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Ammortamento

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155 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ammortamento beni in comodato: fisco battuto in Cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società la deduzione dei costi di ammortamento per macchinari concessi in comodato d'uso gratuito ai clienti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Società, stabilendo un principio fondamentale sull'ammortamento beni in comodato. I giudici hanno chiarito che le quote di ammortamento sono deducibili anche se i macchinari si trovano presso i clienti. È sufficiente che i beni servano a facilitare l'uso dei prodotti venduti e a incrementare le vendite, rientrando così nel programma economico aziendale. La Cassazione ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando la causa per un nuovo esame di tutti i punti non adeguatamente motivati dai giudici d'appello, tra cui le contestazioni su costi e IVA.
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Ammortamento dei beni in affitto: la società vince, fisco battuto
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società proprietaria di un centro commerciale la deduzione delle quote di ammortamento per i rami d'azienda affittati ai negozianti. Secondo il fisco, l'addebito delle spese di manutenzione delle parti comuni trasferiva l'obbligo di conservazione agli affittuari. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, confermando la legittimità dell'ammortamento dei beni in affitto in capo alla società concedente. Le parti possono infatti derogare all'obbligo di conservazione tramite accordo contrattuale. La Suprema Corte ha accolto solo il ricorso relativo all'errata quantificazione del rimborso delle spese legali (fissato erroneamente al 145% anziché al limite del 15%), rinviando la causa al giudice di merito esclusivamente per ricalcolare tale importo. Di fatto, la società vince sulla questione fiscale principale.
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Deducibilità costi su beni altrui: Fisco sconfitto in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un imprenditore individuale la deducibilità delle spese e la detrazione dell'IVA per la costruzione di un capannone industriale su un terreno di proprietà della moglie, da lui condotto in locazione. L'amministrazione riteneva i costi indeducibili poiché il bene, per il principio dell'accessione, apparteneva alla proprietaria del suolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando la piena legittimità della deducibilità costi su beni altrui. I giudici hanno chiarito che il diritto a scaricare le spese e a detrarre l'IVA spetta all'imprenditore se sussiste un nesso diretto e immediato di strumentalità tra l'immobile costruito e l'attività economica esercitata, a nulla rilevando che la proprietà del suolo appartenga a un terzo.
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Tremonti ambiente: no al doppio sconto per gli ammortamenti
Una società ha realizzato un impianto fotovoltaico nel 2010 e ha usufruito dell'agevolazione fiscale Tremonti ambiente, riducendo il proprio reddito imponibile. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contestando il calcolo del beneficio, in particolare l'inclusione delle quote di ammortamento tra i costi operativi deducibili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che le quote di ammortamento non possono essere sommate ai costi operativi. Poiché l'ammortamento rappresenta solo la ripartizione nel tempo del costo di acquisto già agevolato, una doppia deduzione costituirebbe un illegittimo bis in idem e un ingiusto arricchimento per il contribuente. Vince l'Amministrazione Finanziaria.
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Capitalizzazione dei costi di start-up: il Fisco perde in Cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda la capitalizzazione dei costi di start-up e formazione del personale sostenuti per ristrutturare la propria attività portuale, ritenendoli semplici costi di periodo indeducibili. L'Azienda ha difeso la legittimità dell'operazione, evidenziando il piano di rilancio industriale per superare una grave crisi competitiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che la capitalizzazione dei costi di start-up è legittima quando le spese di formazione e riorganizzazione sono inserite in un piano straordinario di ristrutturazione aziendale volto a generare benefici futuri. Di conseguenza, anche la detrazione dell'Iva sulle relative prestazioni è stata ritenuta valida.
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Rimborso spese esente IVA: escluso per i lavori in comodato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cooperativa agricola contro l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate. La cooperativa aveva emesso una fattura non assoggettata a IVA per il recupero di spese di ristrutturazione straordinaria su un immobile ricevuto in comodato, ritenendolo un rimborso spese esente IVA ai sensi dell'art. 15 del d.P.R. 633/1972. I giudici hanno chiarito che l'esenzione non si applica poiché la cooperativa ha eseguito i lavori nel proprio interesse, ammortizzando i costi e detraendo l'IVA sugli acquisti, senza dimostrare di aver agito come mandataria con rappresentanza della società proprietaria. Di conseguenza, la cooperativa perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Bancarotta fraudolenta distrattiva: svendere i beni è reato
L'Amministratrice di una società viene condannata per bancarotta fraudolenta distrattiva a causa della cessione di alcuni beni aziendali a un prezzo ritenuto eccessivamente basso. L'imputata ricorre in Cassazione sostenendo che i giudici di merito non abbiano considerato il reale stato di usura dei beni, basandosi solo sulla relazione del curatore fallimentare. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che il valore residuo dei beni è stato correttamente calcolato applicando le regole contabili sull'ammortamento. Spettava alla difesa dimostrare un eventuale deprezzamento maggiore dovuto all'usura reale dei beni. Di conseguenza, la condanna viene confermata e la ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Calcolo della plusvalenza: Fisco batte società sul leasing
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società il calcolo della plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile precedentemente riscattato da un contratto di leasing. La società aveva dedotto dal prezzo di vendita alcuni costi accessori, come le spese notarili e di consulenza. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, ritenendo deducibili tali oneri a prescindere dal loro ammortamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per il corretto calcolo della plusvalenza non è possibile dedurre i costi accessori se questi sono già stati ammortizzati in bilancio, per evitare una doppia deduzione. La sentenza è stata cassata con rinvio per verificare l'effettivo ammortamento dei costi.
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Inerenza dei costi d’impresa: il Fisco perde contro l’azienda
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la deducibilità di un costo sostenuto da un'azienda per un patto di non concorrenza quinquennale, stipulato in occasione del subentro in un'attività di gestione rifiuti. L'ufficio riteneva che il costo non fosse deducibile per difetto di inerenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando il diritto al rimborso per la società contribuente. I giudici hanno chiarito che l'inerenza dei costi d'impresa non richiede una correlazione diretta e meccanica tra la singola spesa e uno specifico ricavo. È invece sufficiente che il costo sia riferibile all'attività d'impresa nel suo complesso e sia potenzialmente idoneo a produrre utili futuri.
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Ammortamento dell’avviamento: il Fisco perde contro la farmacia
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società Farmaceutica la deduzione delle quote relative all'ammortamento dell'avviamento. Secondo il Fisco, l'ammortamento doveva calcolarsi sul minor valore della concessione amministrativa e non sull'avviamento commerciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che l'autorizzazione ad aprire una farmacia è solo il presupposto per l'esercizio dell'attività. Essa non coincide con l'avviamento, che rappresenta invece il valore immateriale dell'azienda stessa. Di conseguenza, la Società Farmaceutica ha calcolato correttamente le deduzioni fiscali. La Cassazione ha confermato l'annullamento dell'atto impositivo e ha condannato l'Amministrazione Finanziaria al pagamento delle spese processuali.
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Ammortamento dell’avviamento: la farmacia batte il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società farmaceutica la deduzione delle quote relative all'ammortamento dell'avviamento, ritenendo che i calcoli dovessero basarsi sul valore della concessione amministrativa, riducendo così i costi deducibili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando la correttezza dell'operato della società. I giudici hanno chiarito che l'autorizzazione all'esercizio dell'attività farmaceutica è solo il presupposto amministrativo che consente la nascita e la quantificazione dell'avviamento commerciale come bene immateriale dell'azienda. Inoltre, la Corte ha precisato che il legittimo affidamento del contribuente non può nascere dalla semplice inerzia o dal silenzio dell'amministrazione finanziaria durante precedenti controlli, ma richiede un comportamento attivo e univoco del Fisco. La società farmaceutica vince definitivamente la causa.
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Ammortamento pluriennale e decadenza: fisco batte azienda
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda di calzature la deducibilità di quote di ammortamento relative all'avviamento per l'anno d'imposta 2013, derivanti da un'operazione straordinaria del 2009. I giudici di merito avevano annullato l'accertamento ritenendo decaduto il potere del fisco, poiché calcolato dal primo anno di iscrizione a bilancio del costo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ufficio, stabilendo che in tema di ammortamento pluriennale e decadenza il termine per l'accertamento tributario si calcola autonomamente per ciascun anno di imposta in cui la singola quota viene portata in deduzione, e non dal primo anno di manifestazione del costo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Inerenza dei costi d’impresa: bilanci in regola ma fisco vince
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di calzature l'indebita deduzione di ingenti costi di ammortamento derivanti dall'acquisto di rami d'azienda. Secondo il fisco, l'operazione, che generava costanti perdite fiscali a fronte di ricavi in crescita, favoriva l'intero gruppo societario di controllo e non la singola controllata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, ribadendo che l'inerenza dei costi d'impresa e la loro congruità devono essere provate dal contribuente e non dall'amministrazione finanziaria. La regolare tenuta della contabilità non impedisce accertamenti basati su comportamenti antieconomici. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame, accogliendo parzialmente il ricorso incidentale della società solo per l'applicazione di sanzioni più favorevoli.
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Credito d’imposta investimenti: fisco battuto sull’autonomia
L'Azienda, attiva nel commercio di abbigliamento, ha usufruito del credito d'imposta investimenti per l'apertura di un nuovo negozio di abbigliamento femminile. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'agevolazione, sostenendo che il punto vendita non fosse un'autonoma struttura produttiva e pretendendo il recupero delle somme. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno stabilito che, per ottenere il bonus, un negozio è autonomo se costituisce un centro di costo e profitto separato e ha personale dedicato. Non rileva il fatto che il negozio condivida la partita IVA con altri punti vendita o sia coordinato centralmente dall'impresa. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Ammortamento dell’usufrutto: il fisco perde contro il costo storico
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società per rideterminare il valore dell'usufrutto di un immobile e ridurre le relative quote di ammortamento deducibili ai fini IRES e IRAP. L'ufficio finanziario ha utilizzato i criteri dell'imposta di registro anziché il corrispettivo effettivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che per l'ammortamento dell'usufrutto rileva il costo storico del bene e la differenza tra costo di acquisto e prezzo di cessione della nuda proprietà. Inoltre, la Corte ha applicato il principio del giudicato esterno, poiché i giudici avevano già annullato gli accertamenti per gli anni precedenti basati sullo stesso presupposto. L'avviso di accertamento è stato definitivamente annullato.
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Detrazione IVA: valida anche senza il pagamento della fattura
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di produzione cinematografica l'indebita detrazione IVA su tre fatture pagate solo parzialmente, oltre ad ammortamenti non spettanti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società sul punto dell'imposta sul valore aggiunto. I giudici hanno stabilito che la detrazione IVA spetta anche se la fattura non è stata ancora pagata, purché l'operazione sia reale e documentata da una fattura regolare. Non è necessario dimostrare l'effettivo pagamento per esercitare questo diritto, salvaguardando così il principio di neutralità fiscale dell'imposta. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Fisco e principio di antieconomicità: l’Azienda perde in Cassazione
L'Azienda e i suoi soci hanno impugnato alcuni avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per il recupero di maggiori imposte. Il Fisco contestava la deduzione di costi ritenuti sproporzionati, applicando il principio di antieconomicità a canoni di locazione troppo elevati e a interessi su finanziamenti non necessari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei contribuenti. I giudici hanno stabilito che i motivi presentati si limitavano a riproporre le tesi difensive già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare validamente le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'Azienda e i soci perdono la causa e devono pagare le spese processuali, confermando la legittimità dei recuperi fiscali basati sul principio di antieconomicità delle operazioni contestate.
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Dichiarazione fraudolenta: una sola fattura, tripla condanna
L'Imputato ha concordato un patteggiamento per il reato di dichiarazione fraudolenta. La condotta consisteva nell'aver inserito nelle dichiarazioni dei redditi di tre anni consecutivi (2012, 2013 e 2014) quote di ammortamento relative a una singola fattura fittizia da 500.000 euro emessa nel 2012. Successivamente, l'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che l'utilizzo di una sola fattura non potesse integrare più reati negli anni successivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi di ricorso contro le sentenze di patteggiamento sono infatti tassativi e limitati dalla legge. Di conseguenza, l'accordo originario rimane valido e l'Imputato perde il ricorso, venendo condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ammortamento beni eliminati: uso reale batte divieto teorico
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società l'integrale deduzione del valore residuo di alcuni apparecchi da gioco per l'anno 2010. La società sosteneva che tali beni fossero inutilizzabili già dal 2010 a causa di restrizioni normative, invocando l'ammortamento beni eliminati. Tuttavia, i giudici hanno accertato che la società ha continuato a utilizzare i macchinari e ha mantenuto le relative licenze d'uso fino al luglio 2011, data della loro effettiva dismissione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che per l'anno 2010 è deducibile solo la quota di ammortamento ordinaria annuale. L'intero valore residuo non può essere dedotto finché i beni non vengono effettivamente e definitivamente esclusi dal ciclo produttivo aziendale.
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Deducibilità costi infragruppo: l’assenza di prove costa caro
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società che voleva dedurre ammortamenti di terreni pertinenziali e costi per servizi infragruppo. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato la deducibilità di oltre due milioni di euro per carenza di prove. La Suprema Corte ha stabilito che la deducibilità costi infragruppo richiede la prova rigorosa dell'effettiva utilità e dell'inerenza dei servizi ricevuti. Un contratto generico e privo di data certa non basta a giustificare lo scarico fiscale. Inoltre, i terreni non sono ammortizzabili, salvo casi eccezionali di deperimento non dimostrati nella vicenda. La società perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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