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Avviso Di Accertamento — Anno 2023

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781 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Avviso Di Accertamento

Provvedimenti

Definizione agevolata: stop alla lite fiscale sulla farmacia
Una contribuente impugnava un avviso di accertamento relativo a una plusvalenza non dichiarata derivante dalla cessione di una farmacia. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata dei ruoli esattoriali, pagando integralmente le somme dovute in base ai piani di rateazione. Di conseguenza, ha richiesto la dichiarazione di estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese tra le parti. La definizione agevolata ha così risolto definitivamente la controversia fiscale.
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Definizione agevolata delle liti: stop alla causa col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento IRES emesso contro una Società. Durante il giudizio di Cassazione, la Società ha dimostrato di aver sanato la pendenza fiscale usufruendo della definizione agevolata delle liti prevista dalla legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese di giudizio rimangano a carico di chi le ha anticipate. Vince la Società che vede chiudersi definitivamente la controversia tributaria.
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Definizione agevolata: la Cassazione ferma il fisco per 90 giorni
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA relativo all'anno 2006. Dopo il rigetto nei gradi precedenti, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha depositato una memoria dichiarando di aver aderito alla definizione agevolata prevista dal decreto-legge n. 119 del 2018. La Corte di Cassazione ha quindi disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, assegnando all'Agenzia delle Entrate un termine di novanta giorni per presentare le proprie osservazioni in merito all'avvenuta definizione agevolata della controversia tributaria.
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Definizione agevolata delle liti: se paga una, si salvano tutte
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IRES contro una società per dividendi esclusi dal consolidato fiscale. Parallelamente, un secondo accertamento gravava sulla stessa società come consolidante. Quest'ultimo giudizio si è concluso grazie alla definizione agevolata delle liti prevista dal decreto legge 119/2018. La società ha quindi chiesto l'estinzione anche del primo giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, stabilendo che la definizione agevolata delle liti ottenuta dalla società consolidante estende i suoi effetti benefici anche alla società consolidata coobbligata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla controversia senza vincitori né vinti sulle spese.
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Definizione agevolata: stop alla causa per i costi in contanti
A seguito di una verifica fiscale, l'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un contribuente l'indebita detrazione di costi per l'acquisto in contanti di materiale ferroso da soggetti non identificabili, ricalcolando IRPEF, IRAP e IVA. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha richiesto la sospensione del processo per avvalersi della definizione agevolata delle liti pendenti, prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Suprema Corte, non ravvisando elementi di inammissibilità della domanda, ha accolto l'istanza, disponendo la sospensione del giudizio e il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Avviso di accertamento: il Comune sbaglia ricorso e perde
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Ente Comunale contro l'annullamento di alcuni avvisi di accertamento ICI per aree ritenute edificabili. Il giudice di appello aveva annullato le pretese basandosi su tre ragioni autonome: l'inedificabilità dei terreni dopo l'annullamento del piano regolatore, la decadenza del potere impositivo per un'annualità e il difetto di motivazione degli atti impositivi. L'Ente Comunale ha impugnato la decisione contestando solo la natura dei terreni, senza censurare adeguatamente il difetto di motivazione dell'avviso di accertamento. La Suprema Corte ha ribadito che, quando una sentenza si fonda su più ragioni autonome, l'omessa impugnazione anche di una sola di esse rende l'intero ricorso inammissibile, poiché la ragione non contestata è sufficiente a mantenere in vita la decisione. Il Comune perde la causa e deve pagare le spese.
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Ricorso per revocazione: la svista che salva il contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società. Il giudice d'appello aveva dichiarato nullo l'atto per difetto di sottoscrizione, ritenendo che l'Amministrazione finanziaria non avesse depositato la delega di firma del funzionario. L'Agenzia ha contestato questa decisione, sostenendo che il documento fosse regolarmente presente nel fascicolo di primo grado. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Secondo i giudici, l'omessa valutazione di un documento presente negli atti non costituisce un errore di giudizio impugnabile in Cassazione, bensì un errore di fatto per svista materiale. Di conseguenza, lo strumento corretto da utilizzare per contestare tale svista è il ricorso per revocazione dinanzi allo stesso giudice d'appello.
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Definizione agevolata: stop alla lite sugli studi di settore
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava un avviso di accertamento basato sugli studi di settore emesso contro una società di costruzioni. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge numero 130 del 2022, effettuando il relativo pagamento tramite modello F24. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità della procedura e l'assenza di dinieghi da parte dell'amministrazione finanziaria, ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la controversia tributaria si è conclusa definitivamente grazie alla definizione agevolata, con le spese di giudizio che rimangono a carico di chi le ha anticipate.
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Prescrizione contributi INPS: l’atto del Fisco salva il debito
Il Contribuente ha proposto opposizione contro una cartella esattoriale con cui l'INPS richiedeva oltre ottomila euro per contributi omessi su un maggior reddito accertato dal Fisco. La Corte d'Appello ha accolto l'opposizione, ritenendo il credito estinto per prescrizione e negando che l'accertamento fiscale potesse interrompere i termini. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la notifica dell'avviso di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate interrompe la prescrizione contributi INPS anche a favore dell'istituto di previdenza. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Accertamento catastale: nullo l’aumento senza prove specifiche
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente un avviso di accertamento catastale per rideterminare le rendite di tre immobili a Roma. Il contribuente ha impugnato l'atto per difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la revisione delle rendite per intere microzone richiede una motivazione rigorosa. Il fisco non può usare formule generiche, ma deve indicare gli specifici interventi urbani e il loro impatto sul singolo immobile. La Corte ha confermato l'annullamento dell'atto per due immobili privi di motivazione specifica, mentre ha accolto il ricorso del fisco per il primo immobile poiché il contribuente aveva accettato la riduzione di rendita proposta dall'ufficio.
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Definizione agevolata: il Fisco estingue la lite
Una società e i suoi soci hanno impugnato alcuni avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per il recupero di imposte dirette, IVA e IRAP. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, i contribuenti hanno presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge 193/2016, provvedendo alla rottamazione delle relative cartelle di pagamento e rinunciando formalmente al ricorso. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento e la definizione delle pendenze. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata: stop alla causa e processo estinto
Una società estera e il suo rappresentante fiscale impugnano un avviso di accertamento per presunte violazioni IVA su triangolazioni commerciali. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giunge in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società aderisce alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando integralmente le somme dovute a titolo di capitale e interessi. Di conseguenza, i ricorrenti rinunciano formalmente al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, stabilendo che le spese del processo rimangono a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il versamento del doppio contributo unificato.
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Omessa pronuncia: la Cassazione smentisce il giudice d’appello
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato i ricavi di una società immobiliare per gli anni 2008 e 2009, contestando la sottofatturazione della vendita di alcuni immobili. Il giudice di secondo grado ha accolto l'appello della società, ritenendo erroneamente che l'ufficio non avesse impugnato la decisione sui valori del 2008. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, rilevando un'evidente omessa pronuncia da parte del giudice d'appello, che ha completamente ignorato i motivi di gravame proposti dall'ufficio pubblico. La sentenza impugnata è stata dichiarata nulla e la causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame complessivo delle domande di entrambe le parti.
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Fisco battuto sul consumatore finale di energia elettrica
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società fornitrice di energia l'applicazione di un'esenzione fiscale sulle forniture vendute a un ente fieristico. Secondo il fisco, i veri utilizzatori erano i singoli espositori nei padiglioni, qualificabili come consumatori finali privi dei requisiti per l'esenzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che l'ente fieristico è il vero consumatore finale di energia elettrica. Gli espositori, infatti, non acquistavano energia elettrica in quanto tale, ma un servizio complesso e unitario di allestimento e godimento degli spazi, che includeva anche la luce. Di conseguenza, la fornitura principale all'ente fieristico era corretta e l'accertamento fiscale è stato definitivamente annullato, confermando la vittoria della società fornitrice.
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Deducibilità dei costi aziendali: vince l’impresa contro il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deducibilità di un costo di 200.000 euro, sostenuto nell'ambito di una complessa operazione di permuta immobiliare. La somma era stata versata per ristrutturare un immobile, come richiesto dall'acquirente finale per concludere l'affare. Il fisco aveva riqualificato il pagamento come donazione liberale non deducibile, basandosi sulla dicitura a fondo perduto usata dalla ditta esecutrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando la piena deducibilità dei costi aziendali in questione. I giudici hanno chiarito che il costo era strettamente inerente all'attività d'impresa, in quanto necessario per perfezionare l'operazione commerciale, a prescindere dalle definizioni formali usate da soggetti terzi estranei all'accordo originario.
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Definizione agevolata dei carichi: la Cassazione frena l’estinzione
Un'azienda riceveva un avviso di accertamento per maggiori imposte Ires, Irap e Iva. Dopo il rigetto dei ricorsi nei primi due gradi di giudizio, la società proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, l'azienda presentava istanza di estinzione del processo per aver aderito alla definizione agevolata dei carichi affidati all'agente della riscossione. La Corte di Cassazione, rilevando la necessità di verificare l'effettivo perfezionamento della sanatoria, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa per richiedere informazioni scritte all'Agenzia delle Entrate sull'esito della domanda.
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Definizione agevolata delle controversie: stop al Fisco
Una società di gestione immobiliare riceve un avviso di accertamento per presunte operazioni fraudolente di compravendita e leasing finalizzate a ottenere indebiti vantaggi fiscali su IRES, IRAP e IVA. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia giunge dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, la società contribuente presenta formale istanza per accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti, ai sensi della Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022). Verificata la sussistenza di tutti i requisiti di legge, la Suprema Corte accoglie la richiesta della contribuente, disponendo la sospensione del giudizio e il rinvio della causa a nuovo ruolo, in attesa del perfezionamento della procedura di sanatoria fiscale.
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Revisione del classamento catastale: case economiche o di pregio?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una Società Immobiliare contro la revisione del classamento catastale di sei suoi immobili a Venezia. L'Agenzia delle Entrate aveva modificato la categoria catastale da economica (A/3) a civile (A/2) su richiesta del Comune, riscontrando finiture di pregio come aria condizionata, riscaldamento e wifi, del tutto incompatibili con la categoria precedente. La società contestava l'autonomia della procedura e la carenza di motivazione dell'atto. I giudici hanno chiarito che la legge del 1996 costituisce una via autonoma per la revisione catastale rispetto a quella del 2004. Inoltre, l'avviso è stato ritenuto ben motivato grazie al confronto con immobili simili nella stessa zona. Vince l'Agenzia delle Entrate: la società perde la causa e deve pagare un ulteriore contributo unificato.
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Sospensione del giudizio tributario: stop alla lite per la pace fiscale
Una società riceveva avvisi di accertamento per IRES, IRAP e IVA relativi a operazioni immobiliari ritenute elusive dal Fisco. Dopo i primi gradi di giudizio, la controversia giungeva in Cassazione. La società presentava istanza di sospensione del giudizio tributario per accedere alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, verificati i presupposti di legge, ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del processo e il rinvio a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della pace fiscale.
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Definizione agevolata: l’accordo con il fisco estingue la causa
Un contribuente impugnava tre avvisi di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il caso giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente presentava istanza per dichiarare la cessazione della materia del contendere, avendo aderito alla definizione agevolata (la cosiddetta rottamazione delle cartelle). L'Agenzia delle Entrate esprimeva parere favorevole, chiedendo l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha sostenute.
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