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Accertamento

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633 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata: estinzione liti in Cassazione
Una società di capitali ha impugnato un avviso di accertamento relativo a presunte omesse ritenute su interessi corrisposti a soggetti non residenti. Dopo aver ottenuto ragione nei primi due gradi di giudizio, l'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023, provvedendo al versamento degli importi richiesti. La Suprema Corte, verificata la regolarità della procedura e il deposito della documentazione, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
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Definizione agevolata: stop alle liti ICI
Una società in procedura concorsuale ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta ICI su terreni, contestando il valore venale attribuito dal Comune. Durante il giudizio in Cassazione, il contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023. Avendo dimostrato il pagamento della prima rata e la regolarità della domanda, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La decisione conferma che il perfezionamento della tregua fiscale prevale sulla prosecuzione della lite, con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Accertamenti tecnici irripetibili e stupefacenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo alla validità degli accertamenti tecnici irripetibili eseguiti per determinare il principio attivo in piante coltivate. Il ricorrente lamentava l'uso della procedura ordinaria ex art. 359 c.p.p. anziché di quella garantita ex art. 360 c.p.p., ma la Corte ha rilevato una contraddizione logica nella difesa e ha confermato la natura ripetibile di tali analisi tecniche.
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Definizione agevolata: estinzione e liti complesse
La Corte di Cassazione analizza il caso di una società e dei suoi soci coinvolti in un accertamento fiscale per ricavi non dichiarati. Mentre i soci hanno aderito alla **definizione agevolata**, estinguendo la propria posizione, la società ha inizialmente proseguito il giudizio. La sentenza chiarisce che l'estinzione per condono di una parte non si estende automaticamente alle altre se la controversia è scindibile. Avendo infine anche la società depositato istanza di sanatoria, viene dichiarata l'estinzione totale del processo per cessazione della materia del contendere.
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Condono tributario: effetti tra società e soci
La Corte di Cassazione analizza il ricorso di un contribuente, erede di una socia di una società di persone, contro un avviso di accertamento IRPEF. Il nucleo della controversia riguarda l'estensione degli effetti del condono tributario operato dalla società anche ai singoli soci. Mentre il primo grado aveva accolto la tesi del contribuente, la Commissione Tributaria Regionale ha stabilito che la soggettività tributaria del socio è autonoma e richiede un'istanza personale di definizione agevolata. Il giudizio è stato attualmente sospeso per permettere al ricorrente di valutare l'adesione a una nuova forma di tregua fiscale prevista dalla normativa recente.
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Accertamento tributario: prove e riqualificazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in merito a un complesso accertamento tributario notificato a una società operante come consorzio di acquisti. La controversia riguardava la riqualificazione dell'attività aziendale da acquisto collettivo a intermediazione commerciale, con conseguente recupero di IRES, IRAP e IVA. La Suprema Corte ha stabilito che l'omessa indicazione specifica dell'oggetto della verifica nel verbale non determina l'inutilizzabilità automatica delle prove, salvo prova di un concreto pregiudizio alla difesa. Inoltre, è stata censurata la decisione d'appello per difetto di motivazione sulla legittimità delle note di variazione IVA emesse oltre i termini di legge.
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Finanziamento soci e presunzione di ricavi
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento basato sulla presunzione che un finanziamento soci infruttifero nascondesse ricavi non dichiarati. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per verificare l'efficacia della domanda di definizione agevolata presentata dalla contribuente ai sensi del D.L. 193/2016, accertando la corrispondenza tra le cartelle e il debito d'imposta.
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Accertamenti bancari: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione ha stabilito che negli accertamenti bancari i movimenti non giustificati creano una presunzione legale di reddito non dichiarato. Il fisco non deve fornire prove dirette dell'attività evasiva, poiché l'onere della prova contraria spetta interamente al contribuente, che deve giustificare ogni singola operazione finanziaria.
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Indagini bancarie: stop ai prelievi dei professionisti
Un professionista ha impugnato un avviso di accertamento basato su indagini bancarie che contestava versamenti e prelevamenti non giustificati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che l'amministrazione finanziaria ha erroneamente applicato la presunzione di reddito ai prelevamenti effettuati da un lavoratore autonomo, ignorando i principi costituzionali. Inoltre, è stato riscontrato un vizio procedurale riguardante l'omessa valutazione di documenti contabili fondamentali che il consulente tecnico non aveva potuto esaminare durante la perizia a causa della loro assenza fisica dal fascicolo.
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Errore revocatorio: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per errore revocatorio relativo a una controversia sull'IVA di gruppo. La società ricorrente lamentava una svista materiale nella percezione dei fatti riguardanti la notifica di un avviso di accertamento. I giudici hanno chiarito che la divergenza tra quanto accertato e quanto sostenuto dalla parte attiene alla valutazione giuridica e non a un errore percettivo, confermando la stabilità del giudicato precedente.
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Rottamazione cartelle: estinzione giudizio tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario riguardante Ires, Irap e Iva a seguito dell'adesione di una società di trasporti alla rottamazione cartelle. La società ha usufruito della definizione agevolata prevista dall'art. 6 del D.L. n. 193/2016, provvedendo al pagamento integrale delle somme dovute. L'Amministrazione Finanziaria ha confermato il perfezionamento della procedura, portando alla cessazione della materia del contendere. La Corte ha stabilito che le spese di lite restano a carico di chi le ha anticipate e ha escluso il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una pronuncia di estinzione e non di rigetto.
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Estinzione del giudizio e definizione agevolata
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento sintetico IRPEF basato sul possesso di beni indice di capacità contributiva, quali autovetture e un'imbarcazione. Dopo una sentenza d'appello favorevole al Fisco, la parte ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la ricorrente ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie, manifestando formalmente la volontà di rinunciare all'impugnazione. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che tale esito processuale impedisce l'applicazione della sanzione del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società di persone ha impugnato un avviso di accertamento per IVA e IRAP basato su studi di settore e omessa documentazione delle rimanenze. Dopo i rigetti nei primi due gradi di merito, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento della prima rata. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, confermando che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a un'associazione sportiva, contestando il diritto alle agevolazioni fiscali per mancanza di requisiti. Durante il giudizio di legittimità, l'associazione ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento integrale del debito tributario. La Corte di Cassazione ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e negando il raddoppio del contributo unificato.
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Tassa sui rifiuti: onere prova e giudicato.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente relativo al pagamento della tassa sui rifiuti per diverse annualità. Il ricorrente sosteneva che un precedente giudicato, riferito a periodi d'imposta molto antecedenti, dovesse esentarlo dal pagamento poiché il servizio di raccolta non era attivo. La Suprema Corte ha invece stabilito che l'efficacia del giudicato non si estende a fatti variabili nel tempo, come la produzione di rifiuti o l'attivazione del servizio comunale. Pertanto, spetta sempre al contribuente l'onere di provare la sussistenza di cause di esonero per ogni specifico anno d'imposta.
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Definizione agevolata: stop al contenzioso tributario
Un contribuente ha impugnato due avvisi di accertamento IRPEF basati su indici di capacità contributiva, come il possesso di un immobile e di un'autovettura. Dopo le sentenze sfavorevoli nei gradi di merito, la causa è giunta in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti prevista dalla normativa speciale, provvedendo al pagamento richiesto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Errore revocatorio e notifiche atti tributari
Una società ha impugnato un'ordinanza della Cassazione lamentando un errore revocatorio ai sensi dell'art. 395 c.p.c. La ricorrente sosteneva che la Corte avesse confuso la notifica della cartella esattoriale con quella dell'avviso di accertamento ICI. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'uso del termine improprio costituiva un semplice errore materiale. Poiché dal contesto complessivo della decisione emergeva chiaramente che i giudici si riferissero all'atto di accertamento, non sussisteva alcun errore revocatorio determinante per la decisione.
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Motivazione apparente: la Cassazione sui costi
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che annullava parzialmente un avviso di accertamento emesso contro una società cooperativa. I rilievi riguardavano l'indebita deduzione di costi per logistica e sponsorizzazioni sportive, oltre a discrepanze nei saldi bancari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, escludendo il vizio di motivazione apparente. I giudici hanno stabilito che la sentenza di merito era adeguatamente supportata da elementi documentali e presuntivi, rendendo il percorso logico chiaro e non sindacabile in sede di legittimità.
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Litisconsorzio necessario: nullità accertamento soci
La Corte di Cassazione ha sancito la nullità di un intero giudizio tributario per violazione del litisconsorzio necessario. Il caso riguardava un avviso di accertamento IRPEF notificato a un socio di una società di persone a seguito di verifiche fiscali sulla società stessa. Poiché l'accertamento dei redditi nelle società di persone avviene in modo unitario, la legge impone che il ricorso proposto da un socio o dalla società coinvolga obbligatoriamente tutti i soggetti interessati. Nel caso di specie, i giudizi erano stati trattati separatamente, impedendo una decisione coerente e unitaria, portando così alla cassazione della sentenza impugnata e al rinvio al primo grado.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un socio unico il maggior reddito derivante dal disconoscimento di costi per operazioni inesistenti effettuate dalla sua società. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto basandosi esclusivamente sull'esito favorevole del ricorso della società, senza analizzare il merito delle prove. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che il giudice deve valutare analiticamente gli indizi di fittizietà forniti dal Fisco, come l'inidoneità operativa del fornitore o anomalie nelle fatture, prima di richiedere la prova contraria al contribuente.
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