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Calunnia

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568 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato continuato: quando non si applica la disciplina
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che applicava il reato continuato tra il porto illegale di un'arma e la successiva calunnia contro gli agenti. Secondo la Corte, la calunnia non faceva parte del piano originario, ma era una reazione estemporanea e imprevedibile all'arresto, rendendo impossibile configurare un unico disegno criminoso.
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Estorsione processuale: quando l’azione legale è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'uso seriale e pretestuoso di azioni giudiziarie con richieste di risarcimento esorbitanti può configurare il reato di tentata estorsione processuale. La sentenza annulla con rinvio l'ordinanza che aveva escluso il reato, sottolineando che l'abuso del processo per fiaccare la resistenza della controparte e ottenere un profitto ingiusto integra la minaccia estorsiva.
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Calunnia: accusa reato anche senza dati completi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia a carico di un individuo che aveva falsamente accusato il proprietario dell'immobile da lui locato di estorsione, al fine di sottrarsi a uno sfratto. La Corte ha stabilito che il reato sussiste anche se nella denuncia non vengono fornite le complete generalità della persona accusata, purché questa sia facilmente identificabile. È stata inoltre negata la sospensione condizionale della pena a causa di precedenti penali e della gravità della condotta.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una sentenza della Corte d'Appello di Torino, poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di argomentazioni già esaminate e respinte nei gradi di giudizio precedenti. La decisione si fonda sull'assenza di nuove critiche e sulla correttezza delle valutazioni dei giudici di merito riguardo al dolo nel reato di calunnia e all'effetto della recidiva sulla prescrizione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Estorsione giudiziaria: quando una causa è reato
Un soggetto avviava una serie di cause civili con richieste di risarcimento esorbitanti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23907/2024, ha chiarito che l'abuso del processo attraverso azioni seriali e pretestuose, finalizzate non a vincere la causa ma a costringere la controparte a una transazione economica ingiusta, configura il reato di tentata estorsione giudiziaria. La Corte ha quindi annullato la decisione del tribunale del riesame, che aveva escluso il reato, rinviando per una nuova valutazione dei fatti.
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Turbativa d’asta: la Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per turbativa d'asta e autoriciclaggio, rinviando il caso alla Corte d'Appello. La decisione si basa sul principio che, per configurare il reato, non è sufficiente presentare un documento falso per essere ammessi a una gara pubblica; è necessario dimostrare che tale artificio abbia concretamente inciso sullo svolgimento e sull'esito della gara stessa, alterando la concorrenza. La condanna per calunnia è stata invece confermata.
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Querela non sottoscritta: è valida? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per truffa e calunnia. La Corte ha stabilito che una querela non sottoscritta dall'avvocato ma depositata può essere sanata tramite ratifica del querelante. Inoltre, ha ribadito che il ritiro di una falsa denuncia non estingue il reato di calunnia, poiché questo si perfeziona al momento della presentazione della denuncia stessa.
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Dolo di calunnia: la Cassazione sul falso smarrimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per calunnia. L'imputato aveva falsamente denunciato lo smarrimento di un assegno, precedentemente consegnato a un creditore a seguito di un accordo, con lo scopo di tutelarsi. La Corte ha stabilito che tale ammissione è sufficiente a dimostrare il dolo di calunnia, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
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Reato di calunnia: quando la falsa accusa è reato?
La Corte di Cassazione analizza un caso di reato di calunnia, distinguendo tra una falsa accusa di evasione fiscale, ritenuta credibile e quindi penalmente rilevante, e una simulazione di oltraggio a corpo amministrativo. La Corte conferma la condanna per la prima accusa, ma annulla con rinvio la seconda, richiedendo alla Corte d'Appello di verificare se le offese simulate fossero effettivamente collegate all'esercizio delle funzioni pubbliche, elemento necessario per configurare il reato presupposto.
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Denuncia calunniosa: risarcimento anche senza condanna
La Corte di Cassazione ha stabilito che una denuncia calunniosa può giustificare una condanna al risarcimento dei danni in sede civile, anche se la persona denunciata era stata assolta in sede penale con la formula 'perché il fatto non costituisce reato'. Il giudice civile ha il potere di valutare autonomamente le prove, comprese quelle del processo penale, per accertare la natura calunniosa della denuncia e il dolo di chi l'ha sporta, condannando i responsabili al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi presentati. L'impugnazione non contestava specificamente le argomentazioni della Corte d'Appello e si limitava a riproporre censure già respinte nel grado precedente. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Denuncia smarrimento assegno: quando è calunnia?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per calunnia dopo aver presentato una falsa denuncia di smarrimento di un assegno. L'uomo aveva consegnato il titolo a un'altra persona ma, per impedirne l'incasso, ne ha falsamente denunciato la perdita. La Corte ha ritenuto provata la consapevole falsità della denuncia, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile per calunnia e falsa testimonianza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per i reati di calunnia e falsa testimonianza. L'imputato aveva falsamente accusato una persona di appropriazione indebita per mascherare un assegno senza provvista. I motivi del ricorso sono stati giudicati ripetitivi e la questione sulla recidiva inammissibile, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa testimonianza per paura: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsa testimonianza di quattro persone che avevano mentito durante un processo per omicidio. Gli imputati sostenevano di aver agito per paura di ritorsioni da parte degli autori del delitto. La Corte ha respinto i ricorsi, dichiarandoli inammissibili, e ha chiarito che il timore per la propria incolumità fisica non rientra nell'esimente specifica prevista per la falsa testimonianza, la quale protegge solo da un nocumento alla libertà o all'onore. Per invocare lo stato di necessità, è indispensabile provare un pericolo grave, attuale e non altrimenti evitabile, condizione non soddisfatta da un generico timore.
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Calunnia aggravata: quando la falsa accusa è reato
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso caso di calunnia aggravata, annullando parzialmente un'ordinanza di arresti domiciliari. La sentenza distingue tra due episodi di presunta calunnia: una contro un giornalista, ritenuta sussistente, e una contro un imprenditore, per la quale si richiede una nuova valutazione. Viene inoltre accolto il ricorso della Procura, imponendo di riesaminare l'aggravante di aver agito per agevolare un'associazione mafiosa. La decisione chiarisce i confini del reato di calunnia, specialmente riguardo alla prova della consapevolezza della falsità dell'accusa.
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Calunnia e usura: denuncia assolta per dubbio sul dolo
Un cittadino, dopo aver denunciato ripetutamente un istituto di credito per usura su due contratti di mutuo, è stato accusato di calunnia. Assolto in primo grado per assenza di dolo, è stato poi condannato in appello. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che la presenza di un dibattito giuridico sull'inclusione degli interessi di mora nel calcolo del tasso soglia esclude la consapevolezza della falsità dell'accusa, elemento necessario per configurare il reato di calunnia.
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Inammissibilità ricorso: Cassazione su prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per calunnia. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza dei motivi: il primo, che mirava a un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità; il secondo, che presentava un errato calcolo della prescrizione, omettendo di considerare i periodi di sospensione. L'ordinanza sottolinea l'importanza di calcolare correttamente la prescrizione e le conseguenze dell'inammissibilità ricorso.
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Denuncia calunniosa: quando scatta il risarcimento?
Un imprenditore ha chiesto il risarcimento a una società appaltante per i danni subiti a seguito di una denuncia per false dichiarazioni in una gara d'appalto, dalla quale era stato poi prosciolto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per ottenere un risarcimento per denuncia calunniosa, non basta l'assoluzione, ma è necessario dimostrare il dolo, ovvero la consapevolezza del denunciante dell'innocenza dell'accusato. La denuncia, in assenza di tale prova, è considerata un atto legittimo e non una fonte di responsabilità.
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Ricorso inammissibile: quando la prova non è decisiva
Una donna viene condannata per calunnia dopo aver falsamente denunciato lo smarrimento di assegni già consegnati a un fornitore. La Corte di Cassazione dichiara il suo ricorso inammissibile, sottolineando che non basta lamentare l'omessa valutazione di prove, ma è necessario dimostrare la loro decisività nell'influenzare l'esito del giudizio. La sentenza ribadisce i rigorosi requisiti di specificità per le impugnazioni.
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Reato di calunnia: i limiti della denuncia secondo la CC
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per il reato di calunnia e diffamazione a carico di due coniugi. La Corte ha chiarito che, per configurare la calunnia, l'accusa deve essere specifica e supportata da dolo, ovvero dalla certa consapevolezza dell'innocenza dell'accusato. Inoltre, ha stabilito che la denuncia a un ordine professionale, se basata su fatti veri o ritenuti tali e non offensiva, rientra nel legittimo esercizio del diritto di critica e non costituisce diffamazione.
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