LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Calunnia

Pagina 17 di 29

568 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Calunnia: condanna definitiva per ricorso inammissibile
Una persona, già condannata per il reato di calunnia, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione per contestare la sentenza. La Corte ha però respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile per genericità dei motivi. L'imputato, infatti, si era limitato a criticare la decisione in modo vago, senza indicare con precisione gli errori di diritto commessi dai giudici. Questa decisione rende la condanna a due anni di reclusione definitiva e obbliga il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Nega la firma, la perizia la smentisce: condanna per calunnia
Una committente nega di aver firmato una scrittura privata per saldare dei debiti con una società costruttrice e un fornitore, accusandoli di falso e truffa. Una perizia calligrafica, però, dimostra senza dubbi che la firma è sua. La Corte di Cassazione conferma la sua condanna per il reato di calunnia per falsa denuncia, avendo accusato persone che sapeva essere innocenti. La donna è stata condannata al risarcimento dei danni in favore delle parti civili e al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Reato di Calunnia: Accusa Falsa, Ricorso Respinto e Condanna
Una persona, condannata per il reato di calunnia per aver accusato falsamente un altro individuo, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva che la motivazione della condanna fosse illogica e contraddittoria. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile perché manifestamente infondato. I giudici hanno ritenuto la sentenza precedente ben motivata, logica e coerente. Di conseguenza, la condanna per il reato di calunnia è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso Inammissibile in Cassazione: Condanna per Calunnia e Multa
Una persona, già condannata per il reato di calunnia, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione perché i motivi presentati non contestavano errori di diritto, ma miravano a ottenere una nuova valutazione dei fatti. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di un terzo grado di giudizio sul merito. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una multa.
Continua »
Calunnia: Ricorso in Cassazione inammissibile e condanna alle spese
Un uomo, già condannato per il reato di calunnia, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici supremi, però, lo respingono senza nemmeno entrare nel merito della questione. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sull'inammissibilità del ricorso per cassazione: se l'appello si limita a ripetere le stesse argomentazioni già respinte nei gradi precedenti, senza indicare veri errori di diritto, viene dichiarato inammissibile. Di conseguenza, la condanna diventa definitiva e il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Calunnia in relazione di servizio: agenti accusano, il video smentisce
Due agenti di polizia sono stati condannati in via definitiva per falso e calunnia in relazione di servizio. Avevano accusato ingiustamente un motociclista di resistenza e violenza, scrivendo il falso in un rapporto ufficiale per coprire il proprio comportamento aggressivo. Le loro dichiarazioni sono state smentite da un video che mostrava la realtà dei fatti. La Corte di Cassazione ha confermato che la relazione di servizio è un atto pubblico e che accusare falsamente un innocente in tale documento integra il reato di calunnia, anche se il rapporto è destinato a un uso interno. La Corte ha rigettato i ricorsi degli agenti, rendendo la condanna definitiva.
Continua »
Danno da calunnia: Avvocato denuncia, ma vince contro l’accusato
Un imprenditore, querelato per appropriazione indebita dall'avvocato di un condominio e poi prosciolto, ha chiesto il risarcimento per danno da calunnia. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. La sentenza stabilisce un principio chiaro: per ottenere un risarcimento per 'danno da reato', bisogna dimostrare che il reato contestato (in questo caso la calunnia) sia completo in tutti i suoi elementi. L'imprenditore non è riuscito a provare il dolo, cioè la malafede dell'avvocato. Essendoci una reale controversia economica, non si poteva affermare che l'avvocato fosse certo dell'innocenza dell'imprenditore. Senza dolo, non c'è calunnia e quindi nessun risarcimento.
Continua »
Risarcimento per calunnia negato: la denuncia basata su perizia vince
Un ex dipendente, dopo l'archiviazione di una denuncia a suo carico per divulgazione di segreti aziendali, ha richiesto il risarcimento danni per calunnia al legale rappresentante dell'azienda. La denuncia originale si basava su una perizia informatica sul PC aziendale. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta del lavoratore, stabilendo un principio chiave: chi chiede il risarcimento danni per calunnia ha l'onere di provare non solo la falsità dell'accusa, ma anche la piena consapevolezza, da parte di chi ha sporto denuncia, dell'innocenza dell'accusato. La semplice archiviazione della prima denuncia non è sufficiente. Il lavoratore ha perso la causa perché non è riuscito a fornire queste prove decisive.
Continua »
Calunnia contro pubblici ufficiali: accusa la Polizia, condannato
Un uomo, trovato in possesso di stupefacenti durante una perquisizione domiciliare, accusa gli agenti di polizia di averli introdotti loro stessi nell'abitazione tramite una valigetta per incastrarlo. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per il reato di calunnia contro pubblici ufficiali. I giudici hanno stabilito che l'accusa era una palese invenzione, mossa dalla sola intenzione di sfuggire alla propria responsabilità penale. L'assenza di qualsiasi logica nel comportamento attribuito agli agenti ha reso evidente l'intento calunnioso. Il ricorso dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
Continua »
Calunnia e diritto di difesa dell’avvocato
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per calunnia inflitta a un avvocato. Il professionista era stato accusato di aver falsamente incolpato un collega di infedele patrocinio all'interno di una comparsa di costituzione. La Corte ha chiarito che l'esposizione di inadempienze professionali, finalizzata a contestare una richiesta di pagamento, rientra nell'esercizio del diritto di difesa. Non sussiste il reato se manca la volontà deliberata di avviare un procedimento penale contro un innocente, pur in presenza di espressioni deontologicamente aspre.
Continua »
Calunnia: quando il ricorso in Cassazione è inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di calunnia. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di impugnazione erano meramente riproduttivi di questioni di merito già ampiamente trattate e risolte dalla Corte d'Appello. La decisione sottolinea come la motivazione della sentenza impugnata fosse logica, coerente e priva di incongruenze, confermando la piena sussistenza degli elementi costitutivi del reato, sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Calunnia: inammissibile il ricorso sul merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per calunnia. Il ricorrente chiedeva una rilettura dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. La sentenza impugnata è risultata logicamente motivata, portando alla conferma della pena e a sanzioni pecuniarie.
Continua »
Calunnia: inammissibile il ricorso sul merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per il reato di calunnia. Gli imputati avevano tentato di sollecitare una nuova valutazione delle prove già esaminate nei gradi di merito. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito, confermando la solidità dell'apparato argomentativo della Corte d'Appello. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Termine per impugnare: errore di calcolo e prescrizione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile un ricorso per il mancato rispetto del termine per impugnare. Il caso riguardava una condanna per calunnia legata alla falsa denuncia di smarrimento di assegni. I giudici di legittimità hanno accertato che l'appello era stato presentato tempestivamente, ma hanno dovuto constatare l'intervenuta prescrizione del reato, dichiarandone l'estinzione definitiva.
Continua »
Calunnia: falsa denuncia smarrimento assegno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di Calunnia a carico di un soggetto che aveva falsamente denunciato lo smarrimento di un assegno bancario, in realtà consegnato a un terzo per saldare un debito. La Suprema Corte ha stabilito che l'irregolarità della notifica della citazione, eseguita presso il difensore anziché nel domicilio eletto, costituisce una nullità a regime intermedio che deve essere eccepita immediatamente, pena la sanatoria. Inoltre, è stato chiarito che la calunnia sussiste anche se il reato oggetto della falsa incolpazione viene successivamente depenalizzato, poiché l'offesa all'amministrazione della giustizia si perfeziona al momento della falsa denuncia.
Continua »
Falso in verbale di polizia: video smentisce l’aggressione
Un Militare redige un documento ufficiale accusando un Sospettato di resistenza a pubblico ufficiale. Nel testo, il Militare scrive di aver bloccato a terra l'uomo e di aver subito un colpo durante una colluttazione. Le telecamere di sicurezza smentiscono totalmente questa versione, mostrando l'assenza di qualsiasi contatto fisico. Il Militare si difende sostenendo di aver usato termini imprecisi per semplice distrazione. La Corte di Cassazione respinge questa giustificazione. Scrivere un falso in verbale di polizia descrivendo un fatto mai avvenuto non rappresenta una leggerezza, ma un atto volontario. I giudici confermano la condanna del Militare per falso ideologico e calunnia, poiché ha accusato il Sospettato di un reato inesistente conoscendo la sua innocenza. Il Militare perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Calunnia: quando le denunce anonime sono reato
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso contro una condanna per il reato di **calunnia**. La difesa sosteneva che le missive anonime inviate non fossero idonee a far iniziare un procedimento penale, contestando inoltre l'entità del risarcimento danni. I giudici hanno stabilito che l'offensività della calunnia sussiste se le accuse sono astrattamente idonee a innescare indagini, a prescindere dall'effettivo avvio del processo. L'inammissibilità del ricorso principale ha impedito l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
Continua »
Calunnia: quando la falsa accusa diventa reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia nei confronti di un uomo che aveva inviato una missiva alla Procura della Repubblica. Nel documento, il ricorrente accusava falsamente i militari intervenuti per una perquisizione presso la sua abitazione di aver fabbricato prove false a suo carico. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, confermando che la grafia e il contenuto della lettera erano a lui riconducibili e negando l'applicazione di esimenti o attenuanti per mancanza di pentimento.
Continua »
Calunnia: falsa denuncia di smarrimento assegno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di Calunnia a carico di un soggetto che, dopo aver consegnato un assegno firmato presso un'attività commerciale, ne aveva denunciato falsamente lo smarrimento. La decisione sottolinea come la mancata contestazione della firma sul titolo e la successiva denuncia mendace integrino pienamente la fattispecie criminosa, rendendo inammissibile il ricorso basato su censure già ampiamente confutate nei precedenti gradi di giudizio.
Continua »
Calunnia e falsa testimonianza: i limiti dell’esimente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsa testimonianza e calunnia a carico di un imputato che aveva accusato ingiustamente dei militari di aver falsificato un verbale. La difesa sosteneva l'applicabilità dell'esimente prevista dall'art. 384 c.p., affermando che l'uomo fosse stato costretto a rendere dichiarazioni false per evitare conseguenze personali. I giudici di legittimità hanno però respinto il ricorso, evidenziando che al momento della deposizione non sussisteva alcuna minaccia alla libertà personale. La sentenza ribadisce che la calunnia non può essere giustificata se non vi è un pericolo attuale e inevitabile.
Continua »