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Acquisizione

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il termine acquisizione si riferisce a diversi concetti di diverse discipline, sebbene in generale possa sintetizzarsi come un'operazione umana mediante la quale possa ottenersi il possesso di un diritto, di un bene, di un servizio o di qualunque altro valore fungibile. In diritto, ad esempio, si può avere tipicamente acquisizione di diritti, beni o servizi al patrimonio o alla disponibilità dell'interessato che ne diviene quindi proprietario o titolare di diritti di godimento. Nella finanza, l'acquisizione è un'operazione mediante la quale un'impresa diventa proprietaria o controllante di un'altra. Avviene tipicamente attraverso l'acquisto di azioni dell'impresa acquisita. Le acquisizioni sono caratterizzate dall'acquisto del controllo di un'entità giuridica che rimane comunque legalmente separata da quella originaria dell'acquirente. Lo scopo dell'operazione è la realizzazione delle sinergie. Nella pratica commerciale, l'acquisizione è tipicamente il procacciamento di contratti di fornitura, nel senso sia di contratti con i fornitori (volti ad assicurare all'acquisitore la disponibilità stabile di talune merci o servizi), sia di contratti con i clienti (tesi a garantire una stabile potenzialità di vendita). Nell'informatica, e nell'elettronica in genere, si intendono per acquisizione diverse procedure volte alla ricezione di dati, provenienti al sistema in uso da fonte esterna. Nella biblioteconomia si riferisce alle procedure di incremento del patrimonio documentario della biblioteca mediante acquisti o doni. In fotografia digitale si intende acquisizione la riproduzione fotografica di una immagine cartacea o su pellicola, per mezzo di uno scanner.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Demolizione: quando l’immobile abusivo diventa comunale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da alcuni privati contro l'ordine di demolizione di un immobile abusivo di quattro piani. La decisione sottolinea che, in caso di mancata esecuzione dell'ordine sindacale entro i termini, la proprietà del bene viene acquisita automaticamente dal Comune. Di conseguenza, i precedenti proprietari perdono l'interesse giuridico a impugnare l'ordine di demolizione, a meno che non intendano procedere spontaneamente all'abbattimento. La Corte ha inoltre rilevato la nullità di eventuali atti di donazione successivi, poiché gli immobili abusivi non sono commerciabili.
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Gestione separata: obbligo per avvocati sotto i 5000 euro
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS per un avvocato non iscritto alla Cassa Forense, nonostante il reddito annuo fosse inferiore alla soglia di 5.000 euro. La decisione chiarisce che l'obbligo contributivo non dipende dal volume d'affari, ma dal carattere abituale della professione. Tale abitualità è stata desunta da elementi concreti quali l'iscrizione all'albo, l'apertura della partita IVA e la tipologia di dichiarazione dei redditi presentata. La soglia di esenzione dei 5.000 euro si applica esclusivamente alle attività autonome occasionali e non all'esercizio della libera professione svolta con continuità.
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Demolizione abusiva e diritto alla casa: la sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un ordine di demolizione abusiva relativo a una palazzina di ampie dimensioni. La ricorrente invocava la violazione del principio di proporzionalità e del diritto all'abitazione. I giudici hanno stabilito che l'abuso, realizzato con piena consapevolezza e in assenza di tentativi di regolarizzazione, giustifica la sanzione. Inoltre, la mancata demolizione spontanea entro i termini ha comportato l'acquisizione automatica del bene al patrimonio comunale, privando la parte di ogni interesse giuridico sulla revoca del provvedimento.
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Ordine di demolizione: ricorso e proprietà comunale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso contro un ordine di demolizione relativo a un immobile già acquisito al patrimonio comunale. Poiché l'ente locale non ha deliberato il mantenimento dell'opera per prevalenti interessi pubblici, i condannati non hanno più alcun interesse giuridico a richiedere la revoca o la sospensione dell'abbattimento. La sentenza ribadisce che, una volta avvenuta l'acquisizione gratuita, la demolizione rappresenta l'unico esito obbligato del procedimento sanzionatorio, rendendo irrilevanti le contestazioni basate sul diritto al domicilio o su nuove varianti urbanistiche.
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Abuso edilizio: acquisizione automatica al Comune
La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di abuso edilizio, l'inottemperanza all'ordine di demolizione entro novanta giorni determina l'acquisizione automatica del bene al patrimonio comunale. Nel caso di specie, un cittadino aveva ottenuto un permesso in sanatoria dopo la scadenza di tale termine, portando il giudice dell'esecuzione a revocare la demolizione. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che il titolo in sanatoria rilasciato a chi non è più proprietario è illegittimo e che l'ex titolare non ha più interesse ad agire per la revoca dell'ordine sanzionatorio.
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Acquisizione sanante: termini per l’indennizzo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza di trenta giorni per opporsi alla stima dell'indennità non è applicabile all'**acquisizione sanante** prevista dall'art. 42-bis del d.P.R. 327/2001. A differenza dell'espropriazione ordinaria, questa procedura speciale non prevede una fase di stima definitiva da parte di organi tecnici terzi, rendendo inapplicabile il termine breve di impugnazione. Di conseguenza, il privato può contestare l'indennizzo entro il termine di prescrizione ordinario decennale. La Corte ha inoltre confermato che l'opposizione di un singolo comproprietario estende i suoi effetti all'intero bene indiviso.
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Giurisdizione espropriazione: la decisione delle SU
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha risolto un conflitto di giurisdizione relativo all'occupazione di un terreno privato da parte di un ente locale per la costruzione di opere pubbliche. Nonostante la trasformazione del bene, l'amministrazione non aveva mai emesso un decreto di esproprio. La Corte ha stabilito che, in tema di giurisdizione espropriazione, la domanda volta a ottenere l'indennizzo per l'acquisizione sanante ex art. 42-bis del T.U. Espropri spetta al giudice ordinario. Tale indennizzo costituisce un credito unitario che non può essere frazionato tra diverse autorità giudiziarie.
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Ordine di demolizione: chi può chiederne la revoca?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva la revoca di un ordine di demolizione relativo a un immobile abusivo. La ricorrente sosteneva di non essere proprietaria del bene, in quanto mai accettato in eredità e già acquisito al patrimonio comunale. La Suprema Corte ha chiarito che, una volta avvenuta l'acquisizione gratuita dell'opera abusiva da parte del Comune, il privato perde la legittimazione attiva per richiedere la revoca dell'ordine di demolizione, a meno che non manifesti l'intenzione di procedere alla demolizione spontanea a proprie spese.
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Ordine di demolizione: limiti alla sanatoria
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva revocato un ordine di demolizione basandosi su un permesso di costruire in sanatoria. Il ricorrente ha contestato la legittimità di tale titolo, sostenendo che il bene fosse già stato acquisito al patrimonio comunale per inottemperanza a precedenti ingiunzioni. La Suprema Corte ha rilevato che il giudice dell'esecuzione non ha effettuato un controllo rigoroso sulla validità della sanatoria, limitandosi a motivazioni apparenti e probabilistiche circa la doppia conformità dell'opera, rendendo necessario un nuovo esame del caso.
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