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Arresti Domiciliari

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852 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Carenza di interesse: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'indagato, dopo aver presentato ricorso, è stato posto agli arresti domiciliari e ha quindi rinunciato all'impugnazione. La Corte ha stabilito che, venendo meno l'interesse a una decisione nel merito, il ricorso non può essere esaminato. Non è stata disposta la condanna alle spese processuali.
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Evasione arresti domiciliari: la cantina non è casa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione arresti domiciliari di un uomo trovato nella cantina dell'edificio in cui era detenuto. La sentenza stabilisce che la cantina, se costituisce un corpo autonomo e separato dall'appartamento, non rientra nel concetto di "abitazione" ai fini della misura cautelare. La Corte ha specificato che per abitazione si intende solo il luogo di vita domestica, escludendo pertinenze non in continuità spaziale che impediscono il controllo da parte delle forze dell'ordine.
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Sostituzione misure cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45513/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato agli arresti domiciliari per reati di droga che chiedeva un'attenuazione della misura. La Corte ha stabilito che la sostituzione misure cautelari non può essere concessa basandosi solo sul tempo trascorso e sulla buona condotta, in quanto questi non costituiscono 'elementi di novità' ai sensi dell'art. 299 c.p.p. Anche la richiesta di autorizzazione al lavoro è stata respinta per assenza di prova di 'indispensabili esigenze di vita'.
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Custodia cautelare: motivazione per il carcere
Un individuo accusato di furto d'auto ricorre contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che il giudice deve fornire una motivazione specifica e dettagliata per escludere misure meno afflittive come gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La sola gravità del reato non è sufficiente a giustificare la massima misura restrittiva, specialmente se le condotte non sono avvenute in ambito domestico. La sentenza sottolinea l'importanza del principio di adeguatezza e proporzionalità nella scelta della misura cautelare.
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Competenza magistrato sorveglianza: decide il luogo
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra i magistrati di sorveglianza di Napoli e Cosenza. La Corte stabilisce che la competenza magistrato sorveglianza per decidere sull'istanza di un detenuto agli arresti domiciliari in una comunità terapeutica spetta al giudice del luogo in cui si trova la comunità al momento della richiesta, e non al giudice che ha emesso il provvedimento originario. La decisione si fonda sull'applicazione dell'art. 677, comma 1, del codice di procedura penale.
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Arresti domiciliari e lavoro: quando è concesso?
Un uomo agli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti chiede di poter lavorare, sostenendo uno stato di 'assoluta indigenza'. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42865/2023, respinge il ricorso. La Corte chiarisce che la concessione del permesso di lavoro durante gli arresti domiciliari è eccezionale e richiede una valutazione rigorosa, che include non solo il reddito dell'imputato ma quello dell'intero nucleo familiare e la compatibilità con le esigenze cautelari, specie in presenza di un elevato profilo criminale.
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Pericolosità sociale: quando restano gli arresti in carcere
Un uomo, accusato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha richiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. La motivazione si fonda sulla persistente pericolosità sociale dell'imputato, desunta dalla gravità dei fatti, dal suo ruolo nell'organizzazione, dai precedenti penali e dalla necessità di recidere i legami con l'ambiente criminale, ritenendo inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva.
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Arresti domiciliari immobile abusivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo a cui era stata applicata la custodia in carcere. Il Tribunale aveva negato gli arresti domiciliari in un immobile abusivo, ritenendo tale condizione un ostacolo insuperabile secondo la legge. La Suprema Corte conferma la correttezza della decisione, sottolineando che il divieto normativo non è stato applicato estensivamente e che la dichiarazione di ospitalità della madre, prodotta tardivamente, non poteva essere considerata.
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Arresti domiciliari lavoro: quando è negato il permesso?
Un individuo sotto la misura degli arresti domiciliari per traffico di stupefacenti si vede negare la possibilità di lavorare. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10752/2023, ha confermato la decisione, chiarendo che il permesso per gli arresti domiciliari lavoro non è un diritto automatico. La valutazione del giudice deve bilanciare le esigenze di vita dell'indagato con le esigenze cautelari. Nel caso specifico, la persistente pericolosità sociale del soggetto e l'assenza di una reale condizione di indigenza hanno reso il diniego legittimo.
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Arresti domiciliari: si può lavorare?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto agli arresti domiciliari che chiedeva l'autorizzazione a lavorare. La Corte ha ribadito che tale permesso è eccezionale e concesso solo in caso di "assoluta indigenza", la cui prova rigorosa spetta al richiedente. Non è sufficiente una semplice autodichiarazione, ma è necessaria una documentazione completa che attesti l'impossibilità per l'intero nucleo familiare di far fronte alle esigenze essenziali di vita.
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Liberazione anticipata: fuga e latitanza la negano
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione anticipata a un detenuto evaso dagli arresti domiciliari e rimasto latitante per oltre sette anni. Secondo la Corte, una violazione così grave dimostra la mancata partecipazione al percorso rieducativo e può inficiare la valutazione anche dei semestri precedenti all'evasione.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: sanzione aumentata
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per furto aggravato. La decisione si fonda sulla condotta del ricorrente, evaso dagli arresti domiciliari, che ha reso inaffidabile una nuova prova. Di conseguenza, la Corte ha esercitato la facoltà di aumentare la sanzione pecuniaria a 3.000,00 euro, sottolineando le ragioni manifeste dell'inammissibilità.
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Reato di evasione: la Cassazione chiarisce i limiti
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto agli arresti domiciliari, confermando che l'allontanamento dal domicilio integra il reato di evasione (art. 385 c.p.) e non una semplice violazione delle prescrizioni. La Corte ha ritenuto infondata e non provata la giustificazione dell'imputato di non aver sentito il citofono, confermando la condanna.
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Obbligo di dimora e coprifuoco: quando è impugnabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sostituzione degli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora, anche se accompagnato da prescrizioni come il divieto di uscita notturna, costituisce sempre un provvedimento favorevole per l'indagato. Di conseguenza, manca l'interesse ad impugnare tale decisione, rendendo l'appello inammissibile. La Corte ha sottolineato che l'obbligo di dimora rimane una misura intrinsecamente meno afflittiva degli arresti domiciliari, non essendo quindi ad essi equiparabile né ai fini della gravosità né per il calcolo del presofferto.
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Ricorso inammissibile e misura cautelare cessata
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro un'ordinanza che alleggeriva una misura cautelare. La decisione si fonda sul fatto che la misura stessa era già cessata e il procedimento penale definito nel merito, rendendo così il ricorso privo di interesse. Si tratta di un'importante pronuncia sul concetto di ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
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Ricorso inammissibile spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti di lieve entità. L'uomo, già agli arresti domiciliari per un reato analogo, è stato ritenuto colpevole sulla base di plurimi indizi. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile spaccio infondato in tutti i suoi motivi, dalla richiesta di rinnovazione dell'istruttoria alla contestazione della pena, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Evasione arresti domiciliari: 5 minuti bastano
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione nei confronti di un soggetto agli arresti domiciliari che si era allontanato dal luogo di lavoro autorizzato cinque minuti prima dell'orario previsto. Secondo la Corte, l'evasione dagli arresti domiciliari si configura con qualsiasi allontanamento non autorizzato, indipendentemente dalla durata o dalla distanza, poiché viola l'obbligo restrittivo imposto.
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Legittimo impedimento: quando è valido in appello?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava un legittimo impedimento a comparire per essere agli arresti domiciliari. La Corte ha chiarito che l'imputato ha l'onere di comunicare al giudice il suo stato detentivo e la volontà di presenziare. Inoltre, ha ribadito che l'adesione del difensore a un'astensione collettiva sospende il corso della prescrizione per tutta la durata del rinvio, senza limiti temporali.
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Pericolo di recidivanza: valutazione e misure cautelari
Un indagato, passato dall'obbligo di dimora agli arresti domiciliari per reati di droga, ricorre in Cassazione. Sostiene che il pericolo di recidivanza sia insussistente, data la fine delle intercettazioni. La Corte rigetta il ricorso, ritenendo che l'assenza di nuove prove non escluda il rischio di reiterazione del reato, ma possa dipendere dall'interruzione stessa delle indagini, confermando la misura degli arresti domiciliari.
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Motivazione misure cautelari: il ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un novantunenne contro l'applicazione degli arresti domiciliari per reati di droga. La sentenza sottolinea che un ricorso non può limitarsi a una generica contestazione o a una richiesta di rivalutazione dei fatti, ma deve confrontarsi specificamente con la motivazione della misura cautelare adottata dal giudice di merito. L'assenza di un confronto puntuale con le ragioni del provvedimento impugnato rende il motivo di ricorso inammissibile.
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