LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Arresti Domiciliari — Anno 2023

Pagina 9 di 9

172 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Arresti Domiciliari

Provvedimenti

Attenuanti generiche: quando la recidiva le nega
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la prevalenza delle attenuanti generiche. La Corte ha stabilito che la commissione di un reato durante gli arresti domiciliari per un fatto analogo è un elemento di gravità che giustifica il diniego, anche se è stata riconosciuta l'ipotesi lieve del reato.
Continua »
Arresti domiciliari: l’onere della reperibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto che si era allontanato dal luogo degli arresti domiciliari. La pronuncia ribadisce che spetta al detenuto garantire la propria reperibilità e il corretto funzionamento degli strumenti di controllo, come il campanello. Le giustificazioni generiche, come i motivi di lavoro, non sono sufficienti a scagionarlo.
Continua »
Carenza di interesse: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'indagato, dopo aver presentato ricorso, è stato posto agli arresti domiciliari e ha quindi rinunciato all'impugnazione. La Corte ha stabilito che, venendo meno l'interesse a una decisione nel merito, il ricorso non può essere esaminato. Non è stata disposta la condanna alle spese processuali.
Continua »
Evasione arresti domiciliari: la cantina non è casa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione arresti domiciliari di un uomo trovato nella cantina dell'edificio in cui era detenuto. La sentenza stabilisce che la cantina, se costituisce un corpo autonomo e separato dall'appartamento, non rientra nel concetto di "abitazione" ai fini della misura cautelare. La Corte ha specificato che per abitazione si intende solo il luogo di vita domestica, escludendo pertinenze non in continuità spaziale che impediscono il controllo da parte delle forze dell'ordine.
Continua »
Sostituzione misure cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45513/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato agli arresti domiciliari per reati di droga che chiedeva un'attenuazione della misura. La Corte ha stabilito che la sostituzione misure cautelari non può essere concessa basandosi solo sul tempo trascorso e sulla buona condotta, in quanto questi non costituiscono 'elementi di novità' ai sensi dell'art. 299 c.p.p. Anche la richiesta di autorizzazione al lavoro è stata respinta per assenza di prova di 'indispensabili esigenze di vita'.
Continua »
Custodia cautelare: motivazione per il carcere
Un individuo accusato di furto d'auto ricorre contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che il giudice deve fornire una motivazione specifica e dettagliata per escludere misure meno afflittive come gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La sola gravità del reato non è sufficiente a giustificare la massima misura restrittiva, specialmente se le condotte non sono avvenute in ambito domestico. La sentenza sottolinea l'importanza del principio di adeguatezza e proporzionalità nella scelta della misura cautelare.
Continua »
Competenza magistrato sorveglianza: decide il luogo
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra i magistrati di sorveglianza di Napoli e Cosenza. La Corte stabilisce che la competenza magistrato sorveglianza per decidere sull'istanza di un detenuto agli arresti domiciliari in una comunità terapeutica spetta al giudice del luogo in cui si trova la comunità al momento della richiesta, e non al giudice che ha emesso il provvedimento originario. La decisione si fonda sull'applicazione dell'art. 677, comma 1, del codice di procedura penale.
Continua »
Arresti domiciliari e lavoro: quando è concesso?
Un uomo agli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti chiede di poter lavorare, sostenendo uno stato di 'assoluta indigenza'. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42865/2023, respinge il ricorso. La Corte chiarisce che la concessione del permesso di lavoro durante gli arresti domiciliari è eccezionale e richiede una valutazione rigorosa, che include non solo il reddito dell'imputato ma quello dell'intero nucleo familiare e la compatibilità con le esigenze cautelari, specie in presenza di un elevato profilo criminale.
Continua »
Pericolosità sociale: quando restano gli arresti in carcere
Un uomo, accusato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha richiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. La motivazione si fonda sulla persistente pericolosità sociale dell'imputato, desunta dalla gravità dei fatti, dal suo ruolo nell'organizzazione, dai precedenti penali e dalla necessità di recidere i legami con l'ambiente criminale, ritenendo inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva.
Continua »
Arresti domiciliari immobile abusivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo a cui era stata applicata la custodia in carcere. Il Tribunale aveva negato gli arresti domiciliari in un immobile abusivo, ritenendo tale condizione un ostacolo insuperabile secondo la legge. La Suprema Corte conferma la correttezza della decisione, sottolineando che il divieto normativo non è stato applicato estensivamente e che la dichiarazione di ospitalità della madre, prodotta tardivamente, non poteva essere considerata.
Continua »
Arresti domiciliari lavoro: quando è negato il permesso?
Un individuo sotto la misura degli arresti domiciliari per traffico di stupefacenti si vede negare la possibilità di lavorare. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10752/2023, ha confermato la decisione, chiarendo che il permesso per gli arresti domiciliari lavoro non è un diritto automatico. La valutazione del giudice deve bilanciare le esigenze di vita dell'indagato con le esigenze cautelari. Nel caso specifico, la persistente pericolosità sociale del soggetto e l'assenza di una reale condizione di indigenza hanno reso il diniego legittimo.
Continua »
Arresti domiciliari: si può lavorare?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto agli arresti domiciliari che chiedeva l'autorizzazione a lavorare. La Corte ha ribadito che tale permesso è eccezionale e concesso solo in caso di "assoluta indigenza", la cui prova rigorosa spetta al richiedente. Non è sufficiente una semplice autodichiarazione, ma è necessaria una documentazione completa che attesti l'impossibilità per l'intero nucleo familiare di far fronte alle esigenze essenziali di vita.
Continua »