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Arresti Domiciliari

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852 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Idoneità domicilio arresti domiciliari: la guida
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40804/2025, ha rigettato il ricorso di un'imputata a cui erano stati negati gli arresti domiciliari per inidoneità dell'alloggio. La Corte ha chiarito che l'idoneità del domicilio per gli arresti domiciliari non coincide con la mera abitabilità formale. È onere della difesa dimostrare che l'immobile possiede i requisiti minimi per essere un alloggio dignitoso, non essendo sufficiente provare il solo allaccio alle utenze di acqua e luce.
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Liberazione anticipata: no se si evade dai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto agli arresti domiciliari che si era visto negare la liberazione anticipata. La decisione si fonda su una duplice evasione, non giustificata da una certificazione medica ritenuta troppo generica perché priva di indicazioni orarie precise. La Corte ha ribadito che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e che il ricorso non può mirare a un riesame delle prove.
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Divieto di comunicazione: appello contro il rigetto
La Corte di Cassazione ha stabilito che il provvedimento con cui un giudice nega a una persona agli arresti domiciliari l'autorizzazione a incontrare i propri familiari è appellabile. Tale decisione non riguarda le semplici modalità esecutive della misura, ma incide sulla sua afflittività e sulla libertà personale. Pertanto, il diniego relativo al divieto di comunicazione non può essere sottratto al controllo del giudice dell'appello, che deve esaminare il caso nel merito. La Corte ha annullato l'ordinanza che dichiarava inammissibile l'appello, rinviando gli atti al Tribunale per una nuova valutazione.
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Arresti domiciliari: no al cambio se c’è rischio
Un soggetto agli arresti domiciliari per reati di droga ha chiesto di trasferirsi dalla Lombardia alla sua residenza in Calabria. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dei giudici di merito, stabilendo che le esigenze cautelari prevalgono. Il trasferimento è stato negato a causa dell'elevato rischio di recidiva, data la vicinanza del luogo richiesto all'ambiente criminale di origine, e per la mancata prova delle addotte necessità economiche.
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Rischio di fuga: no ai domiciliari per l’estradizione
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari per un soggetto in attesa di estradizione verso gli USA, confermando la custodia in carcere. La decisione si fonda sull'elevato rischio di fuga, legato al coinvolgimento in un'organizzazione criminale internazionale, alla capacità di muoversi rapidamente e ai precedenti tentativi di sottrarsi ai controlli. Secondo la Corte, il braccialetto elettronico è stato ritenuto insufficiente a contenere tale pericolo.
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Appello cautelare: nuove prove sempre da valutare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva ripristinato gli arresti domiciliari per un indagato di tentato omicidio. Il motivo è che il giudice dell'appello cautelare non ha considerato le nuove prove fornite dal Pubblico Ministero, violando il principio secondo cui tutti gli elementi, anche sopravvenuti, devono essere valutati per una decisione corretta sulla misura da applicare.
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Pericolo di reiterazione: Cassazione nega i domiciliari
Un soggetto, arrestato per l'importazione di oltre 53 kg di cocaina, ha richiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura carceraria a causa dell'elevato pericolo di reiterazione del reato, desunto dalla gravità dei fatti e dalla professionalità dimostrata nell'operazione criminale.
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Aggravamento misura cautelare: quando il giudice decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di violazione delle prescrizioni di una misura cautelare come gli arresti domiciliari, il giudice può disporre un aggravamento misura cautelare, fino alla custodia in carcere, anche d'ufficio e indipendentemente da una richiesta meno afflittiva del Pubblico Ministero. Il caso riguardava un imputato agli arresti domiciliari che, autorizzato a lavorare in un cantiere, è stato trovato assente durante i controlli. La Corte ha chiarito che il potere del giudice in questi casi ha natura sanzionatoria per la trasgressione commessa, come previsto dall'art. 276 c.p.p., e si distingue dall'ipotesi di un aggravamento delle esigenze cautelari ex art. 299 c.p.p.
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Braccialetto elettronico: non basta per evitare il carcere
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La Corte conferma che, data la gravità dei fatti e il pericolo di reiterazione, la custodia in carcere è la misura adeguata, nonostante una precedente esperienza positiva agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
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Arresti domiciliari lavoro: si può uscire per lavorare?
Un soggetto agli arresti domiciliari per traffico di stupefacenti ha richiesto l'autorizzazione per lavoro a causa del suo stato di indigenza. I giudici di merito hanno negato il permesso, temendo difficoltà di controllo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, giudicandola illogica: se è permesso frequentare l'università, un ambiente aperto, non si può negare l'autorizzazione per un ufficio, luogo circoscritto. La sentenza chiarisce l'importanza di bilanciare il diritto al lavoro con le esigenze cautelari nel contesto degli arresti domiciliari lavoro.
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Obbligo di dimora e lavoro: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava a un uomo sottoposto a obbligo di dimora il permesso di lavorare di notte. I giudici hanno chiarito che, a differenza degli arresti domiciliari, per l'obbligo di dimora non sono richiesti i presupposti dell'indigenza e dell'indispensabilità del lavoro. È sufficiente che l'attività lavorativa non pregiudichi le esigenze cautelari e consenta i normali controlli di polizia.
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Custodia cautelare in carcere: quando è necessaria?
La Cassazione ha confermato l'ordinanza che ripristinava la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di spaccio di stupefacenti. La Corte ha ritenuto la misura necessaria data la gravità dei fatti, i legami con ambienti criminali e la non piena collaborazione dell'indagato, giudicando insufficienti gli arresti domiciliari anche con braccialetto elettronico.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
Un indagato agli arresti domiciliari ha presentato ricorso contro il diniego di un'autorizzazione lavorativa. Successivamente, ottenuta l'autorizzazione da un nuovo provvedimento, ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse, poiché lo scopo del ricorso era stato raggiunto.
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Violazione arresti domiciliari: quando è giustificata?
Un soggetto agli arresti domiciliari si allontanava dalla propria abitazione a seguito, a suo dire, di un'aggressione da parte della convivente. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando l'aggravamento della misura in carcere. La sentenza sottolinea che, in caso di violazione arresti domiciliari, non è sufficiente addurre una situazione di emergenza, ma è necessario fornire la prova dell'assoluta impossibilità di permanere nel domicilio.
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Assoluta indigenza e lavoro: conta il reddito del coniuge
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto agli arresti domiciliari che chiedeva di poter lavorare. La Corte ha confermato che per valutare lo stato di assoluta indigenza, necessario per l'autorizzazione, si deve considerare anche il reddito del coniuge convivente, escludendo il permesso se il nucleo familiare ha mezzi sufficienti per una vita dignitosa.
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Obbligo di dimora: quando si sconta dalla pena finale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34725/2024, ha stabilito che un obbligo di dimora, se accompagnato da prescrizioni particolarmente gravose come la permanenza domiciliare per oltre 14 ore al giorno, deve essere equiparato agli arresti domiciliari. Di conseguenza, il periodo trascorso sotto tale misura deve essere detratto dalla pena detentiva finale. La Corte ha sottolineato che conta la sostanza della restrizione alla libertà personale, non la sua qualificazione formale, rigettando il ricorso del Procuratore Generale.
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Violazione arresti domiciliari: lieve entità e limiti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che aggravava la misura degli arresti domiciliari in custodia in carcere. Il caso riguardava una violazione arresti domiciliari in cui l'imputato, autorizzato a recarsi a un servizio per le dipendenze, si era allontanato dal percorso per andare alla Caritas a ritirare un pacco alimentare. La Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno errato nel non valutare la "lieve entità" della violazione, considerando le motivazioni e le circostanze specifiche del fatto, e nell'applicare erroneamente la norma più severa.
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Reato di evasione: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. La Corte ha ribadito il principio consolidato secondo cui qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo degli arresti domiciliari integra il reato, a prescindere da durata, distanza o motivazioni. A causa della genericità dei motivi, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria.
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Lavoro agli arresti domiciliari: prova rigorosa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato che chiedeva l'autorizzazione al lavoro agli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che la concessione di tale permesso è eccezionale e richiede una prova rigorosa e completa dello stato di indigenza, non essendo sufficiente la sola indicazione di un basso reddito familiare. Inoltre, ha dichiarato inammissibili le argomentazioni economiche presentate per la prima volta in sede di legittimità.
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Custodia cautelare: quando il carcere è necessario
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per un soggetto trovato in possesso di un'arma e un ingente quantitativo di droga. La decisione si fonda sulla gravità dei fatti, sulla personalità dell'indagato desunta dai precedenti penali e sull'inadeguatezza degli arresti domiciliari, dato che i reati erano stati commessi proprio nell'abitazione. La Corte ha ritenuto logica la valutazione del Tribunale del Riesame, dichiarando inammissibile il ricorso della difesa.
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