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Ammortamento

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155 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Costo storico rivalutato: la Cassazione fa chiarezza
Una società di produzione ha rivalutato i propri macchinari, generando un contenzioso con l'Agenzia delle Entrate sulla corretta base di calcolo per l'ammortamento. L'azienda sosteneva di dover utilizzare il 'costo storico rivalutato' come somma del costo originario più la rivalutazione, mentre l'erario riteneva applicabile il solo valore corrente risultante dalla perizia. Data l'assenza di precedenti specifici e la rilevanza della questione, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a una pubblica udienza per una decisione di principio.
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Ammortamento spese ricerca: la Cassazione decide
Una società ha contestato un avviso di accertamento relativo all'ammortamento delle spese di ricerca e sviluppo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito i corretti criteri fiscali per l'ammortamento spese ricerca, distinguendoli da quelli per la pubblicità. Ha inoltre ribadito che il giudice d'appello non può decidere su questioni non incluse nei motivi di gravame, annullando la sentenza precedente per aver ecceduto i limiti della domanda.
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Deduzione extracontabile: obbligatorio il Quadro EC
Una società si è vista negare una cospicua deduzione extracontabile per ammortamenti perché non aveva compilato lo specifico Quadro EC nella dichiarazione dei redditi, pur avendo presentato un altro modello di riconciliazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25473/2024, ha confermato la posizione dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la compilazione del Quadro EC è un requisito sostanziale e non una mera formalità. La sua omissione preclude inderogabilmente il diritto alla deduzione.
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Deduzione spese pubblicitarie: il Fisco e il bilancio
Una società di calzature ammortizza le spese pubblicitarie in 10 anni a bilancio ma le deduce in 5 anni ai fini fiscali. L'Agenzia delle Entrate contesta la divergenza. La Corte di Cassazione conferma la legittimità dell'operato della società, stabilendo che la norma fiscale speciale sulla deduzione spese pubblicitarie permetteva questa scelta, anche se in contrasto con il principio di previa imputazione a conto economico. La sentenza chiarisce i limiti del disallineamento tra bilancio e dichiarazione fiscale per le norme vigenti all'epoca.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema dell'ammortamento beni di terzi. Una società di trasporti aveva costruito la propria sede su un terreno comunale, tentando di ammortizzarne i costi. La Corte ha stabilito che tali costi non sono ammortizzabili perché, per il principio di accessione, l'immobile è di proprietà del Comune. L'ammortamento è possibile solo se il bene entra nel patrimonio dell'imprenditore tramite proprietà o altro diritto reale, come il diritto di superficie. La sentenza ha anche chiarito che i contributi pubblici a ripiano dei disavanzi non sono tassabili ai fini delle imposte dirette.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22106/2024, ha affrontato il caso di un'azienda di trasporti che aveva costruito la propria sede su un terreno comunale. La Corte ha stabilito un importante principio in materia di ammortamento beni di terzi: i costi di costruzione non sono ammortizzabili se l'impresa non ha la proprietà o un altro diritto reale sul bene. Inoltre, ha chiarito che i contributi pubblici a ripiano dei disavanzi non costituiscono reddito imponibile ai fini delle imposte dirette e ha rinviato alla corte di merito la valutazione sulla soggettività a IVA di tali contributi.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22096/2024, ha affrontato il caso di un'azienda di trasporti e l'Agenzia Fiscale. Ha stabilito che i contributi pubblici per coprire perdite di esercizio non sono reddito tassabile. Tuttavia, ha negato la possibilità di ammortamento per beni costruiti su terreni altrui, ribadendo il principio che l'ammortamento beni di terzi è escluso se non si ha la proprietà o un diritto reale sul bene. La questione IVA sui contributi è stata rinviata per un nuovo esame.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22094/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia fiscale: i costi per la costruzione di un immobile su terreno altrui non sono ammortizzabili se l'impresa non ne acquisisce la proprietà o un altro diritto reale. Il caso riguardava una società di trasporti che aveva costruito la propria sede su un terreno comunale. La Corte ha negato l'ammortamento beni di terzi, applicando il principio civilistico dell'accessione. Ha inoltre chiarito che i contributi pubblici a ripiano delle perdite non costituiscono reddito imponibile, ma ha rinviato al giudice di merito la valutazione sulla loro soggezione a IVA, per difetto di motivazione.
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Operazioni triangolari: la prova per la non imponibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito i requisiti per la non imponibilità IVA delle operazioni triangolari. Nel caso di una società calzaturiera, la Corte ha stabilito che non è sufficiente dimostrare il mero trasporto della merce all'estero, ma è necessario provare che l'operazione fosse concepita fin dall'origine come una cessione destinata a un acquirente finale estero. L'onere di questa prova ricade sul contribuente. La Corte ha inoltre specificato i criteri per la corretta capitalizzazione e ammortamento dei costi di sviluppo di un nuovo campionario, accogliendo parzialmente il ricorso dell'Agenzia delle Entrate e rinviando il caso alla commissione tributaria regionale per un nuovo esame.
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Operazioni triangolari IVA: prova della volontà iniziale
Una società produttrice di calzature ha ottenuto un giudizio favorevole dalla Commissione Tributaria Regionale su un accertamento relativo a operazioni triangolari IVA e all'ammortamento dei costi per un nuovo catalogo. L'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha ribaltato la decisione, affermando che per la non imponibilità IVA nelle operazioni triangolari non è sufficiente provare la spedizione della merce all'estero. È necessario dimostrare, con prove documentali, che l'intera operazione era stata concepita fin dall'inizio come un trasferimento nazionale finalizzato all'esportazione immediata. Anche la decisione sull'ammortamento dei costi è stata giudicata carente, rinviando entrambe le questioni a un nuovo esame.
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Detassazione investimenti ambientali: no al doppio bonus
Una società operante nel settore delle energie rinnovabili si è vista negare un beneficio fiscale maggiorato dalla Corte di Cassazione. Il caso riguarda la corretta interpretazione della detassazione investimenti ambientali (c.d. "Tremonti Ambiente"). La Corte ha stabilito che i costi di ammortamento di un impianto fotovoltaico non possono essere inclusi nel calcolo del beneficio, poiché ciò costituirebbe una duplicazione illegittima dell'agevolazione, essendo l'ammortamento già una quota del costo iniziale dell'investimento agevolato. L'ordinanza ha inoltre respinto le doglianze sulla violazione del contraddittorio e sull'esenzione dalle sanzioni.
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Costo ammortamento: escluso dall’incentivo fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29765/2025, ha stabilito che il costo ammortamento di un bene non può essere incluso tra i costi operativi per il calcolo dell'agevolazione ambientale (c.d. "Tremonti ambiente"). Un'impresa aveva aumentato il suo beneficio fiscale aggiungendo le quote di ammortamento di un impianto fotovoltaico ai costi operativi. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che tale pratica costituisce un'illegittima duplicazione del beneficio (bis in idem), poiché l'ammortamento rappresenta già la ripartizione del costo originario dell'investimento, che è il presupposto dell'agevolazione stessa. Includerlo nuovamente comporterebbe un ingiusto arricchimento per l'impresa.
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Deducibilità ammortamento: l’interpretazione del patto
Una società proprietaria di un'azienda data in affitto ha dedotto le quote di ammortamento dei beni, in virtù di specifiche clausole contrattuali. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato tale operazione, ritenendo che la deduzione spettasse all'affittuario. I giudici di merito hanno dato ragione alla società, valorizzando la volontà espressa nel contratto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente impositore. La Corte ha ribadito che l'interpretazione del contratto è di competenza del giudice di merito e non può essere messa in discussione in sede di legittimità semplicemente proponendo una lettura alternativa. La questione centrale è la corretta applicazione delle norme sulla deducibilità ammortamento in presenza di accordi contrattuali.
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Costo diritto di superficie: come dedurlo fiscalmente
Una società siderurgica si è opposta a un accertamento dell'Agenzia delle Entrate riguardo la deducibilità del costo diritto di superficie. L'Agenzia lo considerava un bene immateriale da ammortizzare in 60 anni. La Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo che, in questo caso, il costo era accessorio ai fabbricati già esistenti e quindi ammortizzabile insieme a questi, con un piano di durata inferiore, in quanto necessario a garantirne la continuità operativa.
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Agevolazione Tremonti Ambiente: Calcolo e Costi
Una società S.r.l. ha richiesto l'agevolazione Tremonti Ambiente per un investimento in un impianto fotovoltaico. L'Agenzia delle Entrate ha contestato il calcolo del beneficio. La Corte di Cassazione, applicando il Regolamento UE 800/2008, ha stabilito che dal calcolo del sovraccosto agevolabile devono essere esclusi i vantaggi operativi (profitti). La Corte ha inoltre confermato che le quote di ammortamento non possono essere dedotte, in quanto ciò costituirebbe una duplicazione del beneficio fiscale.
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Investimenti ambientali: la Cassazione e l’ammortamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28645/2025, si è pronunciata sul calcolo del beneficio fiscale per gli investimenti ambientali (c.d. "Tremonti Ambiente"). Ha stabilito che, in base alla normativa europea applicabile, dal calcolo del 'sovraccosto' agevolabile vanno esclusi i vantaggi e i costi operativi. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria su un punto cruciale: la deduzione delle quote di ammortamento dell'impianto, oltre all'agevolazione principale, costituisce una duplicazione del beneficio non consentita, in quanto il costo dell'investimento è già interamente considerato nel calcolo dell'incentivo.
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Investimenti ambientali: no alla doppia deduzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che nell'ambito dell'agevolazione per investimenti ambientali (cd. Tremonti Ambiente), la deducibilità è limitata al solo costo supplementare dell'investimento. Non è ammessa l'ulteriore deduzione delle quote di ammortamento, in quanto ciò configurerebbe una duplicazione illegittima del beneficio fiscale, in contrasto con la normativa europea sugli aiuti di Stato.
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Giudicato esterno tributario: il caso di ammortamento
La Corte di Cassazione afferma il principio del giudicato esterno tributario in un caso di ammortamento del costo di usufrutto di un marchio. Una precedente sentenza, divenuta definitiva su un'annualità d'imposta diversa, ha stabilito la legittimità dell'operazione economica alla base. Tale accertamento preclude al Fisco la possibilità di contestare la deducibilità delle quote di ammortamento anche per le altre annualità, garantendo certezza giuridica al contribuente.
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Giudicato esterno tributario: il caso della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2763/2024, ha stabilito l'efficacia vincolante del giudicato esterno tributario in un caso di ammortamenti pluriennali. L'Agenzia Fiscale aveva contestato la deducibilità di una quota di ammortamento per l'anno 2008, relativa al costo per l'usufrutto di un marchio. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, poiché una precedente sentenza, divenuta definitiva, aveva già accertato la legittimità della stessa operazione per l'annualità 2007. Questo principio impedisce di rimettere in discussione elementi fattuali e giuridici con efficacia pluriennale, anche in vigenza del principio di autonomia dei periodi d'imposta.
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Deduzione costi di ricerca: la scelta è irrevocabile
Una società ha contestato un avviso di rettifica per l'indebita deduzione di costi di ricerca. Avendo optato per un ammortamento quinquennale, alla cessazione anticipata del progetto, la società ha cercato di dedurre il residuo in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la scelta del piano di ammortamento è irrevocabile e non può essere modificata, confermando così la ripresa fiscale dell'Agenzia delle Entrate.
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