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Calunnia per interposta persona: assolto, la Cassazione ribalta

Un uomo consegna un assegno ai suoi soci per saldare dei debiti, ma poi induce la moglie, cointestataria del conto e ignara di tutto, a denunciarne falsamente lo smarrimento. Questa azione accusa indirettamente i soci di un reato. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: chi inganna una persona per farle presentare una falsa denuncia risponde del reato di **calunnia per interposta persona**. In questo caso, l’uomo che ha architettato l’inganno è considerato il vero colpevole, anche se non ha firmato materialmente la denuncia. Per questo motivo, la precedente sentenza di assoluzione è stata annullata e il processo dovrà essere celebrato di nuovo.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 19439 Anno 2023
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Pubblicato il 10 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Marito induce la moglie a denunciare un falso smarrimento: è reato

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale in materia di reati contro l’amministrazione della giustizia. Il caso riguarda la calunnia per interposta persona, una situazione in cui un soggetto ne utilizza un altro, ignaro e ingannato, per accusare falsamente un terzo. La Corte ha stabilito che l’ideatore dell’inganno è il vero e unico responsabile del reato, anche se non compie l’azione materiale di presentare la denuncia. Questa decisione sottolinea come la legge guardi alla sostanza dei fatti e all’intenzione criminale, piuttosto che alla mera apparenza.

La vicenda: un assegno, una denuncia e un’accusa velata

I fatti all’origine della vicenda sono semplici ma significativi. Un imprenditore, per regolare alcune pendenze economiche, consegna un assegno ai suoi due soci. Poco dopo, contatta sua moglie, cointestataria del conto corrente da cui era stato tratto l’assegno. L’uomo le racconta una versione falsa dei fatti: le dice di aver smarrito il blocchetto degli assegni, che conteneva anche titoli già firmati in bianco. La donna, credendo alla storia del marito e del tutto all’oscuro dell’accordo con i soci, si reca presso i Carabinieri. In buona fede, presenta una denuncia per lo smarrimento del libretto. Questa denuncia, però, aveva una conseguenza implicita molto grave. Bloccava il pagamento dell’assegno e, soprattutto, faceva apparire i soci, legittimi possessori del titolo, come persone che avevano illecitamente utilizzato un assegno smarrito.

L’autore mediato e la calunnia per interposta persona

Il cuore giuridico della questione risiede nella figura dell’autore mediato, prevista dall’articolo 48 del Codice Penale. Questa norma stabilisce che se qualcuno commette un reato perché è stato ingannato da un’altra persona, del reato risponde chi ha causato l’inganno. Nel nostro caso, la moglie ha sporto denuncia perché indotta in errore dal marito. Lei era convinta che l’assegno fosse stato realmente smarrito e agiva per tutelare il patrimonio familiare. L’intenzione criminale, ovvero la volontà di accusare ingiustamente i soci, apparteneva esclusivamente al marito. Egli ha usato la moglie come uno strumento inconsapevole per realizzare il suo piano. Si configura così la calunnia per interposta persona: l’accusa falsa non viene mossa direttamente, ma attraverso un’altra persona tratta in inganno.

Le motivazioni della Cassazione: chi inganna è il vero colpevole

La Corte d’Appello aveva precedentemente assolto l’imprenditore. I giudici avevano ritenuto che la moglie avesse agito in modo autonomo, senza una vera e propria induzione da parte del marito. La Corte di Cassazione, però, ha completamente ribaltato questa visione. I giudici supremi hanno affermato che la Corte d’Appello non ha adeguatamente considerato le prove che dimostravano l’inganno. La testimonianza della donna stessa, che aveva dichiarato di aver agito ‘su indicazione del marito’, era un elemento decisivo. La Cassazione ha quindi ribadito un principio consolidato: integra il delitto di calunnia colui che predispone maliziosamente tutto il necessario affinché un’altra persona, tenuta a farlo, sporga denuncia contro un innocente. L’ingannatore è il vero autore del reato.

Le conclusioni: la Cassazione annulla l’assoluzione

L’esito finale del giudizio di Cassazione è stato l’annullamento della sentenza di assoluzione. Il caso è stato rinviato a un’altra sezione della Corte d’Appello di Palermo per un nuovo processo. Questo nuovo giudizio dovrà attenersi scrupolosamente al principio di diritto stabilito dalla Cassazione. I nuovi giudici dovranno accertare se la denuncia della moglie sia stata frutto di una sua iniziativa spontanea o, come appare più probabile, di una dolosa induzione in errore da parte del marito. Se verrà provato l’inganno, l’imprenditore sarà ritenuto colpevole del reato di calunnia per interposta persona.

Se una persona mi inganna e mi fa denunciare un innocente, chi è responsabile?
La persona responsabile del reato di calunnia è colui che ha creato l’inganno, non chi ha sporto materialmente la denuncia in buona fede.

Cos’è la calunnia per interposta persona?
Si verifica quando si utilizza un’altra persona, inconsapevole e ingannata, come strumento per accusare falsamente un terzo di un reato.

In questo caso, perché la Cassazione ha annullato l’assoluzione?
Perché la Corte d’Appello non aveva valutato correttamente se il marito avesse ingannato la moglie, inducendola a presentare la falsa denuncia. Se l’ha ingannata, è lui il colpevole.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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