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Arresti Domiciliari

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852 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Arresti domiciliari: inadeguati se c’è recidiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per spaccio, confermando la custodia in carcere. I giudici hanno stabilito che la misura degli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico, è inadeguata quando l'indagato ha già dimostrato di proseguire l'attività criminale durante un precedente periodo di detenzione domiciliare, evidenziando un'elevata pericolosità sociale e un concreto rischio di recidiva.
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Evasione domiciliare: non rispondere al citofono basta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26494/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per evasione domiciliare per non aver risposto al citofono e alla porta durante un controllo di polizia. Secondo la Corte, la mancata risposta a tentativi di contatto ripetuti e insistenti per un tempo prolungato è sufficiente per presumere legittimamente l'allontanamento dal luogo di detenzione, rendendo la giustificazione di non aver sentito il campanello una mera congettura non in grado di far sorgere un ragionevole dubbio.
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Evasione arresti domiciliari: la prova dal citofono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione arresti domiciliari. La condanna si basava sulla mancata risposta al campanello durante un controllo insistente e prolungato della polizia. La Corte ha stabilito che tale comportamento è una prova sufficiente per desumere l'allontanamento dal domicilio, considerando la giustificazione dell'imputato (non aver sentito il campanello) una mera ipotesi congetturale e non un ragionevole dubbio.
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Arresti domiciliari: permessi non automatici
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso di uscita di quattro ore a un individuo in arresti domiciliari esecutivi. La sentenza chiarisce la netta distinzione tra questa misura e la detenzione domiciliare sostitutiva, sottolineando che ogni richiesta viene valutata discrezionalmente dal giudice in base alla pericolosità del soggetto e alle esigenze concrete, non per automatica estensione di altre normative.
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Lavoro agli arresti domiciliari: la prova decisiva
Una persona sotto arresti domiciliari per reati legati agli stupefacenti si è vista negare il permesso di lavorare. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la richiesta di autorizzazione al lavoro agli arresti domiciliari deve essere supportata da prove documentali complete e adeguate. La mancanza di documentazione sullo stato di indigenza e sui dettagli dell'impiego ha reso impossibile per il giudice valutare la compatibilità con le esigenze cautelari.
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Arresti domiciliari all’estero: la Cassazione chiarisce
Un cittadino straniero, accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ha richiesto gli arresti domiciliari in Francia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che gli arresti domiciliari all'estero non possono essere eseguiti tramite il D.Lgs. 36/2016, poiché questo si applica solo a misure non detentive. La Corte ha chiarito che per misure come gli arresti domiciliari, assimilabili alla detenzione in carcere, la procedura corretta è l'emissione di un Mandato di Arresto Europeo.
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Arresti domiciliari: valutazione condotta e annullamento
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava la prosecuzione degli arresti domiciliari come misura alternativa al carcere. La motivazione è stata ritenuta carente perché non aveva adeguatamente valutato la buona condotta tenuta dal condannato durante il lungo periodo di detenzione domestica, né le prospettive di reinserimento sociale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Custodia cautelare in carcere: quando è legittima?
Un individuo, condannato per narcotraffico internazionale su larga scala, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ritenuto la detenzione in carcere l'unica misura idonea a fronteggiare l'elevato e concreto pericolo di recidiva, data la profonda integrazione del soggetto in circuiti criminali e la possibilità di continuare a delinquere anche dal proprio domicilio.
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Violazione arresti domiciliari: quando si va in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari al carcere per un individuo che aveva violato le prescrizioni due volte nello stesso giorno. La decisione si fonda sulla rottura del rapporto di fiducia e sulla manifesta insofferenza del soggetto alle regole, considerata una grave violazione degli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto irrilevante la tesi difensiva sulla lieve entità della violazione, valorizzando invece la ripetitività del comportamento e la gravità dei reati originari.
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Evasione arresti domiciliari: il garage non è casa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23350/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando che allontanarsi dalla propria abitazione per recarsi nel garage condominiale integra il reato di evasione arresti domiciliari. La Corte ha ribadito che il concetto di 'abitazione' ai fini della misura cautelare è circoscritto allo spazio di vita privata e domestica, escludendo le pertinenze e le aree comuni per garantire l'efficacia dei controlli di polizia e impedire contatti con l'esterno.
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Evasione arresti domiciliari: no sconto pena se torni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23346/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per evasione dagli arresti domiciliari. La Corte ha chiarito che la circostanza attenuante prevista per chi si costituisce volontariamente non si applica se l'evaso si limita a rientrare nel domicilio. Per ottenere lo sconto di pena è necessario consegnarsi a un'autorità o presentarsi in un istituto carcerario.
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Autorizzazione al lavoro: quando è negata in appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto agli arresti domiciliari contro la revoca del permesso di lavoro. La decisione si basa sulla mancata prova dello stato di assoluta indigenza e sull'elevato rischio che l'attività lavorativa potesse eludere le esigenze cautelari, essendo il luogo di lavoro lo stesso utilizzato per attività illecite. La Corte ha ritenuto l'autorizzazione al lavoro un pericolo concreto.
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Modifica arresti domiciliari: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la modifica del luogo di esecuzione degli arresti domiciliari. La richiesta, finalizzata a conciliare esigenze lavorative e familiari, è stata respinta perché i motivi del ricorso contestavano l'esistenza stessa delle esigenze cautelari, un punto che la difesa aveva precedentemente accettato, concentrandosi solo sul cambio di domicilio. La Corte ha stabilito che i motivi di impugnazione devono essere coerenti con l'oggetto della richiesta originaria.
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Obbligo di dimora fungibile: quando è detraibile?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22271/2024, ha negato la richiesta di un condannato di detrarre dalla pena un periodo trascorso in obbligo di dimora con coprifuoco notturno. La Corte ha ribadito che l'obbligo di dimora fungibile con la pena solo quando le restrizioni imposte sono così arbitrarie ed estese da renderlo di fatto equivalente agli arresti domiciliari, una condizione non soddisfatta da un semplice divieto di uscita notturno.
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Delitto di evasione: durata assenza irrilevante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza del 06/10/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il delitto di evasione. La Corte ha ribadito che la durata dell'allontanamento dagli arresti domiciliari, anche se di poche ore, è irrilevante per la configurabilità del reato. Esclusa anche l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Violazione arresti domiciliari: carcere se non lieve
La Corte di Cassazione ha confermato l'aggravamento della misura cautelare dalla detenzione domiciliare al carcere per un individuo che si era ripetutamente allontanato senza autorizzazione. La Suprema Corte ha stabilito che la violazione degli arresti domiciliari non era di 'lieve entità', data la recidiva, l'atteggiamento di sfida verso le autorità e la comprovata pericolosità sociale del soggetto, rendendo la misura domiciliare inadeguata.
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Liberazione anticipata: no se violi gli arresti
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di liberazione anticipata per un detenuto agli arresti domiciliari. Le violazioni, come la presenza di persone non autorizzate e il possesso di un cellulare contro il divieto di comunicazione, sono state ritenute ostative alla concessione del beneficio, dimostrando una mancata adesione al percorso rieducativo.
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Arresti domiciliari e lavoro: quando il permesso è negato
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di autorizzazione al lavoro per un soggetto agli arresti domiciliari. La decisione si basa sulla mancata prova di un'indispensabile esigenza di vita, sulla delegabilità dell'attività lavorativa e sull'incompatibilità degli orari richiesti con le finalità della misura cautelare. Il caso sottolinea il rigore con cui vengono valutate tali richieste.
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Attenuante evasione: quando rientrare non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19262/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. La Corte ha confermato che il semplice rientro nel luogo degli arresti domiciliari non è sufficiente per ottenere la concessione della speciale attenuante evasione prevista dall'art. 385, comma 4, c.p., poiché tale condotta non è equiparabile alla costituzione in carcere. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Allontanamento arresti domiciliari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo che aveva lasciato gli arresti domiciliari sostenendo di doversi recare a un servizio sanitario. L'ordinanza sottolinea che l'allontanamento arresti domiciliari, anche se motivato da una necessità, richiede sempre un provvedimento autorizzativo del giudice. La mancanza di tale autorizzazione e le circostanze del fatto hanno reso infondata la difesa.
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