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Arresti Domiciliari

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852 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reiterazione del reato: quando è legittimo il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per un individuo accusato di detenzione di sostanze stupefacenti. La Corte ha stabilito che, nonostante la proposta di scontare gli arresti domiciliari in un comune diverso, il concreto pericolo di reiterazione del reato sussisteva. Le modalità del crimine, che includevano l'uso del servizio postale per ricevere la droga, rendevano la condotta facilmente ripetibile ovunque, rendendo inadeguata una misura meno afflittiva del carcere.
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Evasione arresti domiciliari: la prova del reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per evasione dagli arresti domiciliari. La Corte conferma che il reato può essere provato dalla prolungata e reiterata mancata risposta al citofono e alla porta durante i controlli di polizia, poiché tale comportamento costituisce un solido indizio dell'assenza del detenuto. Viene inoltre respinta la richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Spaccio fatto lieve: no se agli arresti domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio fatto lieve. La richiesta è stata negata poiché il reato era stato commesso durante gli arresti domiciliari e la quantità di stupefacente era significativa (351 dosi). Secondo la Corte, queste circostanze dimostrano un legame persistente con ambienti criminali e l'assenza di occasionalità della condotta, elementi ostativi al riconoscimento dell'ipotesi lieve.
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Reato di evasione: quando la fuga è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha ribadito che qualsiasi allontanamento non autorizzato, indipendentemente da durata o distanza, integra il delitto. È stata inoltre respinta la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto, a causa dell'intensità del dolo dimostrata dal tentativo di fuga.
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Custodia cautelare in carcere: annullata per over 70
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che ripristinava la custodia cautelare in carcere per un uomo di oltre 70 anni, sorpreso nel giardino di casa mentre era agli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto la violazione di lieve entità e la motivazione del provvedimento restrittivo inadeguata, non sussistendo le esigenze cautelari di 'eccezionale rilevanza' richieste dalla legge per gli ultrasettantenni. Di conseguenza, ha disposto l'immediata scarcerazione e il ripristino degli arresti domiciliari.
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Arresti domiciliari e accesso consulente: la decisione
Una persona sottoposta ad arresti domiciliari si è vista negare l'autorizzazione per l'accesso del proprio consulente tecnico presso l'abitazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale diniego non aggrava la misura cautelare e, pur essendo impugnabile direttamente in Cassazione, la decisione del giudice di merito era legittima. La Corte ha sottolineato che il difensore può fungere da intermediario, garantendo così il diritto di difesa riguardo l'accesso del consulente.
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Autorizzazione lavorativa arresti domiciliari: no
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro il diniego di autorizzazione lavorativa arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla genericità del ricorso e sulla non impugnabilità per vizi di motivazione in materia di consegna internazionale, ribadendo che il pericolo di fuga e la mancanza di prova di assoluta indigenza ostano alla concessione.
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Arresti domiciliari: no al trasferimento vicino al clan
Un soggetto agli arresti domiciliari per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ha richiesto di trasferire la misura dalla località imposta (Napoli) alla sua città di origine (Catania), sede del clan di appartenenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il supremo collegio ha ritenuto che il concreto e attuale pericolo di recidiva, derivante dalla possibilità di riallacciare i contatti con l'ambiente criminale, prevalesse sulle esigenze familiari addotte dal ricorrente, rendendo la misura degli arresti domiciliari incompatibile con il ritorno nel territorio di operatività del clan.
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Aggravante metodo mafioso: la Cassazione decide
La Cassazione Penale, con sentenza n. 46225/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di recupero crediti violento. Confermato l'uso dell'aggravante metodo mafioso anche per chi non è affiliato, ma è consapevole del contesto criminale in cui agisce, giustificando la misura degli arresti domiciliari.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e spese legali
Un imputato, la cui misura cautelare era stata aggravata dagli arresti domiciliari al carcere, ha presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, avendo ottenuto la sostituzione della misura in carcere con gli arresti domiciliari, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, decidendo di non condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali, data la natura della rinuncia.
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Violazione arresti domiciliari: revoca quasi automatica
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8630/2024, ha stabilito che la violazione arresti domiciliari, se non di 'lieve entità', comporta la revoca obbligatoria della misura e il ripristino della custodia in carcere. Nel caso specifico, l'incontro con un soggetto dedito allo spaccio ha escluso la lieve entità, rendendo automatica la decisione di aggravamento senza una nuova valutazione delle esigenze cautelari o di misure alternative come il braccialetto elettronico.
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Appello cautelare per colloqui negati ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diniego di autorizzazione ai colloqui per una persona agli arresti domiciliari non può essere impugnato con ricorso diretto. Il rimedio corretto è l'appello cautelare, poiché la decisione incide sulla libertà personale. Il ricorso è stato quindi convertito e trasmesso al Tribunale del riesame.
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Evasione continuata: quando è un solo reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione continuata a carico di un individuo assente dagli arresti domiciliari in due controlli a distanza di due giorni. La difesa sosteneva si trattasse di un'unica assenza ininterrotta, ma la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, specificando che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. La Corte ha ritenuto inammissibile il tentativo di ottenere una nuova valutazione delle prove, confermando la decisione della Corte d'Appello basata sulla ricostruzione di due distinti episodi di evasione.
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Gravi indizi di reato: la Cassazione conferma arresti
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di arresti domiciliari per un individuo accusato di lesioni a un sanitario. L'appello, basato sulla presunta insussistenza di gravi indizi di reato, è stato rigettato. La Corte ha ritenuto sufficienti le prove raccolte, tra cui video di sorveglianza e il riconoscimento da parte della vittima, per giustificare la misura cautelare.
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Pericolo di reiterazione reati: no arresti domiciliari
La Corte di Cassazione ha negato la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari a un soggetto condannato per narcotraffico con aggravante mafiosa. La decisione si fonda sull'elevato pericolo di reiterazione reati, desunto dalla personalità dell'imputato e dalla sua pregressa tendenza a violare misure restrittive, rendendo irrilevante la proposta di scontare la pena in un luogo lontano dal contesto criminale originario.
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Custodia cautelare in carcere: quando è automatica?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15271/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a procedura di estradizione. L'imputato, inizialmente agli arresti domiciliari, si era visto aggravare la misura con la custodia cautelare in carcere a seguito della violazione delle prescrizioni. La Corte ha stabilito che, in caso di trasgressione non minimale degli arresti domiciliari, l'applicazione della custodia in carcere è un automatismo previsto dalla legge (art. 276, co. 1-ter c.p.p.), senza necessità di rivalutare le esigenze cautelari originarie. Inoltre, le contestazioni sul merito dell'estradizione non possono essere sollevate in sede di riesame della misura cautelare.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e conseguenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto agli arresti domiciliari per corruzione, a seguito della sua formale rinuncia al ricorso. La sentenza chiarisce che tale rinuncia preclude l'esame nel merito dell'impugnazione, ma in questo caso specifico, data la giustificazione della rinuncia, non sono state applicate le ulteriori pronunce sanzionatorie previste in altri casi di inammissibilità.
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Violazione arresti domiciliari: quando si rischia il carcere
La Corte di Cassazione conferma l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a custodia in carcere per un imputato che, autorizzato a recarsi dal dentista, aveva effettuato soste non permesse. La sentenza sottolinea che la violazione degli arresti domiciliari giustifica l'inasprimento della pena quando le trasgressioni, valutate nel loro complesso, dimostrano l'inadeguatezza della misura più lieve a contenere la pericolosità sociale del soggetto.
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Appello penale e arresti domiciliari: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14364 del 2025, ha stabilito un principio cruciale in tema di appello penale e arresti domiciliari. La Corte ha annullato una declaratoria di inammissibilità di un appello, affermando che l'obbligo di depositare una dichiarazione di elezione di domicilio, introdotto dalla Riforma Cartabia, non si applica all'imputato agli arresti domiciliari. Tale soggetto, infatti, è equiparato al detenuto in carcere. Parallelamente, la Corte ha dichiarato inammissibile un altro ricorso per la sua genericità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Misure cautelari: il tempo non basta a cambiarle
La Corte di Cassazione conferma il rigetto della richiesta di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari per un soggetto condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la decisione del tribunale era fondata non su una mera presunzione, ma sulla gravità concreta del reato, sul rischio di recidiva e sui legami con la criminalità organizzata. Il decorso del tempo e la buona condotta detentiva sono stati ritenuti elementi insufficienti per giustificare un'attenuazione delle misure cautelari.
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