Un'azienda familiare ha ceduto il 13% delle proprie quote societarie al padre per 6,5 milioni di euro. L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato la vendita come donazione, applicando la presunzione di liberalità prevista per i trasferimenti tra parenti stretti. I venditori hanno impugnato l'atto sostenendo di aver pagato tramite compensazione di crediti, ma l'accordo non si era perfezionato prima del decesso dell'acquirente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei contribuenti, confermando che la presunzione di liberalità non è stata superata da prove idonee. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'applicazione dell'imposta sulle donazioni e della tassazione sul capital gain non costituisce doppia imposizione, trattandosi di tributi differenti con presupposti diversi. Di conseguenza, i contribuenti perdono la causa e devono pagare le imposte e le spese legali.
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