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Art. 67 d.P.R. n. 917 del 1986

7 provvedimenti

Rideterminazione valore immobile: il rogito non annulla la perizia
Un Contribuente ha venduto un terreno edificabile, dichiarando nel rogito un prezzo inferiore al valore precedentemente rideterminato tramite perizia giurata, come previsto dall'Art. 7 della L. n. 448 del 2001. L'Agenzia delle Entrate ha contestato questa operazione, cercando di calcolare la plusvalenza (guadagno sulla vendita) con i criteri ordinari, ignorando la rideterminazione del valore immobile. La Corte di Cassazione ha stabilito che indicare un prezzo più basso nel rogito rispetto alla perizia giurata non fa perdere al Contribuente il beneficio dell'imposta sostitutiva già versata. L'Agenzia non può quindi accertare la plusvalenza basandosi sul valore storico del bene. Il ricorso dell'Agenzia è stato rigettato.
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Accertamento plusvalenza immobiliare: stop ai calcoli automatici
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato il reddito di una Contribuente, contestando un'omessa plusvalenza sulla vendita di un terreno edificabile. L'ufficio ha basato l'accertamento esclusivamente sul valore del bene determinato ai fini dell'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che l'accertamento plusvalenza immobiliare non può fondarsi solo sul valore di registro. La legge di interpretazione autentica (Art. 5, d.lgs. 147/2015) vieta infatti questo automatismo. Per legittimare la pretesa fiscale, l'ufficio deve individuare ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti che dimostrino l'effettivo incasso di un prezzo superiore rispetto a quello dichiarato. Di conseguenza, la Contribuente ha vinto definitivamente la causa e l'Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra fisco e contribuente
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato la plusvalenza dichiarata da un contribuente per la vendita di terreni lottizzati, richiedendo maggiori imposte. Dopo le decisioni favorevoli al contribuente nei primi gradi di giudizio, l'ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 119 del 2018, pagando l'importo dovuto. Entrambe le parti hanno quindi richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato cessata la materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate, confermando l'efficacia della sanatoria fiscale che estingue definitivamente la lite tra fisco e contribuente.
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Elusione fiscale: vendere quote per evitare tasse sull’immobile
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a due soci un'operazione di cessione di quote societarie a società fiduciarie, seguita dalla vendita di un immobile, qualificandola come elusione fiscale. L'obiettivo dei soci era pagare meno tasse, trasformando il profitto della vendita immobiliare in un guadagno finanziario agevolato (capital gain). La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per un socio che ha aderito alla definizione agevolata. Per l'altro socio, la Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la disciplina antielusiva non richiede un comportamento fraudolento, ma basta l'uso distorto di strumenti giuridici per evitare la corretta tassazione. Il socio soccombente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Fisco contro contribuente: no a plusvalenza cessione fabbricato
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una contribuente per non aver dichiarato la plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile. Secondo il fisco, la vendita non riguardava il fabbricato esistente, ma l'area edificabile sottostante, destinata alla demolizione e ricostruzione da parte dell'acquirente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che la cessione di un edificio esistente non può essere riqualificata come cessione di area edificabile ai fini delle imposte dirette, anche se le parti hanno pattuito la successiva demolizione. L'oggetto del contratto era un fabbricato e non un terreno nudo, escludendo così la tassazione della plusvalenza cessione fabbricato. Di conseguenza, la contribuente ha vinto la causa e l'amministrazione finanziaria è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Imposta sostitutiva: no al rimborso dopo l’opzione
Una contribuente ha impugnato il silenzio-rifiuto dell'Amministrazione Finanziaria in merito a un'istanza di rimborso per un'imposta sostitutiva versata per la rivalutazione di un immobile. La contribuente sosteneva che il versamento fosse frutto di un'erronea interpretazione normativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opzione per la rideterminazione del valore dei beni costituisce una manifestazione di volontà negoziale e non una semplice dichiarazione di scienza. Di conseguenza, una volta effettuato il versamento dell'imposta sostitutiva, l'obbligazione tributaria si consolida e non è più revocabile né rimborsabile, anche a fronte di successivi mutamenti giurisprudenziali.
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Contraddittorio endoprocedimentale: i limiti decisi
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del contraddittorio endoprocedimentale. In caso di accertamento induttivo per omessa dichiarazione, condotto 'a tavolino' dall'Agenzia delle Entrate, non è obbligatoria la redazione di un processo verbale di constatazione. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva annullato gli avvisi di accertamento, specificando che tale obbligo sussiste solo per le verifiche fiscali eseguite presso la sede del contribuente.
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