spese legali restano definitivamente a carico della parte che le ha anticipate.
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Cessazione della materia del contendere dopo il pagamento
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza tributaria riguardante una cartella di pagamento emessa contro una società per rate omesse relative a una definizione agevolata. Nel corso del giudizio di legittimità, la società contribuente ha dimostrato l'integrale pagamento delle somme richieste tramite la cartella impugnata, chiedendo la dichiarazione di estinzione del processo. L'ente impositore sosteneva la persistenza del proprio interesse a proseguire la lite a causa di uno sgravio solo parziale. La Corte di Cassazione ha accolto la tesi del contribuente e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Il completo soddisfacimento del debito erariale elimina ogni contesa sulla cartella, determinando l'annullamento della decisione senza rinvio e la totale compensazione delle spese di lite.
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Rateizzazione del debito tributario senza resa sulla lite
Una società impugna un atto esattoriale ma, nelle more dell'appello, richiede un piano a rate per evitare pignoramenti imminenti. I giudici tributari regionali dichiarano estinto il processo per cessazione della lite, considerando la richiesta come una rinuncia implicita all'azione giudiziaria. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e chiarisce che la rateizzazione del debito tributario non cancella l'interesse a contestare le somme. Il pagamento frazionato, se privo di un'esplicita rinuncia formale, rappresenta soltanto un rimedio cautelare per arginare l'esecuzione forzata. I Supremi Giudici accolgono il ricorso dell'azienda e ordinano un nuovo processo d'appello per esaminare il merito della vertenza fiscale.
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Violazione distanze legali: dalla lite all’accordo
Alcuni proprietari hanno avviato un'azione giudiziaria lamentando la violazione delle distanze legali per un fabbricato in costruzione sul confine. L'opera impediva luce e veduta, spingendo i vicini a chiedere la demolizione e il risarcimento dei danni. In secondo grado, i giudici hanno ordinato l'arretramento dell'immobile a cinque metri dal confine oltre al pagamento degli indennizzi. I costruttori hanno quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno stipulato un atto pubblico notarile transattivo con reciproche concessioni e costituzione di servitù, rinunciando a ogni pretesa. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, azzerando le spese processuali.
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Cartella pagata e lite chiusa: cessazione della materia del contendere
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una decisione favorevole a un contribuente relativa a una cartella di pagamento emessa a carico di una società. L'amministrazione finanziaria sosteneva di voler proseguire il contenzioso per recuperare eventuali sanzioni residue, nonostante avesse disposto lo sgravio. Il contribuente ha dimostrato, tramite estratto di ruolo, il saldo integrale del debito tributario originario. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta del cittadino, dichiarando l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Il pagamento totale della pretesa erariale elimina ogni interesse alla lite, rendendo superfluo proseguire la causa dinanzi ai giudici di legittimità.
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Fisco e debiti pagati: cessazione della materia del contendere
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la sentenza tributaria favorevole a una società fallita, contestando recuperi fiscali per fatture inesistenti e costi indeducibili. Durante il giudizio di legittimità, la società ha dimostrato l'avvenuto pagamento integrale dei crediti tributari mediante un concordato fallimentare omologato. Il Fisco ha confermato l'estinzione del debito. I giudici hanno quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere per il venir meno dell'interesse alla lite, disponendo la compensazione totale delle spese di giudizio.
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Cessazione della materia del contendere e accordo sulle vendite
I promissari acquirenti avevano promosso un giudizio per ottenere il trasferimento forzato di alcune porzioni immobiliari. I giudici di merito avevano confermato il passaggio dei beni, ma le parti avevano presentato ricorso e controricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, i contendenti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale: l'intero immobile è stato alienato di comune intesa a soggetti terzi estranei mediante rogiti notarili. I difensori hanno quindi depositato istanza congiunta per chiedere l'estinzione della causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. L'intesa raggiunta cancella retroattivamente le sentenze dei gradi precedenti, dispone l'integrale compensazione delle spese di giudizio ed esclude il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Lite con il Fisco: cessazione della materia del contendere
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente maggiori redditi IRPEF derivanti da quote in una società estera ritenuta residente in Italia. Dopo una decisione d'appello sfavorevole, la socia ha proposto ricorso in Cassazione denunciando difetti di notifica, carenze istruttorie ed errata valutazione probatoria. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire bonariamente la controversia. La contribuente ha depositato rinunzia formale al giudizio con l'assenso dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere per intervenuta intesa negoziale, sancendo la caducazione della sentenza impugnata.
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Cartella e definizione agevolata della lite: Fisco battuto
L'Agenzia delle Entrate disconosce un credito d'imposta milionario a una società a seguito di controllo automatizzato, emettendo direttamente una cartella di pagamento con tributi e sanzioni. La società impugna l'atto e vince nei gradi di merito. Durante il giudizio di legittimità, l'ente formula domanda per la definizione agevolata della lite, ma il Fisco oppone diniego qualificando la cartella come mero atto di riscossione non condonabile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del contribuente, chiarendo che la cartella notificata senza previo avviso di accertamento ha natura di atto impositivo sostanziale ed è pienamente definibile.
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Fermo fiscale e definizione agevolata dei carichi: stop alla lite
Un contribuente ha impugnato un preavviso di fermo amministrativo emesso dall'Agente della Riscossione, contestando la notifica delle cartelle di pagamento presupposte. Durante il giudizio di legittimità, il contribuente ha documentato l'adesione alla definizione agevolata dei carichi per una delle cartelle e lo stralcio ope legis (per effetto automatico di legge) per i debiti inferiori a mille euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per sopravvenuta cessazione della materia del contendere. L'adesione alla sanatoria fiscale e il pagamento delle rate previste manifestano infatti una rinuncia implicita al ricorso e determinano la perdita di interesse alla causa, comportando la compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Sgravio della cartella di pagamento: lite chiusa in Cassazione
Due contribuenti impugnano alcune cartelle esattoriali scaturite da un avviso di accertamento per presunta elusione fiscale. I ricorrenti contestano la legittimità della riscossione provvisoria avviata prima della sentenza di primo grado. Durante il giudizio di legittimità, l'Agenzia delle Entrate adotta un provvedimento di autotutela parziale. I debitori pagano integralmente l'importo ricalcolato, definendo la pendenza. Di conseguenza, l'ente fiscale esegue il totale sgravio della cartella di pagamento originaria. Le parti chiedono la chiusura anticipata della causa. La Suprema Corte accerta il sopravvenuto difetto di interesse e dichiara inammissibile il ricorso, compensando interamente le spese di lite ed escludendo l'obbligo del raddoppio del contributo unificato.
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Fisco contro azienda: definizione agevolata delle controversie
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'indebita deduzione di costi infragruppo e la detrazione IVA. Sia i giudici di primo grado sia quelli di appello hanno dato ragione all'impresa, riconoscendo la piena inerenza delle spese. Il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione per annullare la decisione favorevole alla contribuente. Durante il giudizio di legittimità, la società ha depositato istanza di definizione agevolata delle controversie ai sensi dell'art. 6 del D.L. 119/2018. Poiché l'imposta accertata era già stata regolata in una precedente procedura, la chiusura della lite non ha richiesto ulteriori pagamenti. La Corte di Cassazione ha verificato la documentazione, dichiarando l'estinzione definitiva del processo.
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Sanzioni tributarie agli eredi: il Fisco perde la lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza tributaria per ottenere il pagamento delle penalità fiscali residue. Nelle more del giudizio, il contribuente è deceduto e i suoi familiari hanno richiesto l'estinzione della causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che il divieto di trasmettere le sanzioni tributarie agli eredi estingue ogni debito sanzionatorio con la morte del trasgressore. Di conseguenza, il Fisco perde qualsiasi interesse ad agire e le spese processuali restano a carico di ciascuna parte.
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Mancata comparizione all’udienza: assenza non cancella il debito
Un debitore ha impugnato un decreto ingiuntivo relativo a canoni non pagati per una locazione finanziaria. Durante la causa, le parti principali hanno saltato alcune udienze, mentre una terza società coinvolta è comparsa regolarmente. Il debitore sosteneva che l'assenza reciproca comportasse l'estinzione del processo per venir meno dell'interesse. La Corte d'Appello ha condannato comunque il debitore al pagamento del debito originario. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la mancata comparizione all'udienza di precisazione delle conclusioni non chiude il processo, ma fa presumere che le parti vogliano confermare le domande precedenti.
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Legittimazione processuale del fallito: stop al ricorso
Un condominio e un'acquirente citano in giudizio una società costruttrice e il direttore dei lavori per gravi difetti dell'edificio. I giudici di merito condannano i costruttori al risarcimento dei danni. Successivamente la società venditrice fallisce. L'amministratore della società fallita impugna la sentenza in Cassazione, mentre il curatore decide consapevolmente di non ricorrere e il direttore dei lavori stipula una transazione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'ex amministratore. Con la dichiarazione di fallimento, la legittimazione processuale del fallito si perde per i rapporti patrimoniali e spetta unicamente al curatore fallimentare. L'ex amministratore non può sostituirsi alla curatela se quest'ultima ha valutato non conveniente proseguire il contenzioso. L'ex amministratore deve inoltre rifondere le spese legali al condominio.
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Definizione agevolata delle sanzioni: stop alle pretese del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale il mancato versamento di ritenute fiscali su interessi e irregolarità IVA. Dopo le decisioni favorevoli alla contribuente nei primi gradi di giudizio, la causa è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, la società ha richiesto la definizione agevolata delle sanzioni e del debito tributario ai sensi della legge sulle liti pendenti. L'Ufficio ha respinto l'istanza per le sole penalità sulle ritenute, considerandole autonome e non condonabili. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della società, sancendo che le sanzioni per omessa ritenuta sono strettamente collegate al tributo. La presentazione tempestiva della domanda estingue l'intera pretesa fiscale.
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Definizione agevolata della controversia e stop al Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un gruppo societario maggiori imposte di registro, catastali e ipotecarie dopo aver riqualificato un'operazione straordinaria. I giudici di merito hanno annullato gli avvisi di accertamento e l'amministrazione finanziaria ha promosso ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, le società contribuenti hanno presentato formale domanda di definizione agevolata della controversia ai sensi della disciplina sulla pace fiscale. L'amministrazione finanziaria non ha respinto l'istanza nei termini di legge e nessuna parte ha chiesto la prosecuzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, confermando l'efficacia liberatoria della sanatoria anche a beneficio dei coobbligati ed escludendo l'obbligo del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata della lite: tra diniego e prova fiscale
Una società fallita ha impugnato una cartella di pagamento emessa dal Fisco per imposte sui redditi. I giudici di merito hanno confermato la pretesa fiscale e la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la curatela ha richiesto la definizione agevolata della lite, eseguendo il relativo pagamento tramite modello F24. L'amministrazione finanziaria ha però sollecitato la trattazione del ricorso, affermando di aver negato il condono senza tuttavia produrre l'atto formale di diniego. La Corte di Cassazione ha sospeso la decisione, ordinando all'ente impositore di notificare alla società tutta la documentazione allegata alla propria istanza entro sessanta giorni.
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