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Avviso Di Accertamento — Anno 2023

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781 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Avviso Di Accertamento

Provvedimenti

Scontro sull’IVA: la definizione agevolata estingue la causa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della CTR che annullava un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società per indebita detrazione IVA su fatture ritenute soggettivamente inesistenti. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge n. 130/2022, effettuando il relativo versamento. Non essendo stata presentata istanza di trattazione nei termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate. Vince la società contribuente che chiude definitivamente la pendenza fiscale.
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Accertamento fiscale: vince la realtà dei fatti sul contratto
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un accertamento fiscale nei confronti di una società controllata, contestando il mancato pagamento di IRES, IRAP e IVA per lavori di adeguamento elettrico in un ospedale. Sebbene il contratto fosse intestato alla società controllata, i giudici di merito hanno accertato che i lavori erano stati materialmente eseguiti dalla società controllante. Di conseguenza, la controllata non aveva compiuto operazioni imponibili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, dichiarandolo inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che la realtà dei fatti prevale sul testo letterale del contratto e che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove già esaminate nei precedenti gradi di giudizio. Vince definitivamente la società contribuente.
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Costi di sponsorizzazione: spese maxi e utili minimi ko
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda la deducibilità di alcuni costi di sponsorizzazione a favore di squadre sportive locali, ritenendoli sproporzionati rispetto ai bassi utili conseguiti. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'azienda, ritenendo i costi inerenti all'attività d'impresa per via del ritorno d'immagine. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che, sebbene il principio di inerenza sia qualitativo, la sproporzione quantitativa e l'antieconomicità della spesa rappresentano indizi fondamentali della mancanza di inerenza. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame della congruità dei costi.
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Responsabilità del socio: pagare i debiti della società estinta
Una società a responsabilità limitata viene cancellata dal registro delle imprese. Successivamente, l'Agenzia delle Entrate notifica ai soci un avviso di accertamento per il recupero dell'IVA non versata dalla società prima della sua cancellazione. Uno dei soci impugna l'atto, sostenendo di non aver mai percepito utili dalla liquidazione e che non vi fosse prova di alcuna distribuzione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del socio, confermando la legittimità dell'azione del Fisco. I giudici stabiliscono che la cancellazione della società non estingue i debiti, ma li trasferisce ai soci. La responsabilità del socio opera in proporzione alla sua quota di partecipazione, indipendentemente dall'effettiva riscossione di somme in sede di liquidazione. Il socio potrà contestare l'effettiva percezione delle somme solo nella successiva fase di riscossione.
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Responsabilità del socio per debiti della società estinta
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti del Socio di una società a responsabilità limitata ormai cancellata dal registro delle imprese. L'ufficio richiedeva il pagamento di imposte non versate dalla società prima della sua chiusura. Il Socio ha contestato l'atto, sostenendo di non aver mai ricevuto alcuna somma o utile dalla liquidazione della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Socio, confermando la sua responsabilità del socio per debiti della società estinta. I giudici hanno stabilito che l'ufficio delle tasse può emettere l'accertamento contro i soci in proporzione alla loro quota di partecipazione, a prescindere dall'effettiva riscossione di somme. Il Socio potrà contestare il mancato incasso effettivo degli utili solo nella successiva fase di riscossione delle somme.
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Delega di firma: l’accertamento è valido anche senza nome
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente contro un avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione Finanziaria per l'anno d'imposta 2009. Il Contribuente contestava la validità dell'atto per un presunto vizio nella delega di firma, sostenendo che l'ordine di servizio non indicasse il nome del funzionario firmatario. I giudici hanno chiarito che la delega di firma non richiede l'indicazione nominativa del delegato, essendo sufficiente l'indicazione della qualifica per consentire una verifica successiva. Inoltre, la Corte ha respinto la richiesta di deduzione delle perdite su crediti di modesta entità, poiché le regole semplificate introdotte nel 2012 non si applicano retroattivamente al periodo d'imposta 2009. L'atto impositivo resta quindi pienamente valido ed efficace.
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Barca venduta in nero: fisco vince su plusvalenza non dichiarata
Una società di persone vende un'imbarcazione omettendo di registrare una fattura da un milione di euro. L'Agenzia delle Entrate emette un avviso di accertamento contestando una plusvalenza non dichiarata di oltre ottocentomila euro, con conseguenti imposte dovute anche dai singoli soci. I soci ricorrono in Cassazione, sostenendo che l'appello del fisco non riguardasse le loro posizioni personali e contestando il calcolo della plusvalenza. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che l'appello dell'ufficio tributario andava interpretato globalmente e che la valutazione dei fatti spetta esclusivamente ai giudici di merito. Il contribuente perde definitivamente la causa e viene condannato a pagare le spese di giudizio.
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Termine di impugnazione: la Cassazione sospende la decisione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società. La CTR aveva ritenuto nullo l'atto per mancanza della delega di firma del funzionario e aveva ignorato la tardività dell'appello del contribuente. L'Agenzia ha contestato sia il mancato rispetto del termine di impugnazione (scaduto il 10 ottobre ma notificato il 13 ottobre), sia la necessità di allegare la delega. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per acquisire i fascicoli dei gradi di merito necessari a decidere la controversia.
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Avviso di accertamento: fattura falsa e ricorso respinto
Un contribuente impugnava un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA, contestando la legittimità della procedura e l'inutilizzabilità dei documenti presentati in ritardo. L'amministrazione finanziaria aveva infatti rilevato che una fattura passiva, usata per giustificare i costi, era falsa poiché emessa da un'impresa già fallita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che contestare l'idoneità delle prove non costituisce una nuova eccezione vietata in appello, ma una mera difesa sempre consentita. Inoltre, quando una sentenza si fonda su più ragioni autonome e il ricorrente non le contesta tutte efficacemente, il ricorso deve essere respinto. Di conseguenza, l'avviso di accertamento è stato confermato e il contribuente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Sentenza nulla per motivazione apparente: vince il contribuente
Una società riceve un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate che revoca un credito d'imposta. Il giudice di secondo grado convalida l'atto con una frase sbrigativa, escludendo violazioni procedurali. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, sancendo che la sentenza è nulla per motivazione apparente. Il giudice d'appello non ha infatti spiegato perché non sussistesse la violazione del termine dilatorio di sessanta giorni tra la chiusura della verifica fiscale e l'emissione dell'accertamento. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Definizione agevolata: si estingue la lite sulle fatture
Una società immobiliare impugna due avvisi di accertamento relativi a imposte dirette e IVA, scaturiti dal disconoscimento parziale di una fattura per consulenze ritenuta sovrafatturata. Dopo i giudizi di merito sfavorevoli, la società propone ricorso in Cassazione. Nel corso del giudizio di legittimità, la contribuente aderisce alla definizione agevolata pagando i carichi esattoriali collegati agli accertamenti. Avendo depositato le quietanze di pagamento, la società chiede l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione accoglie la richiesta e dichiara l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Classificazione doganale: tazze decorative contro dazi da cucina
L'Agenzia delle Dogane ha contestato la classificazione doganale di alcune tazze in ceramica importate da un'azienda, qualificandole come oggetti da tavola anziché ornamentali e applicando dazi antidumping e sanzioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria, confermando l'annullamento degli atti impositivi. I giudici hanno stabilito che l'assenza del nulla osta sanitario esclude in modo certo la destinazione all'uso alimentare delle tazze, impedendo la loro classificazione come utensili da cucina. Di conseguenza, l'azienda ha vinto in via definitiva la causa e l'Agenzia delle Dogane è stata condannata al pagamento delle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso: stop alla lite fiscale senza spese legali
Un contribuente impugna un avviso di accertamento per redditi personali e di partecipazione societaria. Dopo il rifiuto dell'Agenzia delle Entrate alla sua richiesta di definizione agevolata, il contribuente ricorre in Cassazione. Prima della decisione, il contribuente presenta una formale rinuncia al ricorso, accettata dall'amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese processuali tra le parti.
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Responsabilità dei soci per debiti tributari: pagare senza utili
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dei soci per debiti tributari di una società di capitali estinta e cancellata dal registro delle imprese. Nel caso specifico, l'Agenzia delle Entrate aveva ricalcolato le imposte (IRES e IRAP) di una società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata, richiedendo il pagamento ai singoli soci dopo la cancellazione della stessa. Un socio ha contestato la pretesa, sostenendo di non aver mai percepito utili o somme dalla liquidazione. I giudici hanno stabilito che l'estinzione della società comporta il trasferimento dei debiti ai soci in proporzione alla loro quota, indipendentemente dall'effettiva riscossione di somme nel bilancio finale. La contestazione sull'effettiva percezione degli utili potrà essere sollevata solo nella successiva fase di riscossione. Il ricorso del socio è stato rigettato con condanna alle spese.
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Definizione agevolata: il fisco perde il ricorso in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro una società per il recupero di IVA forfettaria non versata nel 2004, calcolata sulla base imponibile dell'imposta sugli intrattenimenti. Durante la pendenza del giudizio davanti alla Corte di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento dell'importo dovuto e depositando la relativa documentazione. La Suprema Corte, preso atto dell'avvenuta regolarizzazione e del rispetto dei requisiti di legge, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la controversia tributaria si è conclusa definitivamente senza una decisione sul merito, con le spese di lite poste a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma davanti alla sanatoria
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo a maggiori redditi IRPEF non dichiarati per l'anno 2005. Durante il giudizio di Cassazione, Il Contribuente ha presentato istanza per richiedere la sospensione del processo, manifestando la volontà di avvalersi della definizione agevolata delle controversie tributarie prevista dalla legge di bilancio per il 2023. La Corte di Cassazione, preso atto della richiesta e del mancato dissenso del Procuratore Generale, ha accolto l'istanza disponendo la sospensione del giudizio. Il Contribuente ha ora l'onere di depositare la documentazione comprovante la domanda di sanatoria e il pagamento degli importi dovuti per estinguere definitivamente la lite fiscale.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: stop al Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole al Contribuente riguardante un avviso di accertamento per maggiori redditi IRPEF. Durante il giudizio in Cassazione, il Contribuente ha richiesto la sospensione del processo avvalendosi della definizione agevolata delle liti tributarie, introdotta dalla legge di bilancio per il 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del giudizio per consentire al cittadino di presentare la domanda di sanatoria e pagare la prima rata entro i termini di legge.
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Avviso di accertamento tributario: la società perde il ricorso
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento tributario nei confronti di una società, contestando vendite non contabilizzate e un'errata valutazione delle rimanenze di magazzino. Dopo che i giudici d'appello hanno parzialmente ridotto la pretesa fiscale ricalcolando le giacenze, la società ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, difetti di motivazione della sentenza e la tardiva costituzione in giudizio dell'ufficio tributario. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. I giudici hanno chiarito che la motivazione della sentenza d'appello rispetta i requisiti minimi di legge e che il termine di sessanta giorni per la costituzione dell'ufficio ha natura ordinatoria. Di conseguenza, la società ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Edificabilità dei terreni ai fini ICI: quando si paga comunque
Il Contribuente ha impugnato quattro avvisi di accertamento ICI emessi dal Comune, sostenendo che i suoi terreni non fossero edificabili a causa di vincoli morfologici e idrogeologici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che, in tema di imposta comunale, l'edificabilità dei terreni ai fini ICI non viene meno per la presenza di vincoli di destinazione o idrogeologici parziali. Solo un vincolo di inedificabilità assoluta esclude la natura edificabile dell'area. Inoltre, il Comune non ha l'obbligo di allegare agli avvisi le delibere sulle aliquote, trattandosi di atti pubblici già noti. Infine, l'ente pubblico ha diritto al rimborso delle spese legali anche se difeso da propri dipendenti. Il Contribuente perde la causa e deve pagare il contributo unificato raddoppiato.
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Aree edificabili pertinenziali: la recinzione non evita l’IMU
Una società agricola ha impugnato gli avvisi di accertamento ICI e IMU emessi da un Comune per gli anni dal 2010 al 2014. La società sosteneva che un terreno adiacente a un fabbricato non dovesse essere tassato autonomamente, considerandolo pertinenza dello stesso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le aree edificabili pertinenziali non godono di esenzione automatica se non vi è una reale e stabile modifica dello stato dei luoghi che escluda la possibilità di costruire. Una semplice recinzione rimovibile non basta a dimostrare il vincolo di asservimento. Di conseguenza, la società è stata condannata al pagamento delle imposte e delle spese di giudizio.
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