Due collaboratori si recano presso l'abitazione del debitore per richiedere il pagamento di compensi lavorativi arretrati. Il debitore e il figlio aggrediscono fisicamente i due creditori, inseguono la loro vettura, provocano un incidente e picchiano uno dei malcapitati. All'arrivo delle Forze dell'Ordine, l'aggressore accusa falsamente le vittime di tentato furto in abitazione per mascherare le proprie violenze. I giudici confermano la condanna dell'aggressore per lesioni personali, violenza privata, danneggiamento e reato di calunnia. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione, giudica inammissibile il ricorso e condanna il colpevole alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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