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Calunnia

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568 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Errore materiale: Cassazione annulla sentenza sbagliata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che, a seguito di un errore materiale, riportava la motivazione e il dispositivo di un altro imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la sostituzione integrale della motivazione non costituisce un semplice errore materiale correggibile d'ufficio, ma una nullità per mancanza assoluta di motivazione, imponendo un nuovo giudizio d'appello.
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Falsa testimonianza: non punibile se per evitare condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna al risarcimento per falsa testimonianza. Il caso riguardava un testimone che, già indagato per calunnia per le sue dichiarazioni precedenti, aveva mentito in tribunale. La Corte ha stabilito che la causa di non punibilità prevista dall'art. 384, comma 1, del codice penale si applica anche a chi mente per evitare una condanna per un reato commesso in precedenza (in questo caso, calunnia), in base al principio che nessuno può essere costretto ad autoaccusarsi. L'errore del giudice di merito è stato qualificare il soggetto come testimone assistito, mentre era un testimone puro con l'obbligo di deporre.
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Contestazione alternativa: l’assoluzione non vincola
La Corte di Cassazione chiarisce che, in un caso di contestazione alternativa tra due imputati (calunnia contro uno e truffa contro l'altro), l'assoluzione definitiva di uno non crea un vincolo probatorio per il giudice d'appello chiamato a decidere sull'impugnazione dell'altro. Se permane l'incertezza sulla ricostruzione dei fatti, come l'autenticità di una firma, è legittima l'assoluzione di entrambi gli imputati, poiché il giudice d'appello può riesaminare liberamente l'intera vicenda fattuale.
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Calunnia verbale falso: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per il reato di calunnia. L'imputato era stato accusato di aver falsamente incolpato un carabiniere di aver redatto un verbale contenente dichiarazioni mai rese. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione della Corte d'Appello gravemente lacunosa e illogica, in particolare per non aver accertato con certezza la veridicità del verbale contestato e per aver ignorato le precise regole sull'acquisizione di prove da altri procedimenti. La questione chiave è che per configurare una calunnia verbale falso, il giudice deve prima dimostrare che il verbale era vero. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Calunnia: quando la denuncia contro un giudice è reato
Un cittadino, ritenendosi ingiustamente trattato in una procedura esecutiva, ha denunciato un giudice onorario per abuso d'ufficio. Il procedimento per calunnia si era concluso con un proscioglimento per particolare tenuità del fatto. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi procedurali e l'assenza di dolo, sostenendo di aver solo esercitato il proprio diritto di critica. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che accusare falsamente un magistrato di un reato, con la consapevolezza della sua innocenza, integra il delitto di calunnia. La Corte ha inoltre precisato che il superamento dei termini delle indagini preliminari non comporta la nullità dell'azione penale e che la successiva scoperta di errori formali nei provvedimenti del giudice non esclude il dolo di calunnia.
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Prove nuove revisione: quando sono inammissibili?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la revisione di una condanna per calunnia. La richiesta si basava su dichiarazioni di una coimputata non rese nel processo originario. La Corte stabilisce che le prove che potevano essere acquisite nel primo giudizio non costituiscono "prove nuove" ai sensi dell'art. 630 c.p.p., ribadendo che la revisione è un rimedio straordinario e non un'impugnazione tardiva per correggere strategie processuali passate. Le prove nuove per la revisione devono avere una capacità dimostrativa tale da scardinare il giudicato.
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Calunnia e querela di falso: la firma disconosciuta
Una cliente, condannata per calunnia dopo aver presentato una querela di falso disconoscendo la propria firma sulla procura alle liti, si è vista rigettare il ricorso dalla Corte di Cassazione. La Corte ha confermato che il persistere nel disconoscimento, nonostante le prove contrarie fornite dai legali, dimostra la consapevolezza di accusare un innocente, integrando così il dolo del reato. La sentenza chiarisce anche importanti aspetti procedurali legati al rito abbreviato e all'utilizzabilità degli atti di indagine.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se riesame merito
Un individuo ha citato in giudizio una persona e una fondazione per false accuse, dopo essere stato da loro denunciato per diffamazione. I tribunali hanno respinto la sua richiesta per mancanza di prove. L'individuo ha quindi presentato un ricorso per cassazione e una separata istanza di revocazione basata su nuovi documenti. La Corte Suprema ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili, ribadendo che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per una nuova valutazione dei fatti o delle prove già esaminate dai giudici di merito.
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Sequestro probatorio cellulare: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di sequestro probatorio di un cellulare. La Corte ha stabilito che il sequestro probatorio cellulare, per sua natura, è un atto a sorpresa che non richiede il preventivo contraddittorio con la difesa, la cui garanzia si esplica nel successivo procedimento di riesame. Anche una motivazione sintetica è stata ritenuta sufficiente, respingendo l'argomentazione che un precedente sequestro con esito negativo sullo stesso dispositivo potesse precluderne uno nuovo in un diverso procedimento.
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Ingiusto profitto: frode anche se il debito non c’è
Un imprenditore, gestore di un porto turistico, falsifica i documenti di pagamento dei canoni demaniali per evitare la revoca della concessione. Sebbene i canoni maggiorati siano stati poi dichiarati non dovuti da un giudice, la Cassazione conferma che il reato di truffa sussiste. L'ingiusto profitto, infatti, va valutato al momento della condotta fraudolenta e consiste nell'aver evitato le conseguenze legali dell'inadempimento. Confermata anche la condanna per calunnia nei confronti dei funzionari pubblici accusati ingiustamente.
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Inammissibilità ricorso per calunnia: la decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato, già collaboratore di giustizia, condannato per calunnia ai danni di un magistrato. Il ricorso è stato ritenuto generico e manifestamente infondato, in quanto si limitava a riproporre questioni di fatto già valutate nei gradi di merito. La Corte ha confermato la correttezza della motivazione della sentenza impugnata riguardo la sussistenza del dolo, l'applicazione della recidiva e il diniego delle attenuanti generiche.
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Prescrizione e danno civile: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21800/2025, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per calunnia, il cui reato era stato dichiarato prescritto in appello. La Corte ha stabilito che, in caso di prescrizione e danno civile, il giudice d'appello deve comunque valutare nel merito la responsabilità dell'imputato prima di confermare le statuizioni civili. Viene chiarito che la condanna a una provvisionale e la conferma della responsabilità per il danno sono corrette, mentre la quantificazione definitiva del danno, con le relative regole probatorie civilistiche, è demandata a un separato giudizio civile.
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Continuazione tra reati: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati per un tentato furto aggravato e una successiva calunnia. La Corte ha stabilito che, per applicare tale istituto, è necessario un unico e preordinato programma criminoso. Nel caso specifico, la calunnia non era parte del piano originale, ma una reazione estemporanea per eludere la giustizia, configurando piuttosto una generica propensione al crimine e non i presupposti per la continuazione tra reati.
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Calunnia e onere della prova: la Cassazione decide
Un avvocato, falsamente accusato di frode e patrocinio infedele da un ex cliente, ricorre in Cassazione contro l'assoluzione di quest'ultimo dal reato di calunnia. La Suprema Corte annulla la sentenza limitatamente agli effetti civili, rilevando che i giudici di merito hanno ignorato prove documentali decisive. Il caso è stato rinviato al giudice civile competente per una nuova valutazione della richiesta di risarcimento del danno.
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Correlazione accusa e sentenza: Cassazione annulla
Un imputato, accusato di calunnia e poi assolto in appello per la particolare tenuità del fatto, ha visto la sua assoluzione annullata dalla Corte di Cassazione. Il motivo non risiede nel merito della vicenda, ma in un vizio procedurale cruciale: la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza. La Corte d'appello aveva valutato fatti penalmente più gravi e diversi da quelli contestati nell'imputazione originaria, ledendo così il diritto di difesa. Di conseguenza, il processo deve ripartire dalla fase delle indagini.
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Calunnia: la Cassazione sulla falsa denuncia di assegni
La Corte di Cassazione conferma una condanna per calunnia nei confronti di un soggetto che aveva falsamente denunciato lo smarrimento di due assegni, in realtà consegnati a garanzia di un prestito. La Corte ha ritenuto del tutto inverosimile la versione dell'imputato, valorizzando la sequenza temporale dei fatti e la piena attendibilità di un testimone chiave, confermando così l'intenzione di accusare ingiustamente il creditore.
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Simulazione di reato: la Cassazione fa chiarezza
Un imprenditore viene condannato per simulazione di reato e calunnia dopo aver denunciato un finto furto di scarpe per frodare l'assicurazione e aver poi accusato ingiustamente un collega. La Cassazione chiarisce la distinzione tra i due reati e la validità delle indagini private pre-processuali. Nonostante l'appello sia in parte inammissibile, la Corte annulla la sentenza per intervenuta prescrizione del reato di calunnia.
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Termine a difesa: non automatico con nuovo avvocato
Un imputato, condannato per calunnia, ricorre in Cassazione lamentando la violazione del diritto di difesa per il mancato rinvio dell'udienza a seguito della nomina di un nuovo difensore. La Corte Suprema rigetta il ricorso, stabilendo che la concessione del termine a difesa non è automatica. Deve essere bilanciata con la ragionevole durata del processo e non può essere usata per scopi dilatori, specialmente quando la nomina è tardiva e non viene dimostrato un concreto pregiudizio per la difesa.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una sentenza della Corte d'Appello di Bologna. Il ricorrente, condannato per calunnia, sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha respinto la tesi, evidenziando che i termini massimi di prescrizione, aumentati per la recidiva, non erano decorsi. L'inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile in Cassazione: il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza di condanna per calunnia. La decisione si fonda sul fatto che il ricorrente si è limitato a riproporre le medesime critiche già adeguatamente valutate e respinte dalla Corte d'Appello, senza sollevare nuove questioni di diritto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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