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Avviamento

98 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'avviamento d'azienda (detto anche in lingua inglese goodwill), nell'ordinamento giuridico italiano, rappresenta il valore intangibile di un'impresa, che riflette la sua posizione sul mercato. Ciononostante, nelle norme che disciplinano l'azienda (artt. 2555 ss. c.c.) non si trova alcun espresso riferimento all'avviamento; la sua rilevanza emerge tuttavia indirettamente dalla stessa nozione di azienda e, soprattutto, dalla disciplina del suo trasferimento. Esso è inoltre menzionato all'interno della disciplina del bilancio d'esercizio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Nullità Sentenza per Motivazione Apparente: Cassazione Annulla Rinvio
Due Aziende hanno contestato l'accertamento dell'Agenzia delle Entrate sul valore di un ramo aziendale ceduto, che aveva portato a maggiori imposte. La Commissione Tributaria Regionale aveva parzialmente ridotto i valori accertati, ma la sua sentenza è stata ritenuta carente di motivazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle Aziende, dichiarando la nullità sentenza per motivazione apparente. La sentenza precedente non spiegava in modo chiaro e logico le ragioni della rideterminazione del valore dell'avviamento e della base imponibile. La causa è stata rinviata alla Commissione Tributaria Regionale per una nuova decisione con una motivazione adeguata.
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Cessione Azienda e Plusvalenza: Contribuente Contro Fisco sull’Avviamento
Un Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento che gli contestava un maggior reddito derivante dalla cessione di azienda. Il Fisco aveva rettificato il valore dichiarato, basandosi sul valore dell'avviamento già stabilito per l'imposta di registro. Il Contribuente sosteneva che la valutazione non aveva considerato l'esclusione di una specifica tabella merceologica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente, confermando che la Commissione Tributaria Regionale aveva correttamente valutato le prove. Il Contribuente non aveva dimostrato in modo sufficiente l'incidenza della tabella merceologica sul valore dell'azienda. L'accertamento plusvalenza cessione azienda è stato quindi ritenuto legittimo.
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Deducibilità Disavanzo Fusione: L’Errore Telematico Costa Caro all’Azienda
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deducibilità del disavanzo da fusione (avviamento) per una società, sostenendo la mancata espressione dell'opzione fiscale nella dichiarazione telematica. La società aveva compilato i dati nella versione cartacea, ritenendola sufficiente. La Cassazione ha stabilito che l'opzione per il riconoscimento fiscale gratuito dei maggiori valori deve essere esplicitata nella dichiarazione dei redditi telematica, che prevale su qualsiasi versione cartacea. Ha inoltre rilevato gravi carenze motivazionali della sentenza impugnata riguardo la deducibilità dei costi da operazioni con Paesi a fiscalità privilegiata (black list). La Corte ha cassato la sentenza, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Riconoscimento fiscale disavanzo: opzione esplicita o deduzione negata?
L'Amministrazione Fiscale ha contestato a un'Azienda la deducibilità di quote di avviamento derivanti da una fusione. L'Azienda non aveva espresso l'opzione per il riconoscimento fiscale del maggior valore in dichiarazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche con norme transitorie, l'opzione esplicita è obbligatoria per il riconoscimento fiscale del disavanzo da fusione, non essendo una mera formalità. La sentenza ha anche rinviato la causa per esaminare altre questioni non decise in precedenza, mentre per i costi da Paesi a fiscalità privilegiata la controversia è cessata per autotutela dell'Amministrazione.
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Decadenza imposta di registro: stop al Fisco tardivo
Una società ha trasferito locali e beni strumentali mediante atti separati registrati tra il 2001 e il 2002. L'amministrazione finanziaria ha riqualificato le cessioni in un'unica cessione di azienda nel 2003. Nel 2004 le parti hanno formalizzato l'accordo dal notaio e l'Agenzia ha notificato un secondo avviso di liquidazione nel 2006. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società contribuente, dichiarando la decadenza imposta di registro. I giudici hanno chiarito che il termine triennale di decadenza decorre dalla data dell'ultimo atto della serie negoziale originaria (gennaio 2002) e non dalla successiva formalizzazione notarile.
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Ammortamento Avviamento: Cassazione Nega Deducibilità per Valore Fittizio
Una Società ha acquistato un ramo d'azienda, iscrivendo a bilancio e ammortizzando un valore significativo come avviamento. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deducibilità di tale ammortamento, sostenendo che l'avviamento non fosse reale o fosse sovrastimato, e che il costo si riferisse in realtà all'acquisto di una partecipazione in un consorzio. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione all'Agenzia. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la deducibilità dell'ammortamento dell'avviamento era illegittima, poiché il ramo d'azienda acquisito non possedeva un avviamento "originario" e il valore era legato alla partecipazione nel consorzio. Inoltre, un precedente giudicato sull'imposta di registro non aveva efficacia per l'IRAP.
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Bancarotta fraudolenta per distrazione e svuotamento d’azienda
Gli amministratori di una società in crisi hanno trasferito progressivamente beni, contratti e risorse a una nuova impresa creata da familiari e collaboratori. Gli stessi hanno rinunciato a un importante appalto milionario per farlo acquisire alla nuova entità, lasciando la vecchia società priva di garanzie patrimoniali. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne, qualificando le operazioni come bancarotta fraudolenta per distrazione. I giudici hanno chiarito che lo svuotamento aziendale pianificato mediante atti parcellizzati integra il reato quando priva i creditori delle loro garanzie. È stata confermata anche la responsabilità per bancarotta documentale, data la mancata tenuta dei registri e l'impossibilità di ricostruire la contabilità. I ricorsi degli imputati sono stati dichiarati inammissibili.
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Impresa familiare: esclusa la fiscalità latente sulla liquidazione
L'erede di una collaboratrice ha citato in giudizio il titolare di una farmacia per ottenere la liquidazione della quota spettante alla defunta nell'ambito di una impresa familiare. Il giudice di appello ha ridotto l'importo dovuto applicando il criterio della fiscalità latente, ovvero decurtando dal valore dell'azienda le imposte future derivanti da un'eventuale vendita dell'attività. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'erede. I giudici hanno chiarito che l'impresa familiare appartiene esclusivamente al titolare. Il rischio d'impresa e i carichi fiscali futuri gravano soltanto sull'imprenditore. Di conseguenza, il valore della quota spettante al familiare collaboratore deve essere calcolato sulla base del lavoro prestato e dell'avviamento reale, senza applicare tagli per tasse ipotetiche ed eventuali.
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Bancarotta fraudolenta distrattiva: finta vendita di arredi
L'amministratore di una società poi fallita ha formalmente venduto alcuni beni strumentali a due nuove società per cifre irrisorie. In realtà, l'operazione nascondeva il trasferimento di due interi rami aziendali attivi nel settore turistico, comprensivi di clienti, personale e contratti. I giudici hanno accertato la distrazione dell'avviamento commerciale, quantificato in oltre centocinquantamila euro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'amministratore per bancarotta fraudolenta distrattiva.
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Cessione di azienda: il Fisco non può presumere beni non venduti
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato il valore dichiarato in un contratto di cessione di azienda, aumentando la base imponibile per l'imposta di registro. L'Ufficio ha rideterminato l'avviamento e ha presunto che il trasferimento includesse tutte le immobilizzazioni materiali indicate nella precedente dichiarazione fiscale della parte venditrice. I contribuenti hanno impugnato l'atto contestando tale ricostruzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti. I giudici hanno chiarito che il Fisco non può presumere automaticamente la vendita di tutti i beni materiali solo sulla base dei dati fiscali del cedente, in assenza di prove gravi, precise e concordanti sull'effettivo passaggio dei cespiti.
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Fisco contro farmacie: l’ammortamento dell’avviamento è salvo
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società Contribuente, che gestisce farmacie comunali, l'ammortamento dell'avviamento iscritto a bilancio dopo la trasformazione da azienda speciale. Secondo il fisco, il valore doveva essere qualificato come concessione amministrativa, riducendo le deduzioni fiscali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che l'autorizzazione all'esercizio farmaceutico è solo il presupposto amministrativo per la nascita dell'avviamento commerciale. Di conseguenza, è legittimo l'ammortamento dell'avviamento calcolato come bene immateriale dell'azienda, confermando il diritto della società a dedurre le relative quote.
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Definizione agevolata: l’accordo che cancella la lite col fisco
Un'azienda ha impugnato la rettifica del valore di avviamento operata dal fisco in seguito all'acquisto di un ramo d'azienda. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, l'azienda ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie, pagando l'importo dovuto in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare pagamento e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Estensione del giudicato favorevole: vittoria contro il Fisco
Due società radiofoniche scambiano i propri rami d'azienda. L'Agenzia delle Entrate rettifica il valore dell'avviamento, richiedendo maggiori imposte di registro. Una delle società ottiene l'annullamento definitivo dell'atto impositivo in un autonomo giudizio. L'altra società, rimasta soccombente nei primi gradi, ricorre in Cassazione chiedendo l'estensione del giudicato favorevole ottenuto dalla co-obbligata, ai sensi dell'articolo 1306 del codice civile. La Suprema Corte accoglie il ricorso. I giudici stabiliscono che il co-debitore in solido può sempre avvalersi della sentenza favorevole passata in giudicato ottenuta dall'altro obbligato, purché non si sia già formato un giudicato sfavorevole personale e l'eccezione sia tempestiva. Di conseguenza, la Cassazione annulla l'atto di accertamento anche nei confronti della ricorrente.
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Concordato con continuità aziendale: affitto ponte o fallimento?
Una società di costruzioni in crisi ha proposto un piano di concordato preventivo, qualificandolo come liquidatorio, dopo aver affittato la propria azienda a un terzo con l'impegno di cederla successivamente. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno invece riqualificato la procedura come concordato con continuità aziendale indiretta, dichiarandola inammissibile per la mancanza dei requisiti analitici di fattibilità e delle necessarie procedure competitive. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che l'affitto d'azienda anteriore alla domanda non esclude la continuità, ma impone il rispetto rigoroso delle tutele per i creditori previste dalla legge fallimentare. Di conseguenza, il ricorso della società è stato rigettato, confermandone il fallimento.
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Cessione d’azienda e avviamento: chi compra tardi perde tutto
L'Acquirente di una farmacia ha citato in giudizio i Venditori chiedendo il risarcimento dei danni e la riduzione del prezzo, sostenendo che il valore dell'avviamento commerciale fosse inferiore a quanto pattuito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente, confermando che la cessione d'azienda e avviamento rientra nella disciplina della compravendita. L'avviamento non è un bene autonomo, ma una qualità dell'azienda stessa. Di conseguenza, l'eventuale carenza di avviamento configura una mancanza di qualità promesse ai sensi dell'articolo 1497 del Codice Civile. Questa azione è soggetta ai brevi termini di decadenza e prescrizione annuale previsti dall'articolo 1495 del Codice Civile, ormai ampiamente decorsi nel caso di specie. L'Acquirente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Liquidazione della quota del socio uscente: patrimonio o prestito
Una società in accomandita semplice e il suo socio accomandatario si sono opposti alla quantificazione della somma dovuta per la liquidazione della quota del socio uscente. La Corte d'Appello aveva stabilito il valore basandosi su una perizia tecnica, considerando i versamenti dei soci come patrimonio netto (e non prestiti) e calcolando l'avviamento sul fatturato quinquennale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che stabilire la natura dei versamenti e valutare le prove sono compiti esclusivi del giudice di merito, non riesaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, la società è stata condannata a pagare la somma stabilita oltre alle spese legali.
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Valutazione dell’avviamento: cessione a 1 euro ma il fisco vince
Una società cede un ramo d'azienda a un'altra al prezzo simbolico di un euro, dichiarando un valore di avviamento pari a zero. L'Amministrazione Finanziaria rettifica l'atto, stimando il valore di avviamento in oltre seicentomila euro tramite il metodo dei multipli di mercato e richiedendo le relative imposte di registro, ipotecaria e catastale. Le società impugnano l'atto, opponendo una perizia di parte. La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi delle società, confermando che la valutazione dell'avviamento spetta al giudice di merito e che la perizia stragiudiziale ha solo valore di indizio. Di conseguenza, l'accertamento del fisco è legittimo.
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Litisconsorzio necessario processuale: stop se manca il venditore
L'Acquirente ha impugnato l'avviso di rettifica dell'imposta di registro per la cessione di un'azienda, contestando il calcolo del valore di avviamento effettuato dal giudice d'appello. Nel giudizio di secondo grado era intervenuto volontariamente anche il Venditore dell'azienda. La Corte di Cassazione, prima di decidere sul merito dell'errore di calcolo, ha rilevato che la partecipazione del Venditore nel precedente grado ha creato un litisconsorzio necessario processuale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha ordinato all'Acquirente di integrare il contraddittorio, chiamando in causa anche il Venditore entro sessanta giorni, rinviando la decisione finale a una nuova udienza.
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Ammortamento dell’avviamento: il Fisco perde contro la farmacia
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società Farmaceutica la deduzione delle quote relative all'ammortamento dell'avviamento. Secondo il Fisco, l'ammortamento doveva calcolarsi sul minor valore della concessione amministrativa e non sull'avviamento commerciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che l'autorizzazione ad aprire una farmacia è solo il presupposto per l'esercizio dell'attività. Essa non coincide con l'avviamento, che rappresenta invece il valore immateriale dell'azienda stessa. Di conseguenza, la Società Farmaceutica ha calcolato correttamente le deduzioni fiscali. La Cassazione ha confermato l'annullamento dell'atto impositivo e ha condannato l'Amministrazione Finanziaria al pagamento delle spese processuali.
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Ammortamento dell’avviamento: la farmacia batte il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società farmaceutica la deduzione delle quote relative all'ammortamento dell'avviamento, ritenendo che i calcoli dovessero basarsi sul valore della concessione amministrativa, riducendo così i costi deducibili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando la correttezza dell'operato della società. I giudici hanno chiarito che l'autorizzazione all'esercizio dell'attività farmaceutica è solo il presupposto amministrativo che consente la nascita e la quantificazione dell'avviamento commerciale come bene immateriale dell'azienda. Inoltre, la Corte ha precisato che il legittimo affidamento del contribuente non può nascere dalla semplice inerzia o dal silenzio dell'amministrazione finanziaria durante precedenti controlli, ma richiede un comportamento attivo e univoco del Fisco. La società farmaceutica vince definitivamente la causa.
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