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Atto Di Sottomissione

20 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un accordo con cui l'appaltatore accetta modifiche al contratto originale, spesso per gestire varianti in corso d'opera, e che può contenere clausole che regolano nuovamente i rapporti tra le parti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Corruzione appalti: direttore condannato, la Cassazione conferma
Un direttore dei lavori di un appalto pubblico per la realizzazione di opere civili è stato condannato per corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio. Avrebbe favorito un'impresa aggiudicataria concedendo proroghe ingiustificate e maggiori compensi tramite un atto di sottomissione, in cambio di denaro e servizi illeciti. La difesa ha contestato la valutazione delle prove e la qualificazione giuridica del fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. Ha ritenuto che le prove fossero state correttamente valutate e che il patto corruttivo fosse evidente, ribadendo i limiti del sindacato di legittimità.
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Appalto e perizia di variante: stop al sovrapprezzo non approvato
Un'impresa costruttrice ha sottoscritto un atto per opere aggiuntive nell'ambito di un appalto e perizia di variante, concordando nuovi prezzi subordinati all'approvazione dell'ente concedente. Il direttore dei lavori ha ordinato l'avvio delle attività, contabilizzando in via provvisoria importi maggiori. In seguito, l'ente pubblico ha negato l'approvazione del sovrapprezzo per i materiali di rilevato. Nel saldo finale la committente ha trattenuto oltre due milioni di euro anticipati. L'appaltatore ha agito con decreto ingiuntivo, sostenendo che l'ordine del direttore dei lavori vincolasse la stazione appaltante e integrasse una rinuncia alla condizione. I giudici di merito hanno revocato l'ingiunzione e la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'impresa, confermando che il direttore dei lavori non può impegnare la volontà contrattuale del committente e che la mancata approvazione dell'ente rende legittimo lo stralcio dei compensi non approvati.
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Revocazione per errore di fatto: rigettato il ricorso in Cassazione
Gli eredi di un appaltatore hanno impugnato un'ordinanza della Corte di Cassazione richiedendo la revocazione per errore di fatto. La controversia riguardava la restituzione di ingenti somme al Comune per la revisione prezzi di un appalto pubblico di ristrutturazione. I ricorrenti sostenevano che i giudici di legittimità avessero travisato una delibera comunale e l'atto di sottomissione, omettendo il riconoscimento del compenso revisionale fino alla fine dei lavori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: il presunto errore riguardava l'interpretazione contrattuale di atti di merito e non una svista materiale su atti interni al giudizio di legittimità. I ricorrenti hanno perso la causa e devono pagare le spese processuali.
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Risoluzione contratto appalto: ko l’impresa che rifiuta i lavori
L'Appaltatore ha chiesto la risoluzione contratto appalto contro due Comuni Committenti per la costruzione di loculi cimiteriali, lamentando il blocco dei lavori e la mancata approvazione di varianti. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, rilevando che l'inadempimento grave era dell'Appaltatore, il quale si era rifiutato di riprendere i lavori dopo l'approvazione della perizia di variante. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Appaltatore. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di legittimità non può riesaminare i fatti già accertati nei gradi di merito e che l'appaltatore non può condizionare la ripresa dei lavori a ulteriori modifiche contrattuali non concordate. L'Appaltatore perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese legali.
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Penale per ritardo nell’appalto: la frana non salva l’impresa
L'Appaltatore ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che lo condannava al pagamento di una pesante penale per ritardo nell'appalto di oltre 158.000 euro, a causa del mancato completamento nei termini di un complesso residenziale. L'impresa sosteneva che i ritardi fossero dovuti a frane e atti vandalici nel cantiere, eventi qualificabili come forza maggiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sanzione. I giudici hanno chiarito che l'impossibilità parziale di costruire alcuni edifici non giustificava il blocco totale dei lavori, potendo l'impresa proseguire sulle parti non colpite. Inoltre, in mancanza di tempestive riserve scritte e di una prova diretta del nesso causale tra gli atti vandalici e il ritardo complessivo, la penale resta interamente a carico dell'impresa inadempiente.
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Revisione dei prezzi: l’accordo cancella il diritto ai rimborsi
Un'impresa concessionaria ha chiesto all'ente pubblico il pagamento della revisione dei prezzi per i lavori di ristrutturazione di una strada, basandosi su un accordo del 1991. La Corte d'Appello ha riconosciuto la somma solo fino al 1999, escludendo il periodo successivo a causa di un nuovo accordo (atto di sottomissione) firmato in quell'anno, quando la legge sulla revisione dei prezzi era ormai abrogata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'impresa. I giudici hanno stabilito che l'interpretazione dei contratti spetta solo ai giudici di merito. Poiché l'accordo del 1999 ha modificato radicalmente il contratto originario quando la revisione dei prezzi era vietata, l'impresa non ha diritto ad ulteriori compensi. L'impresa perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Appalti Pubblici: Lavori Extra e Indebito Arricchimento Negato
Un'associazione di imprese esegue lavori extra in un appalto pubblico per la manutenzione di viadotti, basandosi su un accordo firmato dal Direttore dei Lavori e dal R.U.P. La Stazione Appaltante, però, si rifiuta di pagare, sostenendo la mancanza di una formale approvazione da parte dell'organo competente. La Cassazione dà ragione all'ente pubblico, stabilendo che la firma dei tecnici non è sufficiente a vincolare l'amministrazione per spese non autorizzate. Viene respinta anche la richiesta di indennizzo per indebito arricchimento appalti pubblici, poiché l'ente non aveva mai richiesto né voluto tali opere, subendole di fatto. L'impresa perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Atto di sottomissione: firma l’accordo e perde il risarcimento
Un'impresa edile ha citato in giudizio un'azienda ospedaliera per ottenere il pagamento di maggiori costi dovuti a ritardi nell'esecuzione di un appalto. L'azienda si è difesa sostenendo che l'impresa aveva accettato le modifiche contrattuali, comprese le proroghe, firmando degli atti di sottomissione. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave: la firma di un atto di sottomissione senza l'iscrizione di nuove contestazioni equivale a una modifica del contratto. Questo comporta una rinuncia alle riserve per i fatti precedenti. Di conseguenza, l'impresa ha perso il diritto al risarcimento, poiché la sua accettazione delle varianti è stata considerata definitiva. La Corte ha quindi respinto sia il ricorso dell'impresa sia quello dell'ospedale.
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Riserve nell’appalto pubblico: l’Azienda perde per un vizio di forma
Una società di costruzioni ha perso la sua causa contro un'Amministrazione Pubblica per ottenere maggiori compensi. La richiesta si basava su delle contestazioni formalizzate attraverso le cosiddette 'riserve nell'appalto pubblico'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, non entrando nel merito della questione ma dichiarandolo inammissibile per motivi procedurali. In particolare, il ricorso mancava del requisito di 'autosufficienza', ovvero non conteneva tutti gli elementi necessari per essere giudicato. La Corte ha così confermato la decisione precedente, che riteneva che l'azienda avesse rinunciato alle sue pretese firmando un accordo successivo. La sentenza sottolinea l'importanza cruciale della correttezza formale nella gestione degli appalti.
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Oneri Sicurezza Appalti Pubblici: Accordo Firmato Blocca i Costi
Un appaltatore chiede il pagamento di maggiori costi per la sicurezza a causa del prolungamento dei lavori in un appalto pubblico. La Stazione Appaltante si oppone, forte di un accordo ('atto di sottomissione') in cui le parti avevano concordato che le modifiche ai lavori non avrebbero aumentato tali costi. La Cassazione dà ragione alla Stazione Appaltante. Stabilisce che, in presenza di un simile accordo, la richiesta di extra costi è infondata. Spetta all'appaltatore, e non ai consulenti tecnici, fornire la prova rigorosa e analitica delle maggiori spese sostenute. La gestione degli oneri di sicurezza appalti pubblici richiede quindi accordi chiari e prove documentali precise.
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Revisione prezzi negli appalti: tra diritto e rinuncia contrattuale
Un'impresa di costruzioni ha agito contro un ente assistenziale pubblico per ottenere il pagamento della revisione prezzi negli appalti e il compenso per lavori aggiuntivi non autorizzati. Sebbene una sentenza non definitiva avesse riconosciuto la giurisdizione del giudice ordinario, le decisioni successive hanno rigettato le domande nel merito. La Corte di Cassazione ha confermato che la firma di atti di sottomissione per varianti in corso d'opera comporta l'accettazione dei nuovi prezzi e la rinuncia implicita alla revisione dei costi originari. Inoltre, i lavori extra non sono stati indennizzati per mancanza di autorizzazione scritta e mancata prova dell'indispensabilità. L'azione di indebito arricchimento è stata dichiarata inammissibile poiché l'impresa avrebbe potuto agire contro il direttore dei lavori come falsus procurator.
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Riserve appalto pubblico: validità e decadenza
La Corte di Cassazione analizza la validità delle riserve appalto pubblico iscritte da un'impresa per maggiori oneri in un cantiere portuale. Il provvedimento stabilisce che le riserve non devono essere confermate negli atti di sottomissione per varianti, poiché tali atti hanno natura negoziale autonoma. Inoltre, per i fatti a effetti continuativi, la decadenza scatta solo dalla percezione della potenzialità dannosa.
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Concessione traslativa: responsabilità e limiti
Un consorzio ha citato in giudizio un ente pubblico per ottenere il risarcimento dei maggiori oneri sostenuti nella realizzazione di un'opera pubblica in regime di concessione traslativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia a una pretesa economica non può essere desunta implicitamente dalla firma di un atto di sottomissione, ma ha confermato che, in una concessione traslativa, la responsabilità per i ritardi dovuti a problematiche progettuali e amministrative ricade sul concessionario, il quale assume anche poteri e oneri pubblici.
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Stravolgimento contrattuale: niente riserve se i lavori cambiano
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11491/2024, chiarisce che in un contratto di appalto, se le modifiche richieste dal committente sono così radicali da causare uno stravolgimento contrattuale, la richiesta di maggior compenso da parte dell'appaltatore non è soggetta al rigido regime delle riserve. Il caso riguardava un progetto il cui valore è passato da 460.000 a oltre 2,4 milioni di euro. La Corte ha stabilito che tali opere costituiscono di fatto un nuovo appalto, rendendo inapplicabile la clausola sulle riserve del contratto originario e affermando il diritto dell'appaltatore a un giusto compenso per i lavori extra.
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Onere della prova in appalti pubblici e riserve
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29326/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile contro una pubblica amministrazione in una causa per maggiori compensi in un appalto pubblico. La Corte ha chiarito che l'onere della prova sui costi spetta all'appaltatore, anche se i documenti sono in possesso del committente. È stata inoltre confermata l'interpretazione del contratto fornita dai giudici di merito e negato il risarcimento per danno all'immagine in quanto non specificamente provato.
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Rinuncia riserve appalto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23964/2024, ha respinto il ricorso di un consorzio edile, confermando la validità della rinuncia alle riserve in un appalto pubblico. La Corte ha stabilito che una clausola di rinuncia riserve appalto, se espressa chiaramente in un atto di sottomissione, è vincolante e non costituisce clausola vessatoria. Inoltre, ha ribadito che la sospensione dei lavori per ritrovamenti archeologici è causa di forza maggiore, non imputabile alla stazione appaltante.
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Riserva appalti pubblici: quando va iscritta?
Una società di costruzioni ha perso la causa per il risarcimento dei danni dovuti alla sospensione di un appalto. La Corte di Cassazione ha confermato che la riserva appalti pubblici deve essere formulata immediatamente, nel momento in cui si verifica l'evento dannoso e la sua portata pregiudizievole è chiara per l'impresa. In questo caso, la sospensione per mancanza di fondi era un evento immediatamente percepibile come dannoso, e la tardiva iscrizione della riserva ha reso la richiesta inammissibile.
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Rinuncia alle riserve: quando è incondizionata?
Una società cooperativa di costruzioni ha rinunciato alle proprie riserve in un appalto pubblico in cambio della fissazione di un nuovo termine per i lavori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riteneva tale rinuncia alle riserve incondizionata e definitiva, dichiarando inammissibile il ricorso dell'impresa. L'ordinanza chiarisce i limiti dell'interpretazione contrattuale in sede di legittimità e le conseguenze della presenza di una doppia motivazione nella sentenza impugnata.
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Rinuncia alle pretese: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33374/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile. L'impresa aveva sottoscritto una rinuncia alle pretese per danni da sospensione lavori, condizionata alla ripresa entro una certa data. Sebbene la ripresa fosse avvenuta in ritardo, la Corte ha ritenuto la rinuncia valida perché il ritardo era imputabile all'impresa stessa, che non aveva prodotto la certificazione antimafia. La Suprema Corte ha chiarito che, per contestare una decisione, non basta lamentare la mancata considerazione di una perizia (CTU), ma occorre indicare un fatto storico preciso e decisivo che il giudice avrebbe ignorato.
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Accordo novativo: quando una variante è nuovo contratto
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente pubblico per la revisione dei prezzi di un contratto di appalto di lunga data. La controversia verteva su un accordo del 2000: si trattava di una semplice modifica o di un nuovo contratto? La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che si trattava di un accordo novativo. Questo nuovo contratto ha sostituito il precedente, impedendo l'applicazione delle leggi sulla revisione dei prezzi precedentemente applicabili per i lavori eseguiti dopo la sua stipula.
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