LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Calunnia

Pagina 21 di 29

568 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Responsabilità da calunnia: i limiti del risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto che richiedeva il risarcimento danni per presunta responsabilità da calunnia a seguito di querele archiviate. La Corte ha stabilito che la mancanza di poteri formali del querelante o l'invalidità della querela sono irrilevanti se non viene provata la consapevolezza dell'innocenza dell'accusato, poiché l'intervento dell'autorità giudiziaria interrompe il nesso causale.
Continua »
Inammissibilità ricorso per Cassazione: i limiti
La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità ricorso per Cassazione presentato contro una condanna per calunnia e falso. La decisione chiarisce che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove già esaminate nei gradi precedenti, rendendo vani i tentativi di ottenere una diversa lettura dei fatti.
Continua »
Revisione prove nuove: Cassazione annulla diniego
Un uomo condannato per calunnia ha richiesto la revisione del processo presentando nuove prove documentali. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito non avevano adeguatamente valutato se la revisione prove nuove potesse scardinare l'elemento del dolo, fornendo una motivazione carente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
Continua »
Calunnia e tenuità del fatto: la Cassazione decide
Un uomo denuncia falsamente il furto della sua auto, accusando le persone a cui l'aveva prestata. La Cassazione ha confermato la condanna per calunnia, escludendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità delle conseguenze per le vittime, sottoposte a lunghe indagini.
Continua »
Calunnia ex coniuge: quando la denuncia è reato
Una donna denuncia l'ex marito per la violazione degli obblighi di mantenimento dei figli. Tuttavia, omettendo di riferire di aver ricevuto somme in contanti e di un periodo di riconciliazione, viene a sua volta condannata per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11732/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna, confermando che la rappresentazione parziale e reticente dei fatti integra il dolo della calunnia ex coniuge, in quanto volta a incolpare ingiustamente una persona che si sa essere innocente.
Continua »
Ricorso inammissibile: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per calunnia e ricettazione. La decisione ribadisce che il giudizio di legittimità non consente un riesame dei fatti, ma solo un controllo sulla corretta applicazione della legge e sulla logicità della motivazione. Confermato anche il diniego delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena, basato su una prognosi sfavorevole sulla personalità del ricorrente.
Continua »
Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per calunnia. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti del caso, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge. Poiché i motivi del ricorso miravano a una nuova valutazione delle prove, già correttamente analizzate nei gradi di merito, l'impugnazione è stata respinta con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di calunnia: quando la denuncia è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna per il reato di calunnia. L'imputato aveva falsamente denunciato il furto di assegni che in realtà aveva già consegnato in pagamento. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano volti a una nuova valutazione dei fatti, compito non spettante al giudice di legittimità, confermando così la condanna e il pagamento di una sanzione.
Continua »
Reato di calunnia: quando la falsa accusa è più grave
La Corte di Cassazione conferma che il reato di calunnia sussiste anche quando si accusa una persona di un fatto più grave di quello realmente accaduto. Nel caso specifico, una donna aveva falsamente denunciato di essere stata urtata e ferita da uno scooter, mentre le prove video dimostravano che era stata colpita solo la sua bicicletta. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Prescrizione e parte civile: la guida completa
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per calunnia a causa dell'intervenuta prescrizione del reato. Tuttavia, ha confermato le statuizioni civili, obbligando gli imputati al risarcimento del danno in favore della parte civile. La sentenza chiarisce importanti principi sulla prescrizione e parte civile, specificando che, anche se il reato è estinto, il giudice deve valutare la responsabilità ai fini civili. Inoltre, ha validato la nomina del difensore della parte civile avvenuta oralmente in udienza, considerandola una procura speciale valida.
Continua »
Dolo calunnia: la prova dalle circostanze del fatto
Un individuo è stato condannato per calunnia e falsa testimonianza per aver accusato un alto funzionario pubblico di gravi reati, inclusi legami con la mafia. La difesa ha sostenuto la mancanza di dolo, basandosi su presunte contraddizioni nelle dichiarazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la prova del dolo calunnia può essere desunta logicamente dalle circostanze, come la specificità e la falsità delle accuse, che escludono la possibilità di un semplice errore.
Continua »
Ricorso inammissibile: Cassazione e false accuse
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna condannata per calunnia. La ricorrente aveva falsamente accusato dei Carabinieri di percosse durante un controllo. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano puramente fattuali, non riesaminabili in sede di legittimità, confermando la condanna per le false accuse.
Continua »
Ricorso inammissibile per motivi generici e precedenti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per calunnia. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, considerati mere ripetizioni di censure già esaminate. Viene inoltre confermato il diniego alla sostituzione della pena con lavori di pubblica utilità a causa dei gravi precedenti penali e della personalità dell'imputato, ritenuta non idonea a un percorso rieducativo alternativo. Di conseguenza, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
Continua »
Prescrizione e recidiva: Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per calunnia, il quale sosteneva l'avvenuta estinzione del reato. Al centro della decisione vi è il nesso tra prescrizione e recidiva qualificata (ex art. 99, comma 4, c.p.), che, in quanto circostanza a effetto speciale, estende il termine massimo di prescrizione a sedici anni e otto mesi, rendendo la pretesa dell'imputato manifestamente infondata.
Continua »
Delitto di calunnia: la Cassazione e la doppia conforme
Un soggetto viene condannato per il delitto di calunnia dopo aver falsamente denunciato lo smarrimento di un blocchetto di assegni per impedirne l'incasso. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il suo ricorso, sottolineando il principio della "doppia conforme": quando le sentenze di primo e secondo grado sono convergenti, l'appello deve confrontarsi con l'intero iter motivazionale e non può limitarsi a riproporre questioni già risolte.
Continua »
Calunnia: quando il sospetto non basta a giustificare
Una figlia accusa un notaio di falsità in un testamento pubblico, venendo poi condannata per calunnia. La Cassazione conferma la condanna, stabilendo che per escludere il dolo non basta un semplice sospetto, ma servono elementi oggettivi e seri che giustifichino il dubbio sull'innocenza dell'accusato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Ricorso inammissibile: niente prescrizione del reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16661/2024, ha dichiarato un ricorso inammissibile per il reato di calunnia. La Corte chiarisce che l'inammissibilità dell'impugnazione impedisce la declaratoria di prescrizione del reato, anche qualora questa sia maturata dopo la sentenza di appello. I motivi del ricorrente, basati su un errato calcolo della prescrizione e sulla richiesta di una nuova valutazione dei fatti, sono stati ritenuti manifestamente infondati.
Continua »
Associazione per delinquere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di associazione per delinquere operante dietro la facciata di un'organizzazione anti-usura. La sentenza distingue nettamente le responsabilità: ha dichiarato inammissibile il ricorso della promotrice, mente del sodalizio, per la genericità delle censure, ma ha annullato la condanna della segretaria, ritenendo non provata la sua consapevole partecipazione al patto criminale.
Continua »
Mandato ad impugnare: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione e calunnia. L'appello era stato presentato dal difensore d'ufficio senza uno specifico mandato ad impugnare, rilasciato dopo la sentenza. La Corte ha ritenuto manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata, confermando che tale requisito è necessario per garantire la volontà effettiva dell'imputato assente di proseguire nel giudizio.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per calunnia. La decisione si basa sulla constatazione che i motivi del ricorso erano una mera riproduzione di argomentazioni già respinte in appello. L'ordinanza chiarisce inoltre che la condanna al pagamento delle spese della parte civile non è automatica in caso di inammissibilità, ma richiede un'attività difensiva specifica da parte di quest'ultima. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato solo al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Continua »