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Arresti Domiciliari

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852 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Elezione di domicilio appello: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di due appelli per mancata elezione di domicilio appello contestuale al deposito dell'atto, come richiesto dalla Riforma Cartabia. La Corte ha chiarito che l'adempimento è obbligatorio, specifico per la fase di impugnazione e non sanabile da una precedente elezione. La regola vale anche per l'imputato agli arresti domiciliari.
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Custodia cautelare in carcere: Evasione e pena breve
Un individuo condannato a una pena inferiore a tre anni si è visto negare una misura alternativa al carcere a causa di una precedente condanna per evasione. La Corte di Cassazione ha confermato che la norma specifica che vieta gli arresti domiciliari a chi ha evaso prevale sul divieto generale di custodia cautelare in carcere per pene brevi, rendendo legittima la detenzione.
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Particolare tenuità del fatto: no se sotto arresti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per false dichiarazioni a un pubblico ufficiale (art. 495 c.p.). La Corte ha escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché l'imputato si trovava agli arresti domiciliari e la falsa dichiarazione mirava a eludere i controlli di polizia, circostanza che aggrava la condotta e ne impedisce la qualificazione come lieve.
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Arresti domiciliari: no se la casa è luogo del reato
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che concedeva gli arresti domiciliari a un soggetto accusato di spaccio di stupefacenti. La Corte ha ritenuto contraddittorio applicare la misura nel medesimo luogo in cui l'attività illecita veniva svolta (il 'locus commissi delicti'), poiché ciò non previene il rischio di reiterazione del reato, rendendo il braccialetto elettronico inefficace a tale scopo.
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Prova nuova: quando non è possibile la revisione
Un individuo, condannato per evasione dagli arresti domiciliari, ha chiesto la revisione della sentenza sulla base di una presunta "prova nuova": un'ordinanza che sostituiva la misura cautelare il giorno stesso del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che una prova già nota al giudice del processo e presente negli atti non può essere considerata una "prova nuova" ai fini della revisione. Questo istituto è riservato a elementi probatori scoperti solo dopo la condanna definitiva.
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Braccialetto elettronico: la motivazione per il diniego
Un soggetto condannato per traffico di stupefacenti si vede negare la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione respinge il suo ricorso, chiarendo un principio fondamentale: se il giudice ritiene gli arresti domiciliari di per sé inadeguati a contenere un elevato rischio di recidiva, non è tenuto a fornire una motivazione separata e specifica sull'inidoneità del solo braccialetto elettronico. La valutazione di inidoneità della misura principale assorbe quella della sua modalità di controllo.
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Aggravamento misura cautelare: valutazione autonoma
La Corte di Cassazione chiarisce che l'aggravamento della misura cautelare è legittimo quando un nuovo reato, commesso durante gli arresti domiciliari, dimostra una pericolosità sociale non contenibile con la misura in atto, anche se per il nuovo reato viene applicata una misura meno afflittiva. La valutazione delle esigenze cautelari è autonoma per ogni procedimento, basandosi sulla gravità del reato originario.
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Evasione arresti domiciliari: deviare è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione arresti domiciliari a carico di un soggetto che, autorizzato a recarsi presso gli uffici comunali, aveva ripetutamente deviato dal percorso più breve e si era allontanato in orari incompatibili con l'apertura degli uffici. La Corte ha ritenuto che tali condotte, protratte nel tempo e non giustificate, integrassero pienamente il reato, escludendo la particolare tenuità del fatto e confermando la legittimità dell'applicazione della recidiva basata sulla pericolosità complessiva del soggetto.
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Evasione arresti domiciliari: quando è reato?
Un individuo ai domiciliari, con permesso di recarsi dall'avvocato, viene trovato in un altro luogo. La Cassazione conferma la condanna per evasione arresti domiciliari, stabilendo che un allontanamento incompatibile con le finalità del permesso costituisce reato e non una semplice infrazione.
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Misure cautelari: carcere inevitabile per alta pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare della custodia in carcere per un individuo accusato di tentato omicidio e porto d'armi. La decisione si basa sulla sua elevata e persistente pericolosità sociale, dimostrata da gravi minacce proferite in carcere e dal suo inserimento in contesti criminali di spessore, elementi che rendono inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva, inclusi gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
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Mandato d’arresto europeo: no al lavoro fuori casa
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino soggetto a mandato d'arresto europeo e agli arresti domiciliari. La richiesta di autorizzazione al lavoro è stata respinta perché le esigenze cautelari restano invariate e il ricorso contestava la motivazione anziché una violazione di legge, unico motivo ammesso.
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Misura cautelare violata: quando scattano gli arresti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore che, nonostante una misura cautelare interdittiva gli vietasse di esercitare la sua professione, aveva continuato a gestire la propria attività tramite un'altra società. La Corte ha confermato l'aggravamento della misura con gli arresti domiciliari, ritenendo la violazione palese e indice di una persistente tendenza a delinquere, rendendo inadeguata la misura precedente.
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Aggravamento misura cautelare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere. La misura era stata aggravata a seguito del possesso di stupefacenti durante gli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto che tale condotta, anche se la droga fosse per uso personale, dimostra la persistenza di contatti con ambienti criminali e un concreto pericolo di recidiva, giustificando l'aggravamento della misura cautelare.
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Evasione arresti domiciliari e pertinenze: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per evasione arresti domiciliari, stabilendo che trovarsi in un cortile adiacente, recintato e non accessibile a terzi, non costituisce reato se l'ordinanza cautelare indica genericamente l'intera struttura come luogo di detenzione. La decisione si fonda sull'assenza di offensività concreta del fatto e sulla mancanza di dolo, dato che l'imputato non si è mai sottratto alla possibilità di controllo da parte delle forze dell'ordine.
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Comportamento abituale: no tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per evasione dagli arresti domiciliari, basata sulla particolare tenuità del fatto. La Corte ha stabilito che i precedenti penali dell'imputato per resistenza a pubblico ufficiale configurano un comportamento abituale, ostativo all'applicazione del beneficio. Secondo i giudici, reati come l'evasione e la resistenza, pur diversi, sono della 'medesima indole' in quanto manifestano un'insofferenza alle regole, impedendo così la declaratoria di non punibilità.
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Evasione arresti domiciliari: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per evasione arresti domiciliari. L'imputato era stato trovato in una sala giochi a diversi chilometri da casa, fuori dagli orari autorizzati. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso troppo generici e ha confermato che le modalità dell'allontanamento giustificavano il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto.
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Violazione arresti domiciliari: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per la violazione arresti domiciliari. L'imputato non aveva risposto al campanello durante un controllo delle forze dell'ordine. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e basati su dati non provati, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per evasione dagli arresti domiciliari. La decisione si basa sul fatto che l'appello si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello, senza contestare specificamente le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per il delitto di evasione. Il ricorso, basato su doglianze già valutate in appello, è stato ritenuto manifestamente infondato, comportando la condanna del proponente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Autorizzazione al lavoro arresti domiciliari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato che richiedeva un'autorizzazione al lavoro durante gli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che non è sufficiente affermare di essere titolare di un'impresa per dimostrare lo stato di 'assoluta indigenza' richiesto dalla legge. Inoltre, l'ampio orario di lavoro richiesto è stato ritenuto incompatibile con le esigenze cautelari della misura, poiché la snaturerebbe.
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