LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Arresti Domiciliari — Anno 2023

Pagina 4 di 9

172 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Arresti Domiciliari

Provvedimenti

Reato di evasione dagli arresti domiciliari: la scusa non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari (art. 385 c.p.). L'imputato si era allontanato dalla propria abitazione in un orario non consentito, giustificandosi con una presunta disattenzione. Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando la volontarietà dell'allontanamento e il mancato rientro nei venti minuti successivi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Furto di energia elettrica: la povertà non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due conviventi condannati per il furto di energia elettrica tramite un allaccio abusivo alla rete pubblica. La madre aveva confessato l'allaccio invocando lo stato di necessità, mentre il figlio negava la responsabilità. I giudici hanno confermato la corresponsabilità del figlio, ristretto in quella casa agli arresti domiciliari, poiché l'allaccio era palesemente visibile. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che la mancanza di risorse economiche non giustifica il furto di utenze domestiche. Con la dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi, i condannati perdono anche la possibilità di beneficiare della procedibilità a querela introdotta dalla Riforma Cartabia, venendo condannati al pagamento delle spese e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Inidoneità degli arresti domiciliari: dalla casa al carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo trovato in possesso di ingenti quantitativi di droga (oltre 14 kg di marijuana, hashish, eroina e cocaina) e strumenti per il confezionamento. La difesa chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari presso l'abitazione dei genitori, sostenendo che l'attività illecita avvenisse in un fabbricato separato. I giudici hanno respinto il ricorso, confermando l'inidoneità degli arresti domiciliari. L'intera area apparteneva ai genitori e, proprio nella casa indicata per la misura cautelare alternativa, era stata rinvenuta parte del denaro provento dello spaccio. L'Indagato rimane quindi in carcere.
Continua »
Aggravamento della misura cautelare: dal lavoro al carcere
Un uomo agli arresti domiciliari con permesso di lavoro è stato sorpreso dalle forze dell'ordine in un luogo diverso da quello autorizzato. Alla vista dei militari, il soggetto è fuggito a forte velocità prima di essere bloccato e arrestato. La Corte d'appello ha quindi disposto l'aggravamento della misura cautelare, sostituendo i domiciliari con la custodia in carcere. Il ricorrente ha impugnato la decisione sostenendo di trovarsi fuori in una fascia oraria consentita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il permesso lavorativo non autorizza la libera circolazione e che la condotta di fuga giustifica pienamente il ripristino della custodia in carcere.
Continua »
Reato di evasione: assolto chi usa la cabina fototessera
Un uomo agli arresti domiciliari, autorizzato dal giudice a uscire per fare le fototessere necessarie al rinnovo del documento d'identità, viene condannato per il reato di evasione per essersi recato presso una cabina automatica in un giorno festivo anziché da un fotografo professionista. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'imputato, evidenziando che l'autorizzazione non imponeva limiti temporali rigidi né escludeva l'uso di macchinette automatiche. I giudici di legittimità chiariscono che, in assenza di prove certe su un allontanamento per scopi diversi, l'imputato va assolto. La Suprema Corte annulla quindi senza rinvio la sentenza di condanna perché il fatto non sussiste.
Continua »
Evasione dagli arresti domiciliari: condannato chi sale di due piani
Il Detenuto, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, si è allontanato dalla propria abitazione per recarsi in un appartamento situato due piani sopra il suo per acquistare droga. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione dagli arresti domiciliari, dichiarando inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che anche lo spostamento all'interno dello stesso condominio viola i limiti della misura cautelare. È stata inoltre confermata la recidiva a causa dei numerosi precedenti penali specifici del soggetto.
Continua »
Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato dal luogo di esecuzione degli arresti domiciliari senza alcuna autorizzazione. La Suprema Corte ha ribadito che, per configurare il reato di evasione, è sufficiente il solo allontanamento non autorizzato dal domicilio. Non hanno alcuna rilevanza la durata dell'assenza, la distanza dello spostamento o i motivi personali che hanno spinto il soggetto a eludere la vigilanza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Sopravvenuta carenza di interesse: domiciliari e zero spese
L'Indagata, inizialmente sottoposta a custodia cautelare in carcere, ha impugnato il provvedimento che le negava gli arresti domiciliari. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, il Giudice per le indagini preliminari ha concesso la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari. Di conseguenza, la difesa ha richiesto la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. La Suprema Corte ha confermato la sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'obiettivo del ricorso era già stato raggiunto per altra via. I giudici hanno quindi dichiarato inammissibile il ricorso senza applicare condanne alle spese o sanzioni pecuniarie alla Cassa delle ammende, escludendo qualsiasi profilo di soccombenza a carico dell'Indagata.
Continua »
Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
Il caso esamina la condotta di un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari che si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno ribadito che per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di detenzione domiciliare. Non hanno alcuna rilevanza la durata dell'assenza, la distanza percorsa o i motivi personali che hanno spinto il soggetto a violare la misura cautelare. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
Un soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato è sufficiente il solo allontanamento non autorizzato dal luogo di custodia, indipendentemente dalla durata dell'assenza, dalla distanza percorsa o dai motivi personali del soggetto. È stata inoltre esclusa l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende.
Continua »
Aggravamento della misura cautelare: dal sonno profondo al carcere
Il Tribunale del riesame ha confermato la sostituzione degli arresti domiciliari con la custodia in carcere per un uomo che non aveva risposto al controllo della polizia giudiziaria. Gli agenti avevano suonato ripetutamente il campanello, perfettamente funzionante, e bussato alla porta senza ricevere risposta, rintracciando il soggetto solo in un secondo momento. La difesa sosteneva che l'uomo si fosse addormentato profondamente a causa di farmaci, invocando la lieve entità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo la giustificazione del sonno del tutto implausibile. La Corte ha confermato l'aggravamento della misura cautelare in carcere, escludendo la lieve entità della violazione, poiché la condotta integra gli estremi del reato di evasione e dimostra l'inadeguatezza del regime domiciliare.
Continua »
Reato di evasione: pochi minuti fuori casa costano 3.000 euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato senza autorizzazione dal proprio domicilio, dove si trovava agli arresti domiciliari. I giudici hanno ribadito che per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato, indipendentemente dalla durata, dalla distanza percorsa o dai motivi del gesto. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta e della consapevolezza del soggetto, già gravato da precedenti recenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari dalla vittima
Un uomo, condannato a otto mesi per resistenza a pubblico ufficiale a seguito di un intervento della polizia per violenze contro la ex convivente, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha invocato il limite di pena inferiore a tre anni, che escluderebbe la prigione. La Corte di Cassazione ha però respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito che la custodia cautelare in carcere rimane legittima se l'unico domicilio disponibile appartiene proprio alla vittima delle aggressioni. Tale luogo è stato ritenuto del tutto inidoneo a neutralizzare il pericolo di reiterazione dei reati. Di conseguenza, l'imputato resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Evasione dai domiciliari: la strada vicino casa costa l’arresto
Il Tribunale di Foggia non aveva convalidato l'arresto di un soggetto accusato di evasione, poiché era stato trovato in una strada adiacente alla propria abitazione. Il giudice di merito riteneva che considerare tale condotta come allontanamento violasse il divieto di analogia sfavorevole. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'abitazione coincide esclusivamente con lo spazio domestico interno, escludendo le aree pubbliche esterne. Di conseguenza, trovarsi in strada integra pienamente il reato di evasione dai domiciliari. La Suprema Corte ha così annullato l'ordinanza impugnata, dichiarando legittimo l'arresto del soggetto.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle spese
L'Imputata, inizialmente sottoposta a custodia cautelare in carcere per il reato di scambio elettorale politico-mafioso, ha proposto ricorso per cassazione contro il provvedimento. Nel corso del procedimento, il giudice ha sostituito la misura del carcere con quella più lieve degli arresti domiciliari. A seguito di questo provvedimento favorevole, L'Imputata ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, non avendo più un interesse concreto a impugnare la precedente decisione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, escludendo la condanna alle spese processuali.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
L'Indagato, accusato di gravi reati tra cui rapina, estorsione con il metodo del "cavallo di ritorno" e associazione a delinquere, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa sosteneva che il decorso del tempo e la buona condotta tenuta dall'uomo durante una precedente detenzione domiciliare avessero attenuato le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il semplice passaggio del tempo non cancella il pericolo di reiterazione del reato. Inoltre, la detenzione domiciliare (espiazione della pena) e gli arresti domiciliari (misura cautelare) non sono regimi sovrapponibili, data la differente gravità delle conseguenze in caso di violazione delle prescrizioni. L'Indagato perde il ricorso e resta in carcere, oltre a dover pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Casa e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e per diversi episodi di spaccio. L'imputato sosteneva che la sua partecipazione al gruppo criminale fosse troppo breve (pochi mesi) e che le intercettazioni telefoniche fossero state interpretate male dai giudici di merito. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che anche una partecipazione temporanea e di breve durata è sufficiente a configurare il reato associativo, purché il contributo del singolo sia funzionale alla vita del sodalizio in quel determinato momento storico. Le intercettazioni, contenenti termini criptici come "fragole" e "bomboniere", sono state ritenute prove solide del suo coinvolgimento attivo, nonostante si trovasse agli arresti domiciliari.
Continua »
Evasione dagli arresti domiciliari: il cortile comune costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione dagli arresti domiciliari nei confronti di un uomo sorpreso dalle forze dell'ordine all'interno del cortile condominiale comune. Il soggetto si trovava al di fuori del proprio appartamento senza alcuna autorizzazione del giudice. I giudici di legittimità hanno ribadito che le aree condominiali condivise non rientrano nella nozione di privata dimora, poiché espongono il detenuto al contatto con soggetti estranei e violano i limiti di comunicazione imposti dalla misura cautelare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Misure cautelari: errore del giudice e annullamento in Cassazione
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva disposto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando un grave vizio di motivazione nell'applicazione delle misure cautelari. Il Tribunale ha infatti erroneamente ipotizzato che l'indagato fosse ancora soggetto al braccialetto elettronico, ignorando che una precedente decisione lo aveva già rimosso. Inoltre, i giudici di merito non hanno esaminato la richiesta della difesa di riconoscere un affievolimento delle esigenze cautelari dovuto al ridimensionamento degli indizi di colpevolezza per il reato di associazione a delinquere. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo e corretto esame della situazione cautelare dell'imputato.
Continua »
Sostituzione misura cautelare: il tempo non cancella la rapina
L'Imputato, accusato di concorso in rapina aggravata, ha richiesto la sostituzione misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto che il decorso di diciassette mesi di detenzione avesse affievolito le esigenze cautelari e che il precedente per evasione fosse di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il semplice decorso del tempo non costituisce un fatto nuovo idoneo a modificare la misura. Inoltre, la precedente condanna per evasione rappresenta un ostacolo insuperabile per ottenere i domiciliari, non avendo la difesa dimostrato la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, l'imputato resta in carcere e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »