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Arresti Domiciliari — Anno 2024

89 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Arresti Domiciliari

Provvedimenti

Ricorso inammissibile spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti di lieve entità. L'uomo, già agli arresti domiciliari per un reato analogo, è stato ritenuto colpevole sulla base di plurimi indizi. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile spaccio infondato in tutti i suoi motivi, dalla richiesta di rinnovazione dell'istruttoria alla contestazione della pena, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Evasione arresti domiciliari: 5 minuti bastano
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione nei confronti di un soggetto agli arresti domiciliari che si era allontanato dal luogo di lavoro autorizzato cinque minuti prima dell'orario previsto. Secondo la Corte, l'evasione dagli arresti domiciliari si configura con qualsiasi allontanamento non autorizzato, indipendentemente dalla durata o dalla distanza, poiché viola l'obbligo restrittivo imposto.
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Legittimo impedimento: quando è valido in appello?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava un legittimo impedimento a comparire per essere agli arresti domiciliari. La Corte ha chiarito che l'imputato ha l'onere di comunicare al giudice il suo stato detentivo e la volontà di presenziare. Inoltre, ha ribadito che l'adesione del difensore a un'astensione collettiva sospende il corso della prescrizione per tutta la durata del rinvio, senza limiti temporali.
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Pericolo di recidivanza: valutazione e misure cautelari
Un indagato, passato dall'obbligo di dimora agli arresti domiciliari per reati di droga, ricorre in Cassazione. Sostiene che il pericolo di recidivanza sia insussistente, data la fine delle intercettazioni. La Corte rigetta il ricorso, ritenendo che l'assenza di nuove prove non escluda il rischio di reiterazione del reato, ma possa dipendere dall'interruzione stessa delle indagini, confermando la misura degli arresti domiciliari.
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Motivazione misure cautelari: il ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un novantunenne contro l'applicazione degli arresti domiciliari per reati di droga. La sentenza sottolinea che un ricorso non può limitarsi a una generica contestazione o a una richiesta di rivalutazione dei fatti, ma deve confrontarsi specificamente con la motivazione della misura cautelare adottata dal giudice di merito. L'assenza di un confronto puntuale con le ragioni del provvedimento impugnato rende il motivo di ricorso inammissibile.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di due appelli per mancata elezione di domicilio appello contestuale al deposito dell'atto, come richiesto dalla Riforma Cartabia. La Corte ha chiarito che l'adempimento è obbligatorio, specifico per la fase di impugnazione e non sanabile da una precedente elezione. La regola vale anche per l'imputato agli arresti domiciliari.
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Custodia cautelare in carcere: Evasione e pena breve
Un individuo condannato a una pena inferiore a tre anni si è visto negare una misura alternativa al carcere a causa di una precedente condanna per evasione. La Corte di Cassazione ha confermato che la norma specifica che vieta gli arresti domiciliari a chi ha evaso prevale sul divieto generale di custodia cautelare in carcere per pene brevi, rendendo legittima la detenzione.
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Particolare tenuità del fatto: no se sotto arresti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per false dichiarazioni a un pubblico ufficiale (art. 495 c.p.). La Corte ha escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché l'imputato si trovava agli arresti domiciliari e la falsa dichiarazione mirava a eludere i controlli di polizia, circostanza che aggrava la condotta e ne impedisce la qualificazione come lieve.
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Arresti domiciliari: no se la casa è luogo del reato
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che concedeva gli arresti domiciliari a un soggetto accusato di spaccio di stupefacenti. La Corte ha ritenuto contraddittorio applicare la misura nel medesimo luogo in cui l'attività illecita veniva svolta (il 'locus commissi delicti'), poiché ciò non previene il rischio di reiterazione del reato, rendendo il braccialetto elettronico inefficace a tale scopo.
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Prova nuova: quando non è possibile la revisione
Un individuo, condannato per evasione dagli arresti domiciliari, ha chiesto la revisione della sentenza sulla base di una presunta "prova nuova": un'ordinanza che sostituiva la misura cautelare il giorno stesso del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che una prova già nota al giudice del processo e presente negli atti non può essere considerata una "prova nuova" ai fini della revisione. Questo istituto è riservato a elementi probatori scoperti solo dopo la condanna definitiva.
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Braccialetto elettronico: la motivazione per il diniego
Un soggetto condannato per traffico di stupefacenti si vede negare la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione respinge il suo ricorso, chiarendo un principio fondamentale: se il giudice ritiene gli arresti domiciliari di per sé inadeguati a contenere un elevato rischio di recidiva, non è tenuto a fornire una motivazione separata e specifica sull'inidoneità del solo braccialetto elettronico. La valutazione di inidoneità della misura principale assorbe quella della sua modalità di controllo.
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Aggravamento misura cautelare: valutazione autonoma
La Corte di Cassazione chiarisce che l'aggravamento della misura cautelare è legittimo quando un nuovo reato, commesso durante gli arresti domiciliari, dimostra una pericolosità sociale non contenibile con la misura in atto, anche se per il nuovo reato viene applicata una misura meno afflittiva. La valutazione delle esigenze cautelari è autonoma per ogni procedimento, basandosi sulla gravità del reato originario.
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Evasione arresti domiciliari: deviare è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione arresti domiciliari a carico di un soggetto che, autorizzato a recarsi presso gli uffici comunali, aveva ripetutamente deviato dal percorso più breve e si era allontanato in orari incompatibili con l'apertura degli uffici. La Corte ha ritenuto che tali condotte, protratte nel tempo e non giustificate, integrassero pienamente il reato, escludendo la particolare tenuità del fatto e confermando la legittimità dell'applicazione della recidiva basata sulla pericolosità complessiva del soggetto.
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Evasione arresti domiciliari: quando è reato?
Un individuo ai domiciliari, con permesso di recarsi dall'avvocato, viene trovato in un altro luogo. La Cassazione conferma la condanna per evasione arresti domiciliari, stabilendo che un allontanamento incompatibile con le finalità del permesso costituisce reato e non una semplice infrazione.
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Misure cautelari: carcere inevitabile per alta pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare della custodia in carcere per un individuo accusato di tentato omicidio e porto d'armi. La decisione si basa sulla sua elevata e persistente pericolosità sociale, dimostrata da gravi minacce proferite in carcere e dal suo inserimento in contesti criminali di spessore, elementi che rendono inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva, inclusi gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
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Mandato d’arresto europeo: no al lavoro fuori casa
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino soggetto a mandato d'arresto europeo e agli arresti domiciliari. La richiesta di autorizzazione al lavoro è stata respinta perché le esigenze cautelari restano invariate e il ricorso contestava la motivazione anziché una violazione di legge, unico motivo ammesso.
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Misura cautelare violata: quando scattano gli arresti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore che, nonostante una misura cautelare interdittiva gli vietasse di esercitare la sua professione, aveva continuato a gestire la propria attività tramite un'altra società. La Corte ha confermato l'aggravamento della misura con gli arresti domiciliari, ritenendo la violazione palese e indice di una persistente tendenza a delinquere, rendendo inadeguata la misura precedente.
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Aggravamento misura cautelare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere. La misura era stata aggravata a seguito del possesso di stupefacenti durante gli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto che tale condotta, anche se la droga fosse per uso personale, dimostra la persistenza di contatti con ambienti criminali e un concreto pericolo di recidiva, giustificando l'aggravamento della misura cautelare.
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Evasione arresti domiciliari e pertinenze: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per evasione arresti domiciliari, stabilendo che trovarsi in un cortile adiacente, recintato e non accessibile a terzi, non costituisce reato se l'ordinanza cautelare indica genericamente l'intera struttura come luogo di detenzione. La decisione si fonda sull'assenza di offensività concreta del fatto e sulla mancanza di dolo, dato che l'imputato non si è mai sottratto alla possibilità di controllo da parte delle forze dell'ordine.
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Arresti domiciliari: no al cambio se c’è rischio
Un soggetto agli arresti domiciliari per reati di droga ha chiesto di trasferirsi dalla Lombardia alla sua residenza in Calabria. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dei giudici di merito, stabilendo che le esigenze cautelari prevalgono. Il trasferimento è stato negato a causa dell'elevato rischio di recidiva, data la vicinanza del luogo richiesto all'ambiente criminale di origine, e per la mancata prova delle addotte necessità economiche.
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