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Calunnia e falsa testimonianza: i limiti dell’esimente

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsa testimonianza e calunnia a carico di un imputato che aveva accusato ingiustamente dei militari di aver falsificato un verbale. La difesa sosteneva l’applicabilità dell’esimente prevista dall’art. 384 c.p., affermando che l’uomo fosse stato costretto a rendere dichiarazioni false per evitare conseguenze personali. I giudici di legittimità hanno però respinto il ricorso, evidenziando che al momento della deposizione non sussisteva alcuna minaccia alla libertà personale. La sentenza ribadisce che la calunnia non può essere giustificata se non vi è un pericolo attuale e inevitabile.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 2975 Anno 2023
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Pubblicato il 15 aprile 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Calunnia e falsa testimonianza: i limiti dell’esimente penale

La recente pronuncia della Corte di Cassazione affronta il delicato equilibrio tra il diritto alla difesa e il reato di calunnia, chiarendo quando le dichiarazioni false rese davanti a un giudice non possono essere giustificate dalla necessità di salvare se stessi da un danno grave.

Il caso riguarda un soggetto condannato per aver falsamente accusato alcuni appartenenti alle forze dell’ordine di aver manipolato un verbale. Secondo l’imputato, tale condotta era dettata dalla necessità di evitare incriminazioni, invocando così l’esimente prevista dall’articolo 384 del Codice Penale.

Il reato di calunnia e la difesa dell’imputato

La calunnia si configura quando un soggetto, pur sapendo dell’innocenza altrui, accusa qualcuno di un reato davanti all’autorità giudiziaria. Nel caso in esame, l’imputato aveva sostenuto che i militari lo avessero costretto a rendere dichiarazioni accusatorie contro terzi, falsificando l’atto pubblico.

La Corte d’Appello aveva già ampiamente confutato questa tesi, dimostrando che non vi era stata alcuna menomazione della libertà di scelta del soggetto durante la deposizione. La Cassazione ha confermato tale impostazione, sottolineando che l’accusa mossa ai pubblici ufficiali era specifica e idonea a ledere la loro onorabilità professionale.

L’inapplicabilità dell’art. 384 c.p.

L’articolo 384 c.p. prevede una causa di non punibilità per chi commette determinati reati contro l’amministrazione della giustizia per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell’onore.

Tuttavia, i giudici hanno chiarito che tale esimente non può essere invocata in modo generico. Al momento della falsa testimonianza, l’imputato non si trovava in una situazione di coercizione o di pericolo immediato che giustificasse l’accusa calunniosa verso i militari.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per diverse ragioni tecniche e sostanziali. In primo luogo, le doglianze presentate erano una mera riproposizione di quanto già discusso e respinto in appello, senza apportare nuovi elementi di diritto.

In secondo luogo, il ricorrente ha tentato di richiedere una nuova valutazione dei fatti e delle prove, operazione che è preclusa nel giudizio di legittimità. La Cassazione ha ribadito che il controllo della Corte deve limitarsi alla coerenza logica e alla correttezza giuridica della sentenza impugnata, che in questo caso è risultata solida e ben motivata.

Le conclusioni

La decisione sottolinea l’importanza della verità nelle deposizioni giudiziarie e la gravità del reato di calunnia quando colpisce pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni. La protezione offerta dall’ordinamento a chi agisce per necessità ha confini rigorosi e non può trasformarsi in uno scudo per accuse infondate e strumentali.

L’inammissibilità del ricorso ha comportato anche la condanna dell’imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, a conferma della manifesta infondatezza delle tesi difensive proposte.

Quando si configura il reato di calunnia?
Il reato si configura quando si incolpa formalmente di un reato una persona che si sa essere innocente, o si simulano a suo carico le tracce di un reato.

Si può essere assolti se si mente per salvare se stessi?
L’esimente dell’art. 384 c.p. si applica solo se la bugia è necessaria per evitare un pericolo grave e inevitabile alla libertà o all’onore, non per semplici strategie difensive.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione è generico?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile e il ricorrente può essere condannato al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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