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Apparente

27 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La magnitudine apparente (m) di un corpo celeste è una misura della sua luminosità rilevabile da un punto di osservazione, di solito la Terra. Il valore della magnitudine è corretto in modo da ottenere la luminosità che l'oggetto avrebbe se la Terra fosse priva di atmosfera. Maggiore è la luminosità dell'oggetto celeste minore è la sua magnitudine. Generalmente la magnitudine viene misurata nello spettro visibile (vmag), ma a volte possono essere utilizzate altre regioni dello spettro elettromagnetico, come la banda J nel vicino infrarosso. Sirio è la stella più luminosa del cielo notturno nello spettro visibile, ma nella banda J la stella più luminosa risulta Betelgeuse. Poiché ad esempio un oggetto estremamente luminoso può apparire molto debole se si trova ad una grande distanza, questa misura non indica la luminosità intrinseca dell'oggetto celeste, che viene invece espressa con il concetto di magnitudine assoluta.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Motivazione apparente: la nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della CTR Toscana relativa a un avviso di accertamento per l'accatastamento di tre unità abitative. Il fulcro della decisione riguarda la presenza di una motivazione apparente nel provvedimento di secondo grado. I giudici d'appello avevano infatti rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate utilizzando formule generiche e apodittiche, senza spiegare l'iter logico seguito per confermare la decisione di primo grado. La Suprema Corte ha ribadito che una sentenza priva di una reale esposizione dei fatti e del diritto viola l'obbligo costituzionale di motivazione, determinandone la nullità assoluta.
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Soggettività passiva ICI: i chiarimenti della Cassazione
Una società di trasporti ha impugnato un avviso di accertamento emesso da un ente comunale per l'omesso versamento dell'imposta comunale sugli immobili (ICI) relativa a strutture ferroviarie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, rilevando che la sentenza di appello era affetta da una motivazione apparente. I giudici di merito non avevano infatti chiarito se la società detenesse gli immobili come concessionaria o come semplice comodataria, elemento decisivo per stabilire la corretta soggettività passiva ICI. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice deve sempre illustrare l'iter logico seguito per qualificare il rapporto giuridico tra il contribuente e il bene tassato.
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Motivazione apparente: la nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria per il vizio di motivazione apparente. Il caso riguardava un professionista a cui erano stati contestati costi di ristrutturazione su un immobile del coniuge e fatture ritenute generiche. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato la decisione di primo grado limitandosi a un rinvio acritico, senza analizzare i motivi d'appello proposti dal contribuente. La Suprema Corte ha chiarito che la motivazione per relationem è nulla se non esplicita un autonomo processo deliberativo che giustifichi l'adesione alla precedente decisione.
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Motivazione apparente: stop all’assoluzione illogica
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per il reato di minaccia a causa di una motivazione apparente. Il giudice di merito aveva escluso la responsabilità dell'imputato ritenendo incerto il destinatario delle frasi minacciose, nonostante le testimonianze indicassero chiaramente la vittima. La Suprema Corte ha rilevato un grave travisamento della prova e una totale mancanza di coerenza logica nel provvedimento impugnato, che ignorava elementi decisivi emersi durante il dibattimento.
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Interposizione fittizia: guida all’accertamento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale basato sull'ipotesi di interposizione fittizia di una società di comodo. Il caso riguardava un contribuente che, pur avendo formalmente ceduto le proprie quote societarie, è stato ritenuto il reale beneficiario di ingenti redditi non dichiarati. La decisione sottolinea come l'assenza di strutture operative e la mancata collaborazione con l'Amministrazione finanziaria giustifichino l'accertamento induttivo. La Corte ha inoltre chiarito che la violazione del contraddittorio preventivo non comporta l'annullamento automatico dell'atto se il contribuente non dimostra concretamente quali ragioni avrebbe potuto addurre per modificare l'esito del controllo.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società in liquidazione contro una sentenza tributaria affetta da motivazione apparente. Il giudice di appello aveva confermato un avviso di accertamento relativo a IRES e IVA senza esporre i fatti di causa né chiarire il collegamento logico tra le contestazioni dell'ufficio e la decisione. La Suprema Corte ha ribadito che una sentenza priva di argomentazioni idonee a far conoscere il ragionamento del giudice è nulla, poiché si pone al di sotto del minimo costituzionale richiesto per la validità dei provvedimenti giudiziari.
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Motivazione apparente: annullata la sentenza fiscale
Una società di capitali ha impugnato diversi avvisi di accertamento relativi a IRES, IVA e IRAP emessi a seguito di una verifica fiscale. Dopo una sentenza d'appello che dava ragione all'Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione per motivazione apparente. I giudici di legittimità hanno rilevato che la sentenza impugnata non spiegava minimamente il percorso logico-giuridico seguito, limitandosi ad affermazioni generiche e apodittiche sulla correttezza dell'operato dell'ufficio fiscale. Tale carenza impedisce di comprendere la ratio decidendi e rende l'atto nullo.
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Elusione fiscale: quando la sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria che confermava un accertamento per elusione fiscale a carico di due società. Il caso riguardava una complessa operazione di scissione parziale e successiva cessione di partecipazioni, finalizzata secondo il Fisco al trasferimento di immobili e rami d'azienda evitando la tassazione delle plusvalenze. La Suprema Corte ha stabilito che la decisione di merito era nulla per motivazione apparente, in quanto i giudici non avevano analizzato le ragioni economiche fornite dai contribuenti, limitandosi ad affermazioni generiche e richiamando erroneamente norme relative all'imposta di registro in un ambito di imposte sui redditi.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria contro una società e i suoi soci, rilevando la presenza di una motivazione apparente nelle sentenze d'appello. Il caso riguardava accertamenti per IVA e IRAP basati su indagini finanziarie e operazioni contestate come inesistenti. I giudici di secondo grado avevano confermato le decisioni favorevoli ai contribuenti senza però illustrare il percorso logico-giuridico seguito, né valutare le prove prodotte dall'ufficio. La Suprema Corte ha ribadito che la mancanza di una motivazione reale rende nulla la sentenza, disponendo il rinvio per un nuovo esame del merito.
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Motivazione apparente: nullità della sentenza
Una società operante nel settore degli automatismi ha impugnato un accertamento fiscale relativo a operazioni inesistenti. Dopo la conferma della sanzione in appello, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza rilevando una motivazione apparente. I giudici di secondo grado si erano limitati a riprodurre acriticamente la decisione di primo grado, omettendo un esame critico dei motivi di gravame presentati dalla difesa. Tale carenza logica rende nullo il provvedimento, imponendo un nuovo giudizio di merito.
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Rimessione in termini: i limiti della Cassazione
L'Amministrazione finanziaria ha impugnato una sentenza che aveva concesso la Rimessione in termini a una contribuente che aveva presentato ricorso in ritardo. La contribuente giustificava il mancato rispetto della scadenza con l'assenza dal domicilio durante le festività natalizie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio, rilevando che la motivazione dei giudici di merito era meramente apparente e non spiegava perché il caso specifico meritasse tale beneficio. La Corte ha ribadito che la scusabilità dell'errore deve essere sottoposta a un vaglio rigoroso per evitare che diventi un espediente per sanare negligenze processuali.
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Operazioni inesistenti: prova e onere tributario.
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società cooperativa l'utilizzo di operazioni inesistenti per evadere l'IRAP. Mentre il primo grado ha confermato l'accertamento, l'appello lo ha annullato con una motivazione giudicata apparente dalla Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice non può limitarsi a definire generiche le prove del fisco senza analizzarle, né può considerare la tracciabilità dei pagamenti come prova definitiva della realtà delle operazioni.
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Motivazione per relationem: i limiti della sentenza
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una sentenza che aveva annullato l'accertamento IRPEF a carico di una socia di una società a ristretta base partecipativa. La decisione impugnata era stata motivata esclusivamente tramite il richiamo a un'altra sentenza emessa lo stesso giorno riguardante la società, senza alcuna analisi specifica del caso del socio. La Suprema Corte ha stabilito che tale tecnica, definita motivazione per relationem, risulta nulla se si traduce in una motivazione apparente, priva di una valutazione critica autonoma dei fatti e delle difese delle parti. Il principio ribadito è che il giudice deve sempre rendere percepibile il fondamento logico della propria decisione.
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Residenza fiscale: quando la sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale relativa alla residenza fiscale di un contribuente che chiedeva il rimborso IRPEF sulle pensioni percepite in Svizzera. Il giudice di merito aveva negato il rimborso basandosi esclusivamente sugli elementi forniti dall'Ufficio, come la presentazione di dichiarazioni dei redditi in Italia, ignorando totalmente le prove contrarie fornite dalla difesa, tra cui permessi di soggiorno svizzeri e contratti di locazione esteri. La Suprema Corte ha ravvisato un vizio di motivazione apparente, poiché la sentenza impugnata non illustrava il percorso logico seguito per scartare le evidenze documentali del contribuente, rendendo di fatto nullo il provvedimento.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla
Un contribuente ha richiesto il rimborso IRPEF per investimenti ambientali, ma l'Amministrazione Finanziaria ha contestato la spettanza del beneficio. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza favorevole al contribuente a causa della **motivazione apparente**. I giudici d'appello non hanno analizzato criticamente le prove e le contestazioni, limitandosi a una generica conferma della decisione di primo grado senza esplicitare il percorso logico seguito.
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Accertamento bancario e utili: le regole Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza riguardante un accertamento bancario emesso nei confronti di un soggetto collegato a una società a ristretta base. Il fulcro della controversia riguardava la legittimità delle presunzioni sui versamenti e prelevamenti non giustificati e la distribuzione di utili extracontabili. La Suprema Corte ha chiarito che per le società di capitali non esiste litisconsorzio necessario tra ente e soci. Inoltre, ha rilevato una grave contraddittorietà nella sentenza di appello, che definiva il contribuente come non socio ma applicava presunzioni tipiche dei soci, rendendo la motivazione del tutto apparente.
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Liquidazione compensi avvocato: guida Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per la liquidazione compensi avvocato nel patrocinio a spese dello Stato. Un legale ha contestato la riduzione del 50% dei compensi e l'esclusione della fase di trattazione. La Corte ha stabilito che, sebbene la fase istruttoria possa mancare, la fase di trattazione è ineludibile e va sempre remunerata. Ha invece confermato la legittimità della riduzione per scarsa complessità e l'inammissibilità del ricorso per le spese vive non liquidate, per le quali va chiesto il procedimento di correzione errore materiale.
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Pericolosità sociale: guida alla sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale per quattro anni a carico di un soggetto coinvolto in traffici internazionali di stupefacenti. Il ricorrente contestava l'assenza di pericolosità sociale attuale, sostenendo che i reati fossero risalenti nel tempo (2014-2017). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che il ruolo apicale ricoperto nelle organizzazioni criminali e l'assenza di elementi di segno opposto giustificano la prognosi di recidiva. La decisione ribadisce che il controllo di legittimità sulle misure di prevenzione è limitato alla violazione di legge e non può estendersi a una nuova valutazione del merito.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a un'associazione sportiva, contestando il diritto alle agevolazioni fiscali per mancanza di requisiti. Durante il giudizio di legittimità, l'associazione ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento integrale del debito tributario. La Corte di Cassazione ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e negando il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: guida alla chiusura delle liti
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IVA relativo a un'associazione di cui era considerato rappresentante legale. Nonostante avesse denunciato la falsità delle proprie firme, i giudici di merito hanno confermato la sua responsabilità basandosi su prove presuntive di gestione effettiva. Durante il giudizio di legittimità, il ricorrente ha presentato istanza di **definizione agevolata** ai sensi della Legge di Bilancio 2023, documentando il pagamento della prima rata. La Corte ha preso atto della volontà di estinguere la lite tramite questo strumento deflattivo del contenzioso.
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