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Atto Abdicativo

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un documento o una dichiarazione formale con cui una persona rinuncia a un proprio diritto o a una pretesa legale. La rinuncia al ricorso è un esempio di atto abdicativo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rinuncia all’impugnazione: il ripensamento non salva il ricorso
Un uomo, condannato per tentata estorsione e lesioni personali, propone ricorso in Cassazione. In seguito deposita una formale rinuncia all'impugnazione, ma due giorni dopo presenta una richiesta di revoca della rinuncia per proseguire il giudizio. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Corte stabilisce che la rinuncia all'impugnazione è un atto negoziale processuale di natura abdicativa e recettizia. Esso estingue il giudizio nel momento esatto in cui perviene all'autorità competente. Di conseguenza, la successiva revoca della rinuncia è del tutto priva di effetti giuridici. L'imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di mille euro alla Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: inammissibilità e sanzione
Due imputati condannati per rapina aggravata in concorso hanno impugnato la sentenza della Corte di Appello. Successivamente, entrambi hanno depositato formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno chiarito che la rinuncia al ricorso per cassazione costituisce un atto abdicativo, irrevocabile e recettizio. Poiché l'abbandono dell'azione non derivava da cause impreviste o esterne, la Corte ha equiparato i ricorrenti a parti soccombenti. L'esito finale ha comportato la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia all’impugnazione: dal carcere alla sanzione
Quattro indagati, sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere, hanno presentato ricorso per ottenere gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa lamentava la mancanza di motivazione sull'attualità delle esigenze cautelari e sull'inadeguatezza di misure meno afflittive. Prima della decisione della Suprema Corte, gli indagati hanno tuttavia depositato un atto formale di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'istanza per sopravvenuta rinuncia all'impugnazione. I giudici hanno condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di mille euro alla cassa delle ammende, confermando la permanenza in carcere.
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Rinuncia al ricorso di cassazione: condanna e sanzione
L'Imputato, condannato per i reati di rapina e lesioni personali, propone inizialmente ricorso davanti alla Corte di Cassazione contestando la qualificazione giuridica dei fatti. Successivamente, dal luogo di detenzione, invia personalmente una formale rinuncia al ricorso di cassazione. La Suprema Corte prende atto della dichiarazione abdicativa, ne riscontra la piena validità formale e dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione. Di conseguenza, i giudici condannano L'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Oltraggio a pubblico ufficiale: basta il rischio di farsi sentire
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino per i reati di violenza a pubblico ufficiale e oltraggio a pubblico ufficiale. L'episodio era avvenuto nel parcheggio di un ospedale pubblico, dove l'uomo aveva minacciato e offeso alcuni agenti per opporsi a una sanzione. La Suprema Corte ha chiarito che le conclusioni del Procuratore Generale in udienza non costituiscono una rinuncia tacita all'appello, la quale richiede un atto formale ed esplicito. Inoltre, la condanna in appello dopo un'assoluzione in primo grado non ha richiesto la riaudizione dei testimoni, poiché la decisione si è basata su una diversa qualificazione giuridica dei fatti e non sulla credibilità dei testi. Infine, per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, è sufficiente la potenziale percezione delle offese da parte di terzi in un luogo frequentato.
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Contributo di solidarietà: la Cassa perde contro gli eredi
Gli eredi di un pensionato hanno contestato l'applicazione di un contributo di solidarietà sulla pensione del loro familiare da parte della Cassa di previdenza per gli anni dal 2013 al 2016, chiedendo la restituzione delle somme trattenute. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimo tale prelievo. La Cassa ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che per l'anno 2013 il prelievo fosse imposto direttamente dalla legge statale e non dal proprio regolamento interno. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione dei cedolini operata nei gradi di merito costituisce un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità. Di conseguenza, la Cassa di previdenza perde il ricorso e deve restituire le somme indebitamente trattenute ai familiari del pensionato.
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Lavoratrici vs Ministero: Causa Estinta per Rinuncia dopo Nuova Legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia in una causa tra alcune lavoratrici del settore pubblico e il Ministero. Le lavoratrici avevano inizialmente presentato ricorso, ma successivamente hanno perso interesse a proseguire. La ragione di questo cambiamento è stata l'introduzione di nuove leggi che prevedevano concorsi straordinari per l'assunzione, offrendo loro una via alternativa per ottenere ciò che chiedevano. Di conseguenza, hanno formalmente rinunciato all'azione legale. La Corte ha preso atto della rinuncia, ha chiuso il caso e ha deciso che ogni parte dovesse pagare le proprie spese legali, data la spontaneità della desistenza motivata da eventi esterni.
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Estinzione del processo: Lavoratori rinunciano, il caso è chiuso
Un gruppo di lavoratori del pubblico impiego aveva presentato ricorso in Cassazione contro il Ministero. Successivamente, gli stessi lavoratori hanno deciso di ritirare il proprio ricorso. Anche il Ministero ha rinunciato alle proprie difese. Di fronte a questa volontà reciproca di non proseguire, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia. La conseguenza è stata la chiusura definitiva del caso senza un vincitore né un vinto. Inoltre, la Corte ha stabilito la 'compensazione delle spese', decidendo che ogni parte dovesse sostenere i propri costi legali.
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Lite o accordo? Gli effetti della rinuncia al ricorso per cassazione
Il caso riguarda un comandante di volo che ha presentato ricorso contro una compagnia aerea in liquidazione per questioni legate alla retribuzione. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo in sede sindacale. Il ricorrente ha quindi depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione, accettato dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rilevando la ritualità dell'atto abdicativo. La decisione conferma che, in presenza di rinuncia accettata, non vi è condanna alle spese né obbligo di versare il doppio contributo unificato. La rinuncia al ricorso per cassazione si conferma uno strumento efficace per chiudere le liti di lavoro in modo tombale.
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Remissione di querela: reato estinto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per truffa a seguito della remissione di querela da parte della persona offesa, accettata dall'imputata. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del reato, applicando l'articolo 152 del codice penale e annullando la sentenza impugnata senza rinvio, con addebito delle spese processuali alla querelata.
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Rinuncia appello: Cassazione e poteri del difensore
La Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per spaccio di stupefacenti, stabilendo che la mancata riproposizione di alcuni motivi nelle conclusioni finali da parte del difensore non costituisce una valida rinuncia all'appello. Tale atto richiede una manifestazione di volontà chiara e inequivoca dell'imputato o una procura speciale al difensore.
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Infedeltà patrimoniale: dolo specifico e danno
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per infedeltà patrimoniale e bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore che aveva rinunciato a un credito della sua società. La Corte ha chiarito che, per configurare il reato, non basta un danno patrimoniale, ma è necessario provare il dolo specifico, ovvero la volontà intenzionale di danneggiare la società per procurare un ingiusto profitto a sé o ad altri. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione dell'elemento psicologico.
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Interesse ad impugnare del PM: no se il reato è prescritto
La Corte di Cassazione chiarisce che il ricorso del Pubblico Ministero avverso una sentenza di assoluzione è inammissibile per difetto di interesse ad impugnare qualora, nel corso del procedimento, sia maturata la prescrizione del reato. L'impugnazione deve perseguire un'utilità concreta e non il mero ripristino di un principio di diritto.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato a seguito della formale rinuncia presentata dal suo difensore. La decisione evidenzia come la rinuncia al ricorso precluda l'esame nel merito dell'impugnazione, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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