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Calunnia

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568 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di calunnia: quando inizia la prescrizione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14786/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il reato di calunnia. La Corte ha stabilito che la prescrizione del reato di calunnia decorre dal momento in cui lo scritto calunnioso perviene all'autorità giudiziaria, non dalla data apparente dello scritto. Inoltre, ha ritenuto superflua la perizia grafica a fronte della piena confessione dell'imputato.
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Errore di fatto: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13971 del 2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto. Il caso riguardava un imputato condannato per calunnia che contestava una precedente decisione della stessa Corte. I giudici hanno chiarito che l'errore di fatto, previsto dall'art. 625-bis c.p.p., consiste in una svista percettiva nella lettura degli atti e non in una diversa valutazione del merito o in un errore di giudizio. Poiché il ricorrente tentava di ottenere una nuova ponderazione delle prove, il suo ricorso è stato rigettato, ribadendo i confini invalicabili del giudizio di legittimità.
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Ricorso inammissibile: genericità e condanna alle spese
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per calunnia, relativa alla falsa denuncia di smarrimento di un assegno. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici e non in grado di contestare efficacemente la dettagliata motivazione della Corte d'Appello. La decisione comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando che un ricorso inammissibile ha conseguenze concrete.
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Volontà di punire: denuncia valida anche senza formule
Un cittadino presenta una denuncia per appropriazione indebita contro il proprio legale. Nei gradi di merito, la successiva accusa di calunnia contro il denunciante viene archiviata perché si ritiene che la denuncia iniziale non esprimesse una chiara 'volontà di punire'. La Corte di Cassazione annulla questa decisione, affermando che la richiesta di 'accertare eventuali responsabilità penali' è sufficiente a manifestare tale volontà, in linea con il principio del 'favor querelae'.
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Ricorso per calunnia: inammissibile se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per calunnia nei confronti dell'ex moglie. I motivi del ricorso per calunnia sono stati ritenuti generici e riproduttivi di censure già esaminate, rappresentando un tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Suprema Corte. La condanna è stata quindi confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: inammissibile ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di calunnia. L'uomo aveva falsamente denunciato lo smarrimento di un titolo di credito del valore di diecimila euro, che in realtà aveva consegnato per saldare canoni di locazione scaduti. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e volti a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando l'inverosimiglianza della tesi difensiva e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di generalità a due persone fermate per un controllo durante l'emergenza Covid-19. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili perché le loro accuse di abusi da parte degli agenti sono state ritenute infondate e contraddette dalle prove, come le testimonianze e i referti medici. La Corte ha chiarito che la reazione violenta non è giustificata se l'operato delle forze dell'ordine è legittimo, come in questo caso di controllo per la salute pubblica.
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Rinnovazione dibattimentale: obbligo in appello
Un cittadino, assolto in primo grado dall'accusa di calunnia verso agenti di polizia, era stato condannato al risarcimento dei danni in appello. La condanna si basava su una diversa valutazione delle testimonianze, senza però che i testimoni fossero stati nuovamente ascoltati. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ribadendo il principio fondamentale secondo cui è obbligatoria la rinnovazione dibattimentale quando una sentenza di assoluzione viene riformata sulla base di un differente giudizio di attendibilità di una prova dichiarativa, anche se la riforma avviene ai soli fini civili.
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Reato di calunnia: quando non c’è concorso di reati
Una donna, condannata per il reato di calunnia per aver falsamente accusato un agente di averla colpita, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha confermato la condanna per calunnia ma ha annullato parzialmente la sentenza, escludendo il concorso di reati. I giudici hanno chiarito che se l'accusa è diretta a un solo individuo, il reato non si estende agli altri agenti presenti, anche se partecipavano alla stessa operazione.
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Disegno criminoso unitario: no tra calunnia e bancarotta
Un imprenditore, condannato per calunnia e bancarotta fraudolenta, ha richiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra i due reati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. Secondo la Corte, non sussiste un disegno criminoso unitario quando i reati sono eterogenei (calunnia contro creditori e distrazione di beni societari), separati da un significativo lasso di tempo e non riconducibili a un'unica programmazione iniziale, rappresentando piuttosto un'abitualità a delinquere.
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Reato di calunnia: più accuse, più reati per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di calunnia. La Corte ha confermato che denunciare falsamente più pubblici ufficiali in un unico atto costituisce tanti reati quanti sono gli accusati, unificati dalla continuazione. Inammissibile anche il motivo sul bilanciamento delle circostanze.
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Calunnia: appello inammissibile se generico
Un uomo accusa falsamente un'assistente sociale di tentato omicidio, sostenendo di essere stato investito. In realtà, si era scagliato volontariamente contro l'auto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile perché generico e meramente ripetitivo delle censure già respinte, confermando la condanna per calunnia basata su testimonianze concordanti.
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Ricorso inammissibile: l’analisi della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da una ricorrente condannata per calunnia. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano in parte una mera ripetizione di argomenti già valutati e respinti nei gradi precedenti, e in parte aspecifici, in quanto contestavano elementi probatori non centrali per la decisione di condanna, la quale si fondava principalmente su prove documentali inoppugnabili. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile calunnia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una condanna per calunnia. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza dei motivi, che replicavano censure già respinte. La Corte ha ribadito che anche una falsa denuncia di smarrimento contro ignoti può integrare il reato di calunnia, potendo coinvolgere terzi in accuse di ricettazione. L'argomento della prescrizione è stato respinto a causa della recidiva contestata all'imputato, confermando la condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Pena sostitutiva: omessa pronuncia e annullamento
Un individuo, condannato per calunnia per aver falsamente denunciato un assegno, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha confermato la condanna, respingendo i motivi sulla valutazione delle prove e sulla tenuità del fatto. Tuttavia, ha annullato la sentenza con rinvio perché il giudice d'appello non si era pronunciato sulla richiesta di applicazione di una pena sostitutiva, come previsto dalla Riforma Cartabia. Il caso torna in appello solo per decidere sulla modalità di esecuzione della pena.
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Ricorso per Calunnia: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per calunnia di un imputato, confermando la decisione dei giudici di merito. L'ordinanza sottolinea che la riproposizione di censure già esaminate e l'assenza di vizi logici nella sentenza impugnata rendono il ricorso non meritevole di accoglimento. Viene inoltre esclusa l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) a causa dell'intensità del dolo e della gravità della condotta.
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Ricorso generico in Cassazione: i motivi del rigetto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'appello di due persone condannate per calunnia e lesioni. La decisione si fonda sulla natura del ricorso generico, che non contestava in modo specifico le prove video a loro carico. La Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Identificazione persona offesa: la Cassazione decide
Una donna ha citato in giudizio due individui per calunnia e diffamazione, sostenendo di essere la "donna" non identificata menzionata nelle loro denunce penali. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando le decisioni dei tribunali inferiori. Il motivo principale è stata la mancata certa identificazione della persona offesa all'interno degli atti originali, un requisito essenziale sia per la configurazione del reato di calunnia che per quello di diffamazione.
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Prescrizione reato: il rinvio non sempre sospende
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per calunnia, stabilendo l'estinzione del reato per prescrizione. La Corte ha chiarito che il rinvio di un'udienza non sospende la prescrizione reato se non è disposto su esclusiva richiesta della difesa, ma rientra nella normale gestione dell'istruttoria processuale. In questo caso, il tempo decorso tra due udienze non è stato considerato un periodo di sospensione, portando alla conclusione che il termine massimo di prescrizione era già scaduto prima della sentenza d'appello.
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Testimonianza reati reciproci: la Cassazione chiarisce
Un'infermiera, accusata di peculato dal suo ex coniuge, viene assolta in appello perché la testimonianza di quest'ultimo è ritenuta inammissibile. La Corte di Cassazione annulla tale decisione, chiarendo il concetto di testimonianza in reati reciproci. La Corte stabilisce che, per rendere una testimonianza inammissibile, i reati reciproci devono avvenire nel medesimo contesto, impedendo così che denunce strategiche possano invalidare prove cruciali. Il caso è stato rinviato per un nuovo processo.
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