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Caso Fortuito — Anno 2025

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74 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Caso Fortuito

Provvedimenti

Responsabilità da custodia: incendio e onere prova
La Cassazione chiarisce che in caso di incendio, la responsabilità da custodia sorge anche se il bene ha solo propagato le fiamme, senza esserne l'origine. Il custode è responsabile se non prova il caso fortuito, e il rischio della causa ignota ricade su di lui.
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Responsabilità del custode: disattenzione esclude risarcimento
Una donna citava in giudizio un'università per i danni subiti a seguito di una caduta causata da una sbarra metallica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato stabilito che la responsabilità del custode, prevista dall'art. 2051 c.c., è esclusa quando l'incidente è causato unicamente dalla condotta disattenta del danneggiato. La visibilità dell'ostacolo ha reso la condotta della donna un 'caso fortuito', interrompendo il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno.
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Responsabilità del committente: colpa e nesso causale
A seguito di un incendio in un magazzino, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna della società di gestione immobiliare. La sentenza chiarisce che la responsabilità del committente non deriva dalla custodia dell'immobile (art. 2051 c.c.), ma da una colpa specifica (art. 2043 c.c.) per aver affidato lavori pericolosi senza verificare le condizioni di sicurezza, essendo a conoscenza di un impianto antincendio inadeguato. Anche la cooperativa che utilizzava il magazzino è stata ritenuta corresponsabile per aver stoccato merce in eccesso, ostacolando i sistemi di sicurezza.
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Danni fauna selvatica: la responsabilità della Regione
Un automobilista ha subito danni materiali a seguito di una collisione con un cinghiale. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha chiarito che la responsabilità per i danni da fauna selvatica ricade sulla Pubblica Amministrazione (nella specie, la Regione) secondo il criterio della responsabilità oggettiva previsto dall'art. 2052 c.c. e non per la responsabilità da fatto illecito generico (art. 2043 c.c.). La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente applicato l'art. 2043 c.c., specificando che l'ente pubblico può liberarsi solo provando il caso fortuito, mentre il conducente deve dimostrare di aver adottato ogni cautela per evitare l'incidente.
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Documenti non esibiti: quando sono utilizzabili?
Una società, a seguito di un incendio che ha distrutto la contabilità, ha ricevuto un accertamento induttivo. In giudizio, ha prodotto i documenti ricostruiti. La Cassazione ha confermato la loro validità, stabilendo che la preclusione per i documenti non esibiti non opera se la loro indisponibilità, dichiarata durante la verifica, è veritiera, anche se causata da colpa del contribuente e non solo da caso fortuito.
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Responsabilità condominio: vizio costruttivo non è caso fortuito
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità del condominio per danni a una proprietà privata causati da parti comuni. La Corte ha stabilito che un vizio costruttivo preesistente, come una soletta inadeguata, non può essere qualificato come "caso fortuito" per escludere la responsabilità del condominio ex art. 2051 c.c. Il difetto intrinseco alla cosa in custodia, infatti, non interrompe il nesso causale ma rafforza l'obbligo di vigilanza del custode. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Danni da fauna selvatica: la responsabilità è oggettiva
Un automobilista subisce danni al veicolo a causa dell'improvviso attraversamento di un capriolo. La Corte di Cassazione, riformando la decisione del Tribunale, stabilisce che la responsabilità per i danni da fauna selvatica ricade sull'ente pubblico (la Regione) secondo il criterio della responsabilità oggettiva previsto dall'art. 2052 c.c., e non secondo la regola generale dell'art. 2043 c.c. Ciò inverte l'onere della prova: spetta all'ente dimostrare il caso fortuito per escludere la propria responsabilità, mentre il danneggiato deve solo provare il nesso causale tra il comportamento dell'animale e il danno subito.
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Condotta del danneggiato: quando esclude il risarcimento
Una lavoratrice cade su un pavimento bagnato in un centro commerciale, nonostante la presenza di un cartello di avviso. La Corte di Cassazione nega il risarcimento, attribuendo la colpa esclusivamente alla condotta del danneggiato, che camminava a passo svelto. Tale comportamento è stato qualificato come caso fortuito, interrompendo così il nesso causale e liberando il gestore del centro da ogni responsabilità.
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Responsabilità da custodia: la prova è del danneggiato
Un proprietario cita in giudizio il condominio per danni da infiltrazioni, vincendo in primo grado. La Corte d'Appello e la Cassazione ribaltano la decisione, affermando che il danneggiato ha l'onere di provare che la causa del danno provenga da una parte comune. Senza questa prova certa, la domanda di risarcimento basata sulla responsabilità da custodia ex art. 2051 c.c. deve essere respinta.
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Responsabilità custode: prova nesso causale a carico
Un motociclista cade a causa di un dosso stradale e cita in giudizio il Comune. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del motociclista. La Corte ha stabilito che spetta al danneggiato provare il nesso causale tra il bene in custodia (la strada) e il danno subito. In questo caso, la Corte d'appello aveva correttamente ritenuto che la caduta fosse più verosimilmente causata dalla condotta imprudente del conducente piuttosto che da un difetto del dosso, interrompendo così il nesso di causalità e escludendo la responsabilità del custode.
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Responsabilità per cose in custodia: quando è esclusa?
Una cittadina, caduta a causa di un avvallamento vicino a un tombino nel cimitero comunale, ha citato in giudizio l'ente per ottenere il risarcimento dei danni. La sua richiesta è stata respinta in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La motivazione si fonda sulla piena consapevolezza della donna dello stato dei luoghi, ben illuminati e con un ostacolo perfettamente visibile, e su gravi vizi procedurali del ricorso, come la mancata trascrizione dei capitoli di prova testimoniale. L'ordinanza sottolinea come la condotta del danneggiato possa integrare il 'caso fortuito', interrompendo il nesso causale ed escludendo la responsabilità per cose in custodia del Comune.
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Danno da custodia: la prova del nesso causale
Una condomina citava in giudizio il proprio condominio per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di una caduta nell'androne, attribuita alla presenza di neve e ghiaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha ribadito che, in materia di danno da custodia (art. 2051 c.c.), spetta al danneggiato l'onere di provare il nesso causale specifico tra la cosa e l'evento dannoso. Non è sufficiente dimostrare la pericolosità generica del luogo, ma occorre provare l'esatta dinamica della caduta e le condizioni precise del punto in cui è avvenuta.
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Responsabilità ente: quando è corresponsabile per frana
A seguito di una frana che ha danneggiato una proprietà privata, i tribunali hanno riconosciuto la responsabilità concorrente di Comune, Regione e Città Metropolitana. Questi enti sono stati condannati per non aver adottato le misure necessarie a prevenire l'evento in un'area nota per l'alto rischio idrogeologico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso di uno degli enti. La Corte ha sottolineato che le intense precipitazioni non costituivano un caso fortuito, data la prevedibilità del rischio, e ha ribadito l'impossibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità. La sentenza chiarisce i criteri della responsabilità dell'ente e i limiti dell'appello in Cassazione.
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Riparto di giurisdizione: PA e danni da opere pubbliche
A seguito di un'alluvione, una discarica pubblica crolla, causando ingenti danni a proprietà private. I proprietari citano in giudizio la Regione e il Comune per il risarcimento. Il caso giunge in Cassazione, che si trova a dover decidere la complessa questione del riparto di giurisdizione: la competenza è del giudice ordinario, in quanto si tratta di un comportamento illecito, o del giudice amministrativo, poiché il danno deriva da atti autoritativi della PA come la scelta del sito e l'approvazione del progetto? Data la complessità e i precedenti non univoci, la Corte ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite.
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