LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Calunnia

Pagina 10 di 29

568 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Offese in atti giudiziari: la difesa prevale sulla diffamazione
Un avvocato ha citato in giudizio una collega chiedendo il risarcimento dei danni per diffamazione. La collega aveva utilizzato espressioni offensive nei suoi confronti all'interno di atti difensivi, accusandolo di aver falsificato una firma. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del legale offeso. I giudici hanno stabilito che le offese in atti giudiziari non sono punibili se presentano una stretta attinenza con l'oggetto della causa e servono a sostenere le tesi difensive. Questa tutela del diritto di difesa opera anche se le espressioni colpiscono soggetti diversi dalle controparti dirette, purché non si traducano in una calunnia consapevole. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento è stata respinta e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Falsa denuncia di smarrimento assegni: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per truffa e calunnia. L'imputato aveva consegnato degli assegni alla vittima e, successivamente, ne aveva denunciato lo smarrimento. Questo comportamento integra il reato di calunnia, poiché attribuisce implicitamente alla vittima il possesso illecito dei titoli. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ribadendo che la falsa denuncia di smarrimento assegni costituisce reato e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di calunnia: la falsa accusa di furto costa una condanna
Un uomo è stato condannato per il reato di calunnia per aver falsamente accusato un conoscente di furto. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la calunnia non fosse configurabile poiché il furto è un reato procedibile a querela e nessuna querela era stata presentata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accusa formulata era chiara, specifica e non generica, configurando un furto aggravato procedibile d'ufficio. Di conseguenza, la mancanza di una formale querela non esclude la punibilità per calunnia quando l'addebito falso è idoneo a far avviare indagini. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di calunnia: la falsa accusa si scontra con le prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di calunnia. L'imputato aveva contestato la ricostruzione dei fatti, ma i giudici hanno confermato la sua colpevolezza. La decisione si basa sulla piena attendibilità della vittima e su prove oggettive schiaccianti, tra cui i danni visibili sui veicoli coinvolti e il ritrovamento di armi giocattolo in possesso dell'accusatore. I testimoni hanno inoltre confermato la presenza dell'auto descritta dalla persona offesa. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna e obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di calunnia: assolto chi denuncia per un sincero dubbio
Un avvocato accusa un collega di aver falsificato la sua firma su una quietanza di pagamento per una transazione milionaria, basandosi sul parere di una consulente grafologa. Condannata in appello per il reato di calunnia, la professionista ricorre in Cassazione. La Suprema Corte annulla la condanna senza rinvio. I giudici chiariscono che il reato di calunnia richiede il dolo diretto, ossia la certezza assoluta dell'innocenza dell'accusato. Nel caso specifico, l'avvocato aveva agito sulla base di un dubbio reale, supportato da una perizia tecnica non fraudolenta. Di conseguenza, mancando la consapevolezza di accusare un innocente, il fatto non costituisce reato.
Continua »
Reato di calunnia: l’agitazione non scusa la falsa denuncia
Un'imputata, condannata per il reato di calunnia, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il proprio stato di agitazione avesse alterato la percezione dei fatti, escludendo così la volontà di mentire. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo stato di agitazione non esclude la consapevolezza dell'innocenza altrui. Il dolo nel reato di calunnia viene meno solo se la falsa accusa si fonda su elementi oggettivi e seri, capaci di indurre in errore una persona di normale discernimento. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Onere di allegazione: fuggire in caserma cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di un uomo per tentata rapina impropria, lesioni e calunnia. I giudici di merito avevano ritenuto che l'imputato avesse tentato di sottrarre il cellulare a un finanziere e lo avesse poi calunniato. Tuttavia, la Suprema Corte ha evidenziato che l'imputato ha soddisfatto il proprio onere di allegazione, fornendo elementi concreti a supporto di una ricostruzione alternativa dei fatti (come la fuga verso una caserma dei Carabinieri e lesioni compatibili con un'aggressione subita). Poiché i giudici d'appello hanno omesso di valutare adeguatamente tali elementi favorevoli, violando il principio della presunzione di innocenza, la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Detenzione di arma clandestina: la bugia dell’alibi crolla davanti alle prove
L'Imputato è stato condannato per ricettazione, detenzione di arma clandestina, lesioni e calunnia ai danni della Persona Offesa. Durante un incontro per un debito, l'Imputato ha minacciato la Persona Offesa con una pistola munita di silenziatore. Dopo una colluttazione, la Persona Offesa è riuscita a disarmarlo e a consegnare l'arma ai Carabinieri. L'Imputato ha provato a difendersi fornendo una versione opposta e denunciando la vittima, ma i rilievi fisici (una contusione circolare sul torace della vittima compatibile con il silenziatore) e i tabulati telefonici hanno confermato la colpevolezza dell'Imputato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna e obbligandolo al pagamento delle spese processuali e del risarcimento dei danni.
Continua »
Reato di calunnia: ricorso inammissibile e niente prescrizione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di calunnia. I motivi di impugnazione si basavano su contestazioni di fatto e sulla richiesta di attenuanti generiche, già respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la Cassazione non può rivalutare i fatti storici ma solo la corretta applicazione della legge. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha impedito l'applicazione della prescrizione del reato, maturata successivamente alla sentenza d'appello. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di calunnia: accusare i militari per salvare il negozio
Una commerciante, per evitare la sospensione della propria attività commerciale dovuta alla presenza di lavoratori irregolari, ha presentato false dichiarazioni sostitutive e ha accusato ingiustamente di falso i militari che avevano eseguito i controlli. La Corte d'Appello ha condannato la donna per falso e per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della commerciante, confermando la condanna penale e la congruità della pena. I giudici hanno evidenziato la spregiudicatezza della condotta, caratterizzata da ripetute accuse infondate contro i pubblici ufficiali depositate in sede giudiziaria. La ricorrente è stata inoltre condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Simulazione di reato: la Cassazione nega la riforma in peggio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la riqualificazione del fatto da calunnia a simulazione di reato operata dalla Corte d'appello. L'imputato lamentava una violazione del divieto di riforma in peggio della sentenza. I giudici hanno chiarito che la riqualificazione in simulazione di reato non ha comportato alcun inasprimento della pena né altri pregiudizi concreti, escludendo così qualsiasi interesse giuridico a impugnare la decisione.
Continua »
Rimessione del processo: negata al medico che curò i giudici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta di rimessione del processo presentata da un medico psichiatra, imputato per calunnia a Pesaro. L'imputato lamentava una presunta persecuzione giudiziaria, l'ostilità del pubblico ministero e il rigetto di alcune istanze difensive, evidenziando inoltre di aver avuto in cura in passato alcuni magistrati locali. La Suprema Corte ha chiarito che la rimessione del processo richiede una grave e oggettiva situazione locale tale da compromettere l'imparzialità dell'intero ufficio giudiziario. Il rigetto di istanze e la contrapposizione con l'accusa rientrano nella normale dialettica processuale, mentre i pregressi rapporti professionali del medico non dimostrano alcun condizionamento ambientale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Falsa denuncia di smarrimento assegni: da pagamento a calunnia
L'Imputato ha consegnato degli assegni bancari a un creditore per pagare un debito, ma successivamente ne ha denunciato falsamente lo smarrimento. La Corte di Cassazione ha confermato che la falsa denuncia di smarrimento assegni costituisce il reato di calunnia. Infatti, tale condotta è idonea a far avviare indagini per reati gravi come il furto o la ricettazione, che sono procedibili d'ufficio, e non per la semplice appropriazione di cose smarrite (oggi depenalizzata). I giudici hanno quindi dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di calunnia: denunciano per truffa ma la firma è loro
Due fratelli sono stati condannati per il reato di calunnia dopo aver falsamente accusato un partner commerciale di truffa e falso. I due sostenevano che la firma su un contratto di cessione fosse falsa. Le indagini hanno invece rivelato che la firma era stata apposta da uno dei fratelli con la piena consapevolezza dell'altro, al solo scopo di sottrarsi agli impegni contrattuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei fratelli, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che non si può invocare il principio di non autocalunniarsi se si avvia una falsa accusa contro un innocente, né si può eccepire per la prima volta in Cassazione la mancata corrispondenza tra accusa e sentenza.
Continua »
Falsa denuncia di smarrimento: salvare il conto costa il carcere
Un imprenditore ha consegnato due assegni a un professionista come pagamento per una consulenza. Successivamente, trovandosi in difficoltà economiche e volendo evitare il protesto dei titoli, ha presentato una falsa denuncia di smarrimento per bloccarne l'incasso. Questo comportamento ha fatto scattare l'accusa di calunnia, poiché l'imprenditore sapeva che il ricevente era innocente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imprenditore, confermando la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione. I giudici hanno chiarito che la falsa denuncia di smarrimento integra il reato di calunnia e che il timore del protesto non costituisce uno stato di necessità idoneo a escludere la punibilità. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di calunnia: la falsa vittima finisce condannata
Una cittadina è stata condannata per il reato di calunnia dopo aver presentato una querela in cui accusava falsamente un uomo di molestie telefoniche. La Corte d'Appello ha accertato la falsità delle accuse e la consapevolezza dell'imputata. Quest'ultima ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la prova della propria colpevolezza e proponendo una diversa ricostruzione temporale delle telefonate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e basato su questioni di fatto già ampiamente risolte nei gradi precedenti. Di conseguenza, l'inammissibilità impedisce l'applicazione di cause di non punibilità e comporta la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Revoca dell’indulto: la data del reato cancella il beneficio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino contro la revoca dell'indulto precedentemente concessogli. Il provvedimento di revoca era stato disposto poiché l'uomo aveva commesso un nuovo reato non colposo (calunnia) entro i cinque anni dall'entrata in vigore della legge sull'indulto del 2006. Il ricorrente contestava la data di commissione del reato, sostenendo che non fosse provata con certezza la sua collocazione temporale entro il quinquennio. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice dell'esecuzione ha il potere e il dovere di esaminare la sentenza e gli atti del processo per accertare il momento esatto del reato. Nel caso specifico, la condotta di calunnia è stata accertata come commessa il 12 giugno 2011, confermando così la legittimità della revoca.
Continua »
Rivalutazione delle prove: stop della Cassazione al cittadino
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva assolto due agenti della Polizia locale dalle accuse di falsità ideologica e calunnia. Il cittadino sosteneva che gli agenti avessero falsificato un verbale per coprire un'aggressione ai suoi danni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la richiesta del ricorrente si traduceva in una inammissibile rivalutazione delle prove, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'assoluzione degli agenti è diventata definitiva e il cittadino è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di calunnia: false querele e condanna in Cassazione
Il caso riguarda un cittadino, denominato Il Ricorrente, condannato per il reato di calunnia dopo aver presentato due querele palesemente false per furto e appropriazione indebita contro un altro soggetto. Il Ricorrente ha impugnato la condanna sostenendo la propria buona fede e richiedendo un'attenuante per provocazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso definendolo manifestamente infondato e generico. I giudici hanno confermato che la falsità delle accuse era evidente e che la buona fede era da escludere. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando Il Ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di calunnia: la falsa denuncia sulle buste paga costa cara
L'Imputato aveva querelato il proprio Datore di Lavoro accusandolo di aver falsificato alcune buste paga inserendovi somme mai ricevute. Archiviata l'accusa, il Datore di Lavoro ha citato l'Imputato per il reato di calunnia. Assolto in primo grado per insufficienza di prove, l'Imputato è stato condannato in appello dopo che la Corte, tramite una rinnovazione istruttoria, ha acquisito estratti conto bancari che dimostravano l'effettivo incasso di quelle somme. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni, stabilendo che i documenti bancari acquisiti in appello costituiscono prove decisive per superare il ragionevole dubbio e confermare la falsità delle accuse originarie.
Continua »