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Calunnia

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568 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Calunnia: denuncia contro il coniuge sapendolo innocente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di calunnia. L'imputato aveva denunciato la moglie per avergli sottratto i figli, pur essendo stato informato il giorno prima dalle forze dell'ordine che la donna e i minori erano stati collocati in una struttura protetta. La Corte ha ritenuto che l'uomo avesse piena consapevolezza della falsità delle sue accuse, confermando la condanna e il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Dolo di calunnia: la Cassazione sulla certezza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per calunnia. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: per configurare il dolo di calunnia è richiesta la certezza assoluta, da parte dell'accusatore, dell'innocenza della persona incolpata. Il semplice dubbio non è sufficiente. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito precluso alla Corte di legittimità.
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Diritto di critica: legittimo esposto contro il giudice
Un giudice ha citato in giudizio un avvocato e il legale rappresentante di una società per diffamazione, a seguito di un loro esposto che evidenziava anomalie in una sua sentenza, assimilabili a un 'copia-incolla' dagli atti di una delle parti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del magistrato, confermando che l'esposto rientrava nel legittimo esercizio del diritto di critica, poiché basato su fatti veri e formulato con un linguaggio appropriato.
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Calunnia e procedibilità: la Cassazione chiarisce
Un detenuto, condannato per calunnia per aver accusato un ispettore di percosse e minacce, viene assolto dalla Corte di Cassazione. La Corte stabilisce che, poiché i reati denunciati erano procedibili solo a querela e la persona offesa non l'aveva presentata, la falsa accusa era inidonea a far partire un procedimento penale. Viene quindi a mancare un presupposto fondamentale del delitto di calunnia, portando all'annullamento della condanna perché il fatto non costituisce reato.
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Revisione penale: i limiti della nuova prova
Un uomo, condannato per calunnia, presenta istanza di revisione penale basata su presunte nuove prove. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che la nuova prova, per essere valida, deve avere un potenziale demolitorio concreto rispetto alla condanna originale. La sentenza ribadisce i rigidi limiti della valutazione preliminare nella revisione penale, che non può ammettere elementi manifestamente infondati o irrilevanti.
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Calunnia e Assegno Smarrito: la Cassazione Spiega
La Corte di Cassazione conferma la condanna per calunnia a carico di un imprenditore che aveva falsamente denunciato lo smarrimento di un assegno per sottrarsi al pagamento di un debito. La sentenza chiarisce che la consapevolezza di accusare un innocente integra il dolo del reato e precisa le regole sulla sospensione della prescrizione in caso di rinvio richiesto dalla difesa, respingendo il ricorso dell'imputato.
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Reato di calunnia: la Cassazione e la simulazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di calunnia. L'imputato si era autoinferto una ferita per poi accusare falsamente i propri fratelli. La Corte ha stabilito che simulare le tracce di un reato per incolpare un innocente costituisce 'calunnia indiretta'. Ha inoltre precisato che, poiché l'imputato si era presentato come presunta vittima e non come indagato, le garanzie procedurali relative alle dichiarazioni degli indagati non erano applicabili. Il ricorso è stato giudicato inammissibile anche per la sua genericità, limitandosi a riproporre questioni già esaminate e respinte.
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Denuncia calunniosa: quando spetta il risarcimento?
Un dipendente pubblico, assolto da accuse penali mosse dal suo datore di lavoro, ha chiesto un risarcimento per denuncia calunniosa. La Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il risarcimento è dovuto solo se si prova il reato di calunnia, con dolo del denunciante. In assenza di ciò, l'azione del Pubblico Ministero interrompe il nesso causale tra la denuncia e il danno subito.
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Interesse ad impugnare: quando si può ricorrere?
Un imputato, assolto dal reato di calunnia con la formula 'perché il fatto non costituisce reato', ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere la formula più liberatoria 'perché il fatto non sussiste'. La Corte Suprema, pur riconoscendo in astratto l'esistenza di un interesse ad impugnare per ottenere una formula assolutoria più favorevole, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che le doglianze del ricorrente miravano a una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa al giudice di legittimità, ribadendo che il ricorso in Cassazione deve basarsi su questioni di diritto e non di merito.
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Risarcimento per denuncia: la prova del dolo è decisiva
Un professionista ha citato in giudizio un ingegnere per ottenere un risarcimento danni a seguito di una denuncia penale, poi archiviata, presentata nei suoi confronti. La richiesta di risarcimento per denuncia è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che, per configurare una denuncia calunniosa e ottenere il risarcimento, non è sufficiente la sua archiviazione, ma è indispensabile dimostrare il dolo del denunciante, ovvero la sua piena e consapevole certezza dell'innocenza della persona accusata. La mancanza di questa prova rende la domanda risarcitoria infondata.
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Inammissibilità ricorso calunnia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per calunnia. Il ricorso mirava a una rilettura delle prove e all'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha stabilito che il ricorso di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti e ha confermato che la gravità complessiva del reato di calunnia impediva l'applicazione di benefici, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso inammissibile per calunnia: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per calunnia. La Corte ribadisce di non poter riesaminare le prove e conferma la decisione di merito, ritenendo infondata anche la doglianza sulla pena, giustificata dalla pervicacia dell'imputato.
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Reato di calunnia: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due persone condannate per il reato di calunnia. Avevano falsamente denunciato lo smarrimento di titoli per non onorare un pagamento. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano di fatto e non di diritto, ribadendo che la revoca della pena sospesa non viola il divieto di reformatio in pejus.
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Delitto di calunnia: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44408/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il delitto di calunnia e danneggiamento. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e meramente ripetitivi di censure già esaminate. La Corte ha ribadito che per la configurabilità del delitto di calunnia è sufficiente la mera potenzialità dell'avvio di un procedimento penale, e che il dolo può essere desunto dal comportamento complessivo dell'imputato.
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Prescrizione del reato: Cassazione annulla condanna
Un individuo, condannato per calunnia nei confronti di un carabiniere, ha visto la sua sentenza annullata dalla Corte di Cassazione. Il motivo è la prescrizione del reato, sopraggiunta prima della sentenza d'appello. La Corte ha chiarito che la recidiva, sebbene contestata, non estende i termini di prescrizione se non viene effettivamente utilizzata per aumentare la pena, confermando un importante principio delle Sezioni Unite.
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Ricorso inammissibile: motivi di fatto non ammessi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per il reato di calunnia. I motivi dell'appello sono stati giudicati come mere contestazioni dei fatti, già correttamente valutati nei gradi di merito, e non come questioni di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, ma non alla rifusione delle spese della parte civile, a causa di una sua memoria difensiva ritenuta eccessiva per la fase processuale.
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Ricorso per calunnia: inammissibile se generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per calunnia, confermando la condanna di un uomo che aveva falsamente accusato due persone di estorsione. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici e miravano a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta al giudice di legittimità. La decisione sottolinea come un appello in Cassazione debba basarsi su vizi di legge e non su una diversa interpretazione delle prove.
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Ricorso inammissibile calunnia: decisione Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per calunnia, in quanto l'appellante si è limitato a riproporre le medesime argomentazioni sul dolo già respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha confermato che un ricorso non può essere una semplice riproposizione di censure già esaminate, ma deve evidenziare vizi di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso in falsa testimonianza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42500/2024, ha confermato la condanna di un uomo per calunnia e concorso in falsa testimonianza. L'imputato aveva istigato una conoscente a dichiarare il falso per crearsi un alibi, mentre lui sporgeva denuncia contro la ex moglie. La Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo la piena configurabilità del concorso morale nel delitto di falsa testimonianza e dichiarando inammissibili i motivi di ricorso basati su una rivalutazione dei fatti o proposti per la prima volta in sede di legittimità.
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Mandato ad impugnare: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15918/2025, ha stabilito che la norma che richiede un mandato ad impugnare specifico al difensore, successivo alla sentenza, non è incostituzionale, neppure per l'imputato irreperibile. L'appello presentato dal legale di un uomo condannato per calunnia era stato dichiarato inammissibile proprio per l'assenza di tale mandato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che le nuove norme più favorevoli non hanno efficacia retroattiva e che la scelta legislativa mira a garantire una decisione ponderata e personale dell'imputato, bilanciando il diritto di difesa con l'efficienza della giustizia.
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