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Arresti Domiciliari — Anno 2024

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89 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Arresti Domiciliari

Provvedimenti

Assoluta indigenza: lavoro con arresti domiciliari
Un uomo agli arresti domiciliari si vede negare il permesso di lavorare perché la moglie percepisce un reddito di 1.500 euro. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che il concetto di 'assoluta indigenza' non significa totale assenza di mezzi. Il giudice deve valutare se il reddito familiare sia concretamente sufficiente a coprire tutte le esigenze primarie del nucleo, come istruzione e cure, non solo il sostentamento base.
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Custodia Cautelare: Quando il Carcere è Legittimo?
Un individuo, già sottoposto a divieto di dimora, viene arrestato per tentato furto. Nonostante la condanna a due anni, la Corte di Cassazione conferma la legittimità della custodia cautelare in carcere. La decisione si basa sull'elevato pericolo di reiterazione del reato e sull'indisponibilità di un domicilio idoneo per gli arresti domiciliari, evidenziando le eccezioni previste dalla legge.
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Custodia cautelare in carcere: annullata per over 70
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che ripristinava la custodia cautelare in carcere per un uomo di oltre 70 anni, sorpreso nel giardino di casa mentre era agli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto la violazione di lieve entità e la motivazione del provvedimento restrittivo inadeguata, non sussistendo le esigenze cautelari di 'eccezionale rilevanza' richieste dalla legge per gli ultrasettantenni. Di conseguenza, ha disposto l'immediata scarcerazione e il ripristino degli arresti domiciliari.
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Arresti domiciliari e accesso consulente: la decisione
Una persona sottoposta ad arresti domiciliari si è vista negare l'autorizzazione per l'accesso del proprio consulente tecnico presso l'abitazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale diniego non aggrava la misura cautelare e, pur essendo impugnabile direttamente in Cassazione, la decisione del giudice di merito era legittima. La Corte ha sottolineato che il difensore può fungere da intermediario, garantendo così il diritto di difesa riguardo l'accesso del consulente.
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Autorizzazione lavorativa arresti domiciliari: no
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro il diniego di autorizzazione lavorativa arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla genericità del ricorso e sulla non impugnabilità per vizi di motivazione in materia di consegna internazionale, ribadendo che il pericolo di fuga e la mancanza di prova di assoluta indigenza ostano alla concessione.
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Arresti domiciliari: no al trasferimento vicino al clan
Un soggetto agli arresti domiciliari per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ha richiesto di trasferire la misura dalla località imposta (Napoli) alla sua città di origine (Catania), sede del clan di appartenenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il supremo collegio ha ritenuto che il concreto e attuale pericolo di recidiva, derivante dalla possibilità di riallacciare i contatti con l'ambiente criminale, prevalesse sulle esigenze familiari addotte dal ricorrente, rendendo la misura degli arresti domiciliari incompatibile con il ritorno nel territorio di operatività del clan.
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Aggravante metodo mafioso: la Cassazione decide
La Cassazione Penale, con sentenza n. 46225/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di recupero crediti violento. Confermato l'uso dell'aggravante metodo mafioso anche per chi non è affiliato, ma è consapevole del contesto criminale in cui agisce, giustificando la misura degli arresti domiciliari.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e spese legali
Un imputato, la cui misura cautelare era stata aggravata dagli arresti domiciliari al carcere, ha presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, avendo ottenuto la sostituzione della misura in carcere con gli arresti domiciliari, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, decidendo di non condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali, data la natura della rinuncia.
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Violazione arresti domiciliari: revoca quasi automatica
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8630/2024, ha stabilito che la violazione arresti domiciliari, se non di 'lieve entità', comporta la revoca obbligatoria della misura e il ripristino della custodia in carcere. Nel caso specifico, l'incontro con un soggetto dedito allo spaccio ha escluso la lieve entità, rendendo automatica la decisione di aggravamento senza una nuova valutazione delle esigenze cautelari o di misure alternative come il braccialetto elettronico.
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