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Attenuante — Anno 2023

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486 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Attenuante

Provvedimenti

Tentato furto aggravato: restituire la merce non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto aggravato all'interno di un esercizio commerciale. L'uomo aveva rimosso le placche antitaccheggio da alcuni capi di abbigliamento del valore di circa 176 euro utilizzando una tronchese, ma era stato prontamente bloccato dal personale di sicurezza. La Suprema Corte ha confermato la condanna a quattro mesi di reclusione, escludendo la desistenza volontaria poiché la restituzione della merce è avvenuta solo dopo l'intervento del direttore del negozio. È stata inoltre negata la particolare tenuità del fatto a causa della pianificazione del furto e dei precedenti penali dell'imputato, nonché l'attenuante del danno di speciale tenuità, confermando l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: quando il bilancino nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana). L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio e l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno confermato che la lieve entità dello spaccio deve essere esclusa quando anche un solo elemento (come la presenza di diverse droghe, bilancino di precisione, denaro contante e occultamento nel veicolo) indichi un'attività organizzata e non occasionale. Inoltre, la richiesta di attenuante è stata ritenuta inammissibile poiché presentata per la prima volta in Cassazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Danno patrimoniale di speciale tenuità: birre rubate con violenza
L'Imputato, dopo aver sottratto una confezione di birre in un supermercato, ha aggredito il direttore e l'addetto alla sicurezza per garantirsi la fuga. Condannato per tentata rapina impropria, ha proposto ricorso lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, dato il valore irrisorio della merce. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che nei reati plurioffensivi, come la rapina, la valutazione della speciale tenuità non può limitarsi al valore economico del bene sottratto. Occorre considerare anche la violenza fisica e morale esercitata sulle vittime. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Concorso nel reato di spaccio: basta un grido per la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una donna accusata di concorso nel reato di spaccio. La difesa sosteneva che il semplice grido "Zio!", pronunciato alla vista della polizia, fosse insufficiente a qualificarla come vedetta. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che la donna, prima di lanciare l'allarme, si guardava continuamente intorno con fare sospetto. Questo comportamento coordinato dimostra una chiara partecipazione all'attività illecita del complice. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto la richiesta di applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, poiché la difesa non ha fornito prove concrete sul profitto economico effettivamente perseguito o ottenuto, limitandosi a indicare la modesta quantità di cocaina sequestrata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità anche per i marchi falsi
L'Imputato è stato condannato per ricettazione e introduzione nello Stato di prodotti con marchi falsi. Ha proposto ricorso lamentando la mancata applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. Ha chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità si applica a tutti i delitti commessi per motivi di lucro, compreso il reato di commercio di prodotti falsi, purché sia il profitto sia l'evento dannoso siano di minima entità. Di conseguenza, i giudici di secondo grado avrebbero dovuto valutare l'applicabilità di questa diminuente anche per il reato di falso marchio. La sentenza è stata annullata limitatamente a questo punto, con rinvio alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Sospensione condizionale della pena: scontro tra revoca e sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per furto pluriaggravato. I giudici hanno chiarito che il semplice pagamento del prezzo della merce rubata, avvenuto tre giorni dopo il fatto, non equivale a un risarcimento integrale del danno e non dà diritto all'attenuante. Inoltre, la Corte ha confermato la legittimità della revoca d'ufficio della sospensione condizionale della pena disposta dal giudice d'appello. Tale revoca opera di diritto (ope legis) se l'imputato ha precedenti condanne ostative, anche in assenza di un'impugnazione da parte del Pubblico Ministero. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Notifica del decreto di citazione: ricorso inutile per il detenuto
L'Imputato, condannato in appello per rapina a due anni di reclusione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata notifica del decreto di citazione a giudizio e l'omessa comunicazione delle conclusioni del Procuratore Generale. La Suprema Corte, esaminando gli atti di causa, ha accertato che la notifica del decreto di citazione era stata regolarmente eseguita a mani dell'imputato mentre si trovava in stato di detenzione. Di conseguenza, i motivi di ricorso sono stati ritenuti manifestamente infondati. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Truffa ai caselli autostradali: sbarra su ma condanna penale
L'Automobilista è stata condannata per il reato di truffa per non aver pagato il pedaggio autostradale in più occasioni. La condotta consisteva nell'accodarsi alle vetture precedenti per superare la sbarra del casello senza pagare. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la truffa ai caselli autostradali si configura pienamente tramite questo espediente. Inoltre, la Suprema Corte ha negato l'attenuante del danno di speciale tenuità. Sebbene la valutazione del danno vada effettuata per ogni singolo transito e non cumulativamente, nel calcolo del pregiudizio economico rientrano anche le spese sostenute dalla società autostradale per individuare il trasgressore e recuperare le somme. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa e riparazione del danno: la Cassazione impone lo sconto
L'Imputato, condannato per il reato di truffa, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della riparazione del danno, nonostante l'avvenuto risarcimento prima del giudizio. La Suprema Corte ha accolto questo specifico motivo, rilevando che il giudice d'appello ha completamente omesso di motivare sul punto. Al contrario, la Cassazione ha ritenuto inammissibili gli altri motivi riguardanti la particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche, in quanto privi di reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla valutazione dell'attenuante della riparazione del danno, rinviando alla Corte d'appello per un nuovo esame e rendendo definitiva la condanna per truffa.
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Porto illegale di armi: si spara e inventa un finto aggressore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione per un uomo accusato di porto illegale di armi. L'imputato sosteneva di essere stato ferito da un aggressore sconosciuto, ma le prove hanno dimostrato che il colpo era partito accidentalmente dalla pistola che nascondeva nella cintola dei pantaloni. I giudici hanno ritenuto utilizzabili le dichiarazioni della moglie contenute nel verbale di arresto, poiché la difesa non si era opposta alla loro acquisizione. Inoltre, la Cassazione ha negato l'attenuante della lieve entità: il fatto che l'uomo portasse l'arma mentre si trovava in regime di semilibertà dimostra una spiccata pericolosità sociale. Il ricorso è stato rigettato.
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Tentato furto: forzare un’auto esclude il danno lieve
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato dopo aver cercato di forzare la portiera di un'auto chiusa a chiave usando una spranga di ferro. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nel caso di tentato furto, la valutazione del danno deve essere effettuata tramite una prognosi postuma "ex ante", calcolando il danno economico che la vittima avrebbe subito se il reato fosse stato consumato. Nel caso specifico, l'uso della spranga sulla portiera avrebbe causato un danno economico significativo al veicolo, escludendo così la speciale tenuità. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricettazione di documenti d’identità: valore nullo o reato grave?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di ricettazione di documenti d'identità. L'imputato lamentava la mancata concessione delle attenuanti per la presunta lieve entità del fatto, sostenendo che il valore dei documenti cartacei fosse minimo. I giudici hanno chiarito che, nella ricettazione di documenti d'identità, il valore da considerare non è quello del supporto cartaceo, bensì il potenziale pericolo derivante dal loro utilizzo illecito, che non può mai considerarsi di speciale tenuità. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso la violazione del divieto di peggioramento della pena, poiché la sanzione finale era stata effettivamente ridotta rispetto al primo grado. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no per auto vecchia
Un uomo, condannato per la ricettazione di un'auto funzionante, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La difesa sosteneva che il veicolo fosse ormai vecchio e usurato, dunque di scarso valore economico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il valore di un'auto funzionante non può mai essere considerato insignificante, indipendentemente dalla sua anzianità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato e lo ha condannato a pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Estorsione: negata l’attenuante del danno di speciale tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di estorsione in concorso. Il ricorrente contestava la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, lamentando una violazione di legge. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le medesime censure già esaminate e respinte dalla Corte d'appello, senza muovere una critica puntuale alla sentenza impugnata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto: perché la Cassazione non riscrive i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di tentato furto. La ricorrente contestava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano inammissibili poiché si limitavano a riprodurre le stesse contestazioni di fatto già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la condanna è stata confermata con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno patrimoniale: accordo esclude lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per danneggiamento. Il ricorrente chiedeva il riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità e dell'attenuante del risarcimento del danno. I giudici hanno stabilito che la prima richiesta è inammissibile poiché richiede una nuova valutazione dei fatti, già decisi in base a un accordo transattivo non insignificante tra le parti. La seconda richiesta è stata respinta perché non era stata presentata nel precedente giudizio di appello, rendendola una questione nuova non proponibile in Cassazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Benefici penitenziari: limiti e sconti nei reati di droga
Il Condannato, punito per reati di droga ordinari, ha richiesto l'applicazione della disciplina di favore per la collaborazione con la giustizia. Il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato la richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che i benefici penitenziari speciali previsti per chi collabora si applicano esclusivamente ai condannati per terrorismo, eversione o criminalità organizzata. La scelta del legislatore di escludere i reati di droga ordinari è legittima e ragionevole, poiché mira a valorizzare la collaborazione nei contesti associativi più gravi. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato riciclaggio: condannato nonostante la donazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per ricettazione e tentato riciclaggio. L'imputato deteneva numerosi gioielli rubati con l'intenzione di venderli a un banco metalli per la fusione, cercando così di sostituire i preziosi con denaro contante. La difesa sosteneva l'assenza di manipolazione fisica dei beni e chiedeva un'attenuante per aver versato 500 euro alla Croce Rossa. I giudici hanno chiarito che il trasferimento e l'occultamento di beni rubati destinati alla vendita integrano il tentato riciclaggio, senza necessità di alterazione fisica. Inoltre, la donazione alla Croce Rossa è stata ritenuta un versamento utilitaristico e del tutto insufficiente rispetto al valore reale della merce, escludendo così qualsiasi riduzione di pena. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Danno di speciale tenuità: il patrimonio della vittima non conta
Quattro imputati sono stati condannati per lesioni aggravate e tentato furto pluriaggravato. Gli stessi hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico complessivo pressoché nullo per la vittima, non rilevando la sua capacità economica di sopportare la perdita. Inoltre, la presenza dell'aggravante delle più persone riunite mantiene il reato procedibile d'ufficio anche dopo la riforma Cartabia. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Tentativo aggravato di furto: no a sconti per vittime facoltose
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di tentativo aggravato di furto. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dell'aggravante, il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno lievissimo richiede un pregiudizio economico complessivamente irrisorio per la vittima, non basato sulla sua capacità economica. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso determina il passaggio in giudicato sostanziale della sentenza, impedendo l'applicazione della nuova procedibilità a querela introdotta dalla riforma Cartabia. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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