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Accertamento

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633 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Termine decadenziale Consob: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un esponente di una SGR sanzionato dall'Autorità di vigilanza finanziaria. Il caso verteva sul momento di decorrenza del termine decadenziale Consob per la contestazione degli illeciti. La Corte ha stabilito che, in presenza di indagini complesse e del coinvolgimento di altre autorità, il termine non decorre dalla prima acquisizione di informazioni, ma dal momento in cui l'Autorità acquisisce un quadro fattuale e giuridico completo, sufficiente a formulare una contestazione. È stata quindi ritenuta legittima l'attesa degli esiti degli accertamenti condotti da un'altra autorità prima di procedere.
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Notifica sanzioni: quando inizia il termine di 90 giorni?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33526/2024, ha chiarito un punto cruciale sulla notifica sanzioni amministrative per lavoro irregolare. Il termine di 90 giorni per la notifica non decorre dal primo accesso ispettivo, ma dalla conclusione dell'intera attività di accertamento. Il ricorso di una parrucchiera, che lamentava la tardività della notifica, è stato dichiarato inammissibile poiché la valutazione della complessità e durata delle indagini spetta all'Amministrazione, non al giudice.
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Litisconsorzio necessario: accertamento nullo senza soci
Una società di persone ha contestato un avviso di accertamento per IVA e IRAP. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato l'intero giudizio di merito per un vizio procedurale fondamentale: la mancata partecipazione dei soci al processo. Secondo la Corte, in caso di accertamento IRAP verso una società di persone, vige il principio del litisconsorzio necessario, che impone la presenza in giudizio sia della società che dei singoli soci, a pena di nullità assoluta. Il caso è stato rinviato al primo grado di giudizio.
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Accertamento studi di settore: nullo senza confronto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33379/2024, ha annullato una sentenza che convalidava un avviso di accertamento basato su studi di settore. La Corte ha stabilito che un accertamento basato su studi di settore è nullo se non preceduto da un contraddittorio preventivo con il contribuente, procedura necessaria per contestualizzare i dati statistici alla realtà specifica dell'impresa. Il caso è stato rinviato al giudice di merito per verificare l'effettivo svolgimento di tale procedura.
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Litisconsorzio necessario nelle società di fatto
La Corte di Cassazione ha stabilito che nei processi tributari riguardanti società di fatto, vige il principio del litisconsorzio necessario. Un giudizio promosso nei confronti di un singolo socio, senza la partecipazione della società e degli altri soci, è nullo. Il caso riguardava un accertamento fiscale per una presunta frode carosello nel settore automobilistico. La Suprema Corte ha annullato l'intero procedimento, rinviando la causa al primo grado per la corretta integrazione del contraddittorio.
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Ruralità immobili: no IMU per ville di lusso? La Corte
Una società agricola ha contestato un avviso di accertamento IMU per sette immobili, sostenendone la ruralità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31384/2024, ha affrontato due questioni chiave. Ha confermato che i garage a servizio di abitazioni rurali sono anch'essi da considerarsi rurali in virtù del principio di pertinenza. Tuttavia, ha stabilito che per due ville classificate nella categoria catastale A/7 (abitazioni di lusso), tale classamento è ostativo al riconoscimento della ruralità ai fini IMU, anche se utilizzate per attività di agriturismo. La Corte ha chiarito che il contribuente deve prima impugnare e ottenere la modifica del classamento catastale per poter beneficiare dell'esenzione.
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Definizione agevolata contributi: vale per l’INPS?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la definizione agevolata di una controversia fiscale non incide sul debito contributivo. L'accordo con l'Agenzia delle Entrate ha il solo scopo di chiudere la lite fiscale, ma non modifica la sostanza dell'accertamento di maggior reddito, che conserva la sua validità ai fini previdenziali. Pertanto, l'ente di previdenza può legittimamente richiedere i contributi basati su tale accertamento, a meno che il contribuente non fornisca prove concrete per contestarne nel merito il contenuto.
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Interesse ad agire: quando persiste dopo il licenziamento
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'interesse ad agire in una causa per demansionamento. Un lavoratore aveva citato in giudizio l'azienda per discriminazione e dequalificazione professionale. Durante il processo, il rapporto di lavoro è cessato. La Suprema Corte ha stabilito che, con la fine del rapporto, cessa l'interesse a ottenere la riassegnazione alle mansioni originarie. Tuttavia, persiste l'interesse a far accertare l'illegittimità del demansionamento, poiché tale accertamento è la premessa per una eventuale richiesta di risarcimento dei danni. Poiché nel caso di specie i giudici di merito avevano già valutato e respinto la domanda di accertamento, il ricorso del lavoratore è stato rigettato.
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Termine accertamento CONSOB: la Cassazione decide
Un ex presidente di un istituto di credito, sanzionato dall'autorità di vigilanza per carenze informative in un prospetto di offerta al pubblico, aveva ottenuto l'annullamento della sanzione in Corte d'Appello per tardività dell'accertamento. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, accogliendo il ricorso dell'autorità. Il principio chiave è che il termine accertamento CONSOB di 180 giorni per la contestazione decorre non da quando l'autorità ha i primi sospetti, ma da quando ritiene, a sua discrezione, di aver acquisito tutti gli elementi necessari a fondare l'accusa, senza che il giudice possa sindacare nel merito la durata dell'attività istruttoria.
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Termine procedura sanzionatoria: la Cassazione decide
Un ex consigliere di amministrazione di un istituto di credito si oppone a una sanzione irrogata dall'Autorità di Vigilanza per carenze informative nel prospetto di un'offerta di azioni. La Corte d'Appello annulla la sanzione, ritenendo tardiva l'apertura del procedimento. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Autorità, cassa la sentenza d'appello, chiarendo che il termine procedura sanzionatoria di 180 giorni decorre non da quando emergono i primi sospetti, ma solo dal momento in cui l'Autorità ha completato l'acquisizione di tutti gli elementi necessari per l'accertamento dell'illecito. Il giudice non può sindacare l'opportunità e i tempi dell'attività istruttoria dell'Autorità.
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Accertamento illecito finanziario: quando inizia?
Un ex direttore generale di un istituto di credito, sanzionato dall'Autorità di Vigilanza per carenze informative in un prospetto di offerta di azioni, aveva ottenuto l'annullamento della sanzione in appello. La Corte territoriale aveva ritenuto tardiva la procedura sanzionatoria. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, specificando che il termine per un accertamento di illecito finanziario decorre solo dal momento in cui l'Autorità acquisisce tutti gli elementi necessari a valutare compiutamente l'illecito, e non dalla prima ricezione di documenti o sospetti.
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Termine sanzioni finanziarie: la decisione Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sul termine sanzioni finanziarie. Annullando una decisione della Corte d'Appello, ha stabilito che il termine di 180 giorni per contestare un illecito non parte dalla prima acquisizione di informazioni, ma solo dal momento in cui l'Autorità di Vigilanza ha completato l'indagine e raccolto tutti gli elementi necessari. Il giudice non può sostituirsi all'autorità nel valutare l'opportunità o la durata delle indagini. La questione riguardava una sanzione per carenze informative in un prospetto di offerta di azioni.
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Termine decadenziale sanzioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito che aveva cancellato una sanzione dell'autorità di vigilanza finanziaria contro un amministratore di banca. Il fulcro della decisione riguarda il termine decadenziale sanzioni di 180 giorni, chiarendo che esso decorre non dalla mera notizia di un'irregolarità, ma dal momento in cui l'autorità completa l'istruttoria e ha un quadro chiaro e completo della violazione. La Corte distingue nettamente tra la semplice 'constatazione' di un fatto e il suo 'accertamento' giuridicamente rilevante.
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Termine di decadenza: quando inizia per le sanzioni?
Un esponente di un istituto di credito, sanzionato dall'autorità di vigilanza per violazioni nelle prestazioni di servizi di investimento, aveva ottenuto l'annullamento della sanzione in appello. La Corte territoriale aveva ritenuto superato il termine di decadenza di 180 giorni per la contestazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che il termine non decorre dalla mera conoscenza di possibili irregolarità, ma dal completamento dell'istruttoria necessaria a definire l'illecito. La sentenza distingue tra la 'constatazione del fatto' e l''accertamento', conferendo a quest'ultimo una natura elastica per garantire l'efficacia dell'azione di vigilanza.
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Accertamento ICI: immobile non finito, si paga?
Un imprenditore ha contestato un accertamento ICI relativo a immobili non ancora ultimati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il presupposto per l'imposta sorge con l'iscrizione dell'immobile in catasto. Di conseguenza, l'accertamento ICI basato sulla rendita catastale è legittimo, indipendentemente dal fatto che l'edificio sia abitabile o completo di allacci e certificazioni. La Corte ha anche confermato la validità della sentenza di primo grado, firmata dal solo presidente in calce.
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Sanzioni CONSOB: la responsabilità del Presidente
Un presidente del consiglio di amministrazione di una banca viene sanzionato dall'autorità di vigilanza per aver omesso informazioni cruciali nei prospetti informativi, riguardanti prestiti concessi ai clienti per l'acquisto di azioni della stessa banca. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle sanzioni CONSOB, respingendo i motivi di ricorso basati sulla tardività della contestazione e sulla presunta assenza di colpa. La sentenza ribadisce il fondamentale dovere di diligenza e di informazione che grava sugli amministratori, anche in presenza di deleghe operative.
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Sottofatturazione e prova presuntiva: la Cassazione
Una società costruttrice contesta un accertamento fiscale per sottofatturazione basato su dichiarazioni di terzi. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando che tali dichiarazioni, se corroborate da altri indizi come i movimenti bancari, costituiscono una valida prova presuntiva, anche se i fondi non transitano direttamente sul conto societario ma sono versati ai soci.
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Rimborso credito IVA: contestabile anche dopo i termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7036/2025, stabilisce un principio fondamentale in materia di rimborso credito IVA. Anche se sono scaduti i termini per l'accertamento fiscale, l'Amministrazione Finanziaria mantiene il diritto di verificare l'effettiva esistenza del credito esposto in dichiarazione. La semplice indicazione del credito non lo rende definitivo e non contestabile. Il caso riguardava una società che aveva acquisito un credito IVA da un'altra impresa poi fallita, vedendosi negare il rimborso per mancanza di documentazione probatoria. La Suprema Corte ha cassato la decisione del giudice di merito, che aveva erroneamente ritenuto il credito ormai consolidato, riaffermando il potere di controllo del Fisco sulla sostanza del diritto al rimborso.
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Imposta registro indennità esproprio: la guida
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sentenza che determina l'indennità di esproprio e ne ordina il deposito è soggetta all'imposta di registro con aliquota dell'1% e non del 3%. La decisione si basa sul fatto che tale provvedimento ha natura di accertamento di un diritto patrimoniale e non di condanna al pagamento, poiché l'ordine di deposito non costituisce un titolo immediatamente esecutivo a favore del creditore.
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Termine accertamento illecito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva cancellato una sanzione di un'autorità di vigilanza contro gli ex amministratori di una banca. La questione centrale era il termine di accertamento illecito. La Cassazione ha stabilito che il termine di 180 giorni per la contestazione non decorre dalla semplice ricezione di informazioni, ma dal momento in cui l'autorità ha completato la raccolta di tutti gli elementi necessari per una valutazione definitiva, un momento la cui determinazione spetta all'autorità stessa e non può essere sindacata dal giudice.
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