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Calunnia

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568 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Calunnia per erronea convinzione: condannati per sola supposizione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per calunnia di due coniugi che avevano accusato un collaboratore del Tribunale di rivelazione di segreti d'ufficio. Gli accusatori sostenevano di aver agito per una semplice supposizione, basata sulle vanterie di un vicino. La Corte stabilisce un principio fondamentale sulla Calunnia per erronea convinzione: non basta credere che qualcuno sia colpevole. Se questa convinzione non si fonda su elementi seri, concreti e verificati, ma su mere supposizioni, l'accusa integra il reato di calunnia. L'omessa verifica dei fatti rende l'accusa consapevole e quindi penalmente rilevante.
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Falsa denuncia smarrimento assegni: è calunnia anche senza incasso
Un imprenditore, dopo aver acquistato quote societarie pagando con tre assegni, ne denuncia falsamente lo smarrimento ai Carabinieri. Questa azione lo porta a una condanna per calunnia, poiché ha implicitamente accusato i venditori di ricettazione, pur sapendoli innocenti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo un principio fondamentale: la calunnia per falsa denuncia di smarrimento assegni si configura nel momento stesso della denuncia, a prescindere dal fatto che gli assegni vengano poi effettivamente incassati. La consapevolezza che i titoli erano in mano ai legittimi prenditori è sufficiente a dimostrare il dolo. L'imprenditore ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Falsa denuncia smarrimento assegni: condanna per calunnia certa
La Corte di Cassazione conferma la condanna per calunnia a carico di un amministratore che aveva presentato una falsa denuncia di smarrimento assegni. L'imputato aveva consegnato i titoli per saldare un debito, ma poi li aveva denunciati come smarriti, accusando così implicitamente il creditore di un reato. La Corte ha stabilito un principio chiaro: la falsa denuncia di smarrimento assegni integra automaticamente il reato di calunnia. L'intenzione criminale (dolo) è evidente, poiché chi denuncia sa che il suo gesto innescherà un'indagine penale contro una persona innocente. La condanna è quindi definitiva.
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Reato di Calunnia: Accusa la Vittima per Difesa, ma è Condannata
Una donna, imputata per truffa, si difende accusando la vittima di essere sua complice in un piano per nascondere al marito di quest'ultima le spese per il gioco d'azzardo. Questa strategia difensiva si rivela un boomerang, portando a una condanna per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna in via definitiva, dichiarando inammissibile il ricorso. Il principio sancito è chiaro: non ci si può difendere incolpando falsamente un innocente. La Corte ha ribadito che una versione alternativa dei fatti, per essere credibile, deve basarsi su elementi concreti e non su mere ipotesi, anche se plausibili.
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Calunnia: condanna confermata sulla parola della vittima
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per il reato di calunnia. Un individuo aveva falsamente accusato un'altra persona, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. I giudici hanno stabilito che il ricorso si limitava a ripetere argomentazioni già respinte, senza sollevare nuove questioni di diritto. La decisione si è basata sulla ricostruzione dei fatti e sulla piena attendibilità della testimonianza resa dalla persona offesa. La condanna è diventata così definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro.
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Reato di calunnia: accusa un innocente, la Cassazione lo condanna
Un uomo, precedentemente condannato per il reato di calunnia per aver accusato falsamente un'altra persona, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva che i giudici non avessero valutato correttamente gli elementi del reato e la sua intenzione (dolo). La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo una semplice ripetizione di argomenti già esaminati e respinti. La sentenza di condanna è quindi diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.
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Dolo di Calunnia: Consigliere condannato per denunce false
Un consigliere comunale viene condannato per calunnia dopo aver denunciato il sindaco e alcuni professionisti locali per presunti illeciti legati all'organizzazione di un evento sportivo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il dolo di calunnia era evidente. L'accusatore, infatti, aveva personalmente partecipato e approvato le delibere comunali relative ai fatti che poi ha denunciato come illegali. Questo dimostrava la sua piena consapevolezza dell'innocenza degli accusati. La Corte ha inoltre chiarito che affidarsi a un avvocato per redigere la denuncia non esonera dalla responsabilità per la falsità delle accuse.
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Calunnia per interposta persona: assolto, la Cassazione ribalta
Un uomo consegna un assegno ai suoi soci per saldare dei debiti, ma poi induce la moglie, cointestataria del conto e ignara di tutto, a denunciarne falsamente lo smarrimento. Questa azione accusa indirettamente i soci di un reato. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: chi inganna una persona per farle presentare una falsa denuncia risponde del reato di **calunnia per interposta persona**. In questo caso, l'uomo che ha architettato l'inganno è considerato il vero colpevole, anche se non ha firmato materialmente la denuncia. Per questo motivo, la precedente sentenza di assoluzione è stata annullata e il processo dovrà essere celebrato di nuovo.
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Bancarotta fraudolenta: svuotano l’azienda e accusano un innocente
Due amministratori sono stati condannati per bancarotta fraudolenta patrimoniale per aver svuotato le loro aziende, prossime al fallimento, trasferendo camion e altri beni a società estere a loro riconducibili, senza incassare alcun corrispettivo. In questo modo, hanno sottratto beni alla garanzia dei creditori. Sono stati ritenuti colpevoli anche di ricorso abusivo al credito, avendo ottenuto finanziamenti con fatture false, e di calunnia, per aver falsamente accusato un terzo del furto di alcuni veicoli che loro stessi avevano distratto. La Corte di Cassazione ha confermato la loro colpevolezza, limitandosi a ricalcolare la pena per uno degli imputati a causa di un errore materiale, riducendola lievemente. L'esito finale è la condanna definitiva per entrambi.
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Revisione della condanna: nuove prove inutili se sapevi di mentire
Un uomo, condannato per calunnia per aver falsamente accusato una collega giudice, ha chiesto la revisione della condanna presentando nuove prove per dimostrare la sua buona fede. La Corte di Cassazione ha dichiarato la richiesta inammissibile. Il principio sancito è che le nuove prove sono irrilevanti se la persona era già perfettamente consapevole della falsità delle sue accuse al momento dei fatti. In questo caso, il condannato conosceva la reale conclusione di un procedimento giudiziario, che smentiva completamente le sue dichiarazioni. Pertanto, le nuove prove non erano in grado di ribaltare un giudizio basato su dati di fatto oggettivi e già noti all'accusatore.
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Inammissibilità ricorso per cassazione: condanna per calunnia
Una persona, già condannata per il reato di calunnia, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici supremi, però, non entrano nel merito della questione. Dichiarano l'inammissibilità del ricorso per cassazione perché i motivi presentati erano semplici ripetizioni di argomenti già valutati e respinti nei gradi precedenti o erano palesemente irrilevanti. Di conseguenza, la condanna per calunnia diventa definitiva e la ricorrente viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza sottolinea che la Cassazione non può essere utilizzata per ridiscutere i fatti.
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Reato di Calunnia: Assolto per aver denunciato un reato… che non esiste più
Una persona denuncia la 'clonazione' di un assegno non trasferibile, accusando implicitamente il beneficiario di falsificazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si configura il reato di calunnia se il fatto denunciato non è più previsto dalla legge come reato. Poiché la falsificazione di un assegno non trasferibile era stata depenalizzata prima della denuncia, l'accusa riguardava un illecito civile e non penale. Mancava quindi un presupposto essenziale della calunnia. Di conseguenza, la Corte ha annullato definitivamente la condanna, affermando un principio chiaro: non c'è calunnia se si denuncia un fatto che non è (o non è più) un crimine.
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Calunnia per Assegno Smarrito: Condannato Chi Denuncia il Falso
La Corte di Cassazione conferma la condanna per un individuo accusato di calunnia per assegno smarrito. L'uomo aveva consegnato un assegno per un acquisto e successivamente aveva sporto denuncia, accusando implicitamente il venditore di un reato per impedirne l'incasso. I giudici hanno stabilito che il reato di calunnia sussiste anche se nella denuncia non viene indicato esplicitamente il nome della persona accusata. L'elemento decisivo è la consapevolezza dell'imputato di accusare un innocente, avendo egli stesso negoziato e consegnato volontariamente il titolo di pagamento. Il suo ricorso è stato quindi respinto.
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Prescrizione e Proscioglimento: Reato estinto ma condannato alle spese
Un imputato per truffa e calunnia ha presentato ricorso in Cassazione. I suoi reati erano stati dichiarati estinti per prescrizione, ma lui chiedeva un'assoluzione piena. La Corte ha respinto la sua richiesta, chiarendo la differenza tra prescrizione e proscioglimento. I giudici hanno stabilito che, non emergendo prove evidenti della sua innocenza, la formula della prescrizione era corretta. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione economica, confermando che la prescrizione non equivale a una dichiarazione di innocenza.
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Falsa denuncia assegno: condanna per calunnia confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imprenditore accusato di calunnia per falsa denuncia di smarrimento assegno. L'uomo aveva istigato un suo collaboratore a denunciare lo smarrimento di un assegno che, in realtà, era stato regolarmente consegnato a un fornitore per pagare della merce. In questo modo, accusava implicitamente il fornitore del reato di ricettazione. La Corte ha rigettato il ricorso finale dell'imprenditore, stabilendo che le 'nuove prove' da lui presentate non erano sufficienti a dimostrare la sua innocenza, ma rappresentavano solo un tentativo di offrire una diversa interpretazione dei fatti, inammissibile per ribaltare una sentenza di condanna ben motivata.
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Reato di Calunnia: Accusa Falsa, Condanna Definitiva in Cassazione
Un individuo, condannato per il reato di calunnia per aver mosso accuse false, ha presentato ricorso in Cassazione dopo la conferma della sentenza in Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che i motivi dell'appello erano una semplice ripetizione di questioni già valutate e respinte correttamente nei gradi precedenti. Non è stata riscontrata alcuna violazione di legge o illogicità nella decisione impugnata. Di conseguenza, la condanna per calunnia è diventata definitiva, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Da Accusatore a Condannato: Confermato il Reato di Calunnia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia a carico di un uomo che aveva accusato ingiustamente un'altra persona. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, invece di contestare errori di diritto, tentava di far riesaminare le prove e i fatti, attività preclusa in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito della vicenda. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: condanna per calunnia è finale
Un uomo, già condannato per calunnia e falsa testimonianza, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contestando la valutazione delle prove a suo carico. La Suprema Corte ha respinto la sua richiesta, dichiarando l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno stabilito che l'imputato si era limitato a riproporre le stesse questioni di fatto già correttamente decise nei gradi precedenti, senza sollevare reali vizi di legge. La Corte di Cassazione, infatti, non può riesaminare i fatti come un terzo processo. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Imputazione coatta per reato diverso: la Cassazione annulla
Due colleghe vengono denunciate per aver falsamente accusato un altro lavoratore di furto. Il Pubblico Ministero chiede di archiviare il caso per falsa testimonianza. Il Giudice, però, non solo respinge la richiesta ma ordina un'imputazione coatta (un'accusa forzata) anche per il reato di calunnia, che non era mai stato formalmente iscritto nel registro delle indagini. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: un giudice non può ordinare una **imputazione coatta per un reato diverso** da quello per cui il Pubblico Ministero aveva chiesto l'archiviazione. Un simile ordine è un 'atto abnorme' che viola le competenze del Pubblico Ministero.
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Falsa denuncia di smarrimento assegni: condanna annullata per vizio
Un uomo consegna alcuni assegni a garanzia di un debito. Successivamente, per non pagare, presenta una falsa denuncia di smarrimento assegni, accusando di fatto il creditore. La Corte di Cassazione ha annullato la sua condanna per il reato di calunnia. La decisione si fonda su un vizio di procedura: la persona offesa, a sua volta imputata in un separato processo per usura collegato ai medesimi fatti, non poteva essere sentita come un normale testimone. La sua testimonianza, fondamentale per la condanna, è stata dichiarata inutilizzabile, rendendo necessario un nuovo processo.
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