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Calunnia

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568 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso straordinario e Prescrizione del reato: la Cassazione corregge
Un individuo, condannato per calunnia in appello, ha visto il suo ricorso in Cassazione inizialmente dichiarato tardivo. Tuttavia, ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto, contestando il calcolo del termine. La Corte di Cassazione ha riconosciuto l'errore, stabilendo che il ricorso era tempestivo. Di conseguenza, il reato di calunnia è stato dichiarato estinto per prescrizione del reato, anche considerando la sospensione dei termini dovuta all'emergenza pandemica. Le statuizioni civili della condanna sono state confermate.
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Accusa Falsa e Reato di Calunnia: La Cassazione Conferma la Condanna
Un Lavoratore ha accusato falsamente un Autista di camion di averlo investito e di essere fuggito, causandogli lesioni. I giudici di merito hanno riconosciuto la responsabilità del Lavoratore per il Reato di calunnia. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la validità della notifica dell'atto di citazione e la sussistenza del Reato di calunnia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. Ha ribadito che un precedente patteggiamento con pena detentiva, anche se estinto, può precludere la concessione di nuovi benefici come la sospensione condizionale della pena.
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Calunnia: Ricorso inammissibile e condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per calunnia. L'imputato contestava la prova della sua colpevolezza e la mancata applicazione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici, poiché riproponevano argomentazioni già valutate dalla Corte d'Appello e miravano a una diversa interpretazione delle prove e dell'elemento psicologico del reato. Anche la richiesta sulle attenuanti è stata respinta, considerando l'assenza di elementi positivi e i precedenti penali dell'imputato. La decisione finale ha confermato la condanna, obbligando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende. Questo caso sottolinea l'importanza di presentare motivi di ricorso specifici e non meramente ripetitivi per evitare un ricorso inammissibile.
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Reato di Calunnia: Falsa Accusa Inammissibile, Condanna Confermato
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per il reato di calunnia. L'imputato aveva presentato esposti e querele ritenuti falsi e idonei a innescare procedimenti penali. La Corte d'Appello aveva parzialmente assolto l'imputato per un singolo episodio, ma confermato la condanna per gli altri. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il reato di calunnia si configura anche senza l'effettivo avvio di un'indagine, purché la falsa accusa sia seria e non manifestamente inverosimile. La condanna per calunnia è stata quindi confermata, con il ricorrente obbligato al pagamento delle spese.
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Reato di calunnia: accuse alla Polizia e condanna definitiva
Un uomo ha subito una condanna per il reato di calunnia dopo aver incolpato falsamente alcuni agenti di Polizia in occasione di una perquisizione personale. L'imputato ha impugnato la sentenza in Cassazione, contestando la mancata riapertura dell'istruttoria in appello e ritenendo eccessiva la pena inflitta. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha ribadito l'impossibilità di richiedere una nuova valutazione dei fatti già ricostruiti in modo logico nei gradi di merito. Inoltre, i magistrati hanno confermato la piena discrezionalità del giudice nella quantificazione della pena, la quale tiene conto della gravità delle false accuse e dei pesanti precedenti penali del ricorrente. L'imputato perde il ricorso, deve saldare le spese processuali e versare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Calunnia e Inammissibilità Ricorso Penale: La Cassazione Conferma la Condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da una donna, già condannata per calunnia. La donna aveva falsamente accusato altre persone di reati che lei stessa aveva commesso, come dimostrato da prove oggettive. Il suo ricorso è stato ritenuto generico e basato su questioni di fatto, non rispettando i requisiti per l'esame in Cassazione. La decisione ha confermato la condanna e ha imposto alla ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Falso assegno perso: scatta il reato di calunnia
Un cittadino ha denunciato lo smarrimento di un assegno bancario regolarmente emesso e consegnato a un terzo creditore. Le autorità hanno accertato la consapevolezza della falsità della denuncia, finalizzata a bloccare il titolo di credito. I giudici hanno contestato all'autore il reato di calunnia per aver esposto il legittimo portatore al rischio di indagini per appropriazione indebita o furto. L'imputato ha presentato ricorso per ottenere il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha respinto l'impugnazione perché i motivi risultavano generici e non contrastavano la sentenza d'appello. La Suprema Corte ha confermato la gravità del danno causato alla persona offesa, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente a pagare tremila euro alla cassa delle ammende oltre alle spese.
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Calunnia: Revoca Parte Civile Invalida, ma Concesso il Beneficio della Non Menzione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Individuo condannato per calunnia. L'Azienda, parte civile, aveva tentato di revocare la propria costituzione attraverso una dichiarazione del suo difensore, ma la Corte ha ritenuto tale atto inefficace per mancanza di procura speciale. La Suprema Corte ha confermato la condanna per calunnia e l'invalidità della revoca della parte civile. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Imputato riguardo al beneficio della non menzione, annullando la sentenza d'appello su questo punto e applicando direttamente il beneficio, data l'assenza di motivazione da parte del giudice di merito.
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Accusa falsa vs. condanna: il Reato di calunnia confermato
Un individuo ha accusato falsamente alcuni professionisti di aver contraffatto documenti per la sua iscrizione come ditta individuale. Questa accusa ha innescato indagini. La Corte d'Appello ha confermato la sua colpevolezza per il Reato di calunnia. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. I motivi del ricorso erano troppo generici e non offrivano nuove prove. La condanna per il Reato di calunnia è stata quindi confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia per falsa usura: condanna confermata
L'Imputato vende un immobile comprensivo di arredi, ma successivamente si appropria della mobilia destinata all'Acquirente. In aggiunta, L'Imputato sporge una falsa denuncia per usura contro gli Acquirenti, allegando contratti preliminari simulati per nascondere acconti ricevuti. Tale condotta integra appieno il reato di calunnia oltre all'appropriazione indebita. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Imputato. I giudici confermano la condanna penale, evidenziando l'impossibilità di concedere il beneficio della sospensione condizionale della pena a causa della persistenza nell'atteggiamento calunnioso e della gravità dei fatti commessi.
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Assoluzione Ribaltata: La Rinnovazione Istruzione Dibattimentale è Cruciale
Due persone, inizialmente assolte dal Tribunale dall'accusa di calunnia, si sono viste condannare in appello al risarcimento del danno, nonostante il reato fosse prescritto. La Corte d'Appello aveva ribaltato l'assoluzione di primo grado senza procedere alla rinnovazione istruzione dibattimentale, cioè senza riascoltare le prove decisive. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna civile, stabilendo che non si può ribaltare una sentenza assolutoria basandosi su una diversa valutazione delle prove dichiarative senza una nuova assunzione delle stesse. Il caso tornerà davanti a un giudice civile d'appello.
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Calunnia: Falsa Accusa su Cambiali, Identificazione Implicita Basta
Un individuo è stato condannato per Calunnia (Art. 368 c.p.) per aver falsamente accusato due beneficiari di cambiali di aver falsificato la sua firma e di sostituzione di persona. L'accusato aveva negato la propria firma su venti effetti cambiari, implicando che i beneficiari fossero i responsabili della falsificazione per incassare i titoli. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. Ha ribadito che la calunnia sussiste anche se la persona accusata non è nominata esplicitamente, purché sia facilmente identificabile dalle circostanze della falsa denuncia. La condanna per calunnia è stata confermata.
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Calunnia o Diffamazione? La Cassazione chiarisce l’Assorbimento del reato
Un individuo è stato condannato per calunnia e diffamazione aggravata per aver inviato un esposto al Pubblico Ministero, accusando una funzionaria di abuso d'ufficio senza prove. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per calunnia, ritenendo che l'esposto fosse una vera e propria denuncia infondata. Ha però annullato la condanna per diffamazione, applicando il principio dell'assorbimento del reato di diffamazione nella calunnia. La pena è stata rideterminata a un anno e sei mesi di reclusione per la sola calunnia, e l'accusatore ha dovuto risarcire le spese legali alla funzionaria.
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Falsa accusa di tangente e reato di calunnia: condanna confermata
Un cittadino ha accusato falsamente un ufficiale di polizia locale di avergli chiesto diecimila euro per bloccare una pratica per abusi edilizi a carico del padre. Le indagini hanno smentito ogni accusa: il pubblico ufficiale risultava già trasferito ad altro ufficio all'epoca dei fatti e i controlli bancari non hanno riscontrato alcuna anomalia. I giudici hanno confermato la condanna a due anni e due mesi di reclusione per il reato di calunnia continuata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo alle spese di giudizio, al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende e al risarcimento delle spese legali in favore dell'agente diffamato.
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Accusa di Furto vs. Reato di Calunnia: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia nei confronti di un Padre e una Figlia. I due avevano falsamente accusato alcuni agenti della Guardia di Finanza di aver rubato 8.000 euro durante un arresto, in presenza di un agente della Polizia Municipale. La difesa ha sollevato eccezioni procedurali e vizi di motivazione, sostenendo la mancanza dell'elemento soggettivo (dolo) e l'irrilevanza dell'accusa non formale. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendo provata la consapevolezza della falsità delle accuse e il ruolo attivo della Figlia. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata per Beni Rubati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Lavoratore condannato per ricettazione e calunnia. L'imputato contestava la mancata applicazione di una circostanza attenuante per la ricettazione di lieve entità. La Corte ha confermato la condanna, ritenendo che le argomentazioni fossero già state esaminate e respinte in appello. Ha ribadito la responsabilità per la ricettazione, data la natura degli oggetti e l'assenza di giustificazioni. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di 3000 euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: finge il furto dell’assegno e viene condannato
Un debitore consegna alcuni assegni a titolo di pagamento per la locazione di un immobile. Successivamente, per evitare l'incasso dei titoli, l'uomo sporge una falsa denuncia di furto del carnet custodito nella propria vettura e disconosce la propria firma apposta sugli assegni. La vittima dell'accusa si ritrova indagata ingiustamente. I giudici di merito condannano l'autore della denuncia a due anni di reclusione per il reato di calunnia continuato, supportati da una consulenza grafologica e da testimonianze. L'imputato ricorre in Cassazione contestando la validità della perizia grafica e l'interpretazione dei testimoni. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso, confermando integralmente la condanna penale e il risarcimento del danno.
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Calunnia per Falsa Perizia: Prescrizione Penale, Rinvio Civile
Una Signora è stata condannata per il reato di calunnia, avendo denunciato un Geometra per falsa perizia in un procedimento civile. La Signora sosteneva che il Geometra avesse fornito misurazioni errate e omesso verifiche cruciali. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. La Cassazione ha annullato la sentenza agli effetti penali perché il reato di calunnia si è estinto per prescrizione. Ha anche annullato la sentenza agli effetti civili, rinviando la questione del risarcimento danni a un nuovo giudizio davanti al Giudice civile competente, per permettere un esame approfondito del merito.
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Estorsione tramite azione legale: la Cassazione condanna il Commerciante
Un Commerciante è stato condannato per estorsione consumata e tentata, calunnia e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Egli minacciava azioni legali per crediti inesistenti o già saldati, usando documentazione falsa per ottenere pagamenti duplicati. La Corte di Cassazione ha confermato che la minaccia di un'azione giudiziaria, anche se apparentemente legittima, costituisce Estorsione tramite azione legale se mira a un profitto ingiusto e sproporzionato, con consapevolezza dell'agente. La sentenza ha annullato solo alcune condanne per estorsione tentata a causa di prescrizione, rideterminando la pena, ma ha confermato la responsabilità per gli altri reati e la confisca dei beni.
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Accusa calunniosa nel referto medico: ricorso respinto
Un individuo ha impugnato la sentenza di condanna per calunnia sostenendo che le dichiarazioni riportate dai sanitari non fossero a lui attribuibili. I giudici di merito avevano accertato la piena riconducibilità al paziente delle dichiarazioni trascritte dal personale medico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la responsabilità per l'accusa calunniosa nel referto rilasciato dai sanitari. L'imputato ha riproposto le medesime censure già ampiamente superate nei precedenti gradi di giudizio, senza sollevare effettivi vizi di legittimità. A seguito del rigetto, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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